mercoledì 25 marzo 2026

L'enigma di Roncador: un mondo interno alla Terra?

 


Sebirblu, 23 marzo 2026

Espongo un'incredibile storia accaduta davvero e narrata efficacemente da un noto ufologo-contattista peruviano, Ricardo Gonzàlez Corpancho, del quale ho già esposto tre suoi interessanti articoli QUI, QUI e QUI.

L'enigma di Roncador: un mondo interno alla Terra?

«È impossibile descrivere tutte le conseguenze personali avute nel mio viaggio a Manu nel 1996 e il mio incontro con Alcir. La mia vita prese una svolta radicale. Niente sarebbe stato più come prima...

Poco dopo questa vicenda, condividevo già la mia testimonianza e le ricerche che via via conducevo riguardanti il mondo sotterraneo e i fenomeni UFO in molteplici paesi, dedicandomici a tempo pieno.

Avevo scritto il mio primo libro a 22 anni. Tutto era accaduto in modo rapidissimo. Nella mia mente "sentivo" di continuo la voce di Alcir a Pusharo che mi chiedeva di impegnarmi a diffondere la realtà della «Gerarchia» intra-terrestre prima della "grande divulgazione globale".




Ciò che deve essere rivelato è il tesoro che essa custodisce nei suoi luoghi o «recessi interni»: l'autentica storia della Terra. Questa informazione non dovrebbe essere riservata solo a coloro che sono stati contattati, ma trasmessa a tutta l'umanità, anche se il percorso è lento e graduale dal punto di vista umano.

Io credo che il compito nostro, come testimoni di questi incontri ravvicinati, consista semplicemente ne l'«attivare» il ricordo di tale passato. Che ci piaccia o no, siamo tutti implicati nel grande processo di trasformazione planetaria.

I Maestri del mondo sotterraneo lo sanno perfettamente, essendo i discendenti delle vestigia di Atlantide e di Lemuria, per quanto assurdo ciò possa sembrare.

Paititi non è l'unica "città perduta" legata alla Fratellanza nella giungla sudamericana. Noi conosciamo diverse enclave nascoste sotto l'immensa calotta terrestre.

Ho partecipato a numerose spedizioni in queste zone di potere, e vi ho percepito pressoché lo stesso tipo di energia. Come si può facilmente intuire, storie di uomini in bianco, avvistamenti UFO e tunnel misteriosi, lunghi centinaia di chilometri, sono una costante, non una coincidenza.

Uno di questi luoghi, che ricorda un po' Paititi si trova in Brasile, ed è la "Sierra do Roncador".




La sparizione del colonnello Fawcett 

Nel vasto stato brasiliano del Mato Grosso (901.420 km²), si cela un enigma così affascinante quanto il mistero di Paititi.

Nel cuore dei Monti Roncador, un ingresso si apre su un mondo perduto, protetto da una giungla lussureggiante e dalle frecce dei feroci indigeni del Parco Nazionale dello Xingu. Un paesaggio degno di un film di fantascienza. Alla vista di questo scenario, è impossibile non pensare a Paititi.

Soprattutto quando si scoprono chiari indizi indicanti una razza di individui viventi, superiori ed elevati di spirito nelle viscere della Terra che – parimenti ad altri luoghi del pianeta che li menzionano (ved. QUI, QUI, QUI, QUI, QUI, QUI, QUI e QUI; ndt) – sarebbero i fieri custodi degli "Annali Akashici" (ved. QUI; ndt), i "Registri" della vera storia dell'umanità, delle sue origini e della sua missione".

La zona di Roncador è da lungo tempo considerata come un luogo in cui si trova una delle entrate di questo mitico e ineffabile "Regno sotterraneo".

È un'area del pianeta ricca di leggende e misteri. Non è un caso che nel 1925 il ricercatore George Lynch affermasse, nella prestigiosa rivista "Science at Life", che l'allora inesplorato Mato Grosso fosse la culla di tutte le civiltà occidentali.

Viene utile ricordare che nello stesso anno anche il colonnello inglese Percy Harrison Fawcett, insignito con la Medaglia d'Oro della Royal Geographical Society e capo della commissione incaricata di delineare i confini tra Perù e paesi limitrofi, guidò una pericolosa spedizione nel cuore di quella giungla selvaggia.

Un viaggio dal quale non fece più ritorno.


Il col. Percy Harrison Fawcett nel 1911 

La sua sparizione, visti gli irreprensibili trascorsi e il suo illustre servizio, suscitò un interesse senza precedenti in quel vasto territorio brasiliano. (Ne è stato fatto anche un film, ved. QUI; ndt).

Molti investigatori si sono chiesti cosa mai gli fosse accaduto, tanto che la vicenda avrebbe ispirato, poi, l'ormai celebre personaggio di Indiana Jones (creato da Steven Spielberg) il quale, come Fawcett, si sarebbe avventurato nella foresta vergine e in altre parti sconosciute della Terra per tentare di risolvere alcuni misteri.

Il fatto inquietante è che l'esploratore partì alla ricerca di una città segreta nella regione di Roncador chiamandola "Z". E ancora oggi, a più di ottant'anni dalla sua spedizione, il destino dell'intrepido uomo, scomparso improvvisamente nel cuore della giungla dello Xingu con i suoi due compagni – il figlio ventiduenne Jack e il fotografo Raleigh Rimmel – rimane un rebus.

Un dettaglio curioso sulla sua scomparsa fu rivelato nel 1952 da un altro dei suoi figli, Brian, il quale affermò con assoluta certezza che se suo padre fosse entrato nella città perduta che stava cercando, i suoi abitanti non lo avrebbero mai lasciato andare... Chi mai avrebbe permesso che ripartisse?...

La sposa del colonnello aveva affermato che, durante il loro soggiorno in Estremo Oriente, strani individui erano apparsi ad essi e avevano predetto eventi straordinari per l'avvenire di tutta la famiglia, arrivando persino ad annunciare il destino di Fawcett.

Si vociferava che tali uomini appartenessero alla Fratellanza Bianca Universale o all'Accademia Invisibile che vegliava sul mondo.

A ciò si aggiunse la scoperta scientifica di Machu Picchu compiuta da Hiram Bingham nel 1911, che avrebbe rafforzato nel colonnello la convinzione di partire per Roncador, anni dopo.

Le previsioni annunciate da quei personaggi misteriosi e il ritrovamento di Machu Picchu furono i primi elementi scatenanti. Ma non gli unici.




Il termine "Roncador" ("luogo del russamento") deriva dagli strani suoni che paiono provenire dal sottosuolo. Questo fenomeno resta inspiegabile nella regione, poiché il vento non può produrre i cupi e forti rumori che sembrano giungere dalle profondità della Terra.

Ogni attività sismica è stata esclusa. Quindi, chi o che cosa provoca questi suoni, talvolta metallici o stridenti? Fawcett li interpretò come prova di un'intensa attività sottostante. L'esploratore sapeva benissimo che in Brasile, come in altre regioni inesplorate del Sud America, antiche città di pietra giacevano nascoste sotto la fitta e selvaggia vegetazione.

Nel corso dei suoi viaggi attraverso il continente, egli aveva inteso parlare di "indigeni biondi dagli occhi blu", giunti da terre lontane dopo un cataclisma, forse esseri residui di una cultura ormai dimenticata.

Questa pista lo portò, nel 1921, alla ricerca dell'antica città di Bahia, sempre in terra brasiliana. Ma la verità è che, oltre alle sue ricerche discrete – si sa molto poco su ciò che scoprì o scelse di non rivelare, perché un sito archeologico esiste davvero là, e più precisamente a Igatu, vicino ad Andarai, sull'altopiano di Diamantina. Alcuni lo chiamano il "Machu Picchu del Brasile".

È importante appurare questo mistero, perché quella città è citata nel "Manoscritto 512", conservato nella Biblioteca Nazionale di Rio de Janeiro. L'esistenza di questa enclave e le rivelazioni del controverso testo posero Fawcett su una pista che, a suo avviso, lo avrebbe condotto ad una città di pietra abbandonata, dove si trovava la chiave d'accesso per l'interno della Terra.

Manoscritto 512:




Sarebbe apparso a metà del XIX secolo con il titolo di "Racconto storico di un'antica, vasta ed ignota popolazione, rimasta senza abitanti, scoperta nel 1753".

Il documento, in parte eroso, inizia la sua storia con la spedizione dei bandeirantes (Ved. QUI; ndt) nel cuore del Brasile. Costoro erano partiti da San Paolo e, grazie ad un cervo bianco – che si narra fosse "apparso dal nulla" – gli stessi furono guidati alle rovine di un antichissimo agglomerato urbano, fatto di pietre.

Dopo aver attraversato una valle di fitta giungla e innumerevoli fiumi, gli avventurieri rimasero sbalorditi da un ingresso formato da "tre archi molto alti", coperti da iscrizioni. Decisero di entrarvi. E lì, al centro di uno spiazzo della città archeologica abbandonata scoprirono una colonna in pietra nera, sormontata dalla statua di un uomo la cui mano destra puntava verso nord...

Il manoscritto riporta altri straordinari dettagli di questa spedizione, accrescendo ancor più il mistero. Il suo resoconto incita senza alcun dubbio chiunque a lanciarsi nella decriptazione per svelarne gli enigmi.

Ma chi ne era stato l'artefice? E cosa rappresenta la suddetta figura umana scolpita? Purtroppo, parzialmente rovinati dalle termiti, alcuni frammenti del documento sono scomparsi, e si pensava che contenessero il nome dell'autore. Non sorprende che alcuni storici abbiano gridato all'inganno. Tuttavia, tempo e studio furono sufficienti per individuare l'autore del "512".

Dopo un lavoro minuzioso, lo storico Pedro Calmón riuscì a decriptare il manoscritto: era di un certo capitano João da Silva Guiamães, deceduto tra il 1764 e il 1766. All'inizio, il testo fu scoperto tra gli scaffali della Biblioteca Pubblica del tribunale di Rio de Janeiro, poi venne riprodotto parzialmente nel primo numero della rivista omonima, nel 1839.

Fawcett conosceva a memoria la narrazione di questo strano dossier di solo dieci pagine, ma più che sufficienti per guidarlo verso altre città perdute del Brasile.

Malgrado la natura enigmatica del manoscritto, la motivazione principale che spinse infine il colonnello ad avventurarsi nel Mato Grosso era ben diversa, e forse più sconvolgente della storia raccontata nel documento stesso.

L'atlantideo di Basalto: 

L'evento che spinse Fawcett a cercare "Z" nella "Sierra do Roncador" fu una strana scultura in stile egizio, di basalto nero (roccia vulcanica vetrificata), comprata da Sir Rider Haggard, celebre autore del libro "Le miniere di Re Salomone", il quale a sua volta l'aveva acquistata in Brasile alla fine del XIX secolo.

Tale statuetta ricordò al colonnello il resoconto contenuto nel fascicolo 512: la pietra nera che si ergeva al centro della città archeologica su cui era raffigurato l'uomo indicante il nord... Una semplice coincidenza? Anche quella era in basalto?




Rappresentazione della statuetta di basalto. Il "cappello" della figura ricorda l'elmo di Alcir.
I simboli sulla tavoletta che tiene in mano sono simili a quelli presenti
su alcune placche d'oro scoperte nella grotta di Tayos.


Per determinare se fosse esistito un collegamento, Fawcett ricorse ad una controversa indagine psichica suggeritagli da alcuni suoi amici membri della Società Teosofica.

Così, per mezzo della psicometria, venne stabilito che la struttura (alta circa 25 cm) proveniva da Atlantide. Essa sarebbe stata "salvata" da qualche sopravvissuto della città di pietra costruita nella giungla brasiliana...

Curiosamente, il manufatto raffigurava un sacerdote che reggeva una tavoletta ornata da 24 simboli misteriosi. Fawcett riuscì a decifrarne 14, scoprendoli su frammenti di ceramica preistorica, rinvenuti anch'essi in Brasile.

Si ritiene che si servì di queste informazioni per raggiungere il suo obbiettivo. Tale iscrizione, si diceva, sarebbe stata una sorta di "codice segreto" per accedere al mondo perduto degli "Snore". Sebbene tutto ciò possa sembrare strano e irrealistico, necessita precisare che si sono svolti molti studi seri sulle incisioni scolpite sulla statuetta.

Nella sua opera "Civiltà preistoriche americane" (1980), l'erudito argentino di origine israeliana Aldo Ottolenghi ha esposto a fondo il mistero di quei simboli.

Secondo lui – ed è importante dire che si tratta di un esperto di scrittura antica – le caratteristiche complesse e rigorose della scultura, che lui definisce espressione di un "linguaggio arcaico", costituiscono la prova della sua autenticità.

Per una ragione sconosciuta, la piccola effige si ritrovò tra le mani di Sir Haggard, e Fawcett finì per prenderne possesso, vedendola come conferma di un viaggio che aveva progettato. 

L'oggetto, quasi come una profezia, accompagnò l'audace esploratore inglese nel suo ultimo e strano periplo del Mato Grosso. Doveva riportarla forse al suo luogo d'origine?

Matalir-Araracanga: la città che tuona.

Questo è il termine indigeno comunemente usato per riferirsi alla città sotterranea di Roncador. Come ho detto sopra, essa deve il suo nome a strani rumori, a volte simili a tuoni, o al ronzio di congegni che paiono giungere dal profondo della Terra.

Si ritiene che Matalir-Araracanga sia la zona sotterranea generante questi "suoni impossibili". Ma non si tratta necessariamente di una sorta di tecnologia. Alcuni mistici sono convinti che in realtà siano dei "mantra" o "sacri canti" provenienti dagli abitanti (intra-terrestri) di Roncador.




Di qualunque cosa si tratti, un tale fenomeno sonoro è stato rilevato in tanti altri luoghi simili in tutto il mondo, incluso il deserto del Gobi.

Nell'enclave condivisa dalla Cina e dalla Mongolia, si dice spesso che le carovane in cammino attraverso il deserto asiatico udissero una specie di "canto ancestrale" proveniente dalle profondità del suolo. 

All'istante, calava il silenzio... Persino gli animali che accompagnavano il convoglio si calmavano, e il vento, così frequente da quelle parti, spariva misteriosamente. Dopo qualche attimo, tutto tornava alla normalità...

I lama presenti affermavano che ciò accadeva quando il Re del Mondo, il Maestro Supremo di Shambhala, secondo le loro credenze, pregava per l'umanità. Lo stesso fenomeno avveniva forse a Roncador?

Ho citato solo i fatti più sorprendenti riguardanti questo luogo misterioso del Mato Grosso. Nell'agosto del 2004 mi ci sono recato e posso testimoniare i "suoni" e gli avvistamenti UFO che si manifestano nella regione. 

Per non parlare delle innumerevoli narrazioni di persone scomparse alla ricerca dell'ingresso del mondo sotterraneo o del colonnello Fawcett stesso.



La spedizione di Ricardo González con una squadra internazionale
nella Sierra del Roncador (agosto 2004). 

Una delle spedizioni più conosciute ebbe luogo nel 1996, condotta dall'imprenditore brasiliano James Lynch. Sfortunatamente per lui, la squadra fu rapita per parecchi giorni dagli indigeni e liberata soltanto dopo il pagamento di un ingente riscatto. Tuttavia, questo non significa necessariamente che la spedizione guidata da Fawcett, noto per il suo intuito, abbia subito un destino simile.

Forse l'esploratore non morì per un attacco a sorpresa dei nativi americani, né per il morso di una vipera. Il suo corpo non fu mai ritrovato. Circolavano solo poche voci, spesso infondate, sul suo presunto cranio, rapidamente smentite da fonti britanniche dopo la comparazione con le impronte dentarie giacenti nei dossier dell'esercito in cui aveva prestato servizio durante la Prima Guerra Mondiale.

E se egli avesse raggiunto la sua destinazione seguendo gli enigmi del manoscritto 512 e il messaggio segreto della statuina di basalto? Questo è, almeno, ciò che supponeva la sua famiglia.

Il mistero dei dischi solari: 

Nell'effettuare le nostre visite a questi luoghi di potere, discutevamo di una "rete di dischi" collegata al "Grande Disco Solare" di Paititi. Ne ho sentito parlare per la prima volta nel febbraio 2001, durante un incontro ravvicinato con gli extraterrestri nel deserto di Chilca, un'enclave sulla costa peruviana, famosa per i suoi avvistamenti UFO.

Durante questa esperienza mi fu detto che nella città perduta degli Inca di tali dischi non se ne trovava solo uno, ma altri dodici facenti parte di una compagine "connessa a potenti flussi energetici" che probabilmente veniva custodita in tredici diversi santuari sotterranei, incluso quello del Roncador stesso.

Abbiamo compreso che numerosi centri della Fratellanza Bianca da noi visitati erano collegati fra loro proprio dai vari dischi solari. Ciò spiegava molte cose, comprese alcune leggende su certi manufatti particolari in altri luoghi misteriosi della regione andina.

Il Lago Titicaca e il presunto disco di Aramu Muru ne sono un esempio. Si trattava di strutture circolari diverse... E perché vengono conservate tutte in luoghi sotterranei?

Nel corso dei nostri differenti viaggi per connetterci con questo reticolo, specialmente sul Monte Shasta in California, Talampaya in Argentina e Licancabur, un vulcano conico al confine tra Cile e Bolivia, siamo riusciti a raccogliere maggiori notizie su tali oggetti. Ma è stato a Roncador che abbiamo ottenuto la 'chicca' più importante.

Ho vissuto questo evento presso il cosiddetto "Dito di Dio" – la curiosa formazione rocciosa all'inizio della "Sierra do Roncador" – dove ho avuto accesso ad informazioni indispensabili per comprendere il meccanismo d'azione di tali manufatti discoidali.

Attraverso un esercizio di proiezione mentale nel santuario sottostante a Roncador, ho potuto osservare un disco simile a quello che Alcir mi aveva mostrato nella giungla di Paititi, ma diverso nei simboli raffigurati e nella sua energia. Ho percepito qualcosa di speciale in quel reperto dorato che stavo contemplando.

"Cosa provi tu osservando quest'oggetto?" Mi domandò una voce benevola nel bel mezzo dell'analisi.

"Percepisco che fa parte del medesimo complesso", risposi, "ma sprigiona un'energia diversa."

"E come definiresti questa energia diversa?" riprese la "voce".

In quell'attimo, con la fronte e le mani premute contro la parete rocciosa del "Dito di Dio" a Roncador – come avevamo fatto a Hayumarca e a Pusharo – capii cosa il mio interlocutore invisibile voleva che "vedessi".

Realizzai allora che si trattava di "suoni": l'insieme dei dischi possedeva tredici toni musicali che servivano ad uno scopo specifico. E in quel momento di concentrazione li sentii... udendoli nettamente.

Ma fu quattro mesi dopo, nel corso di un "contatto" nella Terra del Fuoco – il 13 dicembre 2004 nella baia di Lapataia – che mi fu confermato quanto avevo "udito" a Roncador: era un mantra che univa le tredici tonalità sonore in un unico canto sacro. 

Eccolo:



E questo è stato l'inizio di una nuova fase di lavoro in tutto il mondo...»

Traduzione, relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonte: QUI

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