sabato 18 marzo 2023

Il latino esorcizza: di fronte ad esso Satana fugge!



Messa nel rito tradizionale Tridentino che il demonio non può tollerare
similmente al latino dei canti gregoriani, come da video sottostante. 

*********

Gesù a Giovanna Le Royer (1798), conversa e veggente

«Più si avvicinerà il regno dell'antiCristo e la fine dei giorni e più le tenebre di Satana saranno diffuse sulla Terra.

Quando poi si abbandonerà nella Chiesa la lingua delle catacombe (il latino), Satana sarà prossimo ad ingaggiare la sua tremenda lotta, perché sarà questo il tempo in cui il suo diletto figliolo (l'antiCristo) starà per giungere...

I capi, ritornati numerosi e forti, con scritti porranno in dubbio alcuni dogmi e la stessa divinità di Gesù Cristo...

Aboliranno tutti i SS. Sacramenti. Per loro mezzo Satana farà falsi prodigi, pseudo-profeti annunzieranno imminente l'antiCristo, il vero preteso messia.

Quindi verrà suscitata un'orrenda persecuzione alla Chiesa e ai suoi seguaci. Il numero dei martiri sarà allora uguale a quello dei primi secoli. Il Papa subirà il martirio ed il suo seggio sarà occupato dall'antiCristo.»





Sebirblu, 17 marzo 2023

Prima di iniziare questo mio articolo sulla rivelatrice quanto sospetta avversione alla lingua latina da parte dell'usurpatore argentino, riproposta ora all'attenzione per il suo perentorio divieto di officiare la Messa antica senza previa richiesta in Vaticano, desidero precisare alcune cose.

Possibile che ancora molti cattolici convinti, dopo un decennio di sproloqui, eresie e sentenze strampalate se non blasfeme di Bergoglio, si ostinino a chiamarlo "papa", quando papa non è?

Come fanno a non "vedere" che ciascuna sua "apertura" al mondo, e la proibizione tassativa all'uso del latino lo conferma, è fortemente gradita al demonio ma invisa al Padre Eterno?

Da questo dovrebbero dedurre che, non solo non può essere Vicario di Cristo (titolo dal quale ha preso le distanze, rinunciandovi) ma che svela essere davvero il Falso Profeta apocalittico.

Nella Tradizione  bimillenaria  della  Chiesa Cattolica  l'uso del latino  (come del greco e l'aramaico, perché lingua di Gesù) ha sempre fatto infuriare Satana il quale, non dimentichiamolo, odia tutto ciò che unifica (diavolo significa proprio "colui che divide", esempio ne è la Torre di Babele) e tale lessico romano, appunto, veniva usato universalmente non solo dagli ecclesiastici ma anche dal ceto colto, medio-alto e patrizio. Confrontare QUI e QUI, come il piano massonico sia pressoché ultimato.

Ci sarà un motivo per cui gli esorcisti, compreso il compianto padre Amorth, sono d'accordo nel dire che con le preghiere in italiano, secondo il nuovo rituale di qualche anno fa, non succede nulla, mentre se utilizzano quelle antiche in latino, allora il maligno si scatena.



Ma ecco, in sintesi, quello che sta accadendo ai nostri giorni su questo tema:

[...] "Il 16 luglio 2021, mentre era ancora in vita Benedetto XVI, Bergoglio aveva deciso di intervenire con un suo motu proprio, intitolato "Traditionis custodes", sull'«uso della liturgia romana anteriore alla Riforma del 1970».

E l'aveva fatto sovvertendo quasi tutte le disposizioni contenute nel documento del predecessore, il motu proprio "Summorum Pontificum" liberalizzato da Ratzinger nel 2007, con il drastico ridimensionamento dell'uso del Rito romano antico, iniziando col delegare al vescovo diocesano, cui «spetta di regolare le celebrazioni liturgiche nella propria diocesi», l'autorizzazione dell'«uso del Missale Romanum del 1962 seguendo gli orientamenti dalla Sede Apostolica»" (Scrive Francesco Lepore nel suo articolo de "linkiesta.it" QUI). [...]

[Un ulteriore giro di vite si è avuto il 21 febbraio scorso col "rescritto pontificio" che inasprisce le disposizioni del 2021 costringendo i vescovi diocesani a rivolgersi alla Santa Sede (Dicastero per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti) per eventuali dispense sull'uso delle chiese parrocchiali concesse ai gruppi che celebrano con il rito preconciliare, come pure per l'uso del Messale antico (in latino) da parte di sacerdoti ordinati dopo il 16 luglio 2021. Cfr. QUI; ndr].

[...] "Insomma, un vero e proprio atto di centralismo romano a detrimento delle prerogative e competenze dei singoli vescovi nelle proprie diocesi, ad ennesima riprova di una collegialità e una sinodalità troppo spesso ridotte a meri slogan.

Il discorso però andrebbe allargato all'uso del latino in sé, che oltre Tevere appare sempre più deprezzato e mal digerito. Lo hanno ben compreso i tanti giornali che, nel dare notizia del "rescritto", ne hanno parlato in termini di guerra alle messe in latino o di un nuovo no pontificio alle stesse.

D'altra parte, in quale considerazione sia oggi tenuta la lingua ufficiale della Chiesa lo si evince dal fatto che non è mai stata finora pubblicata l'edizione latina di importanti documenti quali, ad esempio, l'enciclica "Fratelli tutti" e la costituzione apostolica "Praedicate Evangelium".

Indicativo al riguardo è inoltre l'aneddoto raccontato dallo stesso Bergoglio ai 53 gesuiti slovacchi, incontrati a Bratislava il 12 settembre 2021: «Un cardinale mi ha detto che sono andati da lui due preti appena ordinati chiedendo di studiare il latino per celebrare bene.»

Lui, che ha senso dell'humor, ha risposto:

«Ma in diocesi ci sono tanti ispanici! Studiate lo spagnolo per poter predicare. Poi, quando avete studiato lo spagnolo, tornate da me e vi dirò quanti vietnamiti ci sono in diocesi, e vi chiederò di studiare il vietnamita. Poi, quando avrete imparato il vietnamita, vi darò il permesso di studiare anche il latino».

Così li ha fatti «atterrare», li ha fatti tornare sulla terra..." [...] (estratto sempre da "linkiesta.it"; ndr).

Come intermezzo, pubblico la nuova intervista ad Andrea Cionci, il quale dal 20° minuto inizia a parlare del "Perché Bergoglio odia il latino" che è anche il titolo dell'audio-video.



Ed ecco la riflessione di Marcello Veneziani sull'abolizione della lingua latina nella Chiesa Cattolica, pubblicata da "La Verità" il 18 luglio 2021.

Il colpo di coda di Bergoglio contro la Messa in latino

«Ma perché accanirsi contro la Messa in latino? L'occidente si scristianizza, la gente non va più a Messa, la blasfemia e l'oltraggio alla religione dilagano e Bergoglio colpisce i rari devoti seguaci dell'ordo missae.

La sua gratuita censura della Messa in latino è uno sfregio simbolico alla Tradizione, ai suoi fedeli ma anche alla libertà di culto. Che male può fare una Messa in latino, riammessa da Ratzinger nel 2007, peraltro così discreta e marginale?

Perché accogliere gli atei, gli islamici, dialogare con i credenti di altre fedi, anche rivoluzionarie e anticristiane, e poi chiudere le porte della Chiesa ai pochi, irriducibili devoti della Messa antica e della fede secondo tradizione?

Per dirla in latino, senza traduzione, Piscis Ecclesia primum a capite foetet... (ossia "il pesce comincia a maleodorare dalla testa"; il termine "Ecclesia" è stato aggiunto dall'autore; forse per indicarne il capo nello pseudo papa? Ndr).

Persino Giovanni XXIII nel '62 faceva sue le parole di Pio XI: "La Chiesa esige per sua natura una lingua che sia universale, immutevole e non vernacolare".

Collimava con quanto René Chateaubriand aveva scritto nel Genio del Cristianesimo: "Crediamo che una lingua antica e misteriosa, una lingua che non varia più con i secoli, convenga assai bene al culto dell'Essere eterno, incomprensibile, immutabile".

La mente va a Cristina Campo e perfino a Jorge L. Borges, argentino come Bergoglio, che difesero invano l'ordo missae quando fu soppresso nel 1964. Soprattutto lei, Cristina, alias Vittoria Guerrini (ved. QUI; ndr), denunciò nella cancellazione della Messa in latino «l'apostasia liturgica del secolo» e fondò un movimento come "La Voce" in difesa della tradizione violata.

Poi scrisse della sua dolorosa rinuncia a seguire la celebrazione dove l'aveva per anni seguita: "A Sant'Anselmo è giunta la lebbra (microfoni da per tutto, parti della Messa in volgare, discussioni penose là dove era silenzio e sorriso) ed io non vi metto più piede"; e non aveva ancora veduto le schitarrate, i comizi dei preti e i linguaggi alternativi...

Così Cristina-Vittoria scese dall'Aventino fino al Pontificio Collegio Russicum fondato da Pio XI per preparare i seminaristi russi, poi chiuso dai gesuiti di Bergoglio.

E  lì  seguendo la Santa Messa  col  rito  bizantino  ritrovò,  scrive  Emanuele Casalena "quella bellezza della perfezione che tanto aveva inseguito nella vita; tutto gliela ricorda, dalla liturgia ai canti, dai gesti meditati ai paramenti, fino alle sacre icone appena illuminate dal tremulo fiammeggiare delle candele, lì riscopre la metafisica della bellezza".



Cristina Campo alias Vittoria Guerrini (1923-1977)

Nell'anno della dipartita di Cristina Campo, nel '77, il nichilista ironico Giorgio Manganelli stroncò invece la Messa in latino sul Cursore Vespertino (alias Corriere della sera), in uno scritto poi raccolto in "Mammifero italiano" - Adelphi). Un virtuoso esercizio di intelligenza e scrittura ma separata da ogni apertura spirituale e mentale al linguaggio del sacro e alla bellezza metafisica.

Il ricordo della Messa in latino ci riporta all'infanzia. Era l'ultima Messa in latino nella cattedrale del mio paese, con un'offerta di venti lire per sedere nel coro con mio padre. Ho ancora negli occhi, nel naso e nelle orecchie, la bellezza di quel rito, il profumo dell'incenso, il mistero di quelle parole.

Mi sentivo connesso alla rete del Signore. Il prete si rivolgeva a Dio e non Gli dava le spalle per compiacere i fedeli come se la Messa fosse un'assemblea condominiale o sindacale o un comizio politico  per cercare consensi;  le parole sussurrate e antiche, il mistero di quelle formule, i canti gregoriani, i silenzi, promanavano il sacro e avvicinavano al Signore.

E l'incenso generava sinestesia mistica. La Messa non è una soap opera, non è necessario comprendere le parole; è un rito di comunione con Dio e non un foglio di istruzioni per montare Alexa.

Chi dice che il mistero di quelle parole serviva per sottomettere il volgo al dominio del clero, non si rende conto di quanti linguaggi iniziatici, esoterici, criptici è infarcito il gergo corrente, dalla tecnologia alla medicina, alla finanza, dai misteri di un pc ai labirinti fiscali.

La casta sacerdotale ha lasciato l'egemonia alla casta dei tecnici, dei burocrati, dei sanitari e dei commercialisti. A ciascuna setta il suo "latinorum".

Quando penso al latino ripenso alla scuola e m'intenerisce il core pensare a certi professori che non ci sono più. Li penso tutti insieme, in gruppo, i Mitici, i Pedanti, i Pedofagi, cioè i torturatori di ragazzi con il terribile "latinorum".

Poi penso agli altri docenti più giovani, che mal sopportavano il latino e non lo amavano, facendosi così più amare da noi liceali. E invece dovremmo pentirci, dissociarci da quel passato dissacratore, e riabilitare i primi, latinisti per passione, e deplorare i secondi, latinisti per necessità.

Avevano ragione loro, senza il latino noi italiani siamo tutti trovatelli, figli di nessuno, ovvero di Madre lingua ignota (sapete come si traduce a Roma), quando il latino divenne facoltativo e perfino intercambiabile con l'applicazione tecnica (con tutto il rispetto per i falegnami).

E più dilagano gli slang cosmopoliti, le americanate linguistiche e i grugniti neo-gergali, i codici d'accesso e più s'avverte il bisogno di tornare alla Casa Madre. Magari per farsi rispettare, evocando le nostre origini romane e cristiane.

A Bruxelles, a Strasburgo, a New York sarebbe tanto bello opporlo all'esperanto dei burocrati, presentandoci con la linda e austera chiarezza del latino. La trasparenza di una costruzione lessicale è il preambolo per una trasparente costruzione politica, rispettosa della civiltà da cui proveniamo. E una lingua pulita s'accompagna di solito ad una mens sana.

Ci vorrebbe un Sexaginta octo di segno opposto per rilanciare il latino, cancellato dal '68 e propaggini, fino al colpo di coda di Bergoglio.

Magari celebrando il dies familiae – che suona meglio di family day; mentre gay pride suona male se lo traduciamo con ipse sexus amator superbia (l'orgoglio dell'amante del sesso; ndr). Ah, il rigoroso lindore della lingua latina e il suo amore assoluto per la verità...»


"San Michele Arcangelo uccide il Dragone" di Josse Lieferinx

Termino con un video raffinato ed incisivo che solo il genio di Mussorgsky poteva esprimere nel definire la superiorità della Luce sulla tracotanza delle tenebre. Ecco la clip di "Una notte sul Monte Calvo" resa celebre dal film "Fantasia" di Walt Disney.

  


Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonte: marcelloveneziani.com 


martedì 14 marzo 2023

L. Tolstoi: Emblematica Novella. Sintesi del Vero!


Il Monastero di Solovki 

Con quale grazia il grande scrittore Leone Tolstoi ha saputo esporre un popolare e antico racconto russo e come da esso scaturisce la sintesi di ciò che è veramente sostanziale  nella  vita!  (Per  conoscere  meglio  Lev  Nikolaevic  Tolstoj,  QUI).


"Pregando, non sprecate parole inutili come fanno i pagani: 
essi credono di venire ascoltati per le molte parole. 
Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro
sa di cosa avete bisogno prima ancora che glielo chiediate". 
(Mt. 6, 7-8)


Lev Feliksovich Lagorio (1828-1905) 

I  Tre  Eremiti

Un arciprete navigava su un veliero dalla città di Arcangelsk (sul delta del fiume Dvina nel Mar Bianco; ndr) al monastero-fortezza di Solovki (nell'omonimo arcipelago; ndr). Sulla stessa imbarcazione viaggiavano alcuni pellegrini che andavano a visitare i santuari. Il vento era favorevole, il tempo chiaro, nessun rollio.

Una parte di essi si riposava, un'altra mangiucchiava, altri ancora stavano seduti in gruppi conversando fra loro.

Anche il parroco salì sul ponte e cominciò a camminare avanti e indietro; avvicinandosi alla prua vide che vi era riunito un gruppetto di persone. Un piccolo paesano stava indicando qualcosa sul mare, e parlava mentre la gente stava ad ascoltare... non si vedeva nulla, solo il mare luccicava al sole.

Il paesano si accorse di lui, si tolse il berretto e tacque. Pure gli astanti lo videro e si scoprirono il capo, ossequiosi.

«Non disturbatevi fratelli», disse l'arciprete, «mi sono avvicinato anch'io per sentire ciò che tu dici, buon uomo».

«Quel piccolo pescatore ci raccontava degli eremiti», osservò un mercante più audace.

«Che dici degli eremiti?», gli chiese il canonico, avvicinandosi al parapetto della nave e mettendosi a sedere su una cassa. «Raccontalo anche a me, ti ascolterò volentieri, che cosa mostravi?»

«Ecco, su quell'isolotto che spunta», disse il paesano indicando davanti a destra, «vivono alcuni eremiti per salvarsi l'anima...»




Il parroco guardava, guardava, ma l'acqua tremolava al sole ed egli non poteva scorgere niente perché non ne aveva l'abitudine.

«Non vedo nulla» disse. «Ma quali eremiti stanno su quell'isola?»

«Sono persone di Dio» rispose l'uomo. «Ne avevo sentito parlare da molto tempo ma non avevo mai avuto l'occasione di vederli. Due estati fa, invece, li potei vedere coi miei propri occhi».

Il pescatore tornò al suo racconto: era andato per la pesca, fu spinto verso quell'isola e non sapeva dove si trovasse. All'alba s'era messo a girovagare finché si imbatté in una capanna di terra.

Davanti ad essa vide un eremita e poi, ne uscirono altri due: gli diedero da mangiare, lo asciugarono e lo aiutarono a riparare la barca.

«Com'erano d'aspetto?», domandò l'arciprete.

«Uno era piccolo, rattrappito, proprio anziano; aveva addosso una tonaca vecchia vecchia; doveva avere più di cento anni. La sua barba bianca cominciava perfino a verdeggiare; lui sorrideva sempre ed era chiaro come un angelo del cielo.

Un altro, di statura un po' più alta, vecchio anche lui, con una casacca lacera, la barba larga e bianca con riflessi giallognoli; era però un uomo robusto: rigirò la mia barca come un secchio; non ebbi nemmeno il tempo di aiutarlo; anche lui era tutto gioioso.




Il terzo superava gli altri due in altezza, aveva la barba lunga fino ai ginocchi, bianca come le penne del cigno; le sopracciglia gli scendevano sugli occhi; completamente nudo, solo intorno alla vita aveva una stuoia».

«Che cosa ti hanno detto?», chiese l'arciprete.

«Facevano quasi tutto in silenzio, ed anche tra loro parlavano poco. Bastava che uno guardasse l'altro perché questi capisse al volo. Chiesi a quello alto se era molto che abitavano l'isola.

Egli si oscurò, cominciò a dire qualcosa come se fosse irritato. Ma quello più anziano e piccolo gli prese la mano, sorrise, e il grande si acquietò.

Mentre il paesano parlava, il veliero si era ancor più avvicinato alle isole. «Ora si vede proprio bene», disse il mercante; «degnatevi di guardare, eminenza», aggiunse indicando il punto.

Il canonico iniziò a guardare. E difatti scorse una strisciolina nera: l'isolotto. Poi si spostò dalla prua verso poppa, avvicinandosi al timoniere. «Che è quell'isolotto?», chiese, «cosa si vede là?»

«È uno qualunque, senza nome. Ce ne sono tanti».

«È vero che ci sono degli eremiti che si salvano l'anima?»

«Si dice, eminenza, ma non so se sia vero. Sembra che i pescatori li abbiano visti. Ma succede spesso che la gente racconti frottole».

«Vorrei sbarcare nell'isola per vederli», disse il parroco. «Come si può fare?»

«Non ci si può avvicinare con la nave», rispose il timoniere, «Con la barca si potrebbe, ma bisogna chiederlo al capitano».

Chiamarono il comandante. «Vorrei vedere questi eremiti», disse l'arciprete. «Non si potrebbe farmi sbarcare?»

Il capitano cercò di dissuaderlo: «Non che sia impossibile, ma si perderebbe molto tempo, ed oso far osservare a vostra eminenza che non vale la pena di vederli. Ho sentito dalla gente che sono vecchi imbecilli che non capiscono niente e non parlano nemmeno, come se fossero pesci di mare».

«Non importa. Vorrei andare lo stesso», insistette il canonico. «Pagherò il disturbo, basta che mi facciate sbarcare».

Era irremovibile. Il timoniere fece virare la nave e la diresse verso l'isola. La gente si era radunata a prua e tutti guardavano in direzione dell'isola. E coloro che avevano la vista più acuta, già cominciavano a distinguerne le rocce e ad indicare la capanna.




Uno era riuscito perfino a scorgere i tre vecchi solitari.

Il capitano estrasse il cannocchiale, guardò e lo porse all'arciprete. «Difatti», disse, «là sulla riva, un po' a destra di quel grande scoglio, si vedono tre uomini in piedi».

L'uomo di chiesa prese il cannocchiale e lo diresse verso il punto indicatogli. Si vedevano i tre eremiti in piedi. Uno alto, l'altro un po' più basso e il terzo piccolino addirittura; stavano sulla riva, tenendosi per mano.

Il capitano si avvicinò al parroco: «Qui, eminenza, bisogna fermare la nave. Se ci tenete proprio vi possiamo accompagnare alla riva in barca; noi intanto caleremo le ancore»...

Così i rematori condussero la scialuppa a terra, e con un gancio attraccarono alla riva. Il canonico scese.

Quando lo incontrarono, i tre vecchi si inchinarono davanti a lui: egli li benedisse e loro si inchinarono di più. Allora egli cominciò a dire:

«Ho sentito che voi, eremiti di Dio, salvate qui la vostra anima e pregate Gesù Cristo per il prossimo. Io, schiavo indegno di Cristo, per grazia di Dio sono stato chiamato a custodire il suo gregge; quindi ho voluto vedere anche voi, servi di Dio, e darvi, se posso, l'insegnamento del Signore».

Loro tacevano, sorridevano, e si guardavano l'un l'altro. «Ditemi come salvate la vostra anima e come servite Dio», concluse l'arciprete.

L'eremita mezzano sospirò e guardò il più vecchio tra loro, così come fece quello più alto accigliandosi. L'anziano allora disse: «Non sappiamo, servo di Dio, servire Iddio; serviamo soltanto noi stessi per nutrirci».




«E come pregate Iddio?», chiese l'arciprete.

L'anziano rispose: «Preghiamo così: "Tre siete Voi, tre siamo noi... Abbi misericordia di noi!"» ed appena disse questo, tutti e tre alzarono gli occhi al cielo e ripeterono: "Tre siete Voi, tre siamo noi... Abbi misericordia di noi!"

Il parroco sorrise e disse: «Certo avete sentito parlare della Santa Trinità. Ma non pregate come si deve. Ho preso a ben-volervi eremiti di Dio; vedo che lo vorreste accontentare, ma non sapete come servirLo. Non si deve pregare così; ascoltatemi, ve lo insegnerò.

Non sarà un ammaestramento mio, ma vi trasmetterò quel che è riportato nella Sacra Scrittura; vi dirò come Dio comandò a tutta la gente di recitare le preghiere». Ed iniziò ad esporre loro come l'Eterno avesse rivelato se stesso agli uomini.

Parlò di Dio Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: «Iddio Figlio discese sulla Terra per salvare gli uomini ed insegnò a pregare così. Ascoltatemi e ripetete ciò che dirò».

E cominciò a dire: «Padre nostro», ed anche l'altro ripeté "Padre nostro". «Che sei nei cieli»... ma il mezzano si imbrogliò nelle parole dicendole in altro modo e nemmeno quello alto, mezzo nudo, le espresse bene: i baffi gli erano cresciuti fino alla bocca e non aveva la pronuncia chiara; allo stesso modo balbettò qualcosa di incomprensibile anche l'eremita anziano che non aveva più denti.

E tutto il giorno, fino a sera, non si stancò di ripetere la stessa preghiera, dieci, venti, cento volte e i tre vecchi sempre dietro... E si confondevano, e lui li correggeva obbligandoli a ricominciare daccapo. Non li lasciò finché non l'ebbero imparata interamente.

Iniziava ad imbrunire e la luna già si alzava sul mare quando l'uomo di Dio decise di ritornare sul veliero.

Si accomiatò dagli eremiti che gli fecero un inchino fino a terra. Lui li fece rialzare e li baciò uno ad uno, ordinando loro di pregare come aveva loro insegnato. Salì sulla barca che si diresse verso la nave, e mentre navigava sentiva sempre le tre voci ripetere di continuo la preghiera...


Lev Feliksovich Lagorio (1828-1905) 

Quando già stava per arrivare vicino al veliero e non sentiva più i vegliardi, li poteva scorgere al chiaro di luna: erano in piedi sulla riva, allo stesso posto.

La scialuppa si accostò al battello ed egli salì sul ponte; vennero alzate le ancore e issate le vele che si gonfiarono al vento spingendo l'imbarcazione in avanti.

Il parroco andò a poppa, dove rimase seduto guardando sempre verso l'isolotto. Man mano gli eremiti scomparvero alla vista e ben presto anche la striscia di terra.

I pellegrini andarono a dormire e tutto era silenzio sulla tolda. Ma egli non aveva sonno e rimase seduto guardando il mare in direzione della piccola isola lasciata, pensando ai buoni vegliardi.

Si ricordava come essi fossero felici d'aver imparato la preghiera e ringraziava l'Eterno per avergli concesso di aiutare gli eremiti di Dio insegnando loro la parola divina.

Stava seduto così, l'arciprete: nei suoi occhi passavano dei riflessi, perché la luce, or qua or là, scintillava sulle onde mosse.

Ad un tratto, vide che qualcosa riluceva, biancheggiando sulla scia della luna... sembrava un uccello... un gabbiano... Guardò più attentamente: «Dev'essere una barca a vela che ci corre appresso», pensava.




Ma pareva che si avvicinasse troppo lesta. Era così lontana... ed eccola quasi a ridosso del veliero... stava per raggiungerlo...

Egli non riusciva a capire cosa potesse essere, allora si avvicinò al timoniere per chiedergli che cosa fosse... ma già si era accorto da sé che si trattava dei vegliardi i quali, correndo sulle onde con le loro bianche barbe splendenti, si avvicinavano al battello...

Il timoniere si volse, abbandonò il timone e si mise ad urlare: «Mio Dio! Gli eremiti ci rincorrono sul mare come se fosse terra ferma!

La gente lo sentì; tutti si alzarono precipitandosi a poppa... e videro i tre vecchi correre tenendosi per mano, senza muovere nemmeno i piedi. I due che si trovavano più prossimi alla nave agitavano le braccia per indicare di arrestarsi.

Ma non ce ne fu bisogno perché essi l'avevano ormai già raggiunta. Si avvicinarono, alzarono le teste e dissero insieme: «Abbiamo dimenticato, servo di Dio, abbiamo dimenticato la tua lezione.

Finché la ripetevamo ce ne ricordavamo; abbiamo smesso per un'ora e una parola ci è sfuggita; l'abbiamo dimenticata e tutto si è sgretolato. Non ricordiamo più nulla, insegnacela di nuovo».

Il canonico si segnò; si inchinò verso i tre vecchi e disse: «Anche la vostra preghiera raggiunge il Signore, eremiti di Dio. Non sta a me insegnarvela. Pregate per noi peccatori!» E si inchinò fino terra davanti ai vegliardi.

Essi, allora, in silenzio si voltarono riprendendo il mare. E fino al mattino si scorse un bagliore nella direzione in cui erano andati.




(Da Leone Tolstoi, Racconti e ricordi, raccolti e illustrati dalla figlia Tatiana; a cura di C. Alvaro. Milano, Mondadori, 1942).

Relazione, adattamento e cura di Sebirblu.blogspot.it

sabato 11 marzo 2023

La Scure dell'«Argentino», ORA, ha messo il turbo!

 


Sebirblu, 10 marzo 2023

Tra qualche giorno si compie la parabola decennale in cui il Falso Profeta, voluto dai "Poteri Forti" ved. QUI, QUI e QUI, ha avuto modo di ridurre la Chiesa Cattolica ad un cumulo di macerie, accuratamente nascoste dietro ad una facciata di strisciante perbenismo e di "misericordia", facendo tabula rasa dell'antica tradizione.

I recenti colpi di scure, infatti, si sono abbattuti uno dietro l'altro con una velocità impressionante, come se Jorge M. Bergoglio dovesse ottemperare il prima possibile al diabolico "compito" assegnatogli, prima della comparsa dell'antiCristo.

L'ultimo che ne ha subito la furia è stato fra' Celestino della Croce, al secolo Pietro Follador, valido coadiuvante di don Minutella che, dopo ben dieci lettere inviate al suo vescovo di Patti ‒ mons. Guglielmo Giambanco ‒ senza alcuna risposta, ha preso le distanze dalla pseudo chiesa bergogliana, aderendo al nuovo Sodalizio Sacerdotale Mariano.

Un vero scandalo... visto che il modus vivendi del frate somiglia molto a quello del Santo Poverello... a piedi nudi e cibandosi di quello che capita! È stato sospeso a divinis soltanto perché non riconosce l'Argentino come vero papa regnante, essendo stato eletto invalidamente: ved. QUIQUI, QUI, QUI, QUIQUI e QUI.



Ciò che è più grave e fortemente voluto dagli emissari di Satana agli ordini del Falso Profeta, è che si tenti di bloccare in tutti i modi l'Opera di salvaguardia della Vera Chiesa Cattolica Apostolica Romana, messa in atto dal coraggioso prete siciliano, facendogli terra bruciata intorno, dal momento che anch'egli è stato privato del permesso di officiare in pubblico.

Così il "Piccolo Resto", che resiste impavidamente sotto l'egida della Vergine Maria, è stato impoverito di un altro sacerdote, pronto a viaggiare ovunque al fianco di don Minutella per celebrare la Santa Messa e somministrare i Sacramenti alle anime assetate di Verità, specialmente con la Pasqua alle porte.

Un vero crimine, del quale la maggioranza ancora non si rende conto, sia per cecità animica che per una devastante apatia al Sacro, durante un periodo molto critico per l'Italia e il mondo, in cui avrebbe la necessità assoluta di un riavvicinamento a Dio, perché minacciata non solo fisicamente da malattie e guerre, ma in modo particolare dall'affondo diabolico al suo Spirito.

Inoltre, Bergoglio continua da anni (ved. QUI e QUI), ed ora più velocemente che mai, a porre in atto espropri, scomuniche, allontanamenti brutali e defenestrazioni a tutto il clero: monaci ligi alla Messa antica e suore contemplative che eccellono nella fede, nella mitezza e nel Servizio orante all'umanità.




Ne ha parlato qualche giorno fa mons. Carlo Maria Viganò in due ampi interventi pubblicati da Marco Tosatti QUI e QUI, che consiglio vivamente di leggere, con questa premessa:

«Dopo la divulgazione di notizie contrastanti e contraddittorie relative alle recenti vicende che hanno coinvolto la Comunità claustrale del Monastero benedettino di Pienza, considero mio dovere di Pastore intervenire a ristabilire la verità dei fatti, per come essi sono riscontrabili a chi non sia prevenuto e abbia a cuore tanto il destino delle Religiose, quanto per evidenziare l'atteggiamento di aperta ostilità nei loro riguardi da parte dell'Autorità ecclesiastica.

Questo mio primo contributo viene dalla conoscenza diretta e personale della Badessa e delle Monache, a nome delle quali intendo parlare. In questa prima parte analizzerò la sequenza degli eventi; in una seconda, il contenuto dei provvedimenti della Santa Sede e il loro inquadramento nel contesto più vasto della demolitrice azione di Bergoglio; in una terza, le iniziative da intraprendere.»

Dice in uno stralcio significativo l'ex Nunzio apostolico USA:

«Sia ben chiaro: la questione economica e immobiliare è l'elemento che spinge molti ecclesiastici a dare esecuzione a "Cor Orans" (QUI; ndr) al solo scopo di far cassa o di ingraziarsi la corte bergogliana. Ma lo scopo vero e più profondo, quello che anima l'intera azione di questo "pontificato", è di matrice ideologica: normalizzare la vita religiosa al nuovo paradigma pauperista, migrazionista, ambientalista, ecumenico, e sinodale imposto dalla 'junta' dell'Argentino.

Non diversamente si sta comportando nei confronti dei fedeli e delle Comunità tradizionali, che con "Traditionis Custodes" (QUI; ndr) si sono visti cancellati o drasticamente ridotti i diritti che il Motu Proprio "Summorum Pontificum" (QUI; ndr) di Benedetto XVI aveva loro riconosciuto nel 2007.

In sostanza, è come se un governo incentivasse le aziende a investire in determinati settori, e appena queste iniziano a farlo le obbligasse al fallimento cancellando o tagliando gli incentivi. Inutile dire che un'operazione del genere, oltre che vile e moralmente riprovevole, non è frutto di imperizia o di incapacità, ma di una mirata volontà di creare il maggior danno possibile. Se poi uniamo Cor Orans e Traditionis Custodes, il destino è inesorabilmente segnato.»




E ancora scrive:

«Proprio in questi giorni si è appreso che Bergoglio ha deciso di espropriare – letteralmente – i beni degli Enti ecclesiastici, dichiarandoli «di proprietà della Santa Sede nel suo complesso, e appartenenti al suo patrimonio unitario non frazionabile e sovrano». Come si vede, la sorte delle Monache ha anticipato di poco il destino di tutte le Comunità.

Il che significa, in parole povere, che d'ora in poi – essendo l'Argentino il legale proprietario di tutti i beni della Chiesa – può disporne autonomamente, non solo per venderli e far cassa, ma ancor prima per avere una leva giuridica con cui ricattare Conventi, Monasteri, Diocesi, Seminari, e altri istituti, che in precedenza rimanevano comunque autonomi e liberi di compiere le proprie scelte senza timore di subire estorsioni.

La prassi della Chiesa ha sempre tutelato la proprietà dei beni degli enti ecclesiastici, proprio per garantire con essa la necessaria indipendenza di mezzi che è premessa di una libera e consapevole scelta di fedeltà alla Sede Apostolica.

Il recente Motu proprio di Bergoglio – che pare scritto da Klaus Schwab – capovolge questa situazione, mettendo sotto ricatto Ordini religiosi e Diocesi, con quelle modalità  di  cessione  di sovranità che nelle questioni temporali  contraddistinguono il colpo di stato dell'Unione Europea, dell'OMS e del World Economic Forum nei confronti delle Nazioni.

Non so se i miei Confratelli nell'Episcopato e i Superiori delle Congregazioni religiose si rendano conto di cosa questa decisione di Bergoglio rappresenti per loro e per la loro indipendenza, di fatto esautorati e ridotti a meri funzionari in balia dei diktat del Vaticano.»




Cito un altro punto, estratto dal secondo articolo sopra linkato, affinché si sappia come i metodi usati dal "Misericordioso", abusivamente seduto sul soglio petrino, siano equiparabili a quelli della Gestapo tedesca ai tempi di Hitler:

«L'esclaustrazione di Madre Diletta, dopo ventun anni di vita claustrale, è un provvedimento estremamente severo, in assenza di motivazioni gravi, con cui la Badessa è di fatto messa in mezzo alla strada per tre anni, senza garanzie per la sua identità religiosa, senza alcun mezzo di sussistenza e senza certezza circa il suo futuro.

[Proprio come il trattamento ricevuto da fra' Celestino estromesso dal convento, e non solo per tre anni ma per sempre, a meno che non si "converta" all'accettazione dell'Usurpatore quale "pontefice"; ndr].

Immaginate come può sentirsi una Monaca di clausura, cacciata senza ragione e punita senza potersi difendere, e che si vede ordinare di tornare a vivere in quel mondo che ha scelto di abbandonare per seguire la propria vocazione contemplativa.

La spietatezza di un simile provvedimento dovrebbe fare inorridire, soprattutto quando i cortigiani di Santa Marta non si vergognano di celebrare Bergoglio come "il papa della tenerezza" e additare come "rigidi" quanti denunciano la deriva dottrinale e morale in cui egli ha fatto sprofondare la Chiesa di Cristo. (Vedere la clip che segue; ndr).




Non è meno assurdo l'invio della Priora a Bose, che suona come una crudele condanna alla "rieducazione" della Monaca in una comunità mista, notoriamente acattolica, ecumenica ed ultraprogressista, dove le sarà impossibile trovare serenità e seguire la propria vocazione.

Comprendiamo quindi come dagli Accordi (segreti) tra la Santa Sede e il regime comunista di Pechino (ved. QUI; ndr), il silenzio della Chiesa sulle violazioni dei diritti umani in Cina si accompagni all'acquisizione, da parte della Gerarchia bergogliana, di quei metodi di "riprogrammazione" cui sono sottoposti gli oppositori della dittatura di Xi Jinping.»



Le sorelle del Monastero Maria Tempio dello Spirito Santo di Pienza.


Questo caso è analogo (menzionato di sfuggita anche dallo stesso Mons. Viganò; ndr) a quello altrettanto recente delle suore di Ravello, in provincia di Salerno, come riporta il "Quotidiano della Costiera" del 3 febbraio 2023 a cura di Emiliano Amato QUI, che scrive:

«Hanno lasciato definitivamente il monastero di Santa Chiara suor Massimiliana Panza e suor Angela Maria Punnacka, le monache che avevano opposto resistenza al trasferimento per difendere l'antica istituzione dalla soppressione.

Non saranno più destinate ad altri conventi: le due povere suore sono incorse in un provvedimento di "dimissione" (sono stati loro tolti i voti) per il proprio atto di "disobbedienza" alla Chiesa e all'Ordine delle Suore Clarisse Urbaniste d'Italia.

Entrambe, con la 97enne suor Cristina Fiore avevano rifiutato il trasferimento in tre diversi monasteri in attesa dell'atto di formalizzazione della donazione in favore di papa Francesco dell'intero patrimonio del monastero di Santa Chiara (il cui valore si aggira tra i 50 e i 60 milioni di euro), al fine di salvarlo da una eventuale soppressione e conseguenti mire speculative.

E paradossalmente il provvedimento di destituzione delle due monache porta proprio la firma di Bergoglio... Mistero della fede, si direbbe.

Intanto al monastero dei misteri e delle tante ombre, si è insediata un'altra piccola comunità, con tre suore aggiuntesi all'inferma Maria Cristina (a Ravello dal 1955), che necessita di assistenza, e che non sarebbe a conoscenza di quanto accaduto.

[Il motivo di questa nuova immissione sta nel decreto di Commissariamento indetto dal "Dicastero per la vita Consacrata", eseguito troppo frettolosamente in seguito allo sfratto inflitto alle due suore, perché il 20 febbraio lo pseudo "papa", tramite un Motu Proprio "il diritto nativo" (ved. QUI), ha convogliato il patrimonio di qualsiasi ente planetario, incluso quindi lo stesso Dicastero, allo IOR; ndr].

Ecco cosa ha detto suor Massimiliana, apparsa però serena, davanti alle persone radunatesi in strada:

«Grazie a voi che ci avete accolte e supportato per quanto è stato possibile. Noi in realtà non siamo state trasferite ma dimesse dall'Ordine.

Tutto è partito dalla donazione che abbiamo fatto al Santo Padre. Il papa ha accettato l'intero patrimonio monastico.

Per noi non abbiamo preso e non abbiamo intenzione di prendere nulla, siamo nate povere francescanamente e così vogliamo morire.

In seguito a tale decisione è stato predisposto il nostro trasferimento. Ma avevamo tutto il diritto canonico di portare a termine la elargizione.

I superiori ci hanno ripensato e non abbiamo la possibilità di ricorrere all'atto di dimissioni. Questa è la verità. Noi abbiamo fatto la nostra parte, ora pregate voi per il monastero».



Ma la scure di Bergoglio non si limita solo alla persecuzione dei ferventi, ossia dei consacrati che non intendono allontanarsi dal cammino tradizionale che la Chiesa bimillenaria ha insegnato loro, in quanto l'obbiettivo diabolico di questo impostore è l'abolizione del Santo Sacrificio sull'altare tant'è che ha vietato, con un ulteriore "giro di vite" (ved. QUI), la Messa in latino ovunque, se non previa richiesta al Vaticano e non più ai vescovi locali.

Tuttavia, prima di concludere, vorrei far notare che, sebbene a volte io abbia esposto diversi interventi di mons. Carlo M. Viganò, ciò non toglie che il mio pensiero sia perfettamente d'accordo con quello di don Minutella riguardo a certe esternazioni di voci autorevoli (video QUI) e con quello di Cionci QUI.



La lista di questi signori si trova QUI, nel blog di Andrea Cionci.

In un recente post su Facebook, don Alessandro scrive:

«Talora i migliori suggerimenti dello Spirito Santo provengono da insospettabili fonti. Mentre il cristianesimo sprofonda in una crisi senza precedenti, in cui c'è il rischio serio dell'estinzione pubblica, cosa fanno gli uomini di Chiesa non allineati all'indirizzo bergogliano delle riforme e dei cambiamenti?

Denunciano la crisi, lamentano lo smarrimento della fede, si cimentano come tanti paladini dell'ortodossia morale e dogmatica, infine si inchinano ostinatamente riverenti al sistema massonico-satanista capeggiato dall'usurpatore del trono petrino che, occorre sempre ricordarlo, a norma delle leggi della Chiesa è un papa invalido e inesistente.

Che ormai la compagine cattolica sia governata da uomini insignificanti e inutili, privi di carisma e del tutto asserviti all'agenda massonica della falsa chiesa è evidente (l'Italia è forse l'esempio più emblematico, se si pensa a chi occupa le sedi di Milano, Napoli, Bologna, Palermo, Torino), ma che un 'paio' di prelati, come Schneider, Müller, Sarah, Burke, e altri ancora, credano che la Chiesa verrà salvata con le interviste e i libri di denuncia, fa comprendere appieno che stiamo vivendo il terzo segreto di Fatima: da una parte l'apostasia e l'anticristo, dall'altra i giochi di potere, le diplomazie d'interesse, gli occulti e trasversali bilanciamenti.

Bergoglio vuole una sola cosa e l'ha ottenuta, tranne che da noi del Piccolo Resto: essere riconosciuto papa, e poter così senza problemi picconare il cristianesimo.

Incredibile che, mentre per esempio, Bergoglio impedisce la celebrazione della messa tridentina, lascia che venga celebrata nelle oasi tradizionaliste che si dichiarano in comunione con "papa Francesco".

C'è seriamente da domandarsi dove possa pervenire l'ipocrisia di uomini di Chiesa – e dispiace sempre dirlo – come monsignor Athanasius Schneider che, qualche giorno fa (3 marzo), ha pubblicato un contributo dal titolo: "Nemici della Chiesa occupano alte posizioni in Vaticano". (Cfr. QUI il video e il pezzo interessante di Marco Tosatti sul caso Rupnik ed altre vergognose "coperture" bergogliane; ndr).

L'articolo è molto intenso e dice il vero: la Chiesa è occupata da uomini di governo che vogliono distruggerla e cambiarla. Eppure, infine, Schneider si guarda bene dall'indicare, come avrebbe dovuto, l'artefice del disastro in corso.




Lo pseudo-papa con mons. Schneider

Il Cardinale George Pell ha definito Bergoglio un disastro, una catastrofe, ma è ormai defunto. Alla fine del pezzo, incredibilmente e dolorosamente per chi legge usando il logos, Schneider scrive:

"la mia speranza è che il papa e i vescovi

 possano ricevere da Dio la forza di opporsi
    a questa nuova, pagana religione mondiale"

Sta invocando l'intervento di chi ha scritto "Amoris Laetitia", ha piazzato Pachamama in San Pietro, ha firmato il Documento di Abu Dhabi che dichiara uguali le religioni, che bestemmia la Madonna, irride la fede, cancella il solenne rito tradizionale, e così via. [...]

Come scrivo all'inizio, i suggerimenti migliori sono talora offerti da chi non ti aspetti. Diego Fusaro invoca una insubordinazione dei veri cattolici contro il sistema liberal-progressista che ha trasformato la Chiesa di Roma in una succursale della monocrazia dei mercati globalisti.

E mentre questi poveri presuli chiacchierano e rilasciano interviste inefficaci, in Italia, un frate adamantino, che vive la Regola Francescana in forma radicale, che cammina a piedi nudi, in totale povertà e letizia, che da anni, alla scuola di fra' Umile edifica le coscienze, viene vergognosamente sanzionato dal vescovo di Patti che gli strappa il convento e lo sospende dall'esercizio del ministero, solo perché non riconosce Bergoglio come papa.

Se poi ci sono preti che benedicono le coppie gay, che negano la divinità di Cristo, ricchi e certo non di esemplare vita evangelica, non importa. Oggi sembra essere uno solo il delitto: additare l'usurpatore, e Roma pare la capitale di un regime spietato.

Fra' Celestino ha scritto dieci lettere a monsignor Giombanco, che non gli ha mai risposto. Qualche ora fa ho appreso che fra Celestino è lieto della prova ed è pronto al martirio. E tutto ciò mentre padre Rupnik (assolutamente da leggere QUI; ndr), rimane al suo posto, visto che Bergoglio non ha voluto firmare la riduzione allo stato laicale.»

E a questo, notizia dell'ultimo minuto, si aggiunge l'ennesimo provvedimento di censura per due settimane del canale youtube "Radio Domina Nostra", con il motivo di "incitamento alla violenza"!?... Le trasmissioni proseguono quindi su Facebook e su Telegram.

Ecco l'annuncio di don Alessandro.


Purtroppo non è tutto qui, perché la scure della censura di questo nostro Paese "democratico" continua ad abbattersi subdolamente anche su di me (consiglio di effettuare le ricerche dei miei articoli su motori di ricerca alternativi) e non solo su mons. Viganò bannato da youtube, il cui discorso importantissimo si trova QUI, trascritto dal video di Visione Tv QUI), ma anche sulla verace relazione di Massimo Mazzucco, eliminata da Facebook e riportata da me al medesimo link appena citato.

Che dire... siamo arrivati al capolinea ormai... il salto dimensionale è sempre più vicino per il Piccolo Resto "innamorato" di Dio!


*********


Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it