giovedì 22 settembre 2016

Si scopre ORA che persecuzione subì P. PIO da Roma!


San Pio da Pietrelcina (1887 - 1968)

Sebirblu, 22 settembre 2016

Mai come adesso la Chiesa Cattolica si è trovata in uno sconvolgimento così radicale da scuoterne le fondamenta istituite e volute dal Cristo due millenni fa.

La Massoneria-sionista l'ha invasa fino al suo vertice (ved. QUI, QUI, QUI e QUI, ma consiglio di leggere anche gli articoli all'etichetta "Bergoglio"), e siccome ci troviamo nel periodo in cui, secondo le parole cristiche, "la Verità dev'essere gridata dai tetti, perché nulla vi è di occulto che non debba essere svelato", ecco un articolo che in occasione della ricorrenza del Santo di Pietrelcina farà contenti molti Lettori.

Debbo pure dire che, in questi nostri giorni, la persecuzione e l'obbedienza assimilano Padre Pio a Padre Mannelli (dei Francescani dell'Immacolata, ved. QUI) in due storie analoghe (cfr. QUI), a testimonianza che quando lo Spirito guida davvero un'anima votata a Dio, ogni artificio o volontà umana decadono miseramente!

Perché il Sant'Uffizio condannò Padre Pio?

I Papi lo ammiravano ma il Sant'Uffizio emise decreti di condanna. Padre Pio ha subìto per tutta la sua vita l'incomprensione e l'ostilità di molti. Eppure tutti, oggi, riconoscono che fu un grande Uomo e un santo Frate.

Per cercare di capire e spiegare come e perché il francescano di Pietrelcina abbia sollevato reazioni così controverse, Renzo Allegri ha pubblicato il libro "La passione di Padre Pio", edito da Mondadori.

Per chiarire il significato di quanto accadde al religioso, il noto scrittore ha indagato su migliaia di documenti conservati nell'Archivio segreto del Vaticano e in quello del Sant'Uffizio.

Egli ha lavorato anche sui dossier degli schedari dell'Ordine dei Frati Cappuccini della Provincia di Foggia e di fascicoli privati di laici, che ebbero ruoli estremamente importanti in questa vicenda. Molti di questi sono inediti.

Allegri ha scritto altri nove libri su San Pio da Pietrelcina, tutti pubblicati dallo stesso Editore ed approdati nelle collane dei best seller internazionali dopo esser stati tradotti all'estero.

Intervistato da "Zenit", egli ha affermato che quest'ultimo testo "è il più importante perché mette il dito sulla piaga del Male, cioè Satana che, per rovinare le Opere dell'Eterno, predispone trappole diaboliche che riescono ad ingannare perfino i rappresentanti della Chiesa. Tema estremamente grave ed attuale".


Sant'Agostino e il diavolo di Michael Pacher  (1430-1498)

Cosa c'era di così strano in Padre Pio al punto da sollevare i dubbi del Sant'Uffizio?

Le stigmate. Il Sant'Uffizio cominciò ad interessarsi a lui nel 1919, dopo che si era diffusa la notizia che sul suo corpo erano comparse le piaghe della Passione e della Morte di Gesù.

L'evento, sconvolgente e sconcertante, si era verificato il 23 settembre 1918, nella solitudine di un conventino sul Gargano. Era stato tenuto segreto perché gli stessi suoi confratelli non riuscivano a dargli un significato.

Solo nel maggio 1919, la notizia cominciò a circolare, finì sui giornali e la gente accorse in massa. Fu il quotidiano di Napoli "Il Mattino", che era allora molto in auge, ad intuirne l'importanza esplosiva.

Il direttore del giornale mandò a San Giovanni Rotondo uno dei suoi più noti operatori, il quale a metà giugno realizzò un reportage dettagliato su ciò che avveniva intorno al Frate, e che poi venne pubblicato su due pagine, con un titolo eclatante:

«Padre Pio, il "santo" di San Giovanni Rotondo opera un miracolo sulla persona del cancelliere del paese, presente un nostro inviato speciale.»

Scoppiò il caso. Se ne interessarono massicciamente anche i rotocalchi stranieri. Il convento fu assediato dai pellegrini. Le autorità civili, preoccupate per la presenza di tanta gente, soprattutto per gli ammalati in quel luogo privo di servizi igienici, temevano epidemie ed inviarono esposti al Ministero della Sanità.

Ma niente e nessuno riusciva a fermare il flusso dei pellegrini. La gente comune, impressionata da quelle piaghe che richiamavano la Passione di Gesù, e dalle conversioni così come dalle guarigioni prodigiose, era convinta di trovarsi di fronte ad un portentoso segno del soprannaturale.

Il Sant'Uffizio, invece, supremo Tribunale Ecclesiastico per la difesa della Dottrina, temeva che quelle persone fossero vittime di superstizione e scelse un atteggiamento critico, antitetico, che poi mantenne sempre.

Erano vere le stigmate di Padre Pio?

Il popolo semplice non aveva dubbi. Ma le persone istruite e gli ecclesiastici si ponevano domande. E fin dall'inizio, il clero locale, vedendo nel Frate un rivale che richiamava i fedeli dalle rispettive parrocchie, affermava che era tutto un imbroglio, una truffa per incamerare soldi.

I superiori di Padre Pio si resero conto che dovevano far chiarezza su quella vicenda per evitare scandali irreparabili e, trattandosi di ferite, ricorsero ai medici. Il primo giudizio venne dato dal medico locale, il dottor Angelo Maria Merla, che conosceva da anni il Cappuccino del Gargano.

La sua opinione si basava su un'osservazione elementare: quelle ferite sanguinanti dovevano, secondo le conoscenze mediche, o cicatrizzare o trasformarsi in cancrena, e poiché non accadeva, quello era un fenomeno al di sopra della scienza conosciuta.


Ultima Messa di Padre Pio (22 settembre 1968).
Come si vede, le stigmate sono misteriosamente scomparse.
 

Gli stessi superiori di San Pio si rivolsero allora ad uno specialista più qualificato, il professor Luigi Romanelli, primario dell'ospedale di Barletta. Anche questi escluse "ogni origine naturale". La notizia del fenomeno si allargava sempre più. Era nota anche a Roma, in Vaticano.

Il Superiore Generale dei Frati Cappuccini si consigliò con un rappresentante del Papa e decisero insieme di inviare a San Giovanni Rotondo un luminare di fama internazionale, il professor Amico Bignami, ordinario di Patologia generale alla Università  "La Sapienza".

Questi era ateo e massone dichiarato. Visitò le ferite di Padre Pio a metà luglio 1919 e, in coerenza con le sue convinzioni, scartò ogni possibile riferimento soprannaturale dicendo che quelle piaghe "dovevano" essere certamente provocate dallo stesso Frate.

Ordinò di impedire al religioso di intervenire su esse, bendandogliele e sigillando le fasciature. Dichiarò che si sarebbero chiuse nel giro di dieci giorni. Ma non accadde.

Fu allora chiesto l'intervento di un altro illustre esperto, il dottor Giorgio Festa, che a Roma aveva un laboratorio scientifico molto rinomato. Questi eseguì le sue indagini nell'ottobre del 1919, concludendo che le ferite di Padre Pio sfuggivano al controllo medico.

Scrisse nella sua relazione: "Hanno un'origine che la nostra conoscenza è molto lontana dal poter spiegare".

Alla fine del medesimo anno, tutti i medici che avevano visitato il Francescano, ufficialmente o per iniziativa privata, erano convinti della soprannaturalità del fenomeno. Tutti, tranne uno: il professor Bignami. E Il Sant'Uffizio (e ti pareva!; ndr) abbracciò e sostenne sempre questa tesi. 

Chi erano gli oppositori di San Pio e perché lo osteggiavano e lo calunniavano?

Le prime lettere accusatorie contro Padre Pio, arrivate al Sant'Uffizio (e sono ancora conservate negli Archivi Vaticani), risalgono al giugno 1919, ossia subito dopo la diffusione della notizia delle stigmate. Erano lettere anonime, firmate "un gruppo di fedeli".

Dal contenuto si evince che erano scritte da ecclesiastici. Sostenevano che le piaghe erano un inganno, architettato dal Frate e dai suoi confratelli per attirare la gente e raccogliere denaro. Affermavano che i consacrati conducevano una vita agiata e allegra, dando scandalo con festicciole notturne frequentate anche da giovani donne.

In  alcune lettere  si  affermava  che  nel convento  c'erano  state  pure  liti  sanguinose tra loro, con fucilate e bastonate (addirittura?! Ndr) per la spartizione dei soldi e fu necessario l'intervento dei carabinieri. Ma una successiva inchiesta dimostrò che era tutta una menzogna.


"Il corvo" di Tim Cantor - grazie a Domenico Proietti di "Guard for Angels"

Le missive anonime si moltiplicarono e divennero un'arma per il clero locale e per l'arcivescovo di Manfredonia, che si impossessarono di quelle voci, le sostennero, le incrementarono, diventando loro i veri registi delle accuse contro Padre Pio.

L'alto prelato della città, Monsignor Pasquale Gagliardi, aveva amici potenti in Vaticano, per questo le accuse false che egli avallava con lettere personali venivano accolte a Roma come autentiche, con tutte le conseguenze del caso.

Questa situazione durò diversi anni, durante i quali il Cappuccino subì condanne e proibizioni di ogni genere. L'ingiusta persecuzione fu interrotta da alcuni laici, che fecero una guerra spietata ai calunniatori e alla fine ricorsero all'autorità civile, denunciandoli.

Alcuni di essi furono processati e condannati. Il vescovo di Manfredonia destituito. Ma presso il Sant'Uffizio  la  diffidenza  nei  confronti  del santo Frate rimase sempre. Il Padre trapassò sotto il peso di cinque condanne dell'ex Santa Inquisizione, mai ritrattate, e decine di interventi disciplinari.

Nel corso della sua vita, subì settanta "visite apostoliche", che sono severe inchieste giuridiche ordinate dalle maggiori autorità della Chiesa nei casi di trasgressioni gravissime alle leggi ecclesiastiche o al fine di accertare delitti, sacrilegi, deviazioni dottrinali e cose del genere.

Perché padre Agostino Gemelli accusò San Pio di essere un soggetto isterico e inconsciamente psicopatico? In che modo arrivò ad esprimere un giudizio così duro?

In tutte le biografie di Padre Pio, Gemelli viene indicato come il nemico numero uno del religioso. Ma all'esame dei documenti, i fatti sono diversi.

Egli è degno di grande ammirazione. È stato uno dei più eminenti personaggi della storia del Novecento, sia in campo religioso che scientifico. Però, è storicamente dimostrato che commise un grave errore nei confronti del Frate. Lo compì nel 1920, e poi non ebbe mai il coraggio di riconoscerlo e riparare.

Nell'aprile 1920, Padre Gemelli era già un ecclesiastico di grande prestigio. Medico, psichiatra, fondatore della psicologia sperimentale, era anche teologo ed esperto proprio di teologia mistica. Proveniva da una famiglia borghese massonica. Da giovane era stato ateo e ribelle.


Padre Agostino Gemelli  (1878-1959)

All'università fu allievo del professor Camillo Golgi ‒ Premio Nobel per la medicina 1906 ‒ che lo riteneva suo erede. Dopo la conversione, avvenuta nel 1903, il giovane medico si fece religioso francescano e fu ordinato sacerdote.

In un paio d'anni, divenne il più qualificato rappresentante della cultura cattolica. L'unico che, nelle discussioni scientifiche, potesse tener testa ai più grandi scienziati.

Non si è mai saputo perché nell'aprile 1920 Gemelli volle andare da Padre Pio. Nelle sue relazioni, riferì ogni volta versioni contraddittorie. Nella prima, sempre in aprile del medesimo anno, affermò di essersi recato là per devozione e per chiedere al Cappuccino consigli e preghiere per l'Università Cattolica che stava fondando.

In un secondo rapporto, scritto nel 1926, raccontò di esservi andato su richiesta del vescovo di Foggia. In seguito sostenne che l'incarico di quella visita gli era stato dato dal Sant'Uffizio.

In tutti i suoi comunicati, dichiarò di aver visitato le ferite di Padre Pio. Affermazione totalmente menzognera. Padre Gemelli non le vide mai, e non fece alcun esame medico al religioso.

Arrivò a San Giovanni Rotondo la sera del 17 aprile 1920, accompagnato da sei persone, monsignori e religiosi, suoi amici e ammiratori, che furono poi testimoni qualificati di quanto accadde.

Padre Pio dimostrò subito un'istintiva avversione per Gemelli e non si recò a salutarlo, come invece faceva con gli ospiti importanti. Il giorno successivo, il 18 aprile, l'autorevole personaggio non riuscì a farsi ricevere dal Frate.

In serata, il rettore del convento che faceva da tramite fra i due disse che poteva incontrarlo al mattino, quando il Padre sarebbe sceso in sacrestia per celebrare la Messa. Il medico-sacerdote era indignato per quel trattamento, ma si adattò.

La mattina del 19, avvicinò il Cappuccino in sacrestia, chiedendogli un appuntamento per visitare le stigmate. Alla domanda se avesse l'autorizzazione del Sant'Uffizio, Gemelli gli rispose di no, e San Pio se ne andò immediatamente.

L'incontro, secondo la testimonianza giurata dei testimoni, durò non più di un minuto. Il visitatore era furibondo e decise di ripartire all'istante. Quello stesso pomeriggio inviò la sua prima relazione al Sant'Uffizio esternando terribili giudizi sul Francescano e sulle sue piaghe.




La sua tesi, espressa e sostenuta nei rapporti successivi, era sempre la medesima: Padre Pio era un povero isterico che si procurava le ferite da solo con acido fenico o altre sostanze. I suoi giudizi scritti erano totalmente negativi: "Ritengo che Padre Pio sia uno psicopatico..."

"È un soggetto a intelligenza ben limitata, che presenta le note caratteristiche di una deficienza mentale in grado notevole con conseguente restringimento del campo della coscienza".

"Né i suoi scritti, né ciò che si racconta, né ciò che egli dice rivelano un animo innamorato di Dio. È un buon religioso tranquillo, quieto, mansueto, più per opera della deficienza mentale che per virtù".

E per quanto riguarda i segni della Passione, scrisse: "Dall'esame da me compiuto sorge il legittimo sospetto che si tratti di caratteristiche e note autolesioni". "Un caso di suggestione, in un soggetto malato come è Padre Pio, che ha condotto a quelle tipiche manifestazioni di psittacismo che sono proprie della struttura isterica".

Dal momento che egli era l'autorità massima nel settore, sia per la sua preparazione scientifica che per quella teologica, i suoi giudizi vennero recepiti dal Sant'uffizio come "verità scientifiche assolute e inconfutabili".

Trasmise la sua prima relazione sotto l'impulso dell'ira provocata dal rifiuto del Cappuccino di parlare con lui. In seguito tornò sull'argomento solo due volte, quando venne accusato di essersi inventato tutto.

In uno di quei rapporti vergò: "Non ho mai parlato con nessuno di Padre Pio; non ho mai manifestato ad alcun uomo la mia opinione su di lui. Ne ho parlato soltanto con i funzionari del Sant'Uffizio e con il Cardinale segretario".

Probabilmente, era convinto di ciò che scrisse sul Santo di Pietrelcina. Lo aveva giudicato secondo i criteri della "Psicologia sperimentale" in cui si riteneva il massimo esperto. Era un convertito. Da anni si batteva contro la Massoneria e l'ateismo.

Osteggiava tutte la forme religiose di dubbia chiarezza. Aveva sempre stroncato tutti i fenomeni di stigmatizzazione, tranne quello riguardante San Francesco d'Assisi. Nel caso di Padre Pio, era rimasto vittima del furore e del suo zelo.

Il Frate del Gargano, che era una grande santo, se ne rese conto e non ebbe mai alcuna espressione ostile contro Gemelli.




Luigi Villa, che fu molto amico del medico-sacerdote e che per 15 anni fu assistente spirituale all'Università Cattolica, in una intervista rivelò che Gemelli prima di trapassare scrisse una lettera a Padre Pio chiedendogli perdono. E sembra che questi sia andato a trovarlo in bilocazione.

Resta però il fatto che ancora oggi a distanza di tanto tempo molti, soprattutto intellettuali, parlando del Cappuccino affermino: "Padre Gemelli lo riteneva uno psicopatico".

Quale fu il rapporto dei Pontefici con Padre Pio?

Sostanzialmente positivo. Anche nel periodo della grande persecuzione di Padre Pio da parte del Sant'Uffizio, i Papi non ne furono coinvolti.

Avevano intuito che qualcosa di grande avveniva in quel religioso. Papa Benedetto XV era convinto che fosse un santo. Pio XI, essendo molto amico di Padre Gemelli, all'inizio del suo pontificato appoggiò le idee di quest'ultimo, ma in seguito si dissociò varie volte dalle decisioni dei Cardinali del Sant'Uffizio. Pio XII, appena eletto Papa disse: "Lasciate in pace Padre Pio".

Giovanni XXIII era un suo sostenitore ma, nel 1960, di fronte ad una mole di dossier che gli furono portati dal generale dei Cappuccini ‒ documenti risultati poi falsi, ma che accusavano il Santo di delitti contro i voti di povertà, di castità e di obbedienza ‒ si spaventò e ordinò un'ennesima visita apostolica che, data l'età del religioso, fu tra le più severe e dolorose.

In seguito Papa Giovanni capì di essere stato imbrogliato e ritrattò i suoi giudizi. Paolo VI fu sempre un difensore di Padre Pio. Papa Wojtyla, testimone diretto di strepitosi miracoli,  fu  il  promotore  e il sostenitore  del  processo  di  beatificazione.

Perché il Sant'Uffizio mantenne un atteggiamento di condanna così a lungo?

Il Sant'Uffizio è il dicastero più importante della Chiesa. Il suo compito precipuo, sin dalla fondazione avvenuta nel 1542, è la difesa dell'ortodossia. Non esiste, nel corso dei secoli, un solo provvedimento che sia stato ritrattato. Quindi, anche per quanto riguarda Padre Pio, una volta emanati dei decreti di condanna, non sono più stati cambiati.

Oggi Padre Pio è stato riconosciuto nella sua santità ed è un testimone del Giubileo della Misericordia. Chi, come, quando e perché è stato possibile riconoscere la verità sulla vita di Padre Pio?

Furono i miracoli, continui, incessanti, portentosi che Dio operò attraverso di lui a ribaltare le convinzioni negative che il Tribunale ecclesiastico aveva espresso per decenni nei confronti di questo religioso.




I suoi confratelli cominciarono a raccogliere i documenti sulla sua santità subito dopo il trapasso. Ma la Chiesa in modo ufficiale non poteva far niente perché bloccata dalle sentenze del Sant'Uffizio.

Fu l'elezione a Papa di Karol Wojtyla a cambiare totalmente la situazione. Giovanni Paolo II aveva conosciuto Padre Pio nel 1948, ne era rimasto conquistato, aveva sempre continuato a seguirlo e nel 1962 era stato testimone diretto di un clamoroso miracolo avvenuto per sua diretta richiesta.

Così, appena eletto, avviò subito il suo processo di beatificazione, lo sostenne contro tutti e fu lui a proclamarlo Beato nel 1999 e Santo nel 2002.

Qual è il suo parere sull'intera vicenda?

Stesi il mio primo articolo sul Padre nel settembre 1967. In quell'occasione potei incontrarlo e parlare con lui. Lo rividi nell'aprile 1968. Alcuni mesi dopo la sua morte venni incaricato dal giornale, dove allora lavoravo, di effettuare un'inchiesta dal titolo "In difesa di Padre Pio".

In seguito scrissi centinaia di articoli e dieci libri, venendo in possesso di migliaia di documenti riguardanti la persecuzione cui Padre Pio venne sottoposto nel corso della sua vita.

L'opinione che mi sono fatto su questa incredibile vicenda è racchiusa nelle parole che mi disse in un'intervista il cardinale Giuseppe Siri nel 1984: "La lotta spietata che è stata fatta a Padre Pio, anche da parte vaticana, è la più grande trappola diabolica messa in atto da Satana ai danni della Chiesa stessa".

Con un lungo e dettagliato discorso, il presule mi spiegò che il demonio, essendo rimasto di fatto puro spirito, è in grado anche di prevedere il futuro. Conoscendo quindi la grandezza e l'importanza massima della missione che Dio aveva assegnato a quel Suo figlio, fece di tutto per distruggerla.

E per raggiungere meglio il suo scopo, cercò di coinvolgere nelle sue trame anche i vertici stessi della Chiesa.

"La vita e la vicenda umana di Padre Pio – disse il cardinale Siri – sono lo specchio della lotta ad oltranza, spietata e senza esclusione di colpi, che avviene di continuo e in modo costante tra le Forze del Bene e quelle del Male".

Post Scriptum

Per altri interessanti articoli su Padre Pio, tra cui una NDE (esperienza di pre-morte) di un sacerdote suo figlio spirituale, seguono i link:


Relazione, adattamento e cura di: Sebirblu.blogspot.it

Fonte: it.zenit.org

martedì 20 settembre 2016

Le Piaghe d'Egitto si ripetono Oggi?




Sebirblu, 20 settembre 2016

È innegabile che negli ultimi anni si siano succeduti, qua e là nel mondo, moltissimi eventi che ricordano le piaghe d'Egitto di biblica memoria. Sembra quasi che la storia si ripeta, vista la durezza e la protervia sempre più aspre degli uomini verso Dio.

Anzi, alla panoramica che ho intenzione di mostrarvi, vanno aggiunti altri inquietanti ed inspiegabili fenomeni, tanto da indurci a pensare che davvero la Terra e il Cielo si stiano rivoltando verso l'uomo, contribuendo così all'accelerazione distruttiva da lui stesso avviata.

Le dieci calamità egizie, considerate oggi pressoché simboliche dalla Chiesa, sono invece state analizzate ed accolte dalla scienza che, razionalizzandole nell'attribuirne la causa al vulcano Santorini (Thera) in Grecia, le ha però smitizzate togliendo loro la soprannaturalità  dell'intervento  divino.

Esse  vengono tramandate  dal  Vecchio Testamento nel libro dell'Esodo e descrivono la liberazione degli ebrei dalla schiavitù del Faraone che sotto la guida di Mosè arrivarono  in  Palestina,  la Terra promessa loro da Dio.

Eccole:

1) Trasmutazione dell'acqua in sangue. (Es. 7, 14-25)

2) Invasione di rane dai corsi d'acqua. (Es. 7, 26 e 8, 11)

3) Invasione di zanzare. (Es. 8, 12-15)

4) Invasione di mosche. (Es. 8, 16-28)

5) Morìa del bestiame. (Es. 9, 1-7)

6) Ulcere su animali e umani. (Es. 9, 8-12)

7) Pioggia di fuoco e ghiaccio (grandine). (Es. 9, 13-35)

8) Invasione di cavallette o locuste. (Es. 10, 1-20)

9) Tenebre. (Es.10, 21-29)

10) Morte dei primogeniti maschi. (Es. 12, 29-30)

Iniziando dalla prima, sono ormai alcuni anni che mari, fiumi, laghi e corsi d'acqua si tingono di rosso senza cause ben chiare (QUI, QUI e QUI o QUI, l'elenco sia in francese che in inglese),  adducendo  spesso  la colorazione ad alghe,  scarichi  illegali o addirittura a sgozzamento di animali come è avvenuto il 13 settembre a Dacca, in Bangladesh, dove le strade si sono inondate di pioggia mista a sangue in occasione della grande "Festa del Sacrificio" musulmana.


Dacca in Bangladesh il 13 settembre 2016

Al di là della causa però, oltremodo discutibile, rimane il "segno" che, a mio avviso, è davvero molto emblematico, tanto più che proprio in quella città il 7 luglio sono deceduti 9 italiani per un criminale attentato dell'ISIS, e non solo. (Ved. QUI).

Anche la seconda sventura – l'invasione delle rane – si è manifestata in diversi luoghi del pianeta, come in Grecia, QUI, che ne ha subita l'invasione nel 2010 fino al punto di dover chiudere una delle sue più importanti autostrade; in Italia nel 2012, QUI, dove a centinaia di migliaia si propagarono nel salernitano; in Cina nel 2015, QUI, e quest'anno in Australia, QUI.

Eccoci alla terza calamità: le zanzare. A parte le loro punture fastidiose, le infestazioni sempre più sostenute in questi ultimi tempi, per esempio in Alaska, QUI, e recentemente anche in Brasile di alcune specie, come la "aedes aegyptis", si sono rivelate molto pericolose perché possono trasmettere gli agenti virali della dengue, della chikungunya, della febbre gialla, della "malattia Zika" (ved. QUI) e di altre serie malattie.

Il quarto flagello mondiale si riferisce alle mosche. Le infestazioni quest'anno in Alsazia (Francia), e in Nuova Zelanda, QUI e QUI, hanno costretto popolazioni intere a chiudere case e negozi per poi scappare abbandonando le città.

La quinta riguarda la morìa del bestiame (cfr. QUI), ma se parliamo di decimazione di animali nel mondo, possiamo assistere ad una vera e propria ecatombe sia di volatili quanto di faune ittiche, dai molluschi alle balene, e di molti altri generi terrestri o insetti come le preziose api! (Ved. QUI).

L'elenco, dettagliatissimo e sconvolgente QUI (il link è già pronto con il traduttore automatico), riporta la falcidia avvenuta non solo in questi 9 mesi del 2016, ma anche quella degli anni passati a partire dal 2011. La panoramica mostra uno scenario a dir poco scioccante per chi ha sentito qualche notizia sporadica qua e là.

Nel frattempo la Terra si apre in più punti con voragini improvvise e terrificanti che ingoiano all'improvviso uomini e cose; i vulcani attivi sono in aumento così come i terremoti specialmente nella zona del Pacifico chiamata "Anello di Fuoco"; i mari e gli oceani rigurgitano una strana schiuma che va coprendo intere fasce costiere, come accaduto QUI e QUI.


Sinkhole apertosi in Winter Park - Florida - USA

Ma continuiamo con il sesto guaio che riguarda le ulcere su animali ed uomini. Da anni assistiamo impotenti all'irrorazione criminale nei cieli di tutto il pianeta di sostanze chimiche deleterie e pericolose che minacciano e compromettono la salute dell'intera compagine umana e dell'habitat in cui viviamo.

Da esse, infatti, provengono i polimeri che causano il "Morgellons". Si tratta di fibre e nanostrutture disperse con scellerate operazioni di bio-geoingegneria tramite le scie chimiche ed altri dispersori occulti. (QUI, il dotto approfondimento scientifico, e QUI, in breve). Questo morbo ha ormai una diffusione di 1000 nuovi casi al giorno a livello mondiale.

La settima afflizione concerne la sfera dei disastri climatici provenienti dai cieli, come la grandine, i fulmini e i tornado, ma che con l'utilizzo devastante ed arbitrario del sistema HAARP, utilizzato diabolicamente (ved. QUI e testimoniato QUI), si manifestano sempre più violenti ed aggressivi, anche in aree mai soggette prima, distruggendo e danneggiando economie, mezzi e talvolta vite.

Quella delle cavallette è l'ottava sciagura, e infatti le invasioni estremamente fameliche quanto nefaste da un po' di anni colpiscono in misura sempre maggiore varie regioni planetarie: dall'Arabia Saudita, QUI, dove addirittura locuste giganti sono cadute dal cielo a milioni, al Madagascar, QUI; da Israele all'Egitto, QUI; in Russia, QUI e QUI, ed anche in Italia a Vicenza e a Pesaro, QUI.

Ma prima di continuare con i due ultimi flagelli biblici, vorrei far notare che i segni indicanti la fine di questo nostro tempo stanno moltiplicandosi ovunque, e soltanto chi si ostina a non voler vedere continua ad ignorarli stoltamente senza prepararvisi in alcun modo!

Un  arco  cronologico  preciso  fu  stabilito  dal  Cielo  per  l'evoluzione  dell'Umanità sulla Terra, e il libro dell'Apocalisse o Rivelazione lo attestano ampiamente, ma l'arbitrio dell'uomo ha velocizzato il processo trasformativo naturale provocando un'accelerazione senza precedenti ed ora ci troviamo a vivere in una situazione molto critica.

Da una parte ci sono gli elementi scatenati (aria, acqua, terra e fuoco) perché la Natura, dietro innumerevoli e reiterate sollecitazioni negative e non rispettose dell'eco-sistema si ribella, e dall'altra c'è l'azione occulta, perpetrata dal "principe di questo mondo" ‒ Satana ‒ finalizzata selvaggiamente ad annientare il pianeta con tutti i suoi abitanti.




È  una esagerazione?  Assolutamente  NO!  È  sufficiente  documentarsi  un  pochino, e  non  attraverso  i  mezzi di comunicazione  di  massa che mentono spudoratamente e  tacciono  perché  asserviti  ai  poteri  forti!

Quegli stessi poteri che, a loro volta, soggiogati e ammaliati dai miraggi dell'oro e della carne (gli strumenti luciferini) si sono venduti al Maligno coadiuvandolo a più non posso per il disfacimento del genere umano.

Tutto è caduto sotto il loro dominio: economia, governi, leggi, farmaci, tecnologia, scienze, scuole, università, arte, musica... ma il "colpo da maestro" Lucifero doveva assestarlo alla Chiesa... all'Istituzione che più aborre perché fondata dal suo acerrimo nemico: il Cristo!

Ed è riuscito ad insinuarvisi (intendiamoci... con il beneplacito di Dio; cfr. QUI), perché da tre anni e mezzo ormai, dopo una scalata di circa 50 anni in seno al Vaticano, ha posizionato sul seggio supremo il suo Falso Profeta: Bergoglio. (All'etichetta omonima tutti gli articoli di chiarimento).

Ora siamo agli atti finali della tragedia umana con l'instaurazione di un'Unica Religione (cfr. QUI) e, a ruota, quella di un Nuovo Ordine Mondiale, tesi entrambi ad asservirci tutti!

Ma il Maligno e i suoi accoliti, i rappresentanti dell'Oligarchia planetaria, hanno fatto i conti senza l'Oste... perché il Vero Padrone di Casa sta per tornare (Ved. QUI) e sono proprio gli accadimenti in corso ad essere forieri di un capovolgimento inaspettato quanto epocale!

Ecco allora che tutto ritrova un senso, tutto corrisponde alle innumerevoli profezie antiche e moderne (cfr. QUI) e nulla è affidato al "caso" perché questo non esiste!




Ed anche le due ultime calamità descritte nell'Esodo, vale a dire le Tenebre che copriranno la Terra (QUI, un'ampia panoramica) e la Morte dei Primogeniti maschi, acquistano una luce nuova agli occhi della Conoscenza interiore sostenuta dallo Spirito.

Esse, non ancora manifestatesi, ricalcheranno i tempi antichi, forse con modalità diverse e plausibili, ma nell'essenza porranno fine alla «Età di Caino» (ved. QUI) che orgogliosamente ha voluto misurarsi con Dio fino ad annientare sé stessa in un bagno di Luce.

Per  gli  uomini  giusti,  finalmente,  sta  per  aprirsi  il  nuovo "Mar Rosso" che li porterà alla tanto agognata "Terra promessa", l'inedita dimensione che tergendo le loro lacrime dopo millenni di sofferenza e di affanno li proietterà, liberi, nella magnificenza  della  vita  che  hanno  sempre desiderato.


giovedì 15 settembre 2016

Teresa Neumann e "l'Età di Caino dal 1999 al 2017"




Le Profezie di Teresa Neumann 

Sono innumerevoli i personaggi che hanno parlato della gravità di questa nostra epoca, e fra i tanti Teresa Neumann (biografia completa QUI), che è stata nelle sue visioni simboliche di una chiarezza e di una precisione incredibili nel descrivere, anticipandoli, i tempi che stiamo vivendo ora.

È da molto tempo che mistici e veggenti ci fanno predizioni sul futuro del mondo, precorrendo eventi che marcheranno in modo indelebile la storia dell'Umanità.

Un tema che, in questo drammatico momento della storia, risulta ancora più importante, dati i gravissimi rischi autodistruttivi a cui siamo soggetti sul piano ambientale e umano, a causa della terribile crisi economica mondiale, delle guerre già in atto e la caduta delle risorse, che potrebbero sfociare in un conflitto mondiale.

Ella nacque a Konnersreuth, un piccolo paese della Baviera settentrionale, l'8 aprile 1898. Primogenita degli undici figli di Ferdinand Neumann, sarto, e di sua moglie Anna Grillmeier, contadina. Battezzata poco dopo la nascita, il 10 aprile di una domenica di Pasqua, crebbe nel modesto ambiente familiare educata ai valori cristiani.

Dopo aver ricevuto la Cresima nel 1908 e la Prima Comunione nel 1909, avrebbe voluto diventare suora missionaria, ma l'inizio della Grande Guerra impedì la realizzazione di questa sua aspirazione.

Nei sogni e nelle percezioni profetiche Teresa indicò il massimo potere e dominio delle incarnazioni sataniche in un periodo che lei aveva chiamato "l'età di Caino", compreso  tra il  1999 e il  2017.

Disse esattamente che: "…la grande piaga si aprirà nel 1999 e sanguinerà per diciotto anni: sarà questo il tempo di Caino". Diciotto anni sono la somma del numero della bestia,  cioè  6+6+6=18,  svelato  dall'apostolo  Giovanni  nel  libro  dell'Apocalisse.




Ecco cosa riportò di questo periodo storico: "Vedo rovesciare sulla terra una cesta piena di serpenti, che strisciano sulle città e sulle campagne, distruggendo tutto. Sarà in questa età che trionferanno l'ignoranza, il disprezzo per la cultura, l'arroganza, la superbia, la violenza, il materialismo".

Aggiunse ancora: "Sul trono più elevato ho visto sedere il serpente dei serpenti. E ho visto l'asino dettare legge al leone... In quel tempo, troppi leoni avranno il cuore dell'asino e si lasceranno trarre in inganno".

E precisò: "Ho visto affidare il mondo a bestie orrende, con la testa d'asino e il corpo da serpente".

Molto interessante è la frase in cui la veggente dice: "Sul trono più elevato ho visto sedere il serpente dei serpenti", concetto che dà una connotazione chiara, su cosa o chi, ella possa aver indicato con questo termine.

Teresa Neumann conclude poi così: "Arriverà un momento in cui l'uomo e la terra saranno sporchi e corrotti a tal punto che non ci sarà altra soluzione al di fuori di quella di una pulizia generale, di un diluvio. Ma questa volta sarà un diluvio di fuoco".

Esistono dei richiami sul piano umano che tale periodo fino al 2017 abbia un reale riscontro nei fatti? La risposta è sì, e anche da fonti autorevoli, ne riporto alcune. (Cfr. anche QUI; ndr).

Nella primavera del 1997 venne costituita negli USA l'Organizzazione no-profit "Project for the New American Century" (Progetto per il Nuovo Secolo Americano), conosciuta anche come PNAC, uno dei principali "Think-Tank" (serbatoio di cervelli) dei neo-conservatori americani, di cui fanno parte personaggi come Dick Cheney, Donald Rumsfeld, Paul Wolfowitz, Jeb Bush, fratello dell'ex presidente George W. Bush.

Da questo gruppo di uomini scaturì quel terribile documento conosciuto come "Rebuilding America's Defences: Strategies, Forces And Resources for a New Century", (http://www.kelebekler.com/occ/pnac.pdf) nel quale sono fissate le strategie necessarie per realizzare il dominio economico e militare globale da parte degli Stati Uniti d'America.




Il dossier fu pubblicato nel settembre del 2000, e quindi redatto a cavallo dell'anno 1999. Fu proprio in quel progetto che venne fissato il concetto di "guerra infinita" da cui scaturirono, direttamente o indirettamente, tutti i gravissimi eventi che hanno segnato la storia degli ultimi anni:

‒ l'attentato alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001, la guerra contro l'Iraq, l'Afghanistan e la Libia, le varie crisi politiche ed economiche, l'abolizione di molte delle libertà democratiche, e via dicendo... che avrebbero segnato pesantemente il futuro in brevissimo tempo, se consideriamo anche l'attuale crisi in Siria e il sempre più imminente attacco all'Iran.

Notevole il fatto che, nonostante sia cambiata l'amministrazione americana con l'arrivo alla presidenza di Barack Obama, nulla sia cambiato. Mutano le facce ma non i piani… è evidente che il vero potere decisionale si trova da un'altra parte.

Nel riferimento al tempo di Caino 1999-2017 in cui la Neumann vide, come suddetto, la cesta piena di serpenti rovesciarsi ovunque, viene ad essere incredibilmente confermato il testo del PNAC dove è scritto, cosa ancor più sconvolgente, che entro il 2017 la Cina sarebbe stata in grado di contrastare politicamente, economicamente e militarmente, la potenza americana a livello mondiale.

È chiaro, quindi, che per gente dall'ottica basata soltanto su termini di potenza militare, dire che la Cina va fermata prima che possa diventare, già nel 2017, una minaccia seria all'egemonia Usa, significa una cosa sola: guerra!

Guerra alla Cina entro il 2017 dunque? Il futuro che il gruppo dirigente USA prepara per il mondo, è segnato da un tremendo conflitto militare con quella Nazione, dal poderoso armamento atomico.

Senza contare che anche la Russia, altro paese nucleare, dopo anni di assenza dalla scena internazionale, è fermamente intenzionata a recitare la sua parte, tutt'altro che da comparsa... e i suoi interessi collimano con quelli della Cina stessa.

Per cui, ci troviamo concettualmente e cronologicamente, proprio dentro il periodo indicato dalla Neumann, i diciotto anni del "tempo di Caino", che si concluderanno appunto nel 2017.




Anche attraverso le parole di un personaggio come il Principe Carlo d'Inghilterra emerge l'importanza di questa data come fine ultimo per salvare la Terra e i suoi abitanti.

Nel marzo 2009, con gran stupore di tutti, al convegno di Rio de Janeiro in cui si discuteva sulle misure da adottare per combattere la crisi economica a livello mondiale, parlando ad oltre 150 capi d'azienda egli lanciò un avviso agghiacciante:  "Il tempo per salvare il pianeta sta scadendo... restano solo 100 mesi".

Queste le parti più salienti del suo discorso: "Le proiezioni più ottimistiche ci dicono che abbiamo meno di 100 mesi per modificare il nostro comportamento, prima che i cambiamenti climatici comportino rischi catastrofici ed orrori inimmaginabili".

E continuò dicendo: "Le difficoltà che il mondo affronta oggi saranno nulla in confronto ai concreti effetti che il riscaldamento globale avrà sull'economia mondiale. I primi risultati sono che in vaste aree del mondo moltissime persone sono costrette sin da ora a fuggire da inondazioni o siccità.

C'è incertezza sulla produzione di cibo e sulla mancanza di acqua e, naturalmente, sulla crescente instabilità sociale e su potenziali conflitti. Essa incide sul benessere di ogni uomo, donna e bambino del nostro pianeta".

I 100 mesi menzionati dal Principe Carlo corrispondono a poco più di otto anni, e considerando che il discorso venne fatto nel marzo 2009, arriviamo esattamente al 2017...

Penso che storia e profezie vadano di pari passo, unendosi in un terribile e mortale abbraccio senza che la popolazione planetaria e i potenti del mondo diano il benché minimo segno, o poca presa di coscienza, di questi tremendi avvertimenti.

Notevole anche il fatto che il mese successivo dello stesso anno, nell'aprile 2009, il Principe Carlo, in visita da noi, lanciò il medesimo drammatico appello in un incontro ufficiale con Papa Benedetto XVI e al Parlamento italiano.

L'indicazione dei 100 mesi non era astratta, infatti in Italia il Principe disse che mancavano 99 mesi al punto di non ritorno. (Leggasi l'articolo su Repubblica, QUI).

Teresa Neumann, nelle profezie citate, ci ha descritto perciò lo scenario, purtroppo reale, dei tempi in cui stiamo vivendo, ma certamente non è la sola.


Teresa Neumann (1898 - 1962)

Molti altri mistici e veggenti hanno avvisato dei gravissimi rischi a cui stiamo andando incontro se non modifichiamo il nostro modo di vivere.

Accorati  appelli  dalla  Vergine Maria  e  dallo  stesso  Cristo non hanno finora avuto un reale e radicale ravvedimento dell'Umanità. Eppure, nonostante l'indifferenza dell'uomo, i richiami che arrivano dalla Sfera divina non cessano, anzi...

Quando la purificazione sarà completata, riprenderà la vita. L'uomo nuovo indosserà un abito novello, quello dell'umiltà e della fede, dei valori cristici, e si compirà anche la più importante delle profezie:

"In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell'uomo, (Cristo) venire sulle nubi con grande potenza e gloria.

Egli manderà gli Angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra fino all'estremità del Cielo." Mt. 24, 29 ‒ (Leggere l'intero attualissimo discorso profetico QUI; ndr).

Relazione, adattamento e cura di: Sebirblu.blogspot.it

Fonte: prefazione dal libro on line QUI.

domenica 11 settembre 2016

Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi!




Sebirblu, 11 settembre 2016

Ecco un'ottima analisi della situazione in cui l'Umanità, in gran parte indifferente e cieca, si trova a vivere con questo pontificato, dicendo: "Io delle cose riguardanti la Chiesa non mi interesso, anzi mi danno fastidio..." Ma dovrà molto presto, suo malgrado, prendere seriamente in considerazione il precipitare improvviso degli eventi...




Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi. 
La navicella di San Pietro se ne sta andando allegramente alla deriva 
quasi che una brama di autodistruzione li avesse afferrati. 
Sorge la domanda: quale padrone stanno servendo? 
di Francesco Lamendola

Oramai ne stiamo vedendo di tutti i colori, per cui, purtroppo, si finisce per non meravigliarsi più di nulla, per non scandalizzarsi, per non indignarsi.

Specialmente quando il cattivo esempio viene dall'alto, non c'è trombettiere o mascotte del reggimento, perfino vivandaia al seguito, che non si sentano autorizzati a stracciare e a lordare le bandiere, a tirare fango contro le uniformi, a ballare oscenamente sulle ceneri di ciò che un tempo furono onore, disciplina, spirito di sacrificio,  senso  del  dovere,  lealtà,  fedeltà,  coerenza.

La navicella di San Pietro se ne sta andando allegramente alla deriva e una parte dei marinai, invece di ammainare le vele, le mandano tutte a riva, quasi che una brama di autodistruzione li avesse afferrati; e il nocchiero, invece di tenersi sottovento, porta la nave di traverso alle onde e si direbbe che voglia offrirle il fianco per farle imbarcare più acqua che sia possibile, fin che le onde non l’avranno rovesciata e affondata.

Sorge allora la domanda: quale padrone stanno servendo, tutti costoro? Vedono il pericolo, vedono la rotta suicida su cui la nave si posta, eppure non fanno nulla per tentar di scongiurare la catastrofe imminente; al contrario, si direbbe che facciano di tutto per affrettarla, per renderla più certa e più immediata.

Eppure non sono degli stupidi; molti di loro sono persone intelligenti e preparate, pertanto sanno benissimo quello che stanno facendo.

Sapranno anche il perché? Sarebbe meglio pensare di no: perché, se non lo sapessero, a dispetto di tutta la loro intelligenza, sarebbero solo dei presuntuosi che hanno deciso di sfidare la rovina, in piena coscienza, illudendosi, forse, di riportare chi sa quale trionfo, mai visto e mai udito prima.

Cosa, questa, che tradirebbe il loro movente segreto, una sfrenata, folle ambizione, insieme ad una compulsiva, indomabile voglia di apparire, di essere al centro dell'attenzione, di ricevere applausi e, magari, anche critiche, ma comunque di far parlare di sé, di lasciare il segno.

Se, al contrario, sapessero perché stanno agendo in questo modo, cioè se stessero portando la nave verso il naufragio sapendo quello che fanno, allora sarebbe ancora peggio: l'unica conclusione possibile alla quale potremmo giungere, sarebbe che ad ispirarli non sia la voce di Dio, ma quella del Diavolo.


"Insidia" di Marcello Ciampolini

Il papa Francesco, ormai da molto tempo, si può dire quasi dall'inizio del suo pontificato, ha adottato un nuovo stile "pastorale" quello di sfidare, irridere e offendere i sentimenti di quanti, dentro la Chiesa, non la pensano come lui; di quanti non condividono certe sue aperture, certe sue "sparate", certe sue temerarie improvvisazioni.

Di quanti, soprattutto, si preoccupano di salvare la navicella di Pietro e non pensano solo in termini quantitativi, non sono dominati dall'ossessione di ritrovare i grandi numeri, le folle oceaniche del passato, ma di ricompattare il tessuto dogmatico, teologico e morale della Chiesa.

Ma anche di rinsaldare la fede vacillante di una parte significativa del clero, di ripartire alla ricerca delle anime da salvare e non solamente delle folle da attirare per i grandi incontri internazionali, come la Giornata Mondiale della Gioventù, dove, di cristiano e di cattolico, alla fine dei conti, si vede ben poco e si respira ancora meno.

Tutti i Papi del XX secolo, coscienti delle tensioni e delle contraddizioni innescate dai processi della modernità nella carne viva della Chiesa, clero e laici, hanno sempre tenuto conto della sensibilità dell'intero popolo di Dio: sia i Papi considerati, a torto o a ragione, progressisti, sia quelli considerati conservatori.

Tutti si sono sforzati di salvare la concordia o quantomeno l'unità all'interno della Chiesa; tutti hanno assunto un atteggiamento di rispetto e, fin dove possibile, di delicatezza verso quanti non condividevano appieno la loro linea.

Bisogna  dire,  peraltro,  che  prima  di  papa  Francesco  non  si  era  mai  parlato  di una "linea" pontificale, perché i Papi, tutti dal primo all'ultimo, si sono sempre considerati come i depositari e i custodi di una Verità da custodire, difendere e tramandare, non certo come gli autori di una innovazione unilaterale, di una accelerazione nel senso desiderato dal "mondo".

Le cose sono cambiate in quest'ultimo pontificato, davanti allo spettacolo, ormai pressoché quotidiano, di un Papa che polemizza in continuazione con i suoi veri o presunti "oppositori" che, non pago di averli esemplarmente castigati e mortificati ‒ come avvenuto nel caso dei Francescani dell'Immacolata (cfr. QUI; ndr) ‒ non si perita di denigrarli pubblicamente.

Di un Papa che sfrutta il pulpito delle sue omelie quotidiane nella Chiesa di Santa Marta, e soprattutto i microfoni dei giornalisti che lo intervistano, specialmente durante  i  suoi  spostamenti  aerei  nel  corso  dei  viaggi  pastorali,  per  indirizzare bordate  su  bordate  contro  quelli che lui giudica,  facendo  di  tutta  l'erba  un  fascio, i "conservatori", i "nostalgici" del passato e, naturalmente, i "nemici" del Concilio Vaticano II. (Cfr. anche QUI; ndr)




Spettacolo clamoroso, sconcertante, penosissimo: che non avremmo mai voluto vedere, cui non avremmo mai desiderato assistere. Spettacolo inaudito, se appena si riflette su quale sia la natura della missione del romano pontefice.

Chi è il Papa, infatti? Si risponde: il successore di San Pietro, che Gesù Cristo ha eretto a capo della sua Chiesa. Dunque, San Pietro e Gesù Cristo dovrebbero essere i suoi grandi, i suoi unici modelli; e nessun altro.

Ora, non ci risulta affatto, leggendo il santo Vangelo, che né San Pietro né tanto meno il divino Maestro, Gesù Cristo il Figlio di Dio, avessero l'abitudine di regolarsi in questo modo: di rivolgersi con tono d'incessante reprimenda, di sfida, di fastidio verso gli altri Apostoli; né, per la verità, nei confronti di nessun altro, né i semplici fedeli e neppure i non credenti.

No: non era questo il loro stile pastorale. Essi andavano alla ricerca della pecorella smarrita; cercavano di persuadere con l'esempio e con la dolcezza; certo, erano severi quanto alla sostanza del Vangelo, nel senso che non tolleravano storpiature o compromessi della dottrina di salvezza, ma erano estremamente pazienti e misericordiosi con i loro fratelli, compresi quelli che, a loro giudizio, si stavano allontanando, o erano in errore.

Questa dolcezza, questa carità, questa mitezza, Bergoglio le riserva esclusivamente agli altri: ai protestanti, ai musulmani, ai giudei, agli atei; quanto ai cattolici, li divide drasticamente in due campi: quelli che sono d'accordo con la sua "linea", e quelli che non lo sono; questi ultimi non solo non tenta di persuaderli, ma li provoca e li maltratta ogni santo giorno, senza misericordia, senza nemmeno un tratto di umana tolleranza o comprensione.

La misericordia Bergoglio la riserva unicamente ai lontani e ai diversi, primi fra tutti i migranti/invasori, da lui promossi tutti quanti, senza bisogno di quisquilie come l'accertamento individuale, al rango di "profughi" e, pertanto, di "fratelli bisognosi" meritevoli di ogni aiuto e di ogni comprensione da parte nostra. (Cfr. QUI; ndr).


Bergoglio a Lesbo - Grecia

Ma per i cattolici che egli, con pochissima stima, considera "tradizionalisti", e che sono semplicemente coloro i quali sono rimasti fedeli al Vangelo perenne e alla Chiesa di ieri, di oggi e di sempre, senza tanta teologia della liberazione (peraltro condannata in maniera esplicita da Giovanni Paolo II) e senza tanto buonismo e sociologia neomarxista o, peggio, neoradicale (si pensi alla sua stima dichiarata per personaggi come Pannella e Bonino, campioni del divorzio, dell'aborto, della eutanasia, della droga libera e dei matrimoni omosessuali), egli non ha che rimbrotti, frecciate, provocazioni e, in definitiva, disprezzo.

Il bello è che il "partito" clericale a lui favorevole non solo non fa nulla per attenuare queste sue asprezze, questa sua mancanza di tatto e di misericordia, questa sua durezza sgradevole e poco cristiana (si ricordi la luce cattiva che gli brillava nello sguardo quando, ai microfoni, ricordava che lui, l'allora sindaco Marino, in America non l'aveva invitato, no, assolutamente no, chiaro?) ma, come fanno i cortigiani di un sovrano che è sempre sopra le righe, lo fomentano, lo istigano e lo applaudiscono ogni volta che alza i toni e raddoppia le provocazioni.

La grande stampa cattolica, a cominciare da Avvenire e L'Osservatore Romano – per non parlare di Famiglia Cristiana che, in questa linea modernista e progressista si era messa già da tempo per conto suo, sovente in polemica con i predecessori del Papa attuale – si è schierata tutta al suo fianco, o meglio, al suo seguito.

Si legga, a titolo di esempio – uno fra mille – quanto scrive il vaticanista Luigi Accattoli per il mensile La Voce di Padre Pio (n. 5 del maggio 2016), che così conclude un articolo intitolato "Un vecchio pieno di giovinezza", che è tutto un panegirico di papa Francesco, anche negli aspetti più discutibili e divisivi del suo stile pastorale.

Tutti i Papi sono contestati, da dentro o da fuori, da destra o da sinistra. È inevitabile che una figura unica e bianca, posta sul candelabro, ogni giorno sotto gli occhi di tutti, non incontri il favore generale.

Ed è inevitabile che le sue decisioni scontentino alcuni o molti tra i tanti osservatori esteri e anche tra i cattolici. Ma se tutti i Papi sono contestati, i Papi riformatori sono contestati due volte: c'è un convincimento antico nella Chiesa Cattolica, ma anche nelle altre, che non si debba mai cambiare nulla e chi propone cambiamenti viene posto comunque sotto accusa.

Infine Bergoglio è contestato tre volte: tutti i Papi recenti cercavano di attenuare con il linguaggio il risentimento di quanti non erano d'accordo. Seppure dovevano contraddirli, provavano a farlo con buone parole.

Papa Francesco non si preoccupa di tenere buoni gli oppositori – qui è la più sorprendente delle sue novità – persino polemizza apertamente con loro, dicendo per esempio che quanti vogliono "tornare indietro" rispetto al Concilio Vaticano II sono "stolti" e "testardi".




Si tratta di un atteggiamento spregiudicato che è attribuibile alla "libertà di spirito" dei gesuiti che è famosa, e che Bergoglio ha più volte rivendicato. Una libertà che spiazza gli oppositori e che costituisce una delle migliori armi in mano al riformatore venuto "dalla fine del mondo".

Molti si chiedono che succederà "dopo" che Francesco sarà uscito di scena. Sarei tentato di scommettere che se durerà quanto Benedetto – cioè otto anni – riuscirà a porre le premesse perché il successore possa continuar l'opera avviata.

Possa, o debba? Perché, se il motto di papa Francesco è "indietro non si torna", allora egli sta facendo una cosa ancor più grave che imporre la "sua" linea; quasi che il Depositum Fidei, del quale è solo il custode, gli appartenesse in proprio, compresa la licenza di modificarlo a suo arbitrio.

Sta addirittura gettando le premesse per una svolta irreversibile, per una mutazione genetica definitiva della Chiesa cattolica. Ma ne ha il diritto giuridico, morale e pastorale?

Perfino i suoi ammiratori, se fossero in buona fede, dovrebbero convenire che questa, forse, non è precisamente l'opera che si domanda di svolgere ad un pontefice nel momento in cui viene eletto a capo della Chiesa cattolica.

Si noti, peraltro, il sofisma svolto da Accattoli: Bergoglio viene criticato ("tre volte": come dire, tanti nemici, tanto onore) perché il suo stile consiste nel polemizzare apertamente, sfidare e offendere gli "oppositori" (perché chiamare dei cattolici, come lui fa, "stolti" e "testardi", è un vero e proprio offendere).


Luigi Accattoli, vaticanista di "Repubblica"

Ma allora, egli viene criticato perché è progressista, o perché non rispetta e, anzi, provoca e insulta chi non è d'accordo con lui? Sono due cose diverse; non è lecito confonderle. Del resto, un Papa che sia anche responsabilmente il capo della Chiesa cattolica (ma non aveva esordito dicendosi, semplicemente e assai umilmente, soltanto "il vescovo di Roma?") dovrebbe preoccuparsi, e molto, di avere degli "oppositori".

Non è una cosa normale: chi resta fedele all'insegnamento di Cristo, non ha "oppositori" dentro la Chiesa, se non gli eretici. Dunque, i "conservatori" sono diventati eretici? Perché, se così non fosse – e ci sembra che nemmeno lui e i suoi seguaci e ammiratori, tipo Enzo Bianchi, siano arrivati a tanto – allora non resterebbe che l'altro corno del dilemma: che eretica sia una certa "linea" da lui portata avanti con estrema decisione e ostinazione (a proposito di "testardaggine").

Tutto questo fa ancora più specie se si considera che, dalla bocca del Papa, non è mai uscita una sola parola, non diciamo di rimprovero, ma neanche lontanamente di ammonimento, per quanto blando, nei confronti dei seguaci delle altre religioni e delle diverse confessioni cristiane, per non parlare degli atei dichiarati e militanti: tutte bravissime persone, a sentir lui.

E basti pensare che, davanti alla persecuzione e allo sterminio di migliaia e migliaia di cristiani in tutto il mondo ad opera dei terroristi islamici, e davanti al sangue ancora caldo di padre Hamel, sgozzato sull'altare in una chiesa della Normandia da due ragazzi islamici, Francesco ha avuto l'ardire di negare che esista un fondamentalismo islamico, che vi sia un problema islamico...

Ma anzi ha sostenuto, con una logica aberrante, che, semmai, un fondamentalismo esiste anche fra i cristiani, e così pure un terrorismo, visto che... vi sono dei mariti, di religione cattolica, i quali uccidono le loro mogli, o le suocere.

Che dire poi della "famosa libertà di spirito dei gesuiti", di cui parla Accattoli? Non ci risulta per niente. Al contrario, si sono sempre vantati di obbedire (alla Chiesa?) "perinde ac cadaver", cioè come cadaveri... (Ved. QUI; ndr).

Francesco Lamendola ‒ (il suo profilo QUI; ndr).

Chiosa di Sebirblu con un'immagine
di
Gustave Doré

"Il Cielo e la Terra passeranno, ma le Mie parole non passeranno"
Mt. 24, 35  

Relazione e cura di: Sebirblu.blogspot.it