martedì 21 aprile 2015

Anima stanca che ti accasci sull'orlo della via...

di Pietro Ubaldi




Sebirblu, 21 aprile 2015

Solo qualche parola sommessa, per non turbare la lettura di questo splendido brano di incoraggiamento per chi soffre, scritto, sotto ispirazione, da Pietro Ubaldi (per conoscerlo meglio, QUI). Ma vi consiglio anche di leggere QUI, QUI, QUI e QUI.

Per coloro che interiormente vibrano e sentono, qualsiasi altra espressione diventa superflua.  Solo il silenzio merita di essere osservato.




La Preghiera del Viandante

Anima stanca che ti accasci sull'orlo della via, sosta un istante nell'eterno cammino della vita, deponi il fardello delle tue espiazioni e riposa.

Ascolta come è piena di armonie l'opera di Dio! Il ritmo dei fenomeni emana una musica dolce e grandiosa. Attraverso le forme esteriori i due misteri, dell'Anima e delle cose, si guardano e si sentono.

Dal profondo, il tuo Spirito ascolta e comprende. La visione delle opere di Dio dà la pace e l'oblio; di fronte alla divina bellezza del Creato la tempesta del cuore si acquieta; passione e dolore si assopiscono in un lento e dolce canto senza fine.

Sembra che la mano di Dio, tramite le armonie dell'universo, sfiori quale brezza confortante la tua fronte prostrata di fatica e vi sosti come una carezza.

Bellezza, riposo dell'Anima, contatto col divino!

Così il viandante stanco si rianima in un rinnovato presentimento della sua meta. Non è più lungo l'andar tanto lontano, quando un istante si sosta per attingere alla Sorgente.

Allora l'Anima contempla, anticipa, si risolleva lungo la via. Con lo sguardo fisso verso l'Alto è più facile riprender poi il faticoso cammino.




"Sulla via dolorosa, sosta; tergi la tua lacrima e ascolta...

Il Canto è immenso, le armonie giungon dall'infinito,
per baciarti in fronte, o stanco viandante della vita.

Accanto al tuono delle voci titaniche dell'universo,
bisbigliano in un ricamo di bellezze,
le minime voci delle umili creature sorelle.

"Anch'io, anch'io", ciascuna grida "sono figlia di Dio e lotto e soffro,
porto il mio peso e tocco la mia vittoria; anch'io sono vita, nella gran vita del Tutto".

E Tutto, dal fragore della tempesta al mattutino canto del sole,
dal sorriso del neonato al grido straziante dell'Anima,

Tutto dice se stesso, nella sua voce;
e si accorda con le voci sorelle.

Tutto esprime il suo intimo mistero;
ogni essere manifesta il Pensiero di Dio.

Quando il dolore addenta le tue più intime fibre del cuore,
tu odi una voce che ti dice: Dio;

quando la carezza del tramonto ti addormenta
nel sonno cheto delle cose tutte,
una voce ti dice: Dio.

Quando la tempesta muggisce e la terra trema,
una voce ti dice; Dio.

E la visione stupenda supera ogni dolore".




Sosta, ascolta e prega. Allarga le braccia al Creato e con esso ripeti: "Dio ti amo". La tua preghiera, non più sgomenta ammirazione della Potenza divina, è ora più alta: è Amore.

È la preghiera dolce, che va come un canto che l'Anima ripete, echeggiante di zolla in zolla per la terra tutta, di onda in onda per i mari, di stella in stella per gli spazi immensi.

È la parola sublime dell'Amore, che le unità colossali degli universi ripetono accanto e all'unisono con la voce sperduta dell'ultimo insetto che si nasconde timido fra le erbe. Sembra sperduta, eppure anche questa Dio conosce, raccoglie ed ama.

Nell'infinito dello spazio e del tempo, questa forza sola, quest'immensa onda d'Amore tutto sostiene compatto in armonico sviluppo di forze.

La suprema visione delle ultime cose, dell'ordine in cui vanno tutte le creature, ti darà un senso di pace, di pace vera, di pace profonda dell'Anima sazia perché vede la più alta sua meta.

Così Dio ti appare ancor più grande che nella Sua Potenza di Creatore; ti appare nella Potenza del Suo Amore. Esplodi Anima; non temere. Il nuovo Dio della buona novella di Cristo è Bontà! Non più i vendicativi fulmini di Giove, ma la Verità che convince, la carezza che ama e perdona.

L'infinito abisso in cui guardi sgomento non è lì per ingoiarti nella tenebra del mistero, ma si fa pieno di Luce e dentro vi canta senza mai fine l'inno della vita. Gettati al sicuro perché quell'abisso è Amore. Non dire: non so, ma dì: io amo.




Prega. Prega dinnanzi alle immense opere di Dio; dinnanzi alla terra, al mare, al cielo. Chiedi loro che ti parlino di Dio, chiedi agli effetti la voce della causa, domanda alle forme il pensiero e il principio che tutte le anima.

E le forme tutte ti si affolleranno intorno; ti tenderanno le loro braccia fraterne, ti guarderanno con mille occhi fatti di Luce, l'eterno sorriso della vita ti avvolgerà come una carezza.

E le mille voci diranno:

"Vieni fratello, sazia il tuo sguardo interiore, attingi forza alla visione sublime. La vita è grande e bella, ed anche nel dolore più atroce e tenace è sempre degna di essere vissuta".

E ti prenderanno per mano, gridando:

"Vieni, varca la soglia e guarda nel mistero. Vedi: tu non puoi morire, mai, mai morire. Il tuo dolore passa e per esso tu sali e il risultato resta.

Non temere morte e dolore. Essi non sono né fine, né male; sono il ritmo del rinnovamento e la via delle tue ascensioni. La vita è un canto senza fine. Canta con noi, canta con tutto il Creato l'infinito Canto dell'Amore".

Così prega, o Anima stanca:

"Signore, benedetto sia Tu, soprattutto per fratello dolore, poiché esso a Te mi ravvicina. Io mi prostro alla Tua opera grande, anche se in essa la mia parte è fatica.

Nulla posso chiederti perché tutto è già perfetto e giusto nella Tua creazione, anche il mio soffrire, anche la mia imperfezione che passa. Attendo al posto del mio dovere la mia maturazione. Nella Tua contemplazione, riposo".

Rispondi, o Anima, all'immenso amplesso e sentirai veramente Dio.

Se l'intelligenza dei grandi si prostra e venera, sgomenta di fronte alla potenza del concetto e della sua realizzazione, e si accosta al divino per le faticose vie della mente, il cuore degli umili giunge a Dio per quelle del dolore e dell'Amore. Lo sente per mezzo di questa più profonda sapienza.

Così prega o Anima stanca. Posa il capo sul Suo petto e riposa.

Tratto dalla "Grande Sintesi" di Pietro Ubaldi.

Relazione, adattamento e cura: Sebirblu.blogspot.it

sabato 18 aprile 2015

La Meravigliosa Realtà dei Luoghi ad Alta Energia


Stonehenge - Wiltshire - Inghilterra

Sebirblu, 16 aprile 2015

Gentili Amici, l'articolo che oggi vi invito a leggere riguarda un aspetto quasi del tutto sconosciuto ai più, ma che è indispensabile conoscere per capire meglio l'ambiente nel quale viviamo e poter scegliere con maggiore consapevolezza come muoverci e perché.

Lo scrittore biologo di questo lavoro, Sergio Costanzo, merita di essere menzionato per la sensibilità e la cultura (1° premio al concorso nazionale "Italia medievale 2011", con il romanzo "Io Busketo") che lo hanno indotto a far parte di varie missioni in giro per il mondo con il "Gruppo di Chirurgia d'Urgenza" (vedere QUI e QUI).

Ritengo che persone come questa contribuiscano ad arricchire il genere umano aiutandolo ad evolversi più celermente, sempre che si abbia il desiderio di porvi la dovuta attenzione e riflettere.


La Porta del Sole - Tiahuanaco - Bolivia

Luoghi ad Alta Energia

Il luogo è per definizione "una porzione di spazio dalla rete materialmente o idealmente delimitata". Dalla notte dei tempi, le necessità fondamentali dell'essere umano sono rimaste inalterate: reperire il nutrimento fisico e spirituale.

È per rispondere a questo bisogno primordiale che l'uomo nel corso dei millenni ha delimitato fisicamente, ma soprattutto idealmente, siti particolari per connotazioni geofisiche ed energetiche.

Energia, un termine derivato dal greco, dato dalla fusione di due parole: "en" = dentro  ed  "ergon" = lavoro, opera.

Dunque, "Luoghi d'Energia", ovvero porzioni di spazio idealmente o concretamente circoscritti  in  grado  di  produrre  autonomamente  e intimamente  un  lavoro.

In altre parole località capaci di emanare energie di varia natura che inevitabilmente si compenetrano e interagiscono con tutte le altre forme energetiche, inclusa quella condensata, ossia, la materia.

Associare i due termini e i significati che sottendono è invero abbastanza arduo ed inusuale almeno per l'uomo moderno, ma questo concetto è stato il fondamento su cui si è basata la ritualità e la quotidianità umana in ogni epoca e ad ogni latitudine.

I "Luoghi d'Energia o Luoghi Alti" come li definiscono i francesi, hanno da sempre rappresentato un punto di riferimento per l'uomo alla ricerca del benessere e della salute fisica, ma soprattutto del contatto col Trascendente.

Nel corso dei millenni,  in  virtù  delle  loro  caratteristiche,  questi  siti  sono  divenuti aree di culto, in onore di divinità le più disparate, o luoghi di cultura e potere. Paradossalmente questo intimo legame tra energia e fede, energia e conoscenza, ne ha decretato l'alienazione e l'oblio.


Sacra di San Michele in Val di Susa - Torino

Le nebbie del passato vanno gradualmente dissolvendosi e da più parti si alzano voci autorevoli, nel tentativo di portare l'uomo a riappropriarsi di quella cultura e quella conoscenza che gli erano proprie.

Purtroppo, agli albori del terzo millennio, vittima consapevole eppur complice di una fretta imperante, l'uomo ha poco tempo e poca voglia di porsi domande e, in questo contesto di cultura preconfezionata, preferisce assumere una forma mentis non sua alla quale si adegua e si adatta.

"Cogito ergo sum" sembra così fuori moda da apparire offensivo e molte riflessioni sulla natura dei luoghi e sul rapporto intimo con la terra sono relegate al mondo degli "esoteristi", degli "studiosi del paranormale", degli "scienziati di frontiera" o dei curiosi  come  me.

Così, purtroppo, molti richiami cadono nel vuoto. Se per esempio le teorie del Dottor Hartmann (QUI) fossero state recepite con più attenzione, oggi forse saremmo qualche passo avanti nell'irto ed erto cammino per il recupero della Conoscenza e padroneggeremmo un sapere che è invece relegato ancora al mondo delle cose oscure e nascoste.

Una conoscenza che era insita in tutte le culture antiche e che era stata trasmessa e conservata con cura da generazioni di sciamani, sacerdoti, veggenti, sensitivi, druidi, profeti, monaci e architetti.

Ecco dunque il perché di questo sito ideale e concreto, un tentativo modesto di aprire uno spiraglio, di esplorare il nostro mondo, di concepire la Terra come un essere vivo e pulsante capace di agire, reagire e soprattutto interagire con l'uomo e la sua energia.

Templi, caverne, menhir, piramidi, moschee, piccole pievi romaniche o maestose cattedrali, chi di noi in certi luoghi non si è sentito almeno una volta accolto, abbracciato, sollevato, e il suo respiro si è fatto sincrono, ritmato, con un altro soffio più ampio, immenso...

Questi luoghi che dalla preistoria hanno richiamato a sé l'uomo, sono stati frequentati, armonizzati, modificati, usurpati, ma ancora oggi il battito della Terra è forte e presente.


Tombe dei Giganti a Coddu Vecchiu in Sardegna

I Luoghi

Che cos'è dunque un luogo d'energia? È scientificamente provato che utilizziamo solo il 10% delle nostre potenzialità cerebrali. Anche la percezione, attraverso i nostri sensi, è parziale. Riusciamo ad udire solo determinate frequenze, così come riusciamo a vedere e a percepire solo una gamma limitata di radiazioni cromatiche.

Tutto ciò è considerato normale, mentre non si pensa altrettanto di persone che manifestano capacità "extrasensoriali". Un rabdomante per esempio riesce a sentire l'acqua a diversi metri sotto terra, un radioestesista riesce a captare le energie sottili o le onde di forma. Tali facoltà erano nei tempi passati considerate doni, coltivate, e utilizzate.

Ebbene  i  luoghi  d'energia, naturali  o  creati dall'intervento umano, sono  quei  posti che contribuiscono ad aumentare le nostre percezioni, il nostro benessere, il nostro metabolismo,  fino a giungere a diretto contatto con il Trascendente.

L'attenzione estrema che i nostri antenati ponevano nell'ascoltare il ritmo della terra, li portava non solo ad identificarne i punti energetici, ma anche le aree dove fosse malsano  abitare,  vivere,  lavorare.

Le conoscenze della loro salubrità o meno sono state quasi sempre appannaggio della casta sacerdotale. Nell'antichità i cinesi sceglievano le zone dove costruire secondo lo studio delle simmetrie dell'ambiente circostante. Greci e latini facevano pascolare e dormire le greggi per un anno sui terreni dove volevano costruire.

Nei vecchi monasteri in Himalaya si orientavano le celle per i monaci in modo che fossero contenute entro uno spazio del reticolo di Hartmann, e quindi in zona neutra. Gli antichi luoghi sacri pagani e paleocristiani sono saturi di energia positiva.

Dolmen, obelischi, menhir, piramidi e poi le grandi cattedrali: i costruttori hanno sempre tenuto in considerazione lo studio e la ricerca di ambienti carichi di energie positive e della neutralizzazione di quelle negative.


Menhir a Pranu Muteddu - Goni - Cagliari

Dai Menhir alle Cattedrali

I menhir punteggiano la superficie della Terra dall'estremo Oriente all'Irlanda, sull'isola di Pasqua come in Africa o in Australia, in Sud America come negli attuali Stati Uniti. La cultura megalitica permetteva all'uomo di rilevare i nodi geo-patogeni, o zone ad energia nociva.

Collocare a terra un menhir equivaleva a praticare una sorta di agopuntura per trasformare le griglie vibratorie negative, una sorta di sanificazione del terreno, e gli obelischi di pietra fungevano da trasmettitori che irradiavano nella zona circostante energia positiva, una funzione che anche oggi continuano ad avere.

Gli antichi Romani non solo orientavano tutte le costruzioni in relazione ai reticoli, come del resto i Celti prima di loro, ma il tracciato delle loro strade, seguendo le indicazioni degli àuguri (QUI), evitava dove possibile luoghi ad energia deleteria.

Questo per ridurre l'affaticamento dei loro soldati in marcia. Così nell'antica India, le griglie sono state usate per definire il concetto degli otto dishas (una sorta di sesto senso) e più precisamente per stabilire l'orientamento delle tempie (e quindi della testa) in relazione alle zone ove risiedere, come è spiegato nei Vastushastras.

I costruttori di cattedrali nel medioevo, oltre ad usufruire delle località già conosciute sotto il profilo cultuale ed energetico, eressero meravigliose torri aventi, tra l'altro, la funzione di antenne ricetrasmittenti di energie cosmo-telluriche.

In definitiva alcuni luoghi furono selezionati, frequentati, modificati, al fine di potenziarne gli effetti benefici e quindi migliorare le condizioni vitali degli uomini; altri invece furono scelti e potenziati a fini terapeutici o per innalzare lo Spirito verso mondi superiori.


I Moai giganti dell'Isola di Pasqua

I Megaliti

Le civiltà che ci hanno preceduto su questa terra hanno lasciato, sin dall'epoca eneolitica (eneo = di bronzo), tracce evidenti e affascinanti che le culture successive hanno tentato di spiegare, plagiare, demonizzare.

In alcune zone del pianeta riscontriamo un'ampia quantità e qualità di testimonianze, ma si può considerare che i menhir siano dispersi in tutto il mondo.

"Menhir" è un termine di derivazione brétone e significa "luogo delle pietre" o "lunghe pietre" e proprio la Britannia è forse uno dei paesi dove è possibile rilevarne un numero maggiore.

Nella foresta di Montargis si trova un menhir presso il quale ancora adesso si recano le donne che non riescono a concepire.

Oltre all'aspetto vibrazionale, è importante sottolineare lo sforzo e le implicazioni tecnologiche che hanno permesso l'escavazione, il trasporto e la posa di questi enormi massi, aspetti ancora non del tutto chiariti.

Dove non arrivò la ragione poté l'immaginazione o ancor più la Chiesa. Così i vari siti megalitici che oggi conosciamo vennero considerati opera dei pagani o del diavolo, identificando i menhir come fanciulle pietrificate per aver violato un comandamento, o buoni cristiani ridotti in pietra da Satana in persona.

Ci fu così nel tempo il tentativo di "cristianizzare" i menhir, certamente con scarso successo. Queste pietre infisse nel terreno si ritrovano dunque in tutto il mondo.


Un esempio di "cristianizzazione": il Menhir "La Butte" vicino a Combourg - Francia

Anche se i cultori della storia dell'arte e dell'archeologia non hanno azzardato accostamenti, dal punto di vista del ruolo deputato a tali strutture, si possono tentare delle ipotesi.

Citerei ed accomunerei ad esse gli obelischi, presenti soprattutto in Africa e in Medio Oriente (quelli di Karnak, in Egitto, risuonavano come enormi diapason), ma anche le enigmatiche figure antropomorfe dell'Isola di Pasqua, le colonne ferree e le nostre steli di Luni, in Toscana.

Anche nei centri oracolari, che erano caratterizzati dalla presenza di pietre fittili (plasmate con la terracotta; ndr) e spesso ad una certa distanza dal blocco principale, erano collocati altri massi minori, quasi a costituire una rete per la circolazione delle energie.

A Delfi esiste ancora una copia dell'Omphalos (ombelico), una pietra infissa a terra. Si narra che il luogo era dedicato a Gaia, ed era protetto dal serpente Pitone. Apollo uccise il serpente e sul luogo della contesa fece erigere una colonna.

Analoga storia si racconta per Delo, o per Montovolo (centro oracolare etrusco sull'appennino tosco emiliano). A Pergamo in Turchia, la pietra che indica l'omphalos ha due serpenti scolpiti in bassorilievo, animali utilizzati per simbolizzare le forze energetiche sotterranee.

Una nota particolare per reperti litici poco conosciuti, ma anch'essi dispersi in tutto il mondo. Si tratta di sfere di dimensioni e peso considerevoli, alcune volte rinvenute isolate, altre inglobate in complessi architettonici di successiva edificazione.


Le Sfere litiche di Moeraki - Nuova Zelanda

In Europa si rilevano più numerose in Serbia, ma segnalazioni certificate le collocano in 122 nazioni. Queste pietre infisse nel terreno, dunque, hanno costituito antenne ricetrasmittenti di energia cosmo-tellurica a beneficio degli uomini che seppero come usarla.

Nei primi secoli del cristianesimo, un gruppo di asceti (chiamati stiliti; ndr) scelse come luogo di meditazione l'apice di monoliti infissi nel terreno e in alcuni casi lo elesse a propria dimora. Il più famoso di essi è sicuramente San Simeone Stilita che in Siria dimorò per quasi trent'anni alla sommità di una colonna alta 17 metri.

È logico pensare che oltre alla loro carica votiva, questi uomini ricevessero e usassero una particolare energia proprio dal luogo ove risiedevano. Vicino alla colonna, intorno al 490, fu edificato un complesso monumentale abbandonato in seguito per l'avvento dell'Islam.

Oggi, di quella colonna rimane solo un moncone eroso dal tempo e dall'incuria. Sarebbe interessante analizzare, anche da un punto di vista radioestesico, l'energia di tali aree.


Rovine della chiesa di San Simeone, in Siria, con al centro i resti  della sua colonna. 

I menhir di pietre isolate sono stati poi messi in modo da formare dei complessi in fila, talvolta di poche unità, come nell'area sacra di Sa Perda Longa in Sardegna. Questi allineamenti, seguivano verosimilmente vie d'acqua sub-aeree o linee di energia particolarmente potenti.

Impressionante il numero e le dimensioni dei menhir allineati a Carnac, in Francia. La leggenda vuole che una folla inferocita inseguisse un tale e che per intervento divino venisse pietrificata.

Altre strutture organizzate sono definite "Cromlech", (dal gallese crom = rotondo, e lech = pietra) costruzioni circolari la cui funzione era forse molteplice, sacrale ed astronomica.

Anche se la maggior parte di questi recinti sacri si ritrova nel nord Europa, vi sono alcuni esempi anche in Italia e in particolare in Valle d'Aosta. Il più famoso e studiato rimane quello di Stonehenge, ma vale la pena di ricordare anche il cerchio di Avebury.

Altre edificazioni litiche posizionate in luoghi a particolare carica energetica sono i "Dolmen" (dal bretone dol = tavola, e men = pietra) lastre poste orizzontalmente su sostegni verticali.

La Sardegna può vantare il più importante Dolmen di tutta l'area mediterranea, un insieme roccioso del peso complessivo di 27 tonnellate.  (Alto m 2,70 e lungo m 5). 


Ecco il Dolmen gigante di Sa Coveccada, in Sardegna, a cui si è appena fatto riferimento. 

Le Vie Cave o Tagliate Etrusche

Altre zone abbastanza misteriose per origine e significato, sono le Tagliate Etrusche. Disseminate in tutta la Toscana ed il Lazio, sono vere e proprie vie cave intagliate nella roccia. Sono state avanzate alcune ipotesi, ma tutte fumose e poco convincenti.

È noto che la religione etrusca fosse impregnata di concetti divinatori ed esisteva un vero corpus letterario che i Romani chiamarono "Disciplina etrusca". Erano abili minatori e molto del loro sapere era attribuito alla Terra.

La leggenda narra che il dio Tàges, sotto le spoglie di neonato, era apparso tra le zolle del campo che il leggendario eroe Tarconte stava arando. Il fanciullo spiegò i segreti della divinazione da cui il nome "Disciplina Tagetica".

È verosimile che le vie cave seguano vere e proprie linee di forza e che i luoghi di culto, oggi abbandonati e spesso irraggiungibili, fossero luoghi di alta energia, come le aree scelte dagli stiliti.  Sarebbe interessante valutarne il reale stato energetico.


Via Cava o Tagliata etrusca, scavata nel tufo - Toscana

Pozzi e Sorgenti

Analizzare la miriade di sorgenti ed acque alle quali nel tempo sono state attribuite proprietà particolari, è pressoché impossibile.

Vale la pena ricordare tutte le fonti termali di cui la nostra Italia è particolarmente ricca. È risaputo che ogni acqua ha effetto terapeutico per l'una o l'altra patologia, ma nessuno ha mai saputo dare una spiegazione scientifica al fenomeno.

Sono dell'opinione che la ragione vada ricercata nell'ambito delle energie che l'acqua con la sua capacità chimica, ma anche con la sua memoria specifica è in grado di veicolare. Molti dei santuari edificati in epoca cristiana hanno incorporato pozzi o fontane ed ancor oggi all'acqua sono legati fenomeni denominati "miracoli".

Voglio qui ricordare il Pozzo di Santa Cristina in Sardegna. La vista dall'alto ne evidenzia una struttura esterna a "serratura" forse in assonanza con l'organo generatore della Dea Madre. Al centro del monumento una scalinata scende nel sottosuolo.


Il Pozzo Sacro nel complesso nuragico di Santa Cristina a Paulilatino - Oristano - Sardegna

Tutte le strutture murarie sono di pietra basaltica, facilmente reperibile ma di eccezionale durezza alla lavorazione. La costruzione risale al XII secolo avanti Cristo e da allora è stata sede di cerimonie liturgiche che hanno attraversato il tempo e la storia.

È stata condotta un'attenta analisi e sono stati diagrammati i livelli energetici che variano man mano che si scende la scalinata, fino ad arrivare in contatto con l'acqua. Seguendo quanto affermato da Mario Aresu e Lello Fadda, al primo gradino, sono stati rilevati 2.000 Bovis (QUI).

Il livello sale via via che la discesa procede, fino ad arrivare a 7.800 Bovis al decimo gradino. Scendendo ancora si arriva al ventiquattresimo gradino con 34.000 Bovis e al contatto con l'acqua se ne raggiungono 410.000.

Questi livelli energetici fanno pensare che l'avvicinamento alle acque rappresentasse un vero e proprio cammino di iniziazione o comunque un percorso di scarico e ricarico di energie per chi si fosse recato giù al pozzo e si fosse immerso nelle sue acque.

Fonti greche e latine riportano dell'usanza dei Sardi di recarsi presso i loro monumenti per i riti di "incubazione". Si trattava di rituali di guarigione in cui, per cinque giorni e cinque notti una persona soggiornava o addirittura dormiva in queste aree ad alta vibrazione.

(La descrizione sui pozzi e le sorgenti prosegue con un altro esempio che potrete continuare a leggere al link della fonte di provenienza al termine di questo post; ndr).

Pozzi analoghi sono numerosissimi in Sardegna, almeno 50, alcuni come quello di Milis a Golfo Aranci sono in pessime e degradate condizioni. Ne esistono anche nel resto d'Italia e d'Europa. Sicuramente però, o se ne è perduta la traccia o sono stati immessi e snaturati da costruzioni posteriori.

Cito solo per cronaca il pozzo druidico di Chartres, posto 37 metri sotto il pavimento e ormai sacrificato alla splendida cattedrale gotica. Sarebbe interessante riuscire a scorgerne altri.




Le Piramidi

Molto, forse troppo, si è detto e scritto intorno alle piramidi. Ancora pochi, o relegati al mondo del paranormale, sono i contributi che affrontano l'argomento da un punto di vista vibrazionale.

Mi piace ricordare che tre grandi personaggi della storia, che non esiterei a definire "iniziati" decisero di dormire, (vedi sopra riti di incubazione), nella grande piramide di Cheope.

Se Alessandro Magno, Giulio Cesare e Napoleone Bonaparte fecero tanta strada e condussero perigliose campagne militari allo scopo di sperimentare in prima persona le proprietà energetiche di questa enorme struttura, un motivo ci sarà stato di certo.

La grande piramide è dunque la più studiata; grande interesse destano le sue dimensioni, gli allineamenti rispetto ai sistemi stellari, il ripetersi, nelle sue proporzioni, delle più importanti costanti matematiche.

È definita di Cheope o Khufu in modo erroneo, giacché la stele scoperta da Auguste Mariette e attualmente conservata al museo del Cairo riporta che "Khufu pensò al restauro del tempio di Iside (Signora della Piramide), situato vicino alla Sfinge".

Ma questa edificazione è innanzitutto una macchina energetica capace di convogliare e amplificare le energie, e del resto l'origine del suo nome (pyr = fuoco) traducibile come "fuoco nel mezzo" lascia pochi dubbi.

Nel 1930 monsieur Bovis notò che gli animali rinvenuti morti al suo interno, non erano putrefatti, ma mummificati. Il filosofo Paul Brunton ottenne dal Cairo l'autorizzazione a trascorrere una notte nella camera del Re, e stilò un dettagliato resoconto dell'incredibile esperienza.

Successivamente grazie agli studi di Verne Cameron e Karl Drbal, si arrivò alla conclusione che le strutture geometriche a forma piramidale sono dei generatori di energia e che la loro massima emanazione si manifesta a circa un terzo dell'altezza totale.




Infatti, in questa posizione nella piramide di Cheope è collocata la Camera dei Re, la quale più che una tomba, è un luogo di culto e di guarigione.

Relativamente a tali costruzioni sono stati osservati due fenomeni particolari:

1. L'energia viene concentrata e convogliata intorno all'asse verticale che passa attraverso l'apice della piramide stessa.

2. L'energia esce dalla sua sommità in una forma a spirale.

Sono stati annotati molti fenomeni importanti utilizzando modelli fatti di pietra, legno, carta, plastica. Ponendo un alimento all'interno della piramide, ad un'altezza di circa un terzo del totale, l'alimento si disidraterà e se mantenuto a lungo verrà mummificato.

Il latte non va incontro a degradazione ma si trasforma in formaggio senza alcun additivo. I semi sottoposti a tale trattamento germinano più rapidamente e sono più sani di quelli comunemente trattati.

Potendo usufruire di grandi modelli dove un uomo può sedersi, si sono riscontrati benefìci rispetto a patologie in atto. Matematicamente, le piramidi sono proiezioni degli emisferi terrestri e quella di Cheope è in perfetta armonia con le espressioni del creato.

Come è noto, i monumenti più conosciuti aventi una struttura piramidale sono in Egitto e Messico, ma è doveroso ricordare anche, oltre agli Ziggurat babilonesi, l'insieme dei templi disseminati in estremo Oriente.

Essi, sebbene non presentino una struttura piramidale canonica, hanno però diverse caratteristiche in comune e spesso sono sovrastati da pinnacoli altissimi aventi verosimilmente le stesse funzioni attribuite ad un Menhir.

Contrariamente a quanto si pensa, le piramidi sono diffusissime in tutto il mondo. Si hanno testimonianze in Ucraina, in Brasile e Perù, in Mauritania, Mozambico e Namibia, ma anche in Australia e grande interesse destano quelle sommerse al largo dell'Isola di Pasqua e delle Bermude.

Anche l'Italia ha le sue: a Montevecchia in Lombardia, in Sicilia nei pressi di Enna ed in Sardegna a Monte d'Accoddi.


Le piramidi di Montevecchia, vicino a Milano, in Lombardia

I Templi "Pagani"

Quando si parla di luoghi d'energia, forse viziati da una certa moda o tendenza, la mente corre immediatamente alle popolazioni celtiche, bretoni o egizie e compiendo un salto epocale enorme, si approda come d'incanto alle cattedrali gotiche.

A titolo informativo, come ho già detto, si riporta ormai dappertutto come la cattedrale di Chartres fosse stata costruita ove anticamente c'era un pozzo druidico. È solo un esempio e ne potrei citare altri, ma quello che mi preme ricordare, sia pur brevemente, è che fra i Celti e gli architetti medievali, vissero, pregarono ed edificarono i Greci e i Romani.

Oggi tali culture sono relegate al pari dei Goti o degli Alani, fra le tradizioni pagane, per la sola colpa di essere vissute con splendore prima della predicazione di Cristo.

Le due grandi civiltà classiche ci hanno tramandato divinità proprie legate indissolubilmente ai boschi e alla terra, ma hanno anche teso un ponte tra l'Oriente e l'Occidente, introducendo in Europa alcuni riti di cui ancora si celebrano i misteri come quello Zoroastriano, o quelli legati alla grande Madre.

A partire dal III sec. a.C., il culto della dea egizia Iside, ebbe un ruolo di particolare importanza. Venne adorata sotto le sembianze di tenera madre del dio Horo fanciullo (Iside Lactans), ma anche in associazione a molte divinità del pantheon romano, quali Iside-Fortuna, Iside-Faria e Iside-Demetra.

Proprio quest'ultima associazione è particolarmente importante, dato che Iside-Demetra fu invocata dai romani come Cerere-Demetra,  dea dei boschi e dei campi.  In tutte le province romane il culto di Iside lasciò nei luoghi deputati alla sua adorazione, vestigia e testimonianze, che con la cristianizzazione furono assimilate o modificate.

In Francia, un piccolo villaggio sorse nelle vicinanze di un luogo dedicato a Iside. Per indicare il piccolo paese, si cominciò ad identificarlo come "par Isis", ovvero, vicino ad Iside. Questo toponimo attraversando i secoli e sopravvivendo nella cultura celtica al latino Lutetia, divenne Paris, attuale capitale Francese.


Cattedrale gotica di Chartres in Francia

Chiese e Cattedrali

L'avvento del cristianesimo, innestato quasi a forza in un tessuto sociale fortemente politeista, portò anche frutti amari.  I  luoghi  che  da  millenni  venivano  frequentati per le loro caratteristiche energetiche e talvolta terapeutiche, furono piano piano assimilati ad una religione che ne snaturò quasi per intero le connotazioni iniziali.

Inoltre ciò che era patrimonio culturale di molti, divenne in modo ancor più marcato che in passato, appannaggio di una classe sacerdotale che nei secoli conquistò un potere temporale mai raggiunto prima.

Nel tentativo di demonizzare tutto ciò che poteva costituire un legame col passato, anche le conoscenze profonde delle energie finirono al bando e fu solo grazie ad una nuova categoria di persone che furono preservate e non scomparvero per sempre.

La capacità di riconoscere un luogo d'energia passò lentamente dalle classi sacerdotali, alle varie compagnie di architetti e costruttori, che fin dall'Alto Medio Evo tentarono di recuperare e praticare le antiche conoscenze.

Lo stile Romanico segnò indiscutibilmente i primi secoli medievali per poi lasciare spazio al Gotico.

(Da questo punto ometto un'interessantissima, profonda, e dotta esposizione, con tanto di planimetrie sulle linee di forza e sull'importanza dell'acqua, entrambe presenti in alcune chiese, che troverete, come detto sopra, al link finale indicante la fonte dell'articolo; ndr).

Un breve accenno ad altri tipi di edifici sacri.


Moschea Blu ad Istanbul in Turchia

Le Moschee

Innanzi tutto l'avvento dell'Islam non comportò la distruzione degli edifici sacri preesistenti, anzi tutte le chiese di matrice egizio-siriaca rimasero intatte. In molti frangenti, le chiese furono modificate ed adattate al culto musulmano.

È il caso della grande Moschea Omayyade in Siria. Sorge nel luogo ove nel XI secolo a.C. gli Aramei eressero un tempio al dio Hadad. Con la romanizzazione ci fu la trasformazione del tempio e fu dedicato a Giove e in seguito fu eretta la grande basilica di San Giovanni Battista.

Quando nel 636 i musulmani entrarono in Damasco lasciarono ai cristiani l'uso parziale della chiesa e una parte fu adibita a moschea. A testimonianza di ciò, è ancora consentito ai cristiani entrare nella moschea e venerare presso la cappella dove ci sono i resti della testa decollata del Battista, oppure pregare, sia pure in silenzio.

Questa intesa durò fino al 705 quando il califfo Al-Walid decise di erigere la più grande moschea mai vista. La struttura fu ampliata, dotata di un cortile, le acque subaeree furono regimentate e convogliate alla grande fontana centrale.

L'insieme moschea-cortile, forma un rettangolo di 155 x 96 metri, dimensioni in rapporto aureo perfetto. La presenza dell'acqua è elemento comune a chiese e moschee. Considerando le condizioni climatiche del Medio Oriente, l'acqua acquista una plusvalenza.

Un luogo ove fosse presente l'acqua, oltre ad avere caratteristiche energetiche, diveniva automaticamente un luogo di potere, un luogo ambìto anche per il valore materiale dell'acqua. Possedere un pozzo è ancora oggi considerata una ricchezza.

Mi preme sottolineare che tutte le moschee hanno al loro esterno un pozzo ove attingere acqua indispensabile per le abluzioni. Ultimo elemento, se le cattedrali gotiche hanno imponenti torri, le moschee hanno snelli minareti.

La grande moschea di Damasco ne ha addirittura due, uno a metà del lato Nord, ossia il Minareto della Sposa, e l'altro all'angolo sud orientale, il Minareto di Gesù.

Secondo la tradizione musulmana infatti, nel giorno del Giudizio Universale, Gesù tornerà in terra e apparirà sul minareto. Un luogo d'energia importante direi, capace di unire nel rendiconto ultimo due religioni così lontane...


La grande Moschea Omayyade in Siria, ora rasa completamente al suolo purtroppo!

Concludendo

Tornando alle nostre chiese cristiane, aguzzando la vista, noteremo che molte hanno all'esterno un pozzo, di solito posto lateralmente.

Addirittura secondo la regola di San Bernardo, tutti i conventi venivano edificati seguendo precise disposizioni e il pozzo, di solito collocato al centro del chiostro e quindi a fianco della chiesa, era un elemento fondamentale.

Gli esempi di Friburgo e Grandson (che leggerete se lo desiderate, come detto sopra, al sito dell'autore; ndr) non sono che uno spiraglio in un mondo di Luce che ancora dobbiamo scoprire.

Probabilmente sarà necessario spogliarsi del nostro habitus di uomini moderni, rinunciando un pochino alla nostra estrema ratio, ma passo dopo passo potremo riappropriarci di molte cose che, sordi e ciechi, al momento, non riusciamo a cogliere.

Relazione, adattamento e cura: Sebirblu.blogspot.it

Fonte: SergioCostanzo.it

domenica 12 aprile 2015

Per Chi ha 4 Soldi in Banca. Leggere Assolutamente



Per chiarimenti andare al Post Scriptum

Sebirblu, 12 aprile 2015

Ovviamente, il titolo che ho dato a questo articolo è il classico "modo di dire", ma si adatta benissimo al contenuto tra il serio e il faceto scritto dall'autore, sicuramente per sdrammatizzare un po' l'amara realtà.

E visto che si parla di raggiri intenzionali perpetrati verso ignari cittadini al fine di renderli ancora più "schiavi", per chi non lo avesse letto, nel post recente da me tradotto e pubblicato QUI, non si parla solo di microchip ma anche di transazioni finanziarie super controllate, denaro virtuale e bancomat.

Vi consiglio perciò di leggerlo, perché più si conosce come stanno le cose, e prima possiamo sperare che cambino raggiungendo la famosa "massa critica" (come dice Gregg Braden QUI) che farebbe pendere la bilancia, finalmente, dalla nostra parte.



L'Inganno della "Riserva Frazionaria"

Poniamo che di questi tempi vi venga in testa un'idea del tutto astrusa: decidete di andare in banca a ritirare gran parte della somma che riposa sul vostro conto corrente. Non so, forse siete convinti che essa possa stare più al sicuro da qualche altra parte.

Magari, spaventati da trasmissioni demenziali che propongono il divieto di usare il contante, avete pensato che sarebbe meglio darsi una mossa e prelevarne un po' finché si è in tempo.

In fondo non importa la ragione, voi semplicemente avete avuto questa balzana idea di recarvi in banca a prelevare parte dei vostri soldi in contanti.

Entrate dopo aver svuotato almeno due volte le tasche nel portaoggetti, vi presentate allo sportello e reclamate il vostro denaro costituito da almeno quattro cifre.

Per  un  importo  più  modesto  non  perdete  neanche  tempo,  ricordatevi  che  c'è sempre a disposizione il bancomat, meraviglia del progresso e frutto dell'ingegno imprenditoriale, il quale vi offre il vantaggio di non costringervi a svuotare le tasche prima di unirvi agli altri clienti con il numerino in mano e in attesa di essere serviti.

Lo sportellista di banca, piuttosto allarmato soprattutto nel caso in cui l'ammontare richiesto sia non di quattro, ma addirittura di cinque cifre, chiama subito il direttore che arriva ansimando e comincia:

"La Legge di qua, le disposizioni di là, la circolare di sopra, per l'antiriciclaggio di sotto, però ci voleva il preavviso... bla bla bla..."  Insomma per farla breve è chiaro che il vostro "malloppo" non ve lo rilasciano volentieri.

Leggendo alcune esperienze pubblicate sul web, qualche cliente più esuberante a questo punto si irrita pure, alzando la voce e dicendo: «Ma stiamo scherzando? Quei soldi sono miei, ho diritto a riaverli!»




In quella circostanza i casi sono due: o vi daranno quanto richiesto con evidente malumore, intimoriti soprattutto dagli schiamazzi che state facendo, oppure, rivelandosi ben più tosti ed ostinati di quanto avreste creduto in prima battuta, vi convinceranno a ritornare un altro giorno.

In questo secondo caso, quando tornerete qualche tempo dopo, potrete finalmente mettere le mani sul conquibus tanto a lungo trattenuto. Contenete però la vostra gioia, soprattutto nel caso in cui la cifra prelevata superi abbondantemente i venti o i trentamila euro.

La possibile visita di cortesia della Guardia di Finanza a casa vostra potrebbe infatti suscitare qualche perplessità e abbattere la vostra soddisfazione.

Benché pare pongano solo qualche innocua domanda sulle ragioni della detestabile azione appena commessa, la sensazione di sentirsi implicitamente considerati al livello di un ignobile evasore, di un pericoloso bandito, di un esecrabile spacciatore, ai più non risulta affatto gradita.

In ogni caso, dopo aver portato a termine con successo la vostra "balorda" azione di ritirare il contante dalla banca, prendetevi qualche secondo e fate lavorare il cervello, fermatevi cioè a riflettere e ponetevi la seguente domanda:

DI CHI ERANO VERAMENTE QUEI SOLDI che figuravano a saldo del vostro conto corrente e che siete andati a reclamare con tanta "tracotanza"?

Sembra una domanda stupida, e invece si tratta di uno dei quesiti più importanti del mondo.

Ponendoci questa domanda, infatti, ci ritroviamo diritti di fronte all'INGANNO giuridico più eclatante e ben celato di tutti i tempi che tanti disastri sociali ed economici ha creato negli ultimi secoli.




Ripetiamo bene la domanda: DI CHI SONO VERAMENTE QUEI SOLDI che figurano sul vostro conto corrente?

Vediamo cosa stabilisce la Legge, cioè l'articolo 1834 del codice civile:

"Nei depositi di una somma di denaro presso una banca, questa ne acquista la proprietà ed è obbligata a restituirla nella stessa specie monetaria alla scadenza del termine convenuto ovvero a richiesta del depositante, con l'osservanza del periodo di preavviso stabilito dalle parti o dagli usi".

ATTENZIONE alle sfumature: la banca ne acquisisce la proprietà! Cioè quei soldi SONO per legge DELLA BANCA che è tenuta a restituirli a RICHIESTA DEL DEPOSITANTE (???!! depositante ???!!) con l'osservanza del periodo di preavviso stabilito dalle parti o dagli usi  (avevano ragione sul preavviso, avevano ragione loro!)

In altre parole, questi soldi fintanto che non vi presentate a riprenderli e finché effettivamente non ve li consegnano in mano, SONO di PROPRIETÀ della banca benché risultino apparentemente VOSTRI nel VOSTRO saldo di conto corrente.

E qui, nella testa dei meno distratti, sorge spontanea una bella domanda. Nel momento in cui la banca era DIVENTATA PROPRIETARIA dei VOSTRI soldi che avevate versate sul VOSTRO conto corrente, cosa diavolo ci aveva fatto? Li aveva messi da parte per custodirli, o li aveva usati per svolgere i propri affari?

Formuliamo la domanda in altra maniera.

Quei soldi presenti sul vostro conto corrente sono davvero a vostra disposizione (con l'osservanza del periodo di preavviso stabilito dalle parti o dagli usi) o sono stati prestati dalla banca a qualcun altro. E in tal caso, per quanto tempo li ha prestati?

Suvvia! Siate onesti! Se non siete proprio degli "ingenuotti" degni di un quadro naif, non potrete che dare la risposta giusta!

Ovvio che quei soldi la banca li ha prestati a qualcuno! Altrimenti come farebbe a pagarvi gli interessi (peraltro ormai ridicoli) sulle giacenze di conto corrente? Ma allora, perché avete schiamazzato dentro la banca reclamando i soldi all'istante? Stando così le cose, VOI non siete un DEPOSITANTE. VOI quei soldi li avete PRESTATI  alla  banca,  non  li avete  DEPOSITATI  là.




Riporto quello che ha detto l'economista Prof. Huerta de Soto in una delle sue lezioni:

"Se qualcuno venisse da noi e ci dicesse: «Deposita i soldi presso di me, te li custodisco per bene, te li lascio sempre a completa disposizione e in più ti pago anche gli interessi», senza dubbio ci suonerebbe come un ottimo affare.

Ma per credere che sia tutto vero bisognerebbe essere degli stupidi. È ovvio che c'è l'imbroglio, che esista il trucco. Eppure sono proprio gli stessi termini che ci propone il banchiere e che accettiamo nel contratto di conto corrente".

Compreso lo stratagemma? Ci chiamano depositanti, la legge stessa ci definisce depositanti, ma in realtà noi siamo dei prestatori, siamo dei mutuanti!!!

Quindi se la banca, a sua volta, ha concesso dei quattrini a qualcuno (e non certo per 3-4 giorni o una settimana), come diamine farà a restituirli così, su due piedi, a richiesta improvvisa, o a distanza di qualche giorno, a chiunque si presenti in banca per ritirarli?

Ohibò! Signori, forse state cominciando ad avere qualche legittimo sospetto che porta ad altre domande.

È probabile che a questo punto vi chiederete pure: "Ma quando paghiamo o preleviamo una cifra inferiore con il bancomat, allora non è valido lo stesso ragionamento?

Come facciamo a disporre di una somma che in realtà è di PROPRIETÀ della banca e nel frattempo è stata prestata a qualcun altro magari per un periodo di tempo di due o tre anni? Ma che razza di sortilegio è questo?

Insomma, se questi euro li abbiamo prestati alla banca, e quest'ultima a sua volta li ha erogati ad un altro, essi sono di conseguenza in mano o nel conto corrente ANCHE di quell'altro individuo.

Come fanno quindi gli stessi "dannati" euro ad essere a disposizione anche sul vostro conto corrente?

Ancora una volta, quindi, chiediamoci: di chi è realmente questo denaro?? Chi è il vero proprietario di questi fantomatici soldi? VOI, LA BANCA o il SOGGETTO TERZO al quale sono stati prestati?

Il bello, o il brutto, vedete voi, è che la banca li ha prestati non ad uno solo, ma ad altri nove soggetti ciascuno dei quali, proprio come fate voi, li tiene su un conto corrente ed esattamente come voi pensa di esserne il legittimo proprietario convinto di disporne liberamente (almeno fino alla scadenza del termine convenuto dal prestito concesso dalla banca).




Quindi la risposta qual è?

Chi ha il pieno diritto di proprietà su questi soldi?

Sono dieci soggetti tutti contemporaneamente?

È possibile mai questa assurdità?

Ahimè... Signori, questa incongruenza è possibile: questa magia non è nient'altro che la RISERVA FRAZIONARIA. Un paradosso, frutto di un raggiro giuridico, creato appositamente per concedere al banchiere un privilegio unico ed estremamente potente.

La riserva frazionaria è anche la ragione per cui da sempre si verificano forti cicli economici, accompagnati da devastanti crisi bancarie sistematiche.

Non sono gli speculatori, non sono i terremoti, non sono i commercianti o gli evasori, non è la globalizzazione, i CDS (QUI), gli spread, lo short selling (QUI), o qualche altra diavoleria. È la riserva frazionaria!

Con la tragedia dell'Euro, con la depressione del Dollaro, col dissesto globale di questo III millennio siamo solo davanti al peggior ciclo e alla più distruttiva crisi di tutti i tempi.

L'immensa forza devastatrice che questo squilibrio porta con sé e di cui abbiamo visto una prima pallida manifestazione nel 2008, è resa possibile dall'intervento reiterato delle banche centrali che per quasi 100 anni hanno posticipato il giorno della resa dei conti:

‒ quello in cui i 10 presunti proprietari della stessa cifra di denaro si presenteranno al medesimo sportello per richiedere lo stesso ammontare.

Somma, tuttavia, che non è più nulla, solo un numero, al più un pezzo di carta colorato riproducibile a volontà dalla banca centrale. Però, una tale riproduzione fisica a volontà, necessaria per soddisfare solo la metà di quei 10 proprietari, avrebbe conseguenze devastanti.

Non a caso, con il pretesto di fare la guerra a quegli "appestati", meglio noti come evasori fiscali, da qualche tempo è partita la campagna mediatica mirata a vietare, tassare, o abolire il contante.




È infatti togliendo alla gente l'ultima pretesa di avvalersi della proprietà del denaro basato sulla sua consistenza fisica, cioè smaterializzandolo al 100%, che l'inghippo giuridico che sta sotto alla riserva frazionaria potrebbe essere tenuto nascosto ancora a lungo, mentre gli inevitabili effetti negativi ad esso collegati potrebbero essere posticipati ancora per qualche anno.

La sostanza tuttavia non cambia, il problema esiste, si è stratificato per cento anni ed oggi è enorme, la sua risoluzione sarà dolorosissima, e continuando a posticiparla con qualche escamotage, come tassare o vietare il contante, non si farà che aggravarla di più.

Quindi, se ancora non avete ben inquadrata questa immane crisi, essa non è nient'altro che il risultato di una TRAGEDIA GIURIDICA.

Al fine di privilegiare l'attività delle banche in relazione ad ogni altra attività commerciale, per motivi ben noti a chi del tutto sprovveduto non è, la legislazione sul contratto di deposito bancario ha lasciato un'ampia e drammatica zona grigia sulla proprietà del denaro che si muove attraverso quel sistema stesso.

Se ogni conflitto, questione, impasse, porta sempre ad una cattiva definizione dei diritti di spettanza, quella sul denaro in banca rimane totalmente indefinita e confusa a causa di un contratto che non costituisce né un deposito, né un prestito, ma vuole essere entrambe le cose contemporaneamente.

Questo è l'errore più drammatico di tutti che sta a monte di qualsiasi problema economico del passato e del presente.

Se  volete  saperne  di  più e ancora non l'avete fatto,  leggetevi  uno  in  fila  all'altro "Cosa è il Denaro" e "La Tragedia dell'Euro", sono testi alla portata di ognuno che dovrebbero essere letti già in età scolare.

I principi e i concetti in essi contenuti dovrebbero essere a conoscenza di tutti coloro che hanno un conto in banca; dovrebbero far parte della cultura di ogni persona indignata che vuole evitare di attirarsi un danno peggiore.

Purtroppo, in questo nuovo travagliato millennio, soltanto un individuo su centomila sospetta o è al corrente di una simile, ignobile e spietata realtà.

Post Scriptum

Per conoscere di più l'autore di questo libro, Alberto Medici, rimando i Lettori al suo sito (QUI), dove avrete le più esaurienti risposte sia riguardo alla sua persona, come al contenuto del testo, all'anteprima dei capitoli.

Come vedrete, il suo intento è simile al mio nella priorità assoluta che un numero sempre maggiore di persone sappia davvero come stanno le cose.




Relazione, adattamento e cura: Sebirblu.blogspot.it

Fonte: usemlab.com