martedì 30 giugno 2015

Il Piano Kalergi: il genocidio dei Popoli Europei




Sebirblu, 29 giugno 2015

L'argomento di cui mi occupo oggi è tra i più attuali e critici del nostro tempo, perché ormai le nostre città sono "invase" pesantemente da immigrati di qualsiasi tipo e provenienza, tanto da trasmetterci un senso di sconcerto frammisto ad un malcelato disagio per non sentirci più sicuri in casa nostra.

Ciò è naturale, dal momento che si sentono continuamente notizie tragiche di attentati terroristici, come quelle recentissime, per mano soprattutto di estremisti musulmani come i "combattenti" dell'ISIS.

Ed è altrettanto ovvio pensare che si infiltrino tra coloro che invece fuggono dai loro paesi per sopravvivere alla guerra o agli stenti a cui sono stati sottoposti loro malgrado.

Ma non avremmo mai lontanamente pensato che tutto questo facesse parte di un disegno diabolicamente progettato che, insieme all'inganno del debito pubblico, potesse asservirci e toglierci addirittura il sacrosanto diritto alla sovranità nazionale.

Ma lascio a voi l'analisi di quanto segue, gentili Lettori, affinché possiate, purtroppo, aggiungere un'ulteriore tessera al già tragico mosaico di cui facciamo parte integrante.

La prefazione, da me tradotta, è di Henry Makov che ha pubblicato lo stesso articolo in lingua francese traducendolo a sua volta dall'originale italiano.




Introduzione di Henry Makov del 27 giugno 2015

Mai nella storia è accaduto che un popolo abbia accolto il suo stesso declino con la compiacenza profonda degli abitanti insonnoliti dell'Europa, dell'America del Nord e dell'Australia.

Noi non dovremmo sentire risentimento verso quegli immigrati che provano a conquistare una vita migliore, ma dovremmo piuttosto indirizzare la nostra indignazione verso quei dirigenti politici e culturali che, come operatori dei banchieri centrali, sono colonizzatori e traditori del loro paese.

Le cause dell'immigrazione di massa sono sempre abilmente dissimulate dal Sistema e descritte falsamente come ineluttabili dalla propaganda multietnica...

Quello che viene presentato come fenomeno spontaneo e inevitabile è infatti un programma di distruzione a lungo termine e deliberato scientemente al fine di cambiare per sempre il volto del Vecchio continente.




Il Piano Kalergi: il genocidio dei Popoli Europei 
(testo originale)
di Riccardo Percivaldi

LA PANEUROPA

Pochi sanno che uno dei principali ideatori del processo d'integrazione europea fu anche colui che pianificò il genocidio programmato dei popoli europei.

Si tratta di un oscuro personaggio di cui la massa ignora l'esistenza, ma che i potenti considerano come il padre fondatore dell'Unione Europea. Il suo nome è Richard Coudenhove Kalergi.

Egli muovendosi dietro le quinte, lontano dai riflettori, riuscì ad attrarre nelle sue trame i più importanti capi di stato, che si fecero sostenitori e promotori del suo progetto di unificazione europea. [1]

Nel 1922 fonda a Vienna il movimento "Paneuropa" che mira all’instaurazione di un Nuovo Ordine Mondiale basato su una Federazione di Nazioni guidata dagli Stati Uniti. L'unificazione europea avrebbe costituito il primo passo verso un unico Governo Mondiale.

Con l'ascesa dei fascismi in Europa, il Piano subisce una battuta d'arresto, e l'Unione Paneuropea è costretta a sciogliersi, ma dopo la Seconda Guerra Mondiale Kalergi, grazie ad una frenetica ed instancabile attività, nonché all'appoggio di Winston Churchill, della loggia massonica B'nai B'rith e di importanti quotidiani come il New York Times, riesce a far accettare il suo progetto al Governo degli Stati Uniti.


Il conte Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi

L'ESSENZA DEL PIANO KALERGI

Nel suo libro «Praktischer Idealismus», Kalergi dichiara che gli abitanti dei futuri "Stati Uniti d’Europa" non saranno i popoli originali del Vecchio continente, bensì una sorta di subumanità resa bestiale dalla mescolanza razziale.

Egli afferma senza mezzi termini che è necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, per creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dall'Élite al potere.

«L'uomo del futuro sarà di sangue misto. La razza futura eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli, rimpiazzandola  con  diverse personalità. [2]

Ecco come Gerd Honsik descrive l'essenza del Piano Kalergi:

Kalergi proclama l'abolizione del diritto di autodeterminazione dei popoli e, successivamente, l'eliminazione delle nazioni per mezzo dei movimenti etnici separatisti o l'immigrazione allogena (di altra stirpe o nazione; ndr) di massa.

Affinché l'Europa sia dominabile dall'Élite, egli pretende di trasformare i popoli omogenei in una razza mescolata di bianchi, neri e asiatici.

A questi meticci egli attribuisce crudeltà, infedeltà e altre caratteristiche che, secondo lui, devono essere create coscientemente perché sono indispensabili per conseguire la superiorità dell'Élite.

Eliminando per prima la democrazia, ossia il governo del popolo, e poi il popolo medesimo attraverso la mescolanza razziale, la razza bianca deve essere sostituita con una meticcia facilmente dominabile.

Abolendo il principio dell'uguaglianza di tutti davanti alla legge ed evitando qualunque critica alle minoranze con leggi straordinarie che le proteggano, si riuscirà a reprimere la massa.

I politici del suo tempo diedero ascolto a Kalergi, le potenze occidentali si basarono sul suo piano e le banche, la stampa e i servizi segreti americani finanziarono i suoi progetti.

I  capi  della politica europea sanno bene che è lui l'autore di questa Europa  che viene diretta a Bruxelles e a Maastricht. Kalergi, sconosciuto all'opinione pubblica, nelle classi di storia e tra i deputati è considerato come il padre di Maastricht e del multi-culturalismo.

La novità del suo Piano non è che accetta il genocidio come mezzo per raggiungere il potere, ma che pretende creare dei subumani, i quali grazie alle loro caratteristiche negative come l'incapacità e l'instabilità, garantiscano la tolleranza e l'accettazione di quella "razza nobile". [3]




DA KALERGI AI NOSTRI GIORNI

Benché nessun libro di scuola parli di Kalergi, le sue idee sono rimaste i principi ispiratori dell'odierna Unione Europea.

La convinzione che i popoli d'Europa debbano essere mescolati con neri e asiatici per distruggerne l'identità e creare un'unica razza meticcia, sta alla base di tutte le politiche comunitarie volte all'integrazione e alla tutela delle minoranze.

Non si tratta di principi umanitari, ma di direttive emanate con determinazione spietata per realizzare il più grande genocidio della storia.

In suo onore è stato istituito il premio europeo Coudenhove-Kalergi che ogni due anni premia gli europeisti che si sono maggiormente distinti nel perseguire il suo piano criminale. Tra di loro troviamo nomi del calibro di Angela Merkel o Herman Van Rompuy.

La Società Europea Coudenhove-Kalergi ha assegnato alla Cancelliera Federale Angela  Merkel  il  Premio  europeo  nel  2010.




Il 16 novembre 2012 è stato conferito al presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy il premio europeo Coudenhove-Kalergi 2012 durante un convegno speciale svoltosi a Vienna per celebrare i novant'anni del movimento paneuropeo.




Alle sue spalle compare il simbolo dell'Unione Paneuropea: una croce rossa che sovrasta il sole dorato, simbolo che era stato l'insegna dei Rosacroce.

L'incitamento al genocidio è anche alla base dei costanti inviti dell'ONU ad accogliere milioni di immigrati per compensare la bassa natalità europea.

Secondo un comunicato diffuso all'inizio del nuovo millennio (gennaio 2000) nel rapporto della "Population division" (Divisione per la popolazione) delle Nazioni Unite a New York, intitolato "Migrazioni di ricambio: una soluzione per le popolazioni in declino e invecchiamento", l'Europa avrebbe bisogno entro il 2025 di 159 milioni di immigrati.

Ci si chiede come sarebbe possibile fare stime così precise se l'immigrazione non fosse un piano studiato a tavolino. È certo infatti che la bassa natalità di per sé potrebbe essere facilmente invertita con idonei provvedimenti di sostegno alle famiglie.

È altrettanto evidente che non è attraverso l'apporto di un patrimonio genetico diverso che si protegge quello europeo, ma che così facendo se ne accelera la scomparsa.

L'unico scopo di queste misure è dunque quello di snaturare completamente un popolo, trasformarlo in un insieme di individui senza più alcuna coesione etnica, storica e culturale.

In breve, le tesi del Piano Kalergi hanno costituito e costituiscono tutt'oggi il fondamento delle politiche ufficiali dei governi volte al genocidio dei popoli europei attraverso l'immigrazione di massa.

G. Brock Chisholm, ex direttore dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dimostra di avere imparato bene la lezione di Kalergi quando afferma:

«Ciò che in tutti i luoghi la gente deve fare è praticare la limitazione delle nascite e i matrimoni misti (tra razze differenti), e ciò in vista di creare una sola razza in un mondo unico dipendente da un'autorità centrale» [4]




CONCLUSIONE

Se ci guardiamo attorno il Piano Kalergi sembra essersi pienamente realizzato. Siamo di fronte ad una vera terzo-mondializzazione dell'Europa. L'assioma portante della "Nuova civiltà" sostenuta dagli evangelizzatori del Verbo multiculturale, è l'adesione all'incrocio etnico forzato.

Gli europei sono naufragati nel meticciato, sommersi da orde di immigrati afro-asiatici. La piaga dei matrimoni misti produce ogni anno migliaia di nuovi individui di razza mista: i "figli di Kalergi".

Sotto la duplice spinta della disinformazione e del rimbecillimento umanitario operato dai mezzi di comunicazione di massa si è insegnato agli europei a rinnegare le proprie origini, a disconoscere la propria identità etnica.

I sostenitori della globalizzazione si sforzano di convincerci che rinunciare alla nostra identità è un atto progressista e umanitario, che il "razzismo" è sbagliato, ma solo perché vorrebbero farci diventare tutti come ciechi consumatori.

È più che mai necessario in questi tempi reagire alle menzogne del Sistema, ridestare lo spirito di appartenenza all'Europa. Occorre mettere sotto gli occhi di tutti il fatto che l'integrazione equivale ad un genocidio. Non abbiamo altra scelta, l'alternativa è il suicidio etnico.




N O T E

[1] Tra i seguaci della prima ora di Kalergi si incontrano i politici cechi Masarik e Benes, così come il banchiere Max Warburg che ha messo a sua disposizione i primi 60.000 marchi.

Il cancelliere austriaco Monsignor Ignaz Seipel e il successivo presidente austriaco Karl Renner si incaricarono successivamente di guidare il movimento Paneuropa.

Kalergi stesso indicava che alti politici francesi approvavano il suo movimento per reprimere la ripresa della Germania.

Così il primo ministro francese Edouard Herriot e il suo governo, come i leaders britannici di tutti gli ambiti politici e, tra loro, il redattore capo del Times, Noel Baker, caddero nelle macchinazioni di questo cospiratore. Infine riuscì ad attrarre Winston Churchill.

Nello stesso anno, quello che più tardi si trasformerà nel genocida ceco di 300.000 tedeschi dei (monti) Sudeti, Edvard Benes, fu nominato presidente onorario.

Egli ha finora quasi disconosciuto Kalergi, ma negoziava anche con Mussolini per restringere il diritto di autodeterminazione degli austriaci e favorire ancora di più le nazioni vittoriose, ma fallì.

Nell'interminabile lista degli alti politici del XX secolo, c'è da menzionare particolarmente Konrad Adenauer, l'ex ministro della giustizia spagnolo, Rios, e John Foster Dulles (EEUU).

Senza rispettare i fondamenti della democrazia e con l'aiuto del New York Times e del New York Herald Tribune, Kalergi presentò al Congresso Americano il suo Piano.

Il suo disprezzo per il governo popolare lo manifestò in una frase del 1966, nella quale ricorda la sua attività del dopoguerra:

«I successivi cinque anni del movimento Paneuropeo furono principalmente dedicati a questa meta: con la mobilitazione dei parlamenti si trattava di forzare i governi a costruire la Paneuropa».




Aiutato da Robert Schuman, ministro degli esteri francese, Kalergi riesce a togliere al popolo tedesco la gestione della sua produzione dell'acciaio, ferro e carbone e la trasferisce a dominio sovranazionale, ossia antidemocratico.

Appaiono altri nomi: De Gasperi, il traditore dell'autodeterminazione dei tirolesi del sud, e Spaak, il leader socialista belga. Finge di voler stabilire la pace tra il popolo tedesco e quello francese, attraverso gli eredi di Clemenceau, quelli che idearono il piano genocida di Versailles.

E negli anni venti sceglie il colore azzurro per la bandiera dell'Unione Europea. Il ruolo guida di Kalergi nella creazione dell'Europa multiculturale e nella restrizione del potere esecutivo dei parlamenti e dei governi, è evidente ai giorni nostri.

Ciò si appalesa con il conferimento del premio "Coudenhove Kalergi" al cancelliere Helmut Kohl come ringraziamento per seguire questo Piano, così come l'elogio e l'adulazione del potente personaggio da parte del massone e polito (di maniere garbate ed eleganti; ndr) europeo il primo ministro del Lussemburgo, Junker.

Nel 1928 si aggiunsero celebri politici e massoni francesi: Leon Blum (più tardi primo ministro), Aristide Briand, E. M. Herriot, Loucheur. Tra i suoi associati si incontrava gente molto diversa come lo scrittore Thomas Mann e il figlio del Kaiser, Otto d’Asburgo.

Tra i suoi promotori, a parte i già menzionati Benes, Masarik e la banca Warburg, si incontrava anche il massone Churchill, la CIA, la loggia massonica B'nai B'rith, il "New York Times" e tutta la stampa americana.

Kalergi fu il primo a cui fu assegnato il premio Carlomagno nella località di Aachen; e quando lo ricevette Adenauer, Kalergi era presente.

Nel 1966 mantiene i contatti con i suoi collaboratori più importanti. Tutti coloro che sono stati insigniti di questo premio fanno parte del circolo di Kalergi e della massoneria, o si sforzarono di rappresentare gli interessi degli USA in Germania.

Nell’anno 1948 Kalergi riesce a convertire il "Congresso degli europarlamentari" di Interlaken in uno strumento per obbligare i governi a tornare ad occuparsi della "questione europea", vale a dire, a realizzare il suo Piano.

Proprio allora si fonda il Consiglio europeo e in cima alla delegazione tedesca troviamo Konrad Adenauer appoggiato dalla CIA.

(Gerd Honsik, "Il Piano Kalergi")

[2] Kalergi, Praktischer Idealismus

[3] Honsik, op.cit.

[4] «USA Magazine», 12/08/1955

Relazione adattamento e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonte dell'introduzione: henrymakow.wordpress.com

Fonte dell'articolo: losai.eu

sabato 27 giugno 2015

La Scienza scopre che lo Spirito guarisce il corpo




Lo Spirito che guarisce

Il titolo "Lo Spirito che guarisce" è apparso, a suo tempo, sulla copertina di Der Spiegel, il più diffuso e autorevole settimanale tedesco.

Ebbene sì, dopo anni che chiunque segue vie interiori tenti di trasmettere la propria esperienza, nella maggior parte dei casi invano, oggi i neuroscienziati hanno fatto la grande scoperta: lo Spirito può guarire il nostro corpo.

Raccontano stupefatti – e ancora increduli – come l'Anima possa modificare la struttura biologica dell'organismo e lo possa aiutare a superare la malattia. Ossia di come qualcosa di non misurabile, pesabile, visibile, possa in qualche modo modificare il visibile, il pesabile, il misurabile.

Meditare, fare Yoga e pensare positivamente, chiosa Der Spiegel, conquistano ora la medicina ufficiale.

Quello che decine di tradizioni sapienziali, di centinaia di ricercatori indipendenti e di migliaia di persone che lo praticano quotidianamente hanno sempre saputo, oggi – udite, udite – è verità scientifica!

Beh, allora deve essere proprio vero…




Qui di seguito i risultati di alcune interessanti ricerche su questo argomento.

Iniziamo da due autorevoli psicologi, Vladimir Bostanov e Philipp Keune, i quali avrebbero scoperto l'azione guaritrice dello Spirito sul corpo umano, mediante un esame neurologico cerebrale (misurazione dell'attività elettrica delle cellule) su alcuni individui, prima e dopo un corso di meditazione.

I risultati di questo studio hanno evidenziato come il cerebro, dopo il suddetto corso di otto settimane, abbia significativamente incrementato la propria reattività.

Il cervello dei soggetti che lavoravano meditativamente aveva imparato a non rimuginare continuamente, indirizzando le risorse pensative liberate concentrandosi sul test.

"Meditare aiuta i pazienti a dirigere la propria attenzione  ha dichiarato il dottor Keune  –  e  li  rende  meno  inclini  a  perdersi  in  considerazioni  negative".

Allo stesso modo di Keune anche la psicologa Bethany Kok, sta indagando sul potere di guarigione della mente. La scienziata americana studia in particolare il nervo vago.

Insieme ai colleghi della University of North Carolina la Kok ha portato avanti un interessante esperimento: per nove settimane 65 donne e uomini ogni sera dovevano annotare in un questionario le esperienze e i sentimenti sia positivi che negativi della giornata.

La metà del gruppo partecipava poi a un corso di meditazione dove si imparava ad esprimere sentimenti come amore, gentilezza e compassione.

Bethany Kok ha presentato il risultato della ricerca sulla rivista Psychological Science: ebbene, il tono del nervo vago di coloro che meditavano è aumentato in modo significativo.




"Chi alimenta buoni sentimenti migliora il tono del proprio nervo vago conclude la Kok, che oggi lavora al Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences di Lipsia – e questo a sua volta è collegato con una buona salute e probabilmente con un allungamento della vita".

Il nervo, da sempre poco conosciuto, potrebbe rappresentare il collegamento decisivo tra sentimenti positivi e salute fisica. "Le conoscenze acquisite – così il Dr. Thomas Schlaepfer dalla Clinica di Psichiatria e Psicoterapia dell'Università di Bonn – rendono molto verosimile che il nervo vago sia proprio la struttura di collegamento tra corpo e anima".

"È lo Spirito ad edificare il corpo" scriveva Friedrich Schiller oltre due secoli or sono. Ed ecco che – passo dopo passo – la neuroscienza riconosce quello che il poeta, che peraltro era anche medico, sosteneva: vale a dire che l'Anima può cambiare il corpo.

Psicologi e medici, attualmente, stanno lavorando in molti ospedali universitari per abbinare alla medicina moderna tecniche meditative ricavate dal Buddhismo e dall'Induismo.

Nel suo libro "La Meditazione per gli scettici" Ulrich Ott vom Bender dell'Institute of Neuroimaging dell'Università di Giessen illustra il sentiero della meditazione, utile "ad ampliare la coscienza e a liberarsi dagli stereotipi comportamentali di pensiero acquisiti".

Anche al Massachussetts General Hospital di Boston è recentemente stata eseguita una ricerca su 15 pazienti, inizialmente agitati, con sonno disturbato e pieni di preoccupazioni. La diagnosi: disturbi d'ansia generalizzata.

Per otto settimane hanno frequentato un corso di meditazione; al termine erano in grado di controllare meglio le loro paure e hanno ricominciato a dormire bene.

L'indagine ha rivelato che il loro cervello, meditando, aveva subito una modificazione positiva; zone della corteccia prefrontale (deputata alla coscienza di sé) registravano una irrorazione sanguigna superiore, così come le aree che presiedono alla regolazione del sentimento.




Inoltre si evidenziava una maggiore connessione tra la corteccia prefrontale e l'amigdala, il centro della paura nel cervello, rispetto ai pazienti che non avevano meditato.

"Nell'essere umano vi sono elementi chiave per la guarigione - sostiene Winfried Rief, del Dipartimento di Psicologia Clinica e Psicoterapia dell'Università di Marburg – egli, se vuole, può influenzare il suo recupero anche con gravi malattie fisiche".

"Per guarire con lo Spirito si ha bisogno della connessione tra anima e corpo", dice lo psicologo Manfred Schedlowski, dell"Istituto di Psicologia Medica e Immuno-biologia Comportamentale dell'Università di Essen.

"Sia che io mediti o che il mio medico susciti un'aspettativa in me, produco dei cambiamenti biochimici che raggiungono i miei organi attraverso il sangue e i nervi".

Che un atteggiamento positivo verso l'esistenza e la salute siano collegati, viene confermato   anche   dagli  studi  epidemiologici.

Negli Stati Uniti, i ricercatori hanno studiato fotografie di 196 giocatori di baseball, a partire dal 1952, individuando quelli che sorridevano. 

Poi hanno ricercato quelli ancora in vita nel 2009. Risultato: quelli che si mostravano sorridenti avevano avuto un grado di mortalità molto più basso!

Ma non è tutto.

Alla Duke University Medical Center hanno scoperto che anche la Fede garantisce maggiore serenità. In uno studio su 3.851 anziani in North Carolina, coloro che pregano e meditano, hanno avuto una vita più lunga. (Cfr. anche QUI; ndr).


Geras Tonas Kiekvienam

La psicologa Julianne Holt-Lunstad ha analizzato 148 studi di questo tipo con dati provenienti da oltre 300.000 persone. L'esito è che vive più a lungo chi abbia legami sociali, e con un tasso di sopravvivenza maggiore del 50%!

In altre parole, sentirsi soli è nocivo quanto fumare, non fare esercizio fisico ed essere in sovrappeso.

Di grande importanza ed efficacia naturalmente anche il rapporto medico-paziente; da molte ricerche condotte negli ultimi anni si è visto come un contatto di fiducia nei confronti del medico possa aiutare enormemente il malato ad attivare le forze di guarigione latenti in lui.

Infine, alcuni ricercatori statunitensi hanno recentemente riconosciuto come cuore e Spirito siano strettamente legati. Hanno studiato 201 uomini e donne con problemi coronarici, di cui la metà praticava la meditazione trascendentale.

Questi ultimi hanno potuto ridurre il proprio stress e rinforzare il cuore, con l'effetto che quelli che meditavano hanno subìto un minor numero di attacchi cardiaci ed ictus e hanno vissuto più a lungo.

Insomma – concludono gli scienziati giustamente affascinati da questa straordinaria capacità dell'essere umano – la meditazione agisce sul cervello come una fontana di giovinezza.

Essa incrementa la materia grigia nelle regioni del cervello che sono collegate ad attenzione, concentrazione e memoria. In questo modo, contrasta attivamente stati di tensione e di esaurimento.

Inoltre, non rafforza solo il cerebro, ma anche i processi vitali del corpo. Insomma, il sistema immunitario funziona meglio, la pressione sanguigna diminuisce, aumenta l'attività degli enzimi.

Vi pare poco?

Poi, magari, meditare potrebbe anche aiutarci a capire meglio il mondo e noi stessi, ma quella è un'altra storia...

Piero Cammerinesi 

Relazione, adattamento e cura di Sebirblu.blogspot.it


giovedì 25 giugno 2015

E fu così che la Radice Cristiana lasciò l'Europa!




E fu così che la Radice Cristiana fu estirpata dall'Europa!

Tre le cause: una radicale mutazione sociale, una UE anti-religiosa, l'immigrazione.
E poi c'è Bergoglio...

Una  progressione  straordinaria  sta  avvenendo  sotto  i nostri occhi e nelle nostre menti di cui non cogliamo la portata e che è ben più importante e radicale della crisi economica:  il Cristianesimo  sta  lasciando  l'Europa.

Tre fattori stanno spingendo in quella direzione. Il primo è l'ormai secolare scristianizzazione del Vecchio Continente che sta accelerando a passi da gigante.

Un processo che non riguarda solo il sentimento religioso, la partecipazione ai riti e alle messe, il crollo delle vocazioni, ma che investe il senso di appartenenza alla civiltà cristiana e che va dalla cultura al sentire comune, dagli orientamenti di fondo alla vita quotidiana.

Quel che appariva come naturale e civile, consolidato nei millenni, nei costumi e nei cuori, sta cadendo ad una velocità sorprendente e investe in primo luogo la persona in rapporto alla vita e al sesso, alla nascita e alla morte; subito dopo travolge la famiglia in ogni aspetto. E la morale, i costumi, i linguaggi.

Sconcertano e indignano convinzioni comuni da secoli, in vigore fino a vent'anni fa. I mutamenti che sta imponendo la crisi economica alla vita quotidiana europea sono ben poca cosa rispetto alle mutazioni antropologiche di portata radicale che stiamo vivendo.

Profetica visione di questo crepuscolo espresse Sergio Quinzio in un testo del 1967 ora ripubblicato da Adelphi ‒ "Cristianesimo dall'inizio alla fine".

Al primo fattore sociale e culturale si è unito un secondo elemento istituzionale: la UE non esprime una comune visione storica e strategica, culturale e spirituale ma è forte, evidente e prevalente la spinta ad emanciparsi da ogni legame con la civiltà cristiana.

La colpa iniziale della UE si rivelò già nel rifiuto di riconoscere, come chiesero invano San Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI, le radici cristiane d'Europa, insieme alla civiltà greco-romana.


Danny Hahlbohm

Quelle origini erano peraltro l'unica base comune su cui poter fondare l'Europa, che per il resto si è divisa e lacerata nei secoli.

Ma tutte le norme che sono seguite, gran parte delle decisioni assunte dai consessi e delle sentenze delle corti europee, sono state improntate ad una evidentissima scristianizzazione europea.

Ciò è avvenuto nonostante la presenza di un partito popolare d'ispirazione cristiana per anni maggioritario in seno all'Europa. E nonostante la leadership di Angela Merkel, alla guida di quel partito e della nazione-egemone nell'Unione.

Il filo comune che ha tessuto la UE è stato affidato alla moneta e alle linee economico-finanziarie, sradicando ogni possibile richiamo all'unità di natura meta-economica, salvo un vago illuminismo imperniato sui diritti umani.

Il terzo fattore è la massiccia pressione degli immigrati, in prevalenza di religione islamica che si ammassa sulle sponde del Mediterraneo. Gli 800.000 migranti pronti a partire, di recente paventati, costituiscono solo una parte.

Perché, come ha notato l'ex presidente della commissione europea Romano Prodi, la migrazione nordafricana sarà ben poca cosa rispetto all'esodo delle popolazioni subsahariane che ci attende.

A parte gli evidenti traumi e disagi sociali e civili, in tema di accoglienza e ordine pubblico, quell'invasione produrrà un'ulteriore alienazione della cristianità in Europa.

Certo, avverrà pure l'inverso, la conversione di molti di loro al cristianesimo; ma più difficile sarà nei confronti di chi ha già una forte impronta islamica.

A  questi  tre  fattori  imponenti  se  n'è  aggiunto un quarto,  che  da un verso risponde ai primi tre, dall'altro induce la Chiesa a non subire ma a favorire questo «decentramento» del cristianesimo: l'elezione di un Papa "venuto dalla fine del mondo" e i passi del suo pontificato.




Finora i successori di Pietro, in stragrande maggioranza, erano italiani, se non romani (Santa Romanesca Chiesa, diceva il Cardinal Ottaviani); ora, per la prima volta,  ne abbiamo uno di provenienza extra-europea.

Del resto i cattolici devoti sono più numerosi in Sud America che qui, nell'àmbito del Vecchio Continente.

Bergoglio non ha vissuto la crisi spirituale d'Europa se non di riflesso, non ha dovuto confrontarsi col nichilismo pratico di tale Continente sazio di storia e declinante, né con la relativa scristianizzazione delle vecchie società avanzate.

Viene dalla periferia giovane e parla un linguaggio che sembra post-conciliare ma che è anche pre-moderno, quando la Cristianità permeava la vita quotidiana e non era un fenomeno minoritario.

Un catechismo elementare, Dio, il Diavolo, i Santi, tutto a portata di mano. E i suoi messaggi, dal Brasile a Lampedusa, hanno spostato la visione della Chiesa e il suo baricentro dall'Europa al sud del mondo.

L'elezione di Papa Francesco avviene dopo la sconfitta culturale e pastorale dei due pontefici precedenti, soprattutto di Benedetto XVI, che erano ripartiti da dove si era perduto il Cristo, dall'Europa, tentando di affrontare la crisi religiosa. Con il loro fallimento va declinando il Cattolicesimo romano.

Ora si tenta di riavviare il Cristianesimo partendo dalle periferie, dai più umili, dai devoti più ingenui. Insomma le fondamenta cristiane stanno ritirandosi dall'Europa, e cercano di risalire dai bordi, visto che il portone principale è inagibile.

Dal punto di vista religioso, evangelico e pastorale, è arduo esprimere un giudizio, soprattutto se si considerano i disegni della Provvidenza. La Chiesa muta registro, e non si tratta di sinistra, di terzomondismo o pauperismo.

È un fenomeno più grande, che peraltro reagisce ad un evidente processo di espulsione del Cristianesimo dalla vita europea.

È più saggio, per ora, sospendere le valutazioni sulla Chiesa di Bergoglio, pur non mancando di criticare le singole scelte. 

(Infatti, essa avrà probabilmente delle inevitabili svolte al Sinodo d'autunno, come uno scisma per esempio, annunciato da molte profezie, vedere QUIQUI e QUI; ma consiglio vivamente di leggere con attenzione anche QUI, dopo le sarcastiche considerazioni del Papa su Medjugorje; ndr). 


"Lo Scisma" di Vibert Jean Georges

È vano arroccarsi in una posizione di pura difesa del cattolicesimo romano. Non si può pensare che la Chiesa possa ridursi ad una setta di ortodossi, decisamente minoritaria ed estranea rispetto al mondo che la circonda.

La limpidezza integrale si addice agli gnostici, agli iniziati, mentre il Cristianesimo è una religione coram populo, perché lì avverte la voce di Dio.

Il problema da affrontare non riguarda il versante religioso ma quello civile ed esistenziale, di un'Europa privata delle sue tradizioni e in fuga dalla sua civiltà, devota solo all'Economia e alla Tecnica.

Essa non sta sostituendo la visione cristiana della vita con un'altra, ma con la perdita di qualsiasi visione e il primato della purezza del vivere. E chiama libertà il suo disperato perdersi nel nulla.

Marcello Veneziani

Relazione, adattamento e cura di: Sebirblu.blogspot.it

Fonte: ilgiornale.it

lunedì 22 giugno 2015

Alexis Carrel, Nobel Medicina, assisté a Miracolo.



Immagine apparsa sul TIME il 13 giugno del 1938, dipinta da Samuel Johnson Woolf, e raffigurante
 il Dr. Alexis Carrel (sulla destra) con Charles Lindbergh, co-inventori della pompa di perfusione
 per la quale il chirurgo meritò il Premio Nobel per la Medicina.

Sebirblu, 21 giugno 2015

L'articolo che segue è l'ennesima testimonianza che il soprannaturale è fra noi, ci compenetra e ci avvolge, anche se ancora, purtroppo, l'Umanità è in gran parte sorda ai richiami dello Spirito e al giusto ruolo che dovrebbe avere nella vita di tutti.

Per tale motivo il dolore (QUI) continua a martellare le coscienze, non dando alcuna tregua all'uomo che stremato e deluso dalle sue stesse illusioni chimeriche, dalla sua corsa sfrenata alla ricerca di una felicità fittizia, molto presto si renderà conto (QUI), sbalordito, di quanto invece è davvero essenziale per lui.

Quella di Alexis Carrel, che molti hanno conosciuto per il suo straordinario libro "L'Uomo, questo sconosciuto", diventato un best seller internazionale e che consiglio vivamente di leggere, è una storia eccezionale, che ha cambiato totalmente la sua esistenza di medico razionalista, rigorosamente nella norma.

Egli nacque a Lione, in Francia, nel 1873. La sua famiglia era di commercianti agiati. Rimasto orfano di padre, a cinque anni lasciò la città per andare a vivere in campagna con la mamma. Tornò poi a Lione per gli studi liceali e per frequentare la Facoltà di Medicina.

Furono propri gli studi universitari a spingerlo ad abbandonare le convinzioni religiose ricevute dall'educazione familiare per abbracciare la filosofia positivista e materialista.

Conservò però sempre una forte nostalgia verso le certezze della sua fanciullezza, soprattutto avvertiva l'inquietudine che gli procuravano quelle nuove convinzioni positiviste, incapaci di dare una persuasiva risposta al senso della vita e della morte.




Lui stesso, dopo la conversione, scrisse di quel periodo parlando di sé in terza persona:

"Assorbito dagli studi scientifici, affascinato dallo spirito della critica tedesca, Alexis s'era convinto a poco a poco che al di fuori del metodo positivo, non esisteva certezza alcuna.

Le sue concezioni religiose, distrutte dall'analisi sistematica, l'avevano abbandonato, lasciandogli il ricordo dolcissimo di un sogno delicato e bello. S'era allora rifugiato in un indulgente scetticismo. 

La ricerca delle essenze e delle cause gli sembrava vana, solo lo studio dei fenomeni interessante.

Il razionalismo soddisfaceva interamente il suo Spirito; ma nel fondo del suo cuore si celava una segreta sofferenza, la sensazione di soffocare in un cerchio troppo ristretto, il bisogno insaziabile di una certezza."

In quegli anni, negli ambienti medici, si discuteva molto di Lourdes e dei suoi miracoli. C'era chi ci credeva e c'era chi era profondamente scettico.

Nel 1894, il famoso scrittore Emile Zola, dopo esser stato a Lourdes e pur essendo stato testimone di fatti inspiegabili, aveva scritto un libro in cui negava decisamente la veridicità delle apparizioni.

Anche Carrel, nel suo positivismo, era convinto che quelli di Lourdes fossero solo presunti "miracoli", in realtà guarigioni frutto di autosuggestione.

Volle però andare a sincerarsi di persona e nel 1902 partecipò come medico ad un pellegrinaggio, occasione che gli fu offerta da un collega che aveva dovuto rinunciare all'ultimo momento. Da questo viaggio emerse un libro dal titolo "Viaggio a Lourdes".




Alexis Carrel era in incognito. Solo pochi conoscevano la sua identità.

Voleva solo constatare ed aiutare qualche malato. Nel suo scompartimento giaceva una giovane donna, Marie Ferrand (chiamata così nel libro, ma in realtà si chiamava Marie Bailly).

Era gravissima: ventre gonfio, pelle lucida, costole sporgenti, addome teso da materia solida, sacca di liquido che occupava la regione ombelicale, febbre alta, gambe gonfie, cuore veloce.

Si trattava di peritonite tubercolare. Dolori tremendi! Il dottor Carrel le praticò un'iniezione di morfina.

"Avete ancora i genitori?" le domandò.

"No, sono morti di tubercolosi da alcuni anni", rispose la donna.

Dall'età di quindici anni, ella era tubercolotica. I medici che la tenevano in cura dicevano che ormai era all'ultimo stadio. Ella però, pur sentendosi alla fine, era convinta che la Vergine, a Lourdes, le avrebbe concesso qualcosa d'importante: se non la guarigione, almeno la forza per morire in pace.

Arrivato a Lourdes, Carrel incontrò un suo vecchio compagno di collegio, nel suo diario ne riporta solo le iniziali: A.B. Gli chiese:

"Sai se qualche malato è guarito, stamane, nelle piscine?"

"No, nessuno. Però vidi un miracolo davanti alla grotta. Una suora che camminava con le stampelle. Arrivò, si fece una gran segno di croce, bevve l'acqua della fonte miracolosa. 

Subito il suo viso s'illuminò, buttò via le stampelle, corse agile alla Grotta, gettandosi in ginocchio davanti alla Vergine. Era guarita."




"La sua guarigione", commentò Carrel, "è un caso interessante di autosuggestione!"

L'amico ribatté:

"Quali sono le guarigioni che, se le constatassi, ti farebbero riconoscere l'esistenza del miracolo?"

"La guarigione improvvisa di una malattia organica. Una gamba tagliata che rinasce. Un cancro scomparso, una lussazione congenita che improvvisamente guarisce. Allora sì che crederei!..

Se mi fosse concesso di vedere un fenomeno tanto interessante, tanto nuovo, sacrificherei tutte le teorie e le ipotesi del mondo. Ma non ho il minimo timore di arrivare a questo.

C'è una ragazza, Marie Ferrand, presso la quale mi hanno chiamato dieci volte ed è in pericolo di vita. È tisica, ha una peritonite tubercolare all'ultimo stadio.

È in uno stato pietoso. Temo che mi muoia tra le mani. Se questa ammalata guarisce, sarebbe veramente un miracolo. Io crederei a tutto e mi farei frate."

Nella Sala dell'Immacolata (riservata ai malati più gravi) tutto era pronto per la funzione presso le piscine. Il dottor Carrel si avvicinò al lettino della "sua" ammalata, Marie Ferrand.

La visitò rapidamente: il cuore stava per cedere, era alla fine. Il medico le praticò un'iniezione di caffeina, poi disse ai presenti senza farsi sentire dall'ammalata:

"È una peritonite polmonare all'ultimo stadio. Figlia di genitori morti di tubercolosi in giovane età, è tisica dall'età di 15 anni. Può darsi che viva ancora per qualche giorno, ma è finita."

Anche un altro medico confermò la diagnosi nefasta di Carrel.

Alla  piscina  non  fu  possibile  immergere  Marie Ferrand.  Le  fecero  alcuni  lavaggi al ventre. La portarono davanti alla Grotta. L'aspetto della donna era sempre cadaverico.  Erano  circa  le  14.30.




Carrel osservava il volto dell'ammalata: gli parve più normale, meno livido. Gli sembrava di avere un'allucinazione, continuò ad osservarla. Le contò le pulsazioni. La respirazione sembrava rallentata. Il volto di Marie Ferrand continuava a cambiare.

I suoi occhi sembravano catalizzati verso la Grotta. C'era in lei un sensibile miglioramento, non lo si poteva negare. L'incredibile, però, avveniva adesso: Carrel vide a poco a poco la coperta abbassarsi al livello del ventre. Il gonfiore spariva. Si sentì impallidire.

Alle 15 la tumefazione era ormai scomparsa. Carrel credeva d'impazzire. Si avvicinò alla donna, ne osservò la respirazione, guardò il collo. Il cuore batteva regolarmente.

Le domandò: "Come vi sentite?"

Marie rispose sottovoce: "Benissimo. Non sono molto in forze, ma sento che sono guarita."

Carrel così ha scritto, sempre parlando di se stesso in terza persona:

"Il medico non parlava più; non pensava più. Il fatto inatteso era totalmente contrario a tutte le previsioni, ed egli credeva di sognare.

Si alzò, traversò le file serrate dei pellegrini, i quali gridavano invocazioni che egli a stento sentiva, e se ne andò. Erano circa le 16. Quel ch'era accaduto era la cosa impossibile, la cosa inattesa, il miracolo."

Marie Ferrand, guarita, fu portata all'ospedale diretto dal dottor Boissaire, lo scienziato che difendeva la veridicità di Lourdes. Carrel tornò a visitarla e dovette constatarne la inspiegabile guarigione. Lo stesso fecero altri medici.

Marie era felice e diceva:

"Andrò dalle suore di San Vincenzo, loro mi accoglieranno e io assisterò i malati."

Carrel era commosso. Uscì dall'ospedale. Era ormai notte. Si recò alla Basilica e vi entrò. Scorse il suo amico A.B. e cominciarono a parlare.




Mentre il medico fissava la statua dell'Immacolata, l'amico gli chiese:

"Sei convinto, ora, filosofo incredulo?"

Carrel si limitò a rispondere:

"Una giovane moribonda è stata guarita sotto i miei occhi in pochi istanti. È una cosa meravigliosa, è un miracolo."

A.B. concluse ironizzando:

"Ma non è meno vero che ora sei obbligato a vestire il saio! Addio."

Carrel rimase solo e fu allora che pronunziò queste toccanti parole:

"Vergine dolce che soccorri gli infelici, proteggimi. Io credo in Te... 
Il Tuo nome è più dolce del sole del mattino...
Prendi Tu il peccatore inquieto dal cuore in tempesta 
che si consuma nella ricerca delle chimere...
Sotto i consigli profondi e duri del mio orgoglio intellettuale
giace, ancora soffocato, il più affascinante di tutti i sogni, 
quello di credere in Te, di amarti come i frati dall'anima candida."

Il grande scienziato e medico positivista fu insignito del Nobel nel 1912, grazie alla scoperta di un particolare punto di sutura che poi ha permesso la pratica della trasfusione di sangue, pratica che ha salvato e che salva tante vite umane.

Diventato credente, dedicò poi l'intera sua vita alla scienza e a propagare la devozione alla Vergine di Lourdes.

In tarda età fu ingiustamente accusato di collaborazionismo con il governo filo-nazista di Vichy. Fu un'accusa che lo prostrò molto e lo condusse, il 5 novembre 1944, ad un infarto che gli fu fatale.

A Carrel si deve una famosa frase che esprime bene il realismo cristiano e l'umiltà che dovrebbe contrassegnare ogni ricerca scientifica:

"Poca osservazione e molto ragionamento conducono all'errore; molta osservazione e poco ragionamento conducono alla Verità."

Relazione adattamento e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonte: fmboschetto.it