lunedì 20 giugno 2016

Gli Animali... Maestri di Gratitudine e Altruismo!




Sebirblu, 20 giugno 2016

Ecco come il mondo "animale" porta dolcemente l'essere umano a riflettere sul proprio comportamento sempre più arrogante e distruttivo, inducendolo ad arrestarsi dalla sua folle corsa verso il baratro!




Dindim, un Pinguino per Amico

Tra i gesti d'amore che tengono in piedi questo pianeta sfuggendo ai radar dei media tarati sul male, ogni tanto ne affiora in superficie qualcuno. L'Independent ha raccontato la storia di João, un pescatore brasiliano in pensione, che camminando sulla spiaggia si imbatté in un pinguino intriso di petrolio.

Decise subito di tenerlo con sé dandogli un nome, Dindim, ma impiegò una settimana a togliergli il catrame dalle piume e parecchi mesi a rimetterlo in sesto con scorpacciate di sardine.

Quando Dindim ebbe recuperato le forze e mutato le piume, João lo restituì alle onde del mare per consentirgli di raggiungere la sua base in Patagonia. Succedeva nel 2011.

Ma da allora, ogni estate, Dindim percorre ottomila chilometri per tornare alla spiaggia brasiliana in cerca dell'amico pescatore. Appena riconosce la sua sagoma raggrinzita dagli anni e dal sole, lancia un suono stridulo: il suo personalissimo inno alla gioia. E da lui, e solo da lui, si lascia avvicinare e toccare.




La gratuità dell'amore genera gratitudine, almeno nei pinguini. Non è buonismo. Pinguinismo semmai. E umanesimo, voglio sperare. In fondo, dall'Isis a Wall Street, tutte le comunità disumane hanno un tasso di ferocia misurabile dalla distanza che separa i loro gesti da quelli di Dindim e João.



Servizio di Massimo Gramellini




GiGi, il Gufo riconoscente

Questo gufo non smette mai di abbracciare l'uomo che gli ha salvato la vita! È un bellissimo esemplare femmina della Virginia con una dolce storia di gratitudine.

Verso la fine di maggio è stata portata all'associazione Wild at Heart Rescue dopo essere stata colpita da un'auto in corsa. Le sue condizioni erano gravi: trauma cranico, il corpo pieno di parassiti e un'infezione dell'apparato respiratorio in corso.

Quando i veterinari l'hanno visitata riponevano ben poche speranze nella ripresa dell'animale. Tra loro, però, ce n'era uno noto per il particolare legame che riesce ad instaurare con i volatili...

GiGi era così malridotta che durante le cure aveva perduto circa 500 grammi. Solitamente i gufi della Virginia pesano dai 675 ai 2500 grammi, perciò si trattava di un calo di peso non indifferente.

A dedicarsi ad esso è stato il presidente dell'associazione, Douglas "Doug" Pojeky, conosciuto anche come il "sussurratore di rapaci". Grazie alle sue cure, GiGi ha ricominciato a mangiare da sola e ritrovare la forza di appollaiarsi.




Tra il volatile e "Doug" si è creato un rapporto di fiducia molto speciale.

Quando l'uomo si è dovuto assentare per qualche giorno, il gufo ha mostrato segni d'insofferenza. Al suo ritorno, l'animale si è letteralmente lanciato in un abbraccio di benvenuto del tutto simile a quelli che ci scambiamo fra persone.

Il particolare legame che si è creato fra GiGi e il suo soccorritore ha un'importanza particolare anche per quest'ultimo...

L'incontro, infatti, non è stato benefico solo per l'animale. Douglas Pojeky ha successivamente dichiarato che aver salvato il pennuto gli aveva fatto ricordare suo padre: quando era piccolo, era solo il genitore ad avvistare il gufo che veniva a posarsi sul granaio di casa.

L'unica volta che "Doug" riuscì a vederlo fu nel giorno del decesso paterno. L'alato venne a dirgli addio prima di scomparire nella foresta.




Horace, la Scimmietta Altruista

Horace è un piccolo cucciolo di scimmia che è stato trovato a lato di una strada, chino sul corpo senza vita della madre. Questa era stata investita da una macchina e Horace era rimasto solo, troppo piccolo e spaventato per prendersi cura di se stesso.

Fortunatamente un automobilista, vedendolo, si è fermato e ha pensato di portarlo al Twala Trust Animal Sanctuary, un centro di soccorso e riabilitazione che si occupa di offrire un luogo sicuro a tutti gli animali abbandonati dello Zimbabwe.

"Horace è stato portato da noi quando era solo un cucciolo", ha detto Sarah Carter, fondatrice del nucleo.

"Pur avendo subito un trauma, Horace si è dimostrato estremamente adattabile. Voleva diventare amico con tutti gli altri "ospiti".

"Non ho mai visto un essere a quattro zampe con un'indole così affettuosa ed amichevole!"

La cosa buffa è che i suoi amici più stretti non sono le scimmie, ma i cani, i gatti e i cerbiatti con i quali è cresciuto dopo la morte della madre.

Horace non rispetta gli orari delle altre scimmie del centro, e il motivo è adorabile...

Prediligendo la compagnia dei suoi amici gatti, spesso di notte se ne va in giro con loro, col risultato che passa molte ore del giorno sonnecchiando!




I cani che sono cresciuti con lui lo adorano, è una scimmietta così generosa e ama fare le coccole.

Si prende anche cura dei nuovi animali che arrivano quotidianamente al centro: spesso sono spaventati e lui li fa sentire a proprio agio.

"Ci aiuta a far sentire i nuovi ospiti perfettamente accolti nella loro nuova casa", afferma il veterinario del centro. E lui va d'accordo davvero con tutti, senza limiti di specie.

Per i nuovi arrivati è importante sentirsi accolti, proprio come è stato per Horace. E lui, che se ne ricorda perfettamente, ricambia il favore.

Horace potrebbe andare dove vuole, nulla gli impedisce di andare via, ma lui preferisce restare qui, dove si sente amato e al sicuro.

Dopo la tragedia che lo ha colpito da cucciolo, Horace vive ora una vita bella e piena d'amore, senza badare alla razza della sua nuova famiglia.

E noi abbiamo appreso da una piccola e adorabile scimmietta la più grande delle lezioni...




Mai farsi intimorire dalle differenze... con l'amore e l'altruismo si possono superare anche i traumi più gravi.

Relazione, adattamento e cura: Sebirblu.blogspot.it

Fonti: lastampa.it
     "   : curioctopus.it
     "   : curioctopus.it

giovedì 16 giugno 2016

Fatima 3° Segreto: "IL CONCILIO NON SI DEVE FARE!"


"Verrà un Concilio per mezzo del quale nella Chiesa entrerà l'Apostasia...
...dite al Papa che non indìca il Concilio..."

Sebirblu, 15 giugno 2016

Recentemente,  QUI,  ho presentato  un  articolo inerente al Terzo Segreto  di  Fatima e  alle  confidenze  intercorse  tra  l'allora cardinale Ratzinger  e  Padre Dollinger,  con la finale goffa "smentita" della sala stampa vaticana attribuita al Papa emerito. (Consiglio perciò di leggerlo prima della lettura di quello che segue).

Ebbene, ora ci sono nuovi e interessanti sviluppi sulla vicenda che arrivano dal Brasile e che riporto volentieri a maggiore chiarificazione dei fatti.




Il  23  maggio 2016  il  sito  brasiliano  Fratres in Unum  ha  pubblicato  l'articolo  di Steve Skojec, apparso su OnePeterFive il 21 maggio 2016, relativo alla smentita del Vaticano sulle dichiarazioni di Padre Ingo Dollinger.

Detto articolo è seguito da 10 commenti, dei quali due meritano di essere diffusi: il primo del 23 maggio e il secondo del 5 giugno. Eccoli:

Bartholomeu, 23 maggio 2016 alle 20:35

Ho avuto come confessore, per un lungo periodo, il sacerdote della diocesi di Anapolis al quale Padre Dollinger confidò per primo la storia del suo dialogo con Ratzinger, e tale sacerdote mi ha detto, a sua volta, ciò che gli aveva svelato Dollinger.

Da parte mia, verso la metà del 2007, raccontai personalmente tutto al professor Orlando Fedeli a San Paolo, il quale, durante il Congresso della Montfort [Associazione Culturale Monfort di San Paolo, in Brasile] del 2007, mi fece raccontare il caso anche ad altri suoi studenti.

Il professore si galvanizzò talmente per la notizia da prendere un aereo e recarsi in Germania, tra l'ottobre e il novembre 2007 per contattare Padre Dollinger. Là si sono incontrati e hanno parlato a lungo per diversi giorni.

Poco dopo il suo rientro, chiesi al professor Fedeli che cosa gli avesse raccontato Padre Dollinger, ma egli si limitò a dirmi che il prelato gli aveva riferito molte cose estremamente importanti e che lui stesso l'aveva pregato di non morire prima di aver rivelato tutto quello che sapeva...

Poi è arrivata la ben nota intervista di Fatima Crusader, del maggio 2009, che diede pubblicità al dialogo Dollinger-Ratzinger. Credo che l'intervento del professor Fedeli nel 2007 sia stato cruciale per convincere Padre Dollinger ad interrompere più chiaramente il silenzio (quasi totale) che aveva tenuto fino a quel momento.

P.s.: In sintesi, quello che il mio confessore mi riportò allora riguardava il periodo in cui studiava presso il seminario dove Padre Dollinger era rettore e che questi, in una certa occasione, gli confidò che il cardinale Ratzinger gli aveva fatto leggere il manoscritto di Suor Lucia con il Terzo Segreto.

Fu questa l'informazione che passai al professor Fedeli e di cui egli ebbe conferma dallo stesso Padre Dollinger in Germania.


Giacinta Marto con sua cugina Lucia dos Santos (suor Lucia) nel 1917

Padre Rodrigo Maria, 5 Giugno 2016 alle 18:18

Per Dio e per la Regina (del Cielo; ndr)!

Ho studiato nel seminario maggiore del Cuore Immacolato di Maria, tra gli anni '94 e '99. Sono stato ordinato sacerdote l'8 dicembre 2000 con l'imposizione delle mani del grande Vescovo di Anapolis-GO, Dom Manoel Pestana Filho.

Tra le più belle grazie che ho avuto nella mia vita c'è quella di essere stato consacrato da un santo vescovo (appunto Dom Manoel Pestana) e quella di aver avuto un santo rettore, il reverendissimo Padre Ingo Dollinger.

Ho avuto il beneficio di conoscere quest'ultimo molto bene, un uomo profondamente spirituale e con un intenso amore per la Chiesa, che assommava in modo ammirevole la conoscenza e la semplicità, il pondo della responsabilità e l'allegria.

Quando ogni giorno andavo nella bellissima cappella del seminario per le mie meditazioni, c'era già il reverendo rettore, a partire dalle 4 del mattino.

Egli era figlio spirituale di San Pio da Pietrelcina, ed aveva avuto il privilegio di ricevere dallo stesso Frate le chiavi della sua cella, in modo da poter andare a trovare direttamente il famoso Santo tutte le volte che si sarebbe recato a San Giovanni Rotondo.

Padre Dollinger ha conosciuto personalmente buona parte dei veri mistici del suo tempo ed è da uno di essi che ricevette notizie sul contenuto della terza parte del Segreto di Fatima, che non era stato rivelato.

Ho avuto il dono di godere della sua stima e fiducia, così ne sono diventato grande amico. Lo ricordo sempre come un illuminato padre spirituale ed un formatore d'eccezione.

Egli, oltre ad essere rettore del seminario maggiore, ha lavorato pure con il cardinale Ratzinger nella Congregazione per la Dottrina della Fede.

È stato anche segretario della Commissione per il dialogo con la Massoneria, motivo per cui possiede un'ampia conoscenza di questa istituzione; imparò cose che non avrebbe mai potuto apprendere dai libri.

La vicinanza e l'amicizia che Padre Dollinger aveva con il Cardinale Ratzinger erano profonde. Entrambi avevano una visione molto simile sulle ragioni della drammatica crisi della Chiesa.

Lo studente di Padre Dollinger a cui si riferisce l'articolo di cui sopra sono io. 



Padre Rodrigo Maria

Un bel giorno, in una delle tante conversazioni avute, mentre parlavamo del disordine nella Chiesa e del ripudio dalla fede, mi confidò quello che intendo qui segnalare.

Mi disse che avendo conosciuto diversi mistici a lui contemporanei, uno di questi gli aveva parlato del messaggio di Fatima ancora nascosto che descriveva la situazione attuale della Chiesa insieme al silenzio e alla tergiversazione delle autorità ecclesiastiche.

Il Padre aggiunse pure che, sempre secondo il suo ispirato interlocutore, il Segreto non rivelato verterebbe essenzialmente su queste parole: "Verrà un Concilio, per mezzo del quale nella Chiesa entrerà l'apostasia… dite al Papa che non indìca il Concilio"...

Quando Padre Dollinger chiese al cardinale Ratzinger se era veramente quello il tema non svelato, egli lo zittì (perché  mi disse il sant'uomo  il cardinale era vincolato dal giuramento di non parlare della questione)...

Poi, Padre Dollinger chiese a Ratzinger perché non era stato divulgato il contenuto della terza parte del Segreto e la risposta di Sua Eminenza fu: "Perché era ed è ormai troppo tardi".

A quel tempo, il magnifico rettore mi chiarì che la sua rivelazione avrebbe avuto conseguenze inimmaginabili in seno alla Chiesa.

Come spiegare alla gente che era stato fatto un Concilio, nonostante l'avvertimento della Madonna, a causa del quale la dottrina cattolica era stata relativizzata e prostituita, lo slancio missionario della Chiesa quasi completamente distrutto e la liturgia rovinata, portando milioni di persone a perdere la fede?

In che modo avrebbe reagito l'episcopato che in gran parte considera il concilio Vaticano II come un "super-dogma"? La sua divulgazione ufficiale avrebbe potuto portare ad una confusione generalizzata e a molte divisioni in seno alla Chiesa.

Padre Dollinger mi chiarì che era questo il motivo per cui la Madonna chiese che il Segreto fosse rivelato nel 1960.

Si premurò anche di precisare che Papa Giovanni XXIII lesse il Segreto, ma volle ugualmente convocare il Concilio, preoccupandosi però di preservarlo in ogni modo perché non vi penetrasse alcuna eresia.


Il Concilio Vaticano II indetto da Giovanni XXIII - (1962-1965)

Nel suo bonario ottimismo Roncalli forse pensava che la profezia potesse riferirsi ad un altro concilio e non a quello da lui convocato.

Padre Dollinger mi parlò della lunga corrispondenza tra il Vaticano e i vescovi, per garantire la solidità e la coerenza dei temi che sarebbero stati affrontati.

Secondo quanto mi raccontò, il Concilio avrebbe dovuto essere veloce e durare solo pochi mesi. Ma tale progetto cambiò a causa dell'attività del cardinale francese Tisserant legato alla Massoneria.

Il reverendo rettore mi raccontò che pochi mesi prima dell'inizio della riunione plenaria, questo alto prelato si riunì con alcuni altri per fare qualcosa in vista dei cambiamenti delle regole del Concistoro, in modo che si mettesse da parte tutto quello che era già stato preparato attraverso la corrispondenza con i vescovi, e si producessero nuovi testi a partire dall'assemblea che si sarebbe riunita.

Mi raccontò che questi cardinali costituirono (in modo velato) una grande lobby affinché i partecipanti votassero per il mutamento dei princìpi, così che l'adunanza potesse produrre dei documenti propri.

Nella seduta inaugurale del Concilio, essendo già stato fatto il "lavoro" dietro le quinte, venne chiesto al Papa, davanti a tutti, che cambiasse le norme... che almeno mettesse la proposta ai voti...

Il Pontefice optò in questo senso, pensando che i porporati avrebbero ratificato le norme elaborate dal Vaticano ed apprezzato tutta l'opera che era stata fatta; quella sarebbe stata l'occasione per sottolineare l'unità dei vescovi nella Santa Sede e con il successore di Pietro... il Papa decise per la votazione e... perse.

Padre Dollinger dichiarò che il Papa pianse, ma non volle tornare indietro... dopo, ne seguì tutta la storia che già conosciamo (un poco)... i vescovi vennero subissati da molti contenuti affinché non potessero analizzare tutto e tendessero a rivolgersi all'autorità intellettuale dei massimi teologi perché facessero la sintesi e preparassero i testi degli atti.

La conseguenza di tutto questo venne descritta da frasi come quella del grande teologo Schillebeeckx: "Abbiamo scritto i documenti del Concilio in un linguaggio volutamente ambiguo, perché sapevamo quale interpretazione ne avremmo data dopo".

Su questo fatto del cardinale Tisserant che agì insieme ad un gruppo per cambiare le regole sulla preparazione dei dossier conciliari, c'è un evento emblematico da aggiungere.


Il cardinale Eugène Tisserant

Vi erano pochi altri in cui Padre Dollinger riponeva una decisa fiducia e ai quali confidò alcune cose importanti. Tra costoro, c'era il reverendo Padre Almir, che fu Segretario generale della Fraternità San Pietro e lavorò nella segreteria della Ecclesia Dei.

Egli mi riferì che nel raccontare a Padre Almir la storia delle sordide attività del cardinale Tisserant, in seminario e davanti ai loro occhi, vide salire dal pavimento del suo ufficio un fumo nero proprio nel momento in cui il reverendo Padre Almir esclamava: "Ma questo è diabolico!!!" e il magnifico rettore confermava: "Veramente diabolico"...

Secondo il racconto di Padre Dollinger, questa circostanza fu riferita sotto giuramento e registrata nel libro dei casi riservati presso la Curia diocesana di Anapolis-GO.

Alla domanda se la Chiesa nel 2000 avesse mentito nel pubblicare un testo che non collima con il messaggio dato da Nostra Signora di Fatima, la risposta è stata la seguente:

"Nel comunicare la terza parte del Segreto, la Madonna mostrò ai pastorelli la scena relativa ad essa e ne raccomandò la riservatezza. Lucia la riportò per iscritto, così come fece con la visione anch'essa rimasta sconosciuta e che è quella rivelata dal Vaticano.

La Vergine infatti disse loro: "Non riferitela a nessuno, ma a Francisco potete raccontarla"... Ora, anche il piccolo veggente vide quello che Ella presentò, ma non ne udì le espressioni, perché l'aveva solo vista ma non sentita parlare.


Francisco Marto

Così, quando la Madonna disse "a Francisco potete raccontarla", alludeva alle Sue parole e non alla visione. Oggi noi ci troviamo nella stessa situazione del veggente, ossia che conosciamo lo scenario mostrato, ma non ciò che disse Maria SS.

Quindi, possiamo asserire che la Chiesa non ha mentito; che realmente ha rivelato ciò che è stato fatto vedere ai veggenti, ma non ha diffuso le parole della Vergine come nella prima e nella seconda parte del Segreto stesso.

Credo sia fondamentale aggiungere che Padre Dollinger voleva fosse chiaro che la Madonna non annunciò che il Concilio non era da Dio, ma che, secondo la sua comprensione, sarebbe stato strumentalizzato per stabilire l'apostasia, come in effetti è accaduto.

Egli mi fece mantenere il riserbo sul tema della terza parte del Segreto di Fatima.

E così ho fatto per molti anni (quasi 10), fino a che, in un viaggio in Italia per partecipare al ritiro annuale del Movimento Sacerdotale Mariano e mentre ero a pranzo con alcuni confratelli, Dom Manoel Pestana raccontò la stessa storia, cosa che mi disobbligò dalla segretezza, anche se ne ho parlato con poche persone, tra cui quell'allievo del Prof. Orlando Fedeli.

Concordo pienamente con l'inizio di questo articolo attestante che il comunicato della Santa Sede sia stato accuratamente elaborato semanticamente, visto che Papa Benedetto XVI avrebbe rotto il silenzio per la prima volta utilizzando i media ufficiali per diffondere il "chiarimento"... e tra l'altro, per interposta persona.

Sono anche d'accordo sul fatto che la reazione delle autorità vaticane dimostri quanto questo sia un tema delicato e non chiarito definitivamente in modo completo.

Padre Rodrigo Maria, servo inutile della Vergine Santissima.

Relazione, adattamento e cura di Sebirblu.blogspot.it

Fonte: unavox.it

sabato 11 giugno 2016

E. Barrios: "AMI – Un Amico dalle Stelle..."



Sebirblu, 10 giugno 2016

Gentili Lettori, vi riporto pari pari la presentazione apparsa sul retro della copertina di un piccolo volume, primo di tre, che ho letto qualche anno fa e che vorrei farvi conoscere per il suo contenuto entusiasmante, scorrevole ed istruttivo, sia per i bimbi che per gli adulti "sensibili".

Vi affascinerà... e siccome per evidenti motivi non posso pubblicarlo interamente, vi propongo i due capitoli iniziali, segnalandovi questo LINK, per proseguire la lettura od appropriarvene tramite download.

AMI – Un Amico dalle Stelle

"Quest'opera di Enrique Barrios comincia a circolare in Cile nel 1986. Nel giro di tre anni il libro arriva alla 16ª edizione, diventando il più venduto.

Insegnanti ed educatori di molti Paesi lo adottano come testo di studio per il messaggio straordinario che trasmette: l'incontro di un bambino con un extraterrestre che gli mostra qual è la vera Legge che regola l'Universo e che dovrebbe ispirare le nostre esistenze.

È l'inizio di un viaggio meraviglioso che porta il protagonista a conoscere i mille misteri che si trovano nello spazio e dentro ogni persona, per scoprire che in fondo non sono poi così impenetrabili, basterebbe infatti liberare il cuore alato che è in ognuno di noi.

Alcuni anni più tardi una copia del libro viene recapitata a Sua Santità Giovanni Paolo II che dopo averlo letto invia una benedizione all'autore per l'annuncio d'Amore Universale contenuto nell'opera, sebbene non si tratti di un testo religioso."



Premessa

Non è facile scrivere un libro quando non si è scrittori, tanto meno quando non si è ancora grandi, ma devo farlo perché me lo ha chiesto un amico venuto dalle stelle: Ami.

Qui racconterò le stupefacenti ed incredibili esperienze che ho potuto vivere al suo fianco. Lui mi ha spiegato che in mondi progrediti come il suo, "adulto" o "vecchio" significa "persona che ha perso il contatto con la magia della vita", e che ci sono "vecchi" di quindici anni e "bambini" di cento...

Mi ha anche avvertito che gli "adulti" non avrebbero accolto questa informazione, perché per loro è più facile credere alle cose orribili, anche se false, piuttosto che alle cose meravigliose, anche se vere.

Per questo preferiscono continuare con gli "incubi" nei quali vivono e non amano essere svegliati. Per evitarmi problemi, mi ha raccomandato di dire che tutto questo è fantasia, una favola. Quindi gli darò retta: questa è una favola...

Avvertenza (diretta solo agli adulti):

"Non continuate a leggere, non vi piacerà... 
quello che viene adesso è sublime."




1. Primo Incontro

Tutto cominciò una sera dell'estate scorsa in un piccolo e tranquillo paese della costa, dove vado in vacanza con la mia nonnina quasi tutti gli anni. Quella volta avevamo affittato una casetta di legno: c'erano diversi pini e molti arbusti nel cortile, e davanti, un giardino pieno di fiori.

Si trovava in periferia, vicino al mare, lungo un sentiero che portava alla spiaggia. Alla mia nonnina piace andare in vacanza alla fine dell'estate, quando non c'è più tanta gente: dice che è più tranquillo e costa meno. Cominciava ad imbrunire: io ero sugli alti scogli vicini alla spiaggia solitaria e stavo contemplando il mare.

Improvvisamente vidi nel cielo una luce rossa, proprio sopra la mia testa: pensai che si trattasse di un bengala o di uno di quei razzi che si lanciano a Capodanno. Stava scendendo, cambiava colore e mandava scintille.

Quando si abbassò, capii che non era un bengala, né un razzo, perché ingrandendosi arrivò ad avere le dimensioni di un piccolo aeroplano, o di qualcosa di ancora più grande... Cadde in mare a una cinquantina di metri dalla riva, davanti a me, senza emettere alcun suono.

Pensai di essere stato testimone di un disastro aereo e cercai con lo sguardo un paracadutista nel cielo: non c'era nessuno. Nulla turbava il silenzio e la tranquillità della spiaggia. Ebbi molta paura e volevo correre a raccontarlo a qualcuno, ma aspettai un po' per vedere se distinguevo ancora qualcosa.

Quando stavo per andarmene, apparve qualcosa di bianco che fluttuava nel punto in cui era caduto l'aereo, o qualunque cosa fosse: qualcuno veniva a nuoto verso gli scogli. Pensai si trattasse del pilota che si era salvato dall'incidente ed aspettai che si avvicinasse per cercare di aiutarlo.

Siccome nuotava agilmente, compresi che non era ferito in malo modo. Quando si avvicinò di più, mi resi conto che si trattava di un bambino; arrivò agli scogli e prima di cominciare a salire mi sorrise e mi guardò amichevolmente.

Pensai che fosse felice di essersi salvato; la situazione non sembrava drammatica per lui e questo mi calmò un poco. Arrivò in cima alla scogliera, si scrollò l'acqua dai capelli, ammiccò allegramente in segno di complicità e questo mi tranquillizzò definitivamente.

Venne a sedersi su una sporgenza della roccia, vicino a me, sospirò con rassegnazione e si mise a guardare le stelle che cominciavano a brillare nel cielo.

Sembrava press'a poco della mia età, forse un po' più giovane e più basso, indossava un abito bianco aderente, fatto di qualche materiale impermeabile dato che non era bagnato, e il suo abbigliamento era completato da un paio di stivaletti bianchi con la suola spessa.

Sul petto aveva un simbolo dorato: un cuore alato. II cinturone, dello stesso colore, aveva su ogni lato degli strumenti simili a radioline portatili e al centro una grande fibbia, brillante e molto bella. Mi sedetti vicino a lui e rimanemmo alcuni istanti in silenzio.




Siccome non parlava, gli chiesi che cosa gli fosse successo. "Atterraggio forzato" ‒ rispose ridendo. Era simpatico, aveva un accento abbastanza strano e i suoi occhi erano grandi e pieni di bontà. Pensai che fosse venuto da un altro paese con l'aereo.

Siccome era un bambino, pensai che il pilota dovesse essere una persona più grande. "Cos'è accaduto al pilota?" ‒ chiesi. "Niente, è qui seduto accanto a te." ‒ "Ah!" Rimasi stupito. Quel bambino era un fenomeno: alla mia età, già pilotava gli aerei! Immaginai che i suoi genitori fossero molto ricchi.

Stava arrivando la notte e infreddolii. Lui se ne accorse, perché mi chiese: "Hai freddo?" "Sì" "La temperatura è gradevole" ‒ mi disse sorridendo. Sentii che realmente era così. "È vero" risposi.

Dopo qualche minuto gli domandai che cosa avrebbe fatto. "Porterò a termine la mia missione" ‒ rispose senza smettere di guardare il cielo. Pensai di avere di fronte un bambino importante, non come me, che ero solo uno studente in vacanza.

Lui aveva una missione... forse qualcosa di segreto?... Non osai chiedergli di che cosa si trattasse... ma al tempo stesso era un bambino... Tutto mi sconcertava in lui. "Non si arrabbieranno i tuoi genitori, quando sapranno che l'aereo che ti avevano comperato è andato distrutto?"

"Ma non si è distrutto!" ‒ rispose ridendo e mi lasciò ancora più perplesso.
"Non è perduto, non si è rotto completamente?"
"No."
"Come si può tirarlo fuori dall'acqua per ripararlo... o non si può?..."
"Oh, certo! Si può tirarlo fuori dall'acqua."

Mi osservò con simpatia e aggiunse: "Come ti chiami?" ‒ "Pierre" risposi, ma qualcosa cominciava a non piacermi: non rispondeva chiaramente alle mie domande e cambiava argomento. Faceva il misterioso...

Si accorse della mia irritazione e questa lo fece ridere. "Non prendertela, Pierre, non arrabbiarti... Quanti anni hai?" ‒ "Dieci... quasi. E tu?" Rise molto dolcemente, la sua risata  mi  ricordò  quella  di un  bimbetto  quando  gli  fanno  il  solletico.

Mi  sembrò  che  si  sentisse  superiore  a  me,  dato  che  pilotava  un  aereo  e  io  no. Questo non mi piaceva, però era simpatico, gradevole, non riuscivo a prendermela seriamente con lui. "Ho più anni di quelli che pensi" ‒ affermò sorridendo allegramente.

Prese dal cinturone uno di quegli apparecchi che sembravano radio: era un calcolatore, lo accese ed apparvero dei segni luminosi, a me sconosciuti. Fece dei calcoli e vedendo il risultato si mise a ridere più forte e disse: "No, no... se te lo dicessi, non mi crederesti..."




Arrivò la notte ed apparve una splendida luna piena che illuminava il mare e tutta la spiaggia. Mi piacevano sempre meno gli enigmi di quello strano bambino... o quello che era. Guardai il suo viso con attenzione: non poteva avere più di otto anni, tuttavia sembrava averne molti di più, e pilotava un aereo... Che fosse un nano?

"C'è gente che crede agli extraterrestri..." accennò distrattamente. Malgrado questa osservazione mi sembrasse strana, qualcosa mi disse che c'era la soluzione di quel mistero.

Pensai un bel po', prima di aprir bocca. Mi osservava con quei suoi occhi pieni di luce, sembrava che le stelle della notte si riflettessero nelle sue pupille: appariva troppo bello per essere vero.

Ricordai il suo aereo in fiamme che cadeva in mare e che, secondo lui, non era rotto... questo era molto strano, come il suo modo di apparirmi davanti, il suo calcolatore con quegli strani segni, il suo accento, il suo abito: inoltre, era un bambino e noi bambini non pilotiamo aerei...

"Sei un extraterrestre?" Chiesi con un certo timore. "E se lo fossi... avresti paura?"

Fu allora che capii che veniva veramente da un altro mondo. Mi spaventai un poco, ma il suo sguardo era pieno di bontà.

"Sei cattivo?" Chiesi timidamente. Lui rise divertito. "Forse tu sei più cattivello di me..." ‒ "Perché?"  ‒ "Perché sei terrestre."

Compresi che intendeva dire che noi terrestri non siamo molto buoni: questo mi diede un po' fastidio, ma per il momento preferii ignorarlo. Decisi di essere molto cauto con quello straniero. "Sei veramente un extraterrestre?"

"Non spaventarti" mi confortò sorridendo, ed indicò le stelle continuando: "Questo Universo è pieno di vita... milioni e milioni di pianeti sono abitati... C'è molta gente buona, lassù..."

Le sue parole avevano uno strano effetto su di me, perché nel frattempo io potevo "vedere" quei milioni di mondi abitati da gente buona. Mi passò la paura e decisi di accettare senza sorprendermi che lui fosse un essere di un altro pianeta, soprattutto perché sembrava amichevole ed inoffensivo.




"Perché dici che noi terrestri siamo cattivi?" Chiesi. Lui continuava a guardare il cielo. "Com'è bello il firmamento visto dalla Terra... Questa atmosfera gli conferisce una lucentezza... un colore..."

Mi irritai nuovamente, non mi stava rispondendo un'altra volta e inoltre non mi piace che mi ritengano cattivo, perché non lo sono; anzi, a quel tempo io da grande volevo fare l'esploratore e dare la caccia ai cattivi nei momenti liberi...

"Là, nelle Pleiadi, c'è una civiltà meravigliosa..."

"Non tutti siamo cattivi, qui..."

"Guarda quella stella... era così un milione di anni fa... non esiste più..."

"Ti ripeto che non siamo tutti cattivi, qui. Perché hai detto che siamo tutti cattivi? Eh?"

"Io non ho detto questo" ‒ rispose senza smettere di guardare il cielo. Lo sguardo gli brillava. "È un miracolo..."

"SÌ, L'HAI DETTO!" Quando alzai la voce, riuscii a tirarlo fuori dai suoi sogni: era come una mia cugina quando contempla la foto del suo cantante preferito, è pazza di lui. Mi guardò attentamente, ma non sembrava arrabbiato con me.

"Volevo dire che alcuni terrestri, di solito, sono meno buoni degli abitanti di altri mondi dello spazio."

"Vedi? Stai dicendo che siamo i più cattivi dell'Universo!"

Rise di nuovo e mi accarezzò i capelli. "Non volevo neanche dire questo, Pierre."

Questo mi piacque ancora meno. Ritrassi la testa: mi dà fastidio che mi considerino uno scemo, perché sono uno dei primi della classe e inoltre sto per compiere dieci anni... "Se questo pianeta è così cattivo, allora che cosa ci fai qui?"

"Hai notato come la luna si specchia sul mare?" Continuava ad ignorarmi e a cambiare argomento.

"Sei venuto a dirmi di prestare attenzione al riflesso della luna?"

"Forse... Ti sei accorto che stiamo fluttuando nell'Universo?"




Quando mi disse così, credetti di comprendere la verità: quel bambino era pazzo. Certo! Si credeva un extraterrestre, per questo parlava di cose tanto assurde. Volevo andarmene a casa, mi sentivo male per aver creduto alle sue storie fantastiche.

Forse mi aveva preso in giro... Extraterrestre... e io gli avevo creduto! Mi vergognai, mi arrabbiai con me stesso e con lui. Mi venne voglia di dargli un bel pugno sul naso.

"Perché, è così brutto il mio naso?..."

Rimasi paralizzato, ebbi paura. Mi aveva letto nel pensiero?... Lo guardai e sorrideva trionfante. Ma non volevo arrendermi, preferivo pensare che fosse stato un caso, una coincidenza fra quello che io avevo pensato e quello che lui aveva detto.

Non mi mostrai sorpreso, forse era vero, ma dovevo verificarlo. Forse avevo di fronte un essere di un altro mondo, un extraterrestre che poteva leggere il pensiero... O forse avevo davanti un pazzo... Decisi di fare una prova.

"Che cosa sto pensando adesso?" Chiesi, e mi immaginai una torta di compleanno.

"Non ti bastano le prove che hai già?" ‒ domandò. 

Io non ero disposto a cedere di un millimetro. "Quali prove?"

Allungò le gambe ed appoggiò i gomiti sulla roccia. "Vedi, Pierre, c'è un altro tipo di realtà, altri mondi più sottili, con porte sottili per intelligenze sottili..."

"Che cosa significa «sottili»?"

"Con quante candeline?..." ‒ chiese sorridendo.

Fu come un pugno allo stomaco. Mi venne voglia di piangere, mi sentivo stupido e maldestro. Gli chiesi scusa, ma non si era risentito, non ci badò e si mise a ridere. Decisi che non avrei più dubitato di lui.




2. Pierre volante

"Vieni a riposarti a casa mia" ‒ proposi, perché era già sera.

"Non coinvolgiamo gli adulti nella nostra amicizia" ‒ disse ‒ arricciando il naso mentre sorrideva.

"Ma io devo andarmene..."

"La tua nonnina dorme profondamente, non sentirà la tua mancanza se parliamo un pochino."

Di nuovo mi sorprese e destò la mia ammirazione: come sapeva della mia nonnina?... Allora ricordai che era un extraterrestre... e che poteva conoscere i miei pensieri...

"Non solo questo, Pierre" ‒ disse ‒ leggendo la mia mente, "ho anche visto dalla mia nave che era sul punto di addormentarsi..."

 Poi esclamò entusiasta:

"Andiamo a passeggiare sulla spiaggia!" Si alzò di scatto, corse verso il ciglio dell'altissimo scoglio e... si lanciò nel vuoto!...

Pensavo che si sarebbe ucciso: corsi a guardare pieno di angoscia. Non riuscivo a credere a quello che vedevo: scendeva lentamente, planando con le braccia stese nell'aria, come un gabbiano!

Immediatamente ricordai che non dovevo sorprendermi troppo per quello che faceva quell'allegro e straordinario bambino delle stelle. Scesi dalla roccia come potei, con grande attenzione e mi unii a lui sulla spiaggia.

"Come fai?" Chiesi, riferendomi al suo incredibile atterraggio.

"Sentendomi un uccello" rispose e si mise a correre allegramente fra il mare e la sabbia. Pensai che mi sarebbe piaciuto fare come lui, ma non riuscivo a sentirmi così libero e allegro.




"Si, puoi!"

Aveva di nuovo percepito il mio pensiero. Venne vicino a me per incoraggiarmi e disse con grande entusiasmo:

"Andiamo a correre e saltare come passeri!" 

Mi prese per mano e sentii una grande energia: cominciammo a correre per la spiaggia.

"Ora... saltiamo!" 

Lui riusciva ad alzarsi molto più di me e mi spingeva verso l'alto con la mano. Sembrava che rimanesse sospeso nell'aria alcuni istanti, prima di cadere sulla sabbia. Continuavamo a correre ed ogni tanto facevamo un salto.

"Siamo uccelli, siamo uccelli!" Mi incoraggiava, mi inebriava.

Poco a poco smisi di pensare come al solito, cominciai a cambiare, non ero più quello di sempre. Animato dal bambino extraterrestre, mi decisi ad essere leggero come una piuma, stavo a poco a poco accettando l'idea di essere un uccello.

"Adesso... su!"

Constatai stupito che cominciavamo a librarci in aria per alcuni istanti. Ricadevamo dolcemente e continuavamo a correre, per poi sollevarci di nuovo: ogni volta lo facevamo meglio, era stupefacente...

"Non sorprenderti... tu puoi... adesso!"

Ad ogni tentativo era più facile riuscirci. Stavamo correndo e saltando come al rallentatore sulla riva, sotto il cielo pieno di stelle e con la luna. Sembrava un altro modo di essere, un altro mondo.

"Con amore per il volo!" Mi incoraggiava. Dopo un po' lasciò andare la mia mano.

"Tu puoi, sì, puoi!" Non smetteva di trasmettermi fiducia, mentre correva al mio fianco.

"Adesso!" Ci alzavamo lentamente, ci libravamo nell'aria per parecchi secondi e cominciavamo a scendere molto dolcemente, quasi planando, con le braccia tese.

"Bravo, bravo!" Si congratulava. Non so per quanto tempo giocammo quella notte: per me fu come un sogno. Quando mi sentii stanco, mi gettai sulla sabbia, ansando e ridendo felice. Era stato fantastico, un'esperienza indimenticabile.

Non lo dissi, ma in cuor mio ringraziai il mio strano amichetto per avermi permesso di realizzare cose che ritenevo impossibili. Non sapevo ancora niente delle sorprese che mi aspettavano quella notte...

Le luci di uno stabilimento balneare più grande brillavano sull'altro lato della baia. Il mio amico contemplava deliziato i mobili riflessi sulle acque notturne, estasiato, steso sulla sabbia inondata dal chiarore lunare. Poi si entusiasmava guardando la luna piena.

"Che meraviglia... non cade!" ‒ rideva ‒ "questo tuo pianeta è bellissimo!"




Io non avevo mai pensato che lo fosse, ma adesso che lo diceva lui... sì, era bello avere le stelle, il mare, la spiaggia, e una luna così bella sospesa lì... e per di più, non cadeva...

"II tuo pianeta, non è bello?" Chiesi.

Sospirò profondamente, guardando un punto nel cielo, alla nostra destra.

"Oh, sì, anche lui lo è, ma tutti noi lo sappiamo e ne abbiamo cura..."

Ricordai che aveva insinuato che noi terrestri non siamo troppo buoni. Credetti di comprendere uno dei motivi: noi non apprezziamo il nostro pianeta, non ne abbiamo cura, mentre essi lo fanno con il loro.

"Come ti chiami?" La mia domanda lo fece ridere.

"Non te lo posso dire."

"Perché, è un segreto?"

"Macché! E solo che non esistono nella tua lingua quei suoni." 

"Quali suoni?"

"Quelli del mio nome."

Questo mi sorprese, avevo pensato che parlasse la mia lingua, anche se con un altro accento; ma subito ricordai che se sulla Terra ci sono cento o mille lingue e dialetti differenti, nel resto dell'Universo ce ne dovrebbero essere milioni.

"Allora, come hai imparato a parlare la mia lingua?"

"Non la parlerei e non la comprenderei... se non avessi questo" ‒ rispose ‒ mentre prendeva un apparecchio dal suo cinturone.

"Questo è un «traduttore». È uno strumento che esplora il tuo cervello alla velocità della luce e mi trasmette quello che vuoi dire: così posso comprenderti, e quando devo dire qualcosa, mi fa muovere le labbra e la lingua come faresti tu... beh... quasi come te. Niente è perfetto..."

Ripose il «traduttore» e si mise a contemplare il mare, mentre si stringeva le ginocchia, seduto sulla sabbia.




"È così che sei al corrente di quello che penso?"

"Certo, anche se sto facendo progressi nelle mie pratiche di telepatia."

"Allora, come posso chiamarti?" ‒ gli chiesi.

"Puoi chiamarmi «Amico», perché è questo che sono: un amico di tutti."

Ci pensai un po' e mi venne un'idea molto carina:

"Ti chiamerò «Ami», è più corto e sembra un nome."

Mi guardò con allegria e poi esclamò: "È perfetto, Pierre!..." e mi abbracciò. Sentii che in quel momento si stava suggellando una nuova amicizia, molto speciale. E così sarebbe stato...

"Come si chiama il tuo pianeta?"

"Boh... nemmeno. Non c'è il suono equivalente, ma sta da quelle parti" e indicò sorridendo alcune stelle.

Mentre Ami osservava il cielo, io mi misi a pensare ai film di invasori extraterrestri che avevo visto tante volte alla televisione e al cinema.

"Quando ci invaderete?" La mia domanda lo fece ridere.

"Perché pensi che invaderemo la Terra?"

"Non saprei... nei film gli extraterrestri invadono la Terra... Tu sei uno di quelli?"

Questa volta la sua risata fu così allegra, che mi contagiò. Poi cercai di giustificarmi:

"...È che alla tele..."

"Certo, la televisione!... Vediamone una sugli invasori!" ‒ disse entusiasta, mentre dalla fibbia del suo cinturone estraeva un altro apparecchio. Premette un bottone ed apparve uno schermo illuminato. Era un piccolo televisore a colori, molto nitido e cambiava canale rapidamente.

La cosa più sorprendente era che in quella zona arrivavano poche stazioni, ma nell'apparecchio ne stavano apparendo una moltitudine: film, programmi in diretta, notiziari, comunicati commerciali, tutti in lingue differenti e per persone di diverse nazionalità.

Come poteva vedere tante stazioni senza essere collegato a nessuna trasmissione via cavo?... "Le storie degli invasori sono molto ridicole" ‒ diceva Ami divertito.

"Con quanti canali puoi sintonizzarti?"

"Con tutti quelli che stanno trasmettendo in questo momento nel tuo pianeta... questo riceve i segnali captati dai nostri satelliti, invisibili a voi. Certo, sono più piccoli di una moneta... Qui ce n'è uno in Australia, guarda!"

Apparvero degli esseri con la testa di polipo e molti occhi sporgenti solcati da venuzze rosse. Sparavano raggi verdi contro una moltitudine di atterriti esseri umani. Il mio amico sembrava divertirsi con quei film.




"Che stupidaggini! Non ti sembra comico, Pierre?"

"No, perché?"

"Perché quei mostri non esistono che nella deformata immaginazione di chi ha inventato queste pellicole..."

Non mi convinse. Avevo trascorso troppi anni a vedere ogni genere di esseri spaziali perversi e spaventosi perché lui potesse cancellarli d'un tratto.

"Ma se proprio qui sulla Terra ci sono iguana, coccodrilli, polipi... perché non possono esistere esseri bruttissimi negli altri mondi?"

"Ah, quelli. Sì, ci sono, ma non costruiscono pistole a raggi, sono come quelli di qui: animali. Non sono intelligenti."

"Ma forse esistono mondi con esseri intelligenti e malvagi..."

"«Intelligenti malvagi»!... È come dire «buoni cattivi», «grassi magri», «belli brutti»" ‒ Ami rideva a pieni polmoni.

Non riuscivo a comprendere. E quegli scienziati pazzi e perversi che inventano armi per distruggere il mondo, contro i quali combattono i super-eroi dei cartoni animati? Ami percepì il mio pensiero e spiegò:

"Quelli non sono intelligenti: sono folli."

"Bene, allora è possibile che esista un mondo di scienziati pazzi che potrebbero annientarci..."

"A parte quelli della Terra... è impossibile."

"Perché?"

"Perché i pazzi distruggono sé stessi prima di arrivare al livello scientifico necessario per poter lasciare i loro pianeti e andare ad invadere altri mondi."

Non gli credevo troppo, pensavo che potessero esistere dei pianeti abitati da individui che non sono tanto pazzi... cioè gente intelligente, fredda, scientifica ed efficiente e al tempo stesso malvagia, crudele... Lui, naturalmente, riuscì a vedere quello che stavo pensando e questo lo fece molto ridere.




"E dove sono quei mostri così freddi e perversi che non sono mai venuti a distruggere nessuna civiltà terrestre?..." ‒  Mi chiese con espressione innocente.

Io pensai un po' prima di rispondere... e non trovai alcun indizio di malvagità extraterrestre nella nostra storia. "Beh... non so... ma ci dovrà pur essere una prima volta..."

"«Dovrà»... questo vuol dire che, pur senza avere una solida base, sei assolutamente sicuro della ferocia dei tuoi vicini dello spazio... Paranoia cosmica!" Esclamò, e si mise a ridere.

Trovai che aveva ragione, anche se comunque non ero così certo dell'«innocenza» di tutti gli abitanti dello spazio esterno. Pensavo che ce ne fossero di buoni, come Ami, ed anche di cattivi, come succede sulla Terra.

Lui cercò di tranquillizzarmi:

"Credimi, Pierre, nell'Universo ci sono dei «setacci» che non lasciano passare ciò che non è buono. Lassù non è uguale a quaggiù. Da un certo punto in avanti, non ci sono più orrori. I difetti che deve superare la gente di là non sono «grossi» come quelli di qua."

"Sei sicuro che non ci sia nessuna civiltà scientificamente avanzata, ma crudele?"

"Posso dirti soltanto che è di gran lunga più facile arrivare a conoscere la tecnologia necessaria alla costruzione di bombe che di navi inter-galattiche, e se una civiltà non ha né saggezza, né bontà e raggiunge un alto grado scientifico, presto o tardi lo userà contro sé stessa, molto prima di poter partire per altri mondi... per nostra fortuna..."

"Ma in qualche pianeta potrebbero sopravvivere, per caso..."

"Caso? Nella mia lingua non esiste questa parola. Che significa caso?"

Dovetti fare vari esempi perché comprendesse. Quando ci riuscii, si mise a ridere. Disse che l'Universo è il riflesso di un Ordine Superiore perfetto e niente è casuale, perché tutto è collegato.

"Ma se ci sono tanti milioni di mondi, potrebbero sopravvivere alcuni spietati senza distruggersi" ‒ io continuavo a pensare alla possibilità di invasori.

Ami cercò di farmi comprendere: "Immagina che molte persone debbano prendere una sbarra di ferro incandescente, una alla volta, con le mani nude: che probabilità ci sono che una non si scotti?"

"Nessuna: tutti si scottano" ‒ risposi.

"Allo stesso modo, tutti gli esseri incoscienti di fronte all'amore si auto-distruggono, se raggiungono un alto livello tecnologico e non riescono a superare la durezza del loro cuore. In altre parole, quando il grado scientifico di un mondo supera troppo il suo livello di amore, quel mondo si auto-annienta.”




"Livello di amore?" Potevo capire benissimo cos'è il livello scientifico di un pianeta, ma non comprendevo che cosa fosse il "livello di amore".

"L'amore che irradiano gli esseri umani di un mondo può essere misurato dai nostri strumenti" ‒ disse.

"Davvero?"

"Certo, perché l'amore è un'energia, una forza, una vibrazione, e se il livello d'amore di un pianeta è basso ne scaturiscono odio, violenza, divisione, guerre, infelicità generale e contemporaneamente ne deriva un alto grado di capacità distruttiva... Mi comprendi, Pierre?"

"In generale, no. Che cosa vorresti dire?"

"Devo dirti molte cose, ma andiamo avanti un po' per volta: cominciamo dai tuoi dubbi."

Io ancora non riuscivo a credere che non esistessero mostri invasori. Gli raccontai di un film nel quale degli "extraterrestri lucertola" dominavano molti pianeti perché erano molto ben organizzati.

Lui disse:  "Senza bontà  non  può esistere  un'organizzazione duratura  e  in questo caso si deve obbligare, costringere, o "lavare il cervello", ma siccome presto o tardi tutte le creature cercano la libertà, la saggezza e l'amore, alla fine ci saranno ribellione,  divisione  e  distruzione.

Esiste una sola forma universale e perfetta di pianificazione, in grado di garantire la sopravvivenza: si raggiunge naturalmente quando una civiltà si avvicina alla saggezza, quando evolve. I mondi che vi arrivano sono pacifici, non fanno male a chicchessia. Non esiste nessun'altra alternativa in tutto l'Universo. Un'Intelligenza più grande della nostra ha inventato tutto questo..."

In seguito riuscì a spiegarmelo meglio, ma per il momento io continuavo con i miei dubbi sugli esseri intelligenti e malvagi.

"Troppa televisione!" esclamò Ami, quindi aggiunse: "I mostri che immaginiamo sono dentro noi stessi. Finché non li abbandoneremo, non meriteremo di raggiungere tutte le meraviglie dell'Universo che sono in attesa dell'elevazione del nostro sguardo per rivelarsi ai nostri occhi..."




"A volte faccio fatica a comprenderti, Ami."

"I malvagi non sono né intelligenti, né belli."

"Ma... e quelle donne belle e cattive che ci sono nei film?"

"O non sono belle, o non sono cattive."

"Io ne ho viste alcune che erano cattive, ma al tempo stesso si presentavano bene..."

"Può darsi che per te si presentassero bene, all'esterno, ma all'interno?... Per noi, la vera bellezza deve essere unita all'intelligenza e all'amore: se non è così, non la consideriamo bellezza."

Non ero molto d'accordo con il suo modo di vedere le cose, ma non dissi niente. ‒ "Esiste altra gente cattiva nell'Universo, a parte quella della Terra?"

"Certamente, anche peggiore. Ci sono mondi nei quali tu non potresti sopravvivere neanche mezz'ora... Come qui sulla Terra un milione di anni fa... Esistono mondi abitati da veri mostri..." 

"Vedi, vedi?" Esclamai trionfante, "tu stesso lo riconosci, avevo ragione io, mi riferivo proprio ad essi..."

"Ma non ti preoccupare: quelli stanno «sotto», non «sopra», abitano mondi più arretrati di questo, le loro rozze menti non permettono loro di conoscere nemmeno la ruota, quindi non arriveranno fin qui..."

Questo era tranquillizzante.

"Allora, dopo tutto, non siamo noi terrestri i più cattivi dell'Universo..."

"No, ma tu sei uno dei più tonti della galassia!" Ridemmo da buoni amici...




Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Tratto da:  "Un Amico dalle Stelle" di Enrique Barrios. ‒ Il Punto d'Incontro Edizioni.