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giovedì 3 settembre 2026

Il CAMBIO è vicino. TUTTO si reggerà sull'AMORE!


"Il Cristo, Re dell'Universo" del Beato Angelico

Sebirblu, 3 settembre 2026

Questo scritto non è adatto per tutti, ma solo per coloro che, percependo entro sé stessi il prorompente anelito a conoscere, intendono procedere nella "Ricerca" del perché vivono e perché si trovano qui, ORA, nel bel mezzo della lotta finale tra le forze delle Tenebre e quelle della Luce.

Indubbiamente, Pietro Ubaldi (ved. QUI) non è facile da leggere, poiché la Voce che lo guidava dagli spazi infiniti, utilizzando uno "strumento" come lui, profondamente radicato in Cristo e nello spirito, e per di più sorretto da uno straordinario quoziente intellettivo (ved. QUI e QUI) poteva esprimere compiutamente il suo elevatissimo pensiero angelico.

L'insegnamento  cristico,  infatti,  è peculiarmente affidato  agli "Entéli" o  agli Angeli,

dalla sesta "Biotesi" in su (ved. QUI), come ognuno potrà approfondire QUI al post scriptum e QUI alla nota 2.

Vi sono innumerevoli tipi di conoscenza e l'uomo, secondo le sue attitudini, ne è sempre stato attratto, ma la più grande di tutte e la più urgente da raggiungere è la Conoscenza sostanziale, l'unica al di là della materia cadùca del corpo fisico, ved. QUI, che gli è indispensabile per proseguire il suo cammino evolutivo, di ritorno alla Casa del Padre (ved. QUI). 

Ecco dunque l'elevatissimo ammaestramento giunto dall'Alto.





La nostra Mèta. La Nuova Legge

«Il concetto scientifico d'evoluzione che sta alla base di questa disamina, ci farà assurgere alla visione di una nuova Legge immensamente più alta della norma che vi guida, imperante nel mondo animale: quella della lotta per la vita e del trionfo del più forte.

Di fronte a tale istinto della forza io contrapporrò la più elevata legge della Giustizia. Sull'esistenza di quell'evoluzione che risuona in ogni mia parola, come è presente in ogni fenomeno e creatura dell'universo, questa nuova Legge è il gradino successivo al vostro attuale e vi attende come imminente superamento di quella animalità da cui state per staccarvi per sempre.

La novella civiltà del III millennio è alle porte ed urge gettarne le basi concettuali. Come vedete la mia mèta è ben più alta della soluzione di problemi a fine intellettuale o, tanto meno, utilitario.

Questa mia parola non è pura affermazione culturale; non è che un mezzo. Io non vengo per sfoggiare sapere, ma per lanciare un movimento mondiale di rinnovo sostanziale di tutti i princìpi che oggi reggono la vostra vita e la vostra psicologia.

Non più guerra ma pace, non più antagonismi ed egoismi individuali e collettivi, distruttori di lavoro e di energie, ma collaborazione; non più odi ma Amore. Ognuno compia il proprio dovere e la necessità di lotta cadrà da sé.

Solo la rettitudine produce un equilibrio stabile nelle edificazioni umane, mentre la menzogna rappresenta un basilare squilibrio, irrimediabile vizio d'origine che tutto distrugge. E la Giustizia sopprimerà l'immane fatica della lotta, che vi grava come una condanna.

L'Amore, che non esiste nel mondo, ma soltanto in oasi chiuse, isolate nel deserto dell'egoismo, è necessario che esca dal chiuso àmbito di questi circoli e invada tutte le forme di manifestazione umana.

Troppo sovente, là dove l'uomo lavora, manca questo cemento che unisce, questa potenza di coesione che smorza gli urti ed aiuta lo sforzo, impedendo che tanto lavoro si disperda in aggressività demolitrice.


"Controcorrente" di Miles Johnston

In un individuo superiormente cosciente, i fini della selezione del migliore possono essere raggiunti meglio per le vie della comprensione, piuttosto che per quelle della lotta senza pietà.

Vi è una inedita virilità molto più potente per l'uomo, la quale supera la debolezza della menzogna, la malvagità dell'egoismo, la bassezza della lotta aggressiva.

Il capovolgimento delle vostre attuali leggi biologiche e sociali è completo; l'antitesi è fondamentale. Il presupposto della malafede, il sistema della diffidenza pervadono oggi la sostanza di tutti i vostri atti.

Questo principio va rovesciato. Il sistema delle leggi formali ed esteriori ha dato tutto il suo rendimento.

È necessario passare al sistema delle Leggi sostanziali interiori che non funzionano per coazione e repressione col senno di poi, ma per convinzione e prevenzione; che agiscono non dopo l'azione, troppo tardi nel campo delle conseguenze e dei fatti, ma prima, alla radice dell'agire, nel campo delle cause e delle motivazioni. E tali Leggi sostanziali interiori vanno scritte negli animi con l'educazione che fa l'uomo.

Nella vostra epoca la contesa non è più di corpi ma di nervi e di intelligenza. Anche la lotta evolve ed ha raggiunto forme più spirituali. I tempi sono maturi, per lo sviluppo dei mezzi scientifici e per quello delle intelligenze.

Profeti e pensatori furono spesso costretti a non dire o a velare la verità di fronte alla turba sempre pronta a travisare e a ridurre tutto nei termini del proprio modo di concepire, imponendolo come regola comune.


Ma il mondo attuale, nella sua razionalità, si è imposto di dover accettare quanto viene dimostrato logico e razionale; il mondo si è messo nella posizione di chi può e deve comprendere.

Dall'altro lato i mezzi di offesa hanno raggiunto una potenza mai avuta nella storia, che non si può guidare con la psicologia feroce e puerile del passato. L'umanità è al bivio e non sono possibili fughe: o comprendere o finire. Questo non è un problema astratto o teorico, ma sociale, individuale, concreto; problema di vita o di morte.

La mia Mèta è la vostra presa di coscienza di una più sublime Legge d'Amore e di collaborazione, che tutti vi unisca in un immenso organismo animato da una nuova universale Coscienza unitaria.





Non è in fondo una sapienza nuova, poiché io ripeto la Buona Novella che fu detta già da millenni agli uomini di Buona Volontà; la ridirò tutta, identica nella sostanza, ma più ampia, nel più vasto gesto della vostra mente più matura, perché finalmente vi scuota, vi accenda, vi salvi.

Ecco la Mèta nostra, la Parola eterna, il nutrimento che sazia, la soluzione di tutti i problemi, la sintesi massima.

E al Vangelo di Cristo io giungerò tramite le vie della Scienza, raggiungerò, cioè, il Vangelo per le stesse vie del materialismo, per fondere i due presunti nemici: Scienza e Fede, per dimostrarvi che non vi è strada che al Vangelo non conduca, per imporlo ad ogni essere razionale, rendendolo obbligatorio come è ogni processo logico.

Esso è la nuova Legge sovra-umana, il superamento biologico che l'evoluzione degli uomini impone in questo momento storico in cui sta per sorgere la civiltà del III millennio.

L'ora è giunta che questi concetti dimenticati e incompresi, predicati e non vissuti, esplodano per potenza propria nel momento decisivo dell'esistenza del mondo, fuori dal chiuso àmbito delle religioni, nella vita dove l'interesse lotta, il dolore sanguina, la passione travolge.

Il Vangelo non è un assurdo psicologico, sociale, scientifico. Non è negazione, ma affermazione di un'umanità più alta nel divino. La cosa semplice e tremenda che deve fare l'umano d'oggi, al bivio dei millenni, è di porre l'anima nuda dinanzi a Dio e di esaminare se stesso con grande sincerità e coraggio.

E se voi, anime assetate di azione esteriore, di movimento e di sensazione, non sapete udire nel silenzio la voce delle grandi cose che parlan di Dio e volete esplodere da questa intima vita dello Spirito nella vostra esteriore realtà umana ed operare, e gridare, e conquistare e vincere, anche col braccio e con l'azione; ebbene vi dico:

«Sorgete ed andate dal vostro nemico più acerbo, da colui che più vi ha tradito e straziato, e in nome di Dio perdonatelo ed abbracciatelo; andate da colui che più vi ha rubato condonandogli il debito e, in sopravanzo, dategli quanto possedete; andate da colui che maggiormente vi ha insultato e ditegli, in nome di Dio: io ti amo come me stesso, perché tu sei mio fratello».

Voi replicate: «Ciò è assurdo, è pazzo, è rovinoso; è impossibile sulla Terra questa deposizione di armi. E io vi dico: «Voi sarete gli uomini nuovi solo in quanto userete metodi nuovi. Non uscirete altrimenti "mai" dal ciclo delle vecchie condanne che eternamente puniranno la società delle sue molteplici colpe.

Per la medesima ragione per cui vi fu una Vittima sulla Croce, oggi l'umanità deve saper offrire se stessa per questa sua nuova, profonda, definitiva redenzione. E senza olocausto mai vi sarà redenzione.





Là dove un mondo folle si arma, con prospettive sempre più disastrose, contro se stesso, con mezzi ormai cosi tremendi, dati gli odierni progressi scientifici, che una conflagrazione non lascerà uomo e civiltà salvi sulla Terra; dove l'essere umano così opera, non vi è che un'estrema difesa: abbandono di tutte le armi».

E voi mi dite: «Noi abbiamo il dovere della vita». Ed io replico: « Quando con animo puro pronunciate: "In nome di Dio", allora trema la Terra, perché le forze dell'intero universo si muovono.

Quando siete veramente giusti e quando voi, innocenti, il violento colpisce usurpando la vittoria di un momento, l'Infinito si precipita ai vostri piedi per gridarvi vittoria e sollevarvi in alto trionfatori, fuori dal piccolo attimo del tempo in cui il nemico ha vinto, nell'eternità».

Ecco che cosa io chiedo alla Coscienza del mondo. La sua anima collettiva, libera come una sola, può scegliere e dalla scelta dipenderà il prossimo futuro. Un incendio deve divampare, tale da saper disciogliere tutto il ghiaccio di odio e di egoismo che vi divide, vi affama, vi tormenta.

Il mondo, da un emisfero all'altro mi ascolta e la mia Voce chiama a raccolta tutti gli uomini di Buona Volontà.

L'imminente scenario è l'atteso Regno di Dio, una costruzione grandiosa che deve manifestarsi, prima che nelle forme umane, nel cuore degli uomini; creazione innanzitutto interiore che avverrà per rendervi migliori. Se non comprenderete, la marcia del progresso planetario si arresterà per millenni. (Ved. QUI, QUI, QUI, QUI, QUI e QUI; ndr).

Ho voluto questa sosta a metà cammino, questa mutazione d'argomento e di stile, questa forte esplosione di passione dopo la fredda analisi scientifica, perché io sia compreso e «sentito» da tutti.

L'ho voluta, perché tale scritto, complesso per i semplici, superfluo per i puri di spirito che hanno già compreso, ricordi alla Scienza ( ved. QUI; ndr) che essa non è nata solo per far superba mostra di sé, ma che ha la responsabilità morale della guida delle coscienze; e le ricordi altresì che è da me toccata e superata per un fine molto più nobile di quello della conoscenza o dell'utilità che la muove.

Un fine che la medesima Scienza troppo spesso ha ignorato: l'Ascensione dell'uomo verso più alti destini.»



Foto di Maurizio Pignotti

Chiosa di Sebirblu

Questo profondo invito all'Amore, proveniente dai Cieli infiniti, ci porta a riflettere sul capitolo 25 di Matteo (versetti 31-46) quando al bilancio finale, il Cristo, Re dell'Universo, giudicherà tutti con la misura dell'amore donato agli altri: i fedeli altruisti (le pecore) alla Sua destra, e i negatori egoisti e calcolatori (i capri) alla Sua sinistra.

Ai primi dirà: "Venite, voi, benedetti del Padre Mio; ereditate il Regno che v'è stato preparato fin dalla fondazione del mondo. Perché ebbi fame e Mi deste da mangiare; ebbi sete e Mi deste da bere; fui straniero e Mi accoglieste; fui nudo e Mi vestiste; fui ammalato e Mi visitaste; fui in prigione e veniste a Me."

E rispondendo al quesito inerente a quando i fedeli l'avrebbero fatto, aggiunse:

"In Verità, Io vi dico che tutto quanto avrete fatto ad ognuno di questi miei fratelli più piccoli, l'avrete fatto a Me".

E rivolto ai secondi sentenzierà: "

"Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli! Perché ebbi fame e non Mi deste da mangiare..." e via di seguito...

Ricevendo quindi, ma all'inverso, la stessa domanda dei primi, ossia del quando non lo avrebbero fatto, Egli risponderà:

"In Verità vi dico: ogni volta che non avrete fatto queste cose ad ognuno di questi Miei fratelli più piccoli, non l'avrete fatto a Me."


"Giudizio Finale" - Mosaico della Basilica di Sant'Apollinare Nuovo - Ravenna - VI secolo.

Come si legge, la misura con la quale ogni essere umano verrà giudicato sarà in nome dell'Amore erogato ai propri simili nell'arco della vita, e questo conferma e sigilla ciò che Gesù rispose ad uno scriba al Tempio quando Gli chiese:

«Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?». E il Cristo di rimando:

«Il primo di tutti i comandamenti è: (da Deuteronomio 6, 4-5) "Ascolta, Israele: il Signore Dio nostro è l'unico Signore. Tu AMERAI il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze". Questo è il primo e supremo comandamento.

Il secondo poi è simile a questo: (da Levitico 19, 18) "AMERAI il tuo prossimo come te stesso". Non vi sono comandamenti maggiori di questi. Essi rinchiudono tutta la Legge e i Profeti». (Mt. 22, 35-40).


Ad maiorem Dei gloriam


Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

Brano estratto da "La Grande Sintesi" di Pietro Ubaldi – Ed. Mediterranee. 


venerdì 19 giugno 2026

Angeli in Astronave: La Visione dei Corpi Sottili.




Sebirblu, 18 giugno 2026

È incredibile come il contenuto di questo libro ormai famoso che molti attribuiscono alla fervida fantasia dell'Autore, coincida perfettamente con le verità insegnate dalle più grandi menti spirituali che hanno illuminato veggenti e mistici da millenni.

Sono le Purissime Intelligenze che vibrano nei Piani Infiniti e che si manifestano continuamente ai semplici e ai puri di cuore che intendono seguire la via della Luce e del Bene.

L'Ultrafanìa, di cui spesso ho parlato, ved. QUI e QUI, conferma inequivocabilmente tutto quanto Giorgio Dibitonto e i suoi amici hanno vissuto nella loro straordinaria esperienza.

È inutile perciò irridere e minimizzare la portata di questa testimonianza, perché è vicino il tempo in cui anche i più scettici dovranno arrendersi all'evidenza dei fatti e piegare le ginocchia e il capo dinnanzi alla maestosità di Dio che riprenderà il dominio su questa Terra distrutta dall'arbitrio e dall'arroganza dell'uomo.

Ho pubblicato altri tre post inerenti al testo (QUI, QUI e QUI) che, prefigurando i tempi attuali, ci avvisano degli eventi in arrivo e ci ammaestrano sul comportamento da tenere se vogliamo uscirne senza esserne trascinati e coinvolti pesantemente.





"A bordo dell'astronave"
- dal cap. 12 -

La sera del ventisette luglio vi fu un nuovo incontro. Dopo una lieve salita, la luce del disco ci segnalò la presenza dei Fratelli dello Spazio. Ci venne incontro Raffaele, e ci condusse fino ad esso, che era poggiato a terra fra gli alberi.

Dal portello aperto una luce bianchissima illuminava il prato. Leggendomi nel pensiero, Raffaele mi assicurò che non avrei sofferto di alcun disturbo, né di vertigini. Visto da vicino, il mezzo spaziale appariva maestoso, e una luce soffusa traspariva da tutti i suoi punti.

Tina era visibilmente commossa. Raffaele mise piede nel mezzo spaziale, e con la mano ci fece cenno di seguirlo. Entrò per prima Tina, poi io, e poi Paolo, che era venuto con noi.

L'interno era di una particolare semplicità. L'abitacolo era illuminato da una luce che si diffondeva ovunque, senza che ne apparisse una fonte manifesta. Sotto la grande cupola, quattro pannelli luminosi fungevano da pareti.

Provai un'emozione straordinaria: tutti eravamo illuminati da quella luce che non ha eguali sul nostro pianeta. Pace e sensazioni di liberazione interiore si mescolavano alla gratitudine per quegli Esseri meravigliosi che ci davano una simile opportunità. Ero pervaso dalla commozione.

Tina conversava con Orthon, mentre Firkon spiegava qualcosa a Paolo che lo guardava meravigliato. Dissi a Raffaele che non sarei stato capace di esprimere la mia gioia. Raffaele sorrise e guardò Paolo, che ora taceva con l'espressione di chi stia vivendo un'esperienza straordinaria e non voglia sciuparla con le parole.

Uno dei pannelli era illuminato da linee colorate e lampeggiava di luci; un Fratello, che vi stava seduto di fronte, si alzò e si avvicinò per darci il benvenuto.

Era alto, aveva gli occhi di un colore tra il verde e il celeste e i capelli castani con riflessi color rame che gli scendevano quasi fino al collo. Fui colpito dalla sua squisita gentilezza. Si scusò e tornò al suo posto di fronte al pannello delle luci.

Il portello si richiuse, e il pavimento sul quale poggiavamo i piedi ebbe un lieve sussulto ed una vibrazione che si protrasse. «Stiamo salendo» ‒ disse Raffaele ‒ «fra poco saremo a bordo dell'astronave».

Vi erano, in quella sala sotto la grande cupola, tre gruppi di sedie. Raffaele ci invitò a sederci, e sedette anche lui. Gli altri Fratelli andarono a parlare a bassa voce con l'uomo che pareva pilotare.

«L'astronave» ‒ ci informò Raffaele ‒ «si trova fuori dell'atmosfera della Terra. Non ci vorrà molto per raggiungerla».




Vennero a sedersi accanto a noi anche Orthon e Firkon. Quest'ultimo mostrava la sua esultanza per averci a bordo, e rideva bonariamente sulla paura delle vertigini che avevo prima di salire.

«Come vedi» ‒ rideva simpaticamente ‒ «stiamo tutti bene». Risi con lui, e gli confermai che era proprio come non avrei mai potuto immaginare. Tina espresse la sua ammirazione per la semplicità e la funzionalità del velivolo.

Paolo era riuscito ad esprimere la sua sorpresa di trovarsi nello spazio. Io stavo meditando sul come i Fratelli ci facessero vivere esperienze così grandi, con tanta naturalezza e bontà. Mi dicevo che tutto questo era frutto di una grande intelligenza e conoscenza delle cose. Non so quanto tempo passò. Il disco ebbe un leggerissimo sussulto. «Siamo arrivati» ‒ annunciò Raffaele. «Stiamo entrando nell'astronave».

Ci alzammo, e il portello si aprì. Usciti di là, ci trovammo a camminare in un corridoio dal soffitto non molto alto. Le pareti parevano fatte di un metallo fuso con vetro. Avevano una specie di trasparenza e luminosità difficili da spiegare, ma gradevolissime a vedersi. Una porta si aprì di fronte a Raffaele, in fondo al corridoio, senza che nessuna maniglia fosse stata toccata.

Entrammo in una sala abbastanza grande, permeata di riflessi colorati che rendevano vivi tutti gli oggetti, come se rispecchiassero infinite fonti luminose impossibili da individuare, e ciò offriva toni di soavità, calore e finezza ad ogni cosa che cadeva sotto i nostri occhi.

Tina volle toccare il tessuto di una delle poltrone sparse a gruppi qua e là in quell'ambiente piacevolissimo. Firkon le sorrise leggendo nella sua mente una domanda. Quel tessuto simile ad oro pallido poteva essere di stoffa, ma la consistenza e la morbidezza facevano pensare ad una sostanza sconosciuta sulla Terra.

«Abbiamo molte cose da dirci» ‒ egli osservò. «Il tempo non è molto». Mi accorsi che dall'istante in cui eravamo saliti a bordo dei mezzi spaziali avevo perduto il senso del tempo. Raffaele ci invitò a sederci. Prendemmo posto su un divano, davanti a cinque poltrone in semicerchio che accolsero Raffaele, Orthon e Firkon.

Osservai il soffitto, e mi parve meno luminoso delle pareti. Variazioni appena accennate della colorazione davano l'impressione di una consistenza fluida del suo spessore. Era come se mani invisibili giocassero su una carta da presepio, e l'effetto in chi osservava era piacevole e riposante.

Entrarono Kalna, Ilmuht e Zuhl, e noi trasalimmo di felicità. Parevano più giovani in quella luce straordinaria, anche per l'effetto cromatico del loro abbigliamento. Sedettero, dopo averci tributato una festosa accoglienza.




«Da tempo aspettavamo questo momento» ‒ disse Raffaele in modo pacato. La sua voce produsse un'atmosfera ancor più intensa. Tina, Paolo ed io eravamo commossi. Così i Fratelli.

Raffaele mi fissò con dolcezza, ed io non potei astenermi dall'elogiare la rara bellezza dei fiori che erano posti in vasi trasparenti, sul tavolo alla nostra destra. Avevano forme e colori meravigliosi, a ellisse, rotondeggianti o a calice. Sulla Terra non ne avevo mai veduti di simili. Emanavano un profumo delicatissimo, che procurava soavi sensazioni.

«L'Amore Universale è la vita di tutta la Creazione. Il mistero del male è tutto qui: la perdita dell'Amore. Amare è essere nella Luce. La cecità interiore, l'ignoranza, la malvagità, sono tutti effetti della mancanza d'Amore. L'Essenza Divina è Amore, e da Essa procede l'intero Creato».

Con queste parole Raffaele iniziò a dirci cose che catalizzarono la nostra attenzione. «Il male» ‒ precisò ‒ «è non essere nell'Amore. Per chi invece non lo vive, è difficile percorrere le infinite vie della Consapevolezza che conducono al Creatore: somma aspirazione di ogni Sua creatura.

Per chi non pratica l'Amore, e quindi si trova nel male, la vera Conoscenza è difficile, persino impossibile. Più si è immersi nella sua Luce, e più facile è comprendere questa Forza grandiosa.

Purtroppo, sulla Terra vi sono poco Amore e poca Conoscenza. Ecco perché gli uomini,  prima di poter  tornare sul  giusto cammino  che  conduce a Dio ‒ fonte di Tutto ciò che è buono ‒ dovranno parecchio sperimentare, soffrire e comprendere le illusioni e gli errori del male».

«Voi» ‒ proseguì ‒ «siccome siete nelle tenebre, complicate le cose.  La semplicità è una delle grandi vie della Luce.  Ecco perché  vi fu detto che  per conquistare il Cielo è necessario farsi fanciulli. Ciò che è superiore e profondo, è sempre estremamente semplice».

Orthon prese a sua volta la parola. «Vi saranno mostrate» ‒ annunciò ‒ «alcune situazioni. Lo faremo con sobrietà e metodo, affinché possano esservi forniti alcuni elementi atti a farvi comprendere concetti più alti. Poi vi faremo visitare l'astronave e faremo festa con voi».

Firkon ci invitò a disporre la nostra mente all'accoglienza, e il nostro cuore a donare la nostra partecipazione.

«Guardate da quella parte» ‒ disse Kalna indicando la parete che stava alla nostra sinistra, dal lato opposto a quello del tavolo coi fiori. «Osservate quanto vi verrà esposto». Ci voltammo, e tutti fissarono lo sguardo verso il punto indicato.

La luce dell'ambiente si abbassò, creando un'atmosfera più intima. Tina e Paolo non battevano ciglio. Una specie di fumosità si produsse in un punto della stanza.


Alex Alemany

Sembravano dei vapori che condensandosi formavano una nube grigiastra. Da tale nube si andarono delineando tre figure. Noi guardavamo stupiti quell'incredibile metamorfosi sorta dal nulla. A poco a poco, vedemmo concretizzarsi le sagome di un uomo, di una donna e di un bambino.

Erano reali, sotto i nostri occhi, e allo stesso tempo ci apparivano come una scena di un film o di un teatro. Quel vapore continuò a definire le strutture di alcuni alberi delineando, al di sotto, tutto quanto può rappresentare un prato con erba, fiori e piccole piante.

L'uomo sedette su una pietra; la donna, che stava in piedi, indossava maglietta e pantaloni. Il bimbo tracciava sull'erba dei segni con un piccolo pezzo di legno. Era una scena campestre, forse la gita di una famigliola. Quelle figure che dapprima vedevamo come in uno schermo televisivo in bianco e nero, ma completamente reali, andavano colorandosi.

La sostanza grigiastra e vaporosa emetteva colore, e presto la luminosità di tutta la scena aumentò di molto. Nel contempo, andava abbassandosi la luce dell'ambiente dove eravamo. Cominciai a sentirmi coinvolto in ciò che vedevo.

L'uomo si alzò, e conversò con la donna che doveva essere la sua sposa. Il bambino canticchiava trastullandosi, noncurante dei genitori a lui vicini. Udimmo la voce melodiosa di Ilmuth, che ci avvertiva: «Ora» ‒ spiegò ‒ «vi sarà fatto vedere, in questa scena familiare di repertorio, quanto ci sta a cuore possiate comprendere. Fate attenzione».

Le tinte delle figure umane, dei vegetali e delle cose prima si intensificarono, poi iniziarono ad attenuarsi. I vestiti che indossavano i tre si confusero in quelle tenui colorazioni e ci apparvero tre corpi umani "più fluidi" ben fatti. Quelli appunto di un uomo, di una donna e di un bambino.

Un colore celestino-chiaro cominciava ad emergere, sovrapponendosi all'incarnato dei loro organismi ed evidenziando un altro corpo (quello eterico; ndr) leggermente più luminoso e visibile, in maniera tale da far scorgere, per ogni persona, i due corpi coincidenti ma in realtà separati l'uno dall'altro.

Il processo si ripeté, ed altri corpi vennero a mostrarsi, tutti collimanti sebbene divisi; dalle luminescenze e dai colori diversi. Potevo osservare che quanto più ciascuno di essi appariva in profondità, maggiormente era luminoso, ma non copriva la vista dei precedenti più esterni ed oscuri. Ne contai sette. (Cfr. QUI; ndr).

L'ultimo, al nucleo, appariva candido, e palpitava come se pulsasse ritmicamente di luce. Ad ogni palpito emanava un chiarore che attraversava tutti gli altri corpi, fino a quello fisico.

«Guardate» ‒ disse Ilmuth ‒ «Osservate anche le piante e la roccia». Anche per loro, come per le persone, era avvenuta la stessa cosa. Era una scena mai vista. Tutto mostrava un'interiorità vitale, una ricchezza di colorazioni... I ritmi dei passaggi di quella luce e la simmetria delle forme, mi sbalordivano. Non avrei mai potuto immaginare una cosa simile.


Dale Terbush

«Vi è possibile visualizzare qui» ‒ continuò Ilmuth ‒ «i vari livelli d'energia vitale nell'uomo, nella vegetazione e nelle strutture del regno minerale. Potremmo anche suddividere queste sette dimensioni in tre modi di essere, somiglianti fra loro» (fisico, psichico e spirituale, cfr. QUI; ndr).

Guardai e vidi che i primi tre corpi più superficiali erano simili nel loro aspetto, soprattutto riguardo al senso di consistenza e al grado di tenue luminosità. I tre successivi erano più luminosi ed apparivano più sottili ed evanescenti nel maggior grado di profondità.

L'ultimo, che pulsava bianchissimo, appariva in una luce eccezionale e chiaramente irradiava flussi ritmici di intensa luce a tutti gli altri corpi, attraversandone tutta l'estensione. Mi resi conto che non era fattibile, sulla Terra, riuscire a penetrare tutta quella realtà nascosta.

Tale scenario insolito aveva prodotto delle opportunità ai miei sensi che in un normale stato di coscienza, come noi siamo soliti vivere, non poteva accadere.

«Il corpo più esterno ‒ riprese Ilmuth ‒ «è quello materiale. Gli altri sono di energia meno densa, eterica, astrale, mentale o cosmica, come la chiamano i vostri studiosi sulla Terra. Con ognuno di questi veicoli, l'Essere può vivere in diversi mondi e dimensioni, su pianeti più evoluti.

L'involucro più esterno muore, e il corpo sottostante è pronto ad attivarsi pienamente nel nuovo ambiente energetico. È quanto avviene alla morte, ma in realtà è soltanto una nascita col nuovo rivestimento in un livello superiore, in un nuovo mondo di pari grado evolutivo a quello in cui si trova l'individuo stesso.

Poiché i piani sono innumeri (come sconfinati sono i modi d'essere dell'uomo, cfr. QUI e QUI; ndr), anche i corpi latenti umani, pur essendo sette, presentano infinite sfumature e densità. Vi mostriamo soltanto questi per facilitare la vostra piena comprensione».

Ero tutto concentrato in quella realtà meravigliosa. Udii la voce di Tina che esclamava: «La bellezza dell'ultimo corpo luminoso è estasiante!».

«È quanto volevamo comprendeste maggiormente» ‒ intervenne Kalna, e la sua voce esprimeva soddisfazione. «Il corpo bianco-lucente che emette ondate di energia potenziale verso i corpi astrali, fino a quello fisico è la visualizzazione di ciò che voi chiamate "Spirito".

Nella Scrittura voi potete trovare che l'essere umano viene suddiviso in corpo, anima e Spirito, intendendo per corpo quello materiale, per anima (o psiche; ndr) l'insieme dei corpi astrali e mentali, e per Spirito quell'Ente essenziale dell'uomo (rivestito, fino ad evoluzione conclusa, del suo corpo causale; ndr) che è eterno e quindi non morirà mai perché Particella divina, sede della Vita e della Coscienza Universale».


"Luce in Movimento" di Marcello Ciampolini

«Lo Spirito» ‒ proseguì Ilmuth ‒ «ha la capacità di vivere nello sconfinato ambiente oltre la Barriera Celeste (o Biotesi dell'Immortalità; ndr) mentre, quando è ancora avviluppato nei suoi involucri astrali, non può oltrepassarli e deve soggiornare nei mondi cosmici adatti al proprio grado evolutivo».

Firkon spiegò: «I Fratelli dello Spazio, quali noi siamo, sono coloro che hanno realizzato il maggior grado spirituale e quindi normalmente risiedono nei luoghi sublimi  della  Luce  siderale.

Essi sono quelli che le Scritture chiamano spesso Angeli del Signore, avendo la facoltà di intraprendere viaggi in tutte le dimensioni cosmiche e di rivestirsi, secondo la necessità, dei corpi adatti (condensando le energie appropriate di volta in volta; ndr).

Invece, i Fratelli che non si sono ancora evoluti al punto di liberarsi dai corpi sottili e poter oltrepassare la suddetta Barriera Celeste, hanno la possibilità di scendere nei piani inferiori per portare soccorso. Questo lo possono fare autonomamente, in virtù delle loro conoscenze e delle missioni che si propongono o vengono loro affidate.

Per recarsi nei mondi a più alta frequenza vibratoria, come è accaduto a voi oggi, essi devono affidarsi a noi, perché ci troviamo in uno stato di Consapevolezza dello Spirito, collegato sempre al Creatore che opera attraverso di noi, permettendoci di farvi attuare viaggi in mondi superiori al vostro grado evolutivo». [...]

[...] Raffaele richiamò la nostra attenzione a quanto avveniva ora nella nube colorata che mostrava le tre figure umane e un giardino. L'uomo e la donna discutevano. Notai che l'uomo muoveva le braccia come si è soliti fare in una discussione animata. Ne udimmo la voce. Rimproverava la sposa di qualcosa che non compresi bene, ma che riguardava il bambino. Questi pareva non curarsi del diverbio fra i genitori e continuava a trastullarsi.

«Osservate» ‒ disse Raffaele ‒ «ora vedrete le conseguenze dell'ira sui corpi sottili e sul corpo spirituale di questi fratelli».

L'uomo emetteva parole severe alla donna, accusandola di non essere in grado di fare il suo dovere. Era accigliato, e la sua donna lo guardava sorpresa. Vidi la figura dell'uomo, i contorni dei suoi corpi deformarsi, come se venissero distorti da una forza bruta.

L'armonia delle linee veniva compromessa. Dal corpo spirituale che si offuscava e perdeva la propria bianchissima luminosità, partivano flussi di grumi energetici che attraversavano gli altri corpi alterandone la luce, l'omogeneità e la forma.

L'uomo ora gridava, e la donna piangeva. La luce biancastra del suo corpo spirituale si fece di un colore sporco, sul marrone scuro; tutto il suo essere subì un'ondata di quella colorazione sgradevole e la sua sagoma si contrasse restando menomata.

Soltanto il corpo materiale, benché divenuto il contenitore di quelle deformazioni e stravolgimenti che avevano investito gli altri corpi oscurandoli, subì un minore deturpamento.

Adesso, dal corpo dell'uomo fuoriuscivano scariche di energia vitale disordinata e cupa che si espandevano in emissioni successive nell'aria circostante penetrando nei corpi sottili della donna che, a loro volta, si contraevano deformandosi e procurando anche ad essi un abbassamento della loro naturale luminosità.


Aura di un individuo in preda all'ira.

«Ciò che vedete» ‒ spiegò Raffaele ‒ «è quanto avviene in un essere umano la cui coscienza si abbandona all'ira. La sua energia vitale si oscura e si deforma. Dal corpo spirituale questo sconquasso si trasmette a tutti gli altri corpi, fino a quello materiale, e tutti ne soffrono. (Ne vengono investiti anche gli astanti; ndr).

L'energia vitale di ogni individuo è connessa, attraverso l'ambiente, con quella dei suoi simili e quindi chi vive ordinatamente e bene giova ai Fratelli, mentre chi vive disordinatamente e male danneggia non solo gli altri, ma l'intero contesto a lui d'intorno.

Tutto  il  Creato  è  in  comunione, e più  una  realtà  è  sottile, più è vitale.  Il pensiero, le sue forme e quella che voi chiamate fantasia o immaginazione è di una tale consistenza che l'uomo chiuso nella materia non può comprendere. [...]

Intanto l'uomo seguitava nella sua esplosione d'ira, ed il «contagio energetico» poc'anzi descritto, investiva pure il figlioletto che tuttavia seguitava a mostrare noncuranza alla lite dei suoi.

Anche la vegetazione era pervasa da quelle ondate di energia oscura e dannosa persino nel ritmo di emanazione, provocando disarmonia nella roccia. (Ecco il perché dell'accentuarsi dei disastri sulla Terra!). Cominciammo tutti a sentirci invasi da quel malessere.

«Che brutta cosa!» ‒ disse Tina ‒ «Che brutta cosa!».

La scena subì un'accelerazione, poi rallentò al tempo naturale. Ora l'uomo cingeva dolcemente la sua sposa che si asciugava le lacrime. Il piccolo, tra loro, rideva a tratti, contento. Intanto, i corpi dei tre e di tutte le realtà vegetali e minerali si stavano ricomponendo.

Ondate di luce e colore davano nuova armonia e respiro a quelle figure. Sentivamo tornare in noi gioia e felicità mentre si allontanava l'incubo di quanto avevamo veduto e provato.

La scena si spense pian piano e la nube vaporosa tornata sul grigio svanì lentamente. La luce ambientale apparve come prima e Raffaele insieme agli altri ci sorrideva, come se fossimo usciti da una parentesi di turbamento. Con gioia, ripensai al viaggio dalla Terra all'astronave sulla quale mi trovavo con Tina, Paolo e quei Fratelli.

Riprese la parola Raffaele: «Se tutti i figli del Padre Iddio avessero usato la libertà loro concessa per seguire soltanto le infinite vie dell'Amore Universale e si fossero affidati esclusivamente alla bontà delle Sue Leggi, non vi sarebbe stata la necessità di sperimentare dimensioni cosmiche così limitate rispetto allo Spazio infinito al di là della Barriera Celeste.

Ma poiché vi fu in origine un "Ribelle" (Lucifero; cfr. QUI e QUI; ndr) il quale convinse tanti altri che si sarebbe potuto disobbedire al Padre Buono agendo anche senza di Lui, da quell'atto di superbia ebbe inizio, come conseguenza, il Male. (Cfr. QUI; ndr).


"Caduta degli Angeli ribelli" di Giovan Battista Beinaschi

Fu allora che l'Eterno creò i mondi astrali e materiali che, sebbene meravigliosi come Opera delle Sue Mani, erano però pur sempre definiti.

In essi molti Suoi figli si dettero all'egoismo in luogo della compartecipazione, alla cattiveria al posto della bontà, al sadismo invece che alla felicità di veder gioire i propri Fratelli.

I reprobi perseguirono le vie del male anziché del bene, l'odio al contrario dell'Amore, la cecità piuttosto della Conoscenza che vivifica.

Ecco perché venne a crearsi la materia: (perché le energie trattenute e non emanate, come tutta la compagine stellare fa, si condensarono incapsulando l'Essere nella sua prigione di carne. Ndr) e inoltre, perché lo Spirito e la Coscienza racchiusi in essa avrebbero avuto una difesa.

Voi avete visto come il corpo fisico sia il meno sensibile; quello che ammortizza lo sconvolgimento causato dalle passioni nei corpi sottili dell'uomo. Se questi figli non avessero il rivestimento fisico e astrale, essi sperimenterebbero la negatività che la loro spinta ribelle vuole provare in condizioni ben più palesi e di dolore.

È importante che l'uomo si convinca dell'inutilità e pericolosità del male durante la sua vita di tempo, perché altrimenti in altre dimensioni ne farà l'esperienza patendo molto di più e subendone tutta la violenza.

Occorre che l'uomo sappia comprendere la Bontà del Padre, che non ha tolto la libertà ai figli infedeli al suo Amore, ma ha concesso loro di potersene convincere in una situazione di minore sofferenza.

La stessa sofferenza è mezzo di salvezza, il dolore è la Voce dell'Eterno che richiama le sue creature, è purificazione, è Amore. (Cfr. QUI; ndr).

Guai, se non ci fosse il dolore fino a quando non sia stato recuperato l'ultimo figlio del Padre! Voi avete assistito al suo effetto in quell'uomo che ha compreso di stare offendendo la propria sposa e danneggiando l'animo sensibile del bambino.

Il  rimorso  provato  dalla  sua  coscienza  era  un'energia  viva  che  si  sprigionava dal suo Spirito ricomponendo e ridando armonia al suo Essere, a quello della compagna  e  del  figlioletto».


"Purificazione" di Tomasz Alen Kopera

«Quando la bontà e l'Amore saranno riconquistati dai figli della Terra» ‒ disse Kalna con voce tenerissima ‒ «in quel  momento  il vostro Spirito  produrrà  energie mirabili che  daranno  Luce  alle  vostre  menti  e  calore  ai  vostri cuori.  Allora la forza benefica che da voi si sprigionerà risanerà i vostri mali spirituali, morali e materiali.

Anche gli animali ne saranno disintossicati, le piante e i sassi. Voi non potete immaginare come tutta la realtà vitale dell'ambiente sia legata alla vostra coscienza. Le  menti  condizionano  realmente  l'habitat  circostante,  i loro  mondi. 

Tutto è vivo: ogni vostro moto dell'animo, ogni desiderio, pensiero o sentimento, così come ogni vostra passione. Irridere queste realtà significa prolungare il cammino  verso  la  Luce  di  molti  millenni  ancora.

Ogni figlio del Padre perverrà alla Conoscenza spontaneamente, in modo libero, in virtù della propria cognizione della verità, del bene e dell'illusorietà del male.

Noi vi aiuteremo sempre, fino a quando il Genitore Divino sarà nuovamente felice di poter riavere il vostro amore e la vostra fiducia in Lui, Unico Creatore, Sommo Amore e Dio.

Ogni pensiero ha una sua forma, un proprio colore, un profumo, una voce e un significato. (cfr. QUI e QUI; ndr). Cosí tutto ciò che vive nello Spirito umano.

I figli dell'Eterno possono crearsi paradisi o realizzare altrettanti inferni. Egli si adopererà sempre per ricondurli a Sé, e noi saremo i suoi fedeli collaboratori, finché tutti si convinceranno della verità delle cose».


"L'uomo schiavo di sé stesso" di Ban Sarolta

Firkon mi guardò negli occhi. Compresi che aveva letto nel mio pensiero la domanda che volevo porre.

«Sì» ‒ mi  disse  con  tono  grave  e  sicuro. «Sì,  tutto questo finirà.  I  figli  ribellatisi a Dio, che stanno conducendo esperienze sbagliate, presto se ne renderanno conto. Essi provocheranno sulla Terra tanto dolore che anche i ciechi vedranno, e i sordi sentiranno. (QUI, la visione avuta da Giorgio Dibitonto sul "Rapimento"; ndr). 

I cuori si scioglieranno dalla loro millenaria durezza, le menti vorranno la Luce. Allora l'Eterno Padre farà una festa senza precedenti nella storia della Creazione perché il "figliol prodigo" avrà fatto definitivamente ritorno alla sua Casa d'origine.»

«Sta scritto» ‒ soggiunse Raffaele pensosamente ‒ «che soltanto il "figlio della perdizione" si perderà. (Lucifero, cfr. QUI, che per somma superbia rifiuterà di pentirsi; ndr). Questo rattrista infinitamente il cuore dell'Altissimo e fa soffrire il nostro.

Questi uomini testardi (che lo hanno seguito e lo seguiranno; ndr) non vorranno capire la lezione, ma non potranno più nuocere. Per essi tutto il piano d'Amore e di Salvezza non avrà dato frutto. Noi non possiamo sostituirci al Padre Iddio.

Egli ha preparato qualcosa anche per loro; ma guai a tentare l'immensa Bontà, la Misericordia e la Giustizia di Dio! Questi nostri fratelli ostinati non dimentichino che sempre e in ogni momento vi sarà compassione, perdono e Amore per loro. Ma dovranno soffrire nella misura della loro incredibile ostinazione».

«Quanto è avvenuto sulla Terra in questi millenni di storia di dolore, ingiustizia e sangue» ‒ aggiunse Raffaele con tristezza ma con voce ferma ‒ «nel Cosmo resterà d'esempio affinché la colpa sia mostrata in tutti i suoi aspetti di orrore». (Infatti non ve ne sarà un'altra mai più; ndr).

«Essa ormai sta raggiungendo il limite che il Padre ha posto nel Suo amorevole Cuore. Egli non permetterà che si soffra oltre, e tutti potranno avere la ricompensa per tutto quello che hanno sopportato in sé stessi». [...]

[...] Poi, Raffaele ci invitò a seguirlo. Vennero con noi Orthon e Firkon. Visitammo vari reparti di quell'enorme e meravigliosa casa di luce. Fummo condotti in una sala dove brindammo con una sostanza soavissima. Poi Kalna cantò, e udimmo una musica che commosse Tina fino alle lacrime.

Avevamo l'animo saturo di leggerezza, di pace e la certezza dell'Amore senza fine dei Fratelli. Quindi, ci ricondussero, attraverso il corridoio, nel disco che ci avrebbe riportati a terra. Nostri compagni di viaggio furono ancora Raffaele, Orthon e Firkon.

«Tempo verrà» ‒ diceva Ilmuth, mentre Kalna ci sorrideva ‒ «che non ci separeremo più. Tutti i fratelli della Terra che lo vorranno potranno viaggiare con noi nello spazio. Basterà volerlo, e soprattutto essere figli dell'Amore di Dio.

Insieme visiteremo mondi e solcheremo nuovi cieli. Saremo sempre in missioni d'Amore e di Conoscenza per altri fratelli che vorranno evolversi presto. Siatene certi» ‒ concluse Kalna ‒ «questa è la Verità».

Ci salutammo tutti con un abbraccio, e mentre prendevamo posto nel disco, la luce dell'abitacolo agiva in noi per prepararci a tornare nell'atmosfera terrestre.

Il nostro cuore era rimasto sull'astronave, con tutta la sua luce, i colori e i profumi. Il piccolo velivolo ci riportò dove ci aveva prelevati qualche ora prima. Erano circa le sei del mattino.

Relazione, adattamento e cura di: Sebirblu.blogspot.it

Estratto dal libro "Angeli in Astronave" di Giorgio Dibitonto – da scaricare QUI.

domenica 31 maggio 2026

A SORPRESA dall'Aldilà il FAMOSO Robert H. Benson!




Sebirblu, 30 maggio 2026

Qualche giorno fa, nella ricerca costante di trasmettere qualcosa di valido non solo a coloro che conoscono il mio blog, ma soprattutto a chi vi si affaccia per la prima volta, ho dato una rapida scorsa ad un libro in pdf, trovato in quella "miniera d'oro" che è "Famiglia Fideus" QUI, intitolato: "La Vita nel Mondo Invisibile" di Anthony Borgia.

Autore del tutto nuovo per me, nonostante la profonda opera divulgativa compiuta per più di cinquant'anni nella mia lunga vita, per il "Risveglio delle Coscienze". Ho "scoperto" infatti, o meglio, mi è stato fatto scoprire dall'Alto che l'Autore, nel 1909 all'età di 13 anni, aveva conosciuto il protagonista del suo testo futuro, un certo Robert H. Benson, che sarebbe deceduto un lustro più tardi nel 1914.

Incuriosita dal cognome, che mi risultava essere anche quello del famoso scrittore de "Il Padrone del Mondo" sul quale avevo esposto un articolo QUI, ne ho avuto subito la conferma come del medesimo personaggio, sacerdote, figlio dell'Arcivescovo di Canterbury, Edward White Benson, che poi si sarebbe convertito al cattolicesimo.

Passarono gli anni e nel frattempo Anthony Borgia era divenuto uno scrittore molto prolifico, avendo fatto tesoro delle sue esperienze spirituali, da medium e sensitivo, che l'avevano condotto attraverso la "psicografia", proprio come Chico Xavier in Brasile, alla stesura di numerosi dettati provenienti dall'Aldilà.

Narra lui stesso, nella prefazione del testo sopra citato "La Vita nel Mondo Invisibile":

«Fino alla stesura dei presenti libri, (Benson) non comunicò mai con me direttamente ma, tramite uno "spirito devoto", venni a sapere che Robert avrebbe voluto chiarire e correggere alcuni argomenti che gli stavano a cuore.

Malgrado le vaste difficoltà di comunicazione con il piano terreno, il prete mantenne fermo il suo proposito e quando i tempi furono maturi, gli fu detto che poteva entrare in contatto e trasmettere attraverso un caro amico dei suoi giorni terreni... così divenne mio privilegio essere il suo ascoltatore.» [...]

Poi, Anthony Borgia conclude così la sua introduzione:

«Lui (sempre riferendosi a Benson) esprime continuamente il suo piacere nella possibilità di ritornare sulla Terra in modo naturale, gradevole e utile, per dare alcuni accenni sulle sue avventure vissute nel mondo degli Spiriti: colui che "è morto" (come molti lo definirebbero) è tuttavia capace di parlare.»


Igor Zenin

Ecco in grande parte il primo capitolo, con la possibilità di completarne la magnifica e inedita lettura cliccando al link posto sopra:

Il Passaggio alla Vita Spirituale

Il processo del passaggio non è necessariamente doloroso; durante la mia vita terrena ho assistito molte anime nel loro transito verso lo Spirito. Ho avuto l'opportunità di osservare con gli occhi fisici le battaglie che hanno luogo quando lo spirito cerca di liberarsi per sempre dalla carne.

Con la mia visuale umana ho anche visto lo spirito lasciare il corpo (quindi Benson era anche un veggente; ndr), ma non sono mai stato in grado di comprendere ‒ nell'ottica della religione ortodossa ‒ cosa succedesse realmente nel momento della separazione, né tanto meno ero in grado di avere alcuna informazione riguardo alle sensazioni provate dall'anima durante il passaggio. Le scritture religiose non ci dicono niente di questo importante evento per un'unica ragione: NON CONOSCONO NULLA.

Molto spesso il corpo fisico sembra soffrire intensamente, sia per l'effettivo dolore sia per l'impossibilità di respirare correttamente, ma è davvero così? Un giorno avrei conosciuto la risposta, e ho sempre sperato che la mia transizione, qualunque fosse, almeno non avvenisse in modo violento. Le mie speranze furono esaudite: la mia fine non è stata violenta, ma travagliata, così come lo erano state tante a cui ho assistito.

Avevo il presentimento che i miei giorni sulla Terra sarebbero terminati in breve tempo solo poco prima del mio effettivo passaggio: c'era una pesantezza della mente, qualcosa di simile all'assopirsi mentre giacevo nel mio letto. Molte volte avevo la sensazione di fluttuare via e di ritornare dolcemente. Senza dubbio in quegli attimi coloro che erano preoccupati della mia salute avevano l'impressione che, se ancora non ero "morto", mi ci stavo avvicinando rapidamente.

Negli intervalli lucidi non avevo sentori di dolore fisico: potevo vedere e udire quello che avveniva intorno a me e potevo percepire lo stress mentale che la mia condizione stava procurando agli altri. Eppure avevo una straordinaria serenità intellettiva: sapevo per certo che stavo per morire ed ero pienamente felice di andarmene. Non avevo paura, né dubbi o rimpianti a lasciare il mondo terreno, in quei momenti (i miei rammarichi arrivarono più tardi, ne parlerò a tempo debito). Tutto quello che volevo era andarmene.



Improvvisamente sentii l'urgenza di alzarmi: non avevo alcuna sensazione FISICA, così come queste sono assenti nei sogni, ma ero mentalmente allerta anche se il mio organismo sembrava contraddire questa condizione. Appena ebbi questa chiara impellenza di alzarmi, scoprii che l'avevo effettivamente fatto: mi resi subito conto che coloro che erano intorno al mio letto non parevano recepire quello che stavo facendo poiché non fecero alcuno sforzo per assistermi, né tentarono in nessun modo di ostacolarmi.

Girandomi vidi il mio corpo fisico senza vita sul letto, ma io, IL VERO IO, stavo bene ed ero vivo. Per uno o due minuti rimasi a guardare, poi nella mia mente si fece strada il pensiero di come agire, ma l'aiuto era lì a portata di mano. Potevo ancora vedere chiaramente la stanza intorno a me, ma c'era una sorta di nebbia, come se fosse riempita di fumo.

Mi guardai chiedendomi cosa stessi indossando perché mi ero alzato dal letto dove avevo trascorso la mia malattia e non ero quindi nelle condizioni di allontanarmi molto da lì. Fui estremamente sorpreso di scoprire che indossavo i miei soliti vestiti, quelli che utilizzavo quando giravo per casa liberamente e in buona salute. La mia sorpresa fu soltanto momentanea poiché pensai: quali altri vestiti mi aspettavo di indossare? Certamente non una veste traslucida e diafana, questo abbigliamento è di solito associato all'idea convenzionale di un angelo, e non ero certo uno di loro!

La conoscenza  del mondo spirituale  al quale avevo potuto  dare  un'occhiata  durante la mia esistenza venne subito in mio aiuto: SEPPI istantaneamente quello che mi era successo, in altre parole seppi che ero "morto".

Sapevo anche però che ero vivo, che mi ero liberato dalla malattia e che ero in grado di rimanere in piedi e guardarmi intorno. Non fui mai in una condizione di stress psichico, ma ero pieno di meraviglia per quello che mi stava succedendo poiché ero in possesso di tutte le mie facoltà mentali e mi sentivo "fisicamente" bene come mai prima di allora.


Robert Hugh Benson (1871–1914)

Per descrivere questa situazione ho impiegato un po' di tempo, ma l'intero processo non è durato che pochi minuti del tempo terrestre. In questo piccolo spazio temporale in cui mi guardavo intorno apprezzando molto il mio nuovo stato, mi raggiunse un confratello prete che era passato in questa vita alcuni anni prima. Ci siamo salutati con molto calore e notai che era vestito come me.

Ancora una volta non mi sembrò strano, se lo fosse stato in qualunque altro modo mi sarebbe parso stonato, come se l'avessi conosciuto solo in abiti clericali. Espresse il suo gran piacere nell'incontrarmi di nuovo e, da parte mia, ricucii immediatamente i "fili" della nostra amicizia spezzati dopo la sua dipartita.

Nei primi attimi lasciai che fosse lui a parlare, dovevo ancora abituarmi alla novità. Dovete ricordare che mi ero appena alzato dal "letto di morte"; staccandomi dal corpo fisico avevo lasciato con esso la malattia, e la nuova sensazione di benessere e libertà era così forte che impiegai un po' per comprenderla pienamente. Il mio vecchio amico sembrava capire all'istante il livello della mia consapevolezza, che cioè ero conscio di essere "morto" e che tutto andava bene.

E adesso lasciatemi dire che l'idea di un "giudizio" o di un "giorno del Giudizio" era completamente  scomparsa  dalla  mia  mente  nell'intero  processo  della  transizione. Era tutto troppo normale e naturale per immaginare di dover passare attraverso la spaventosa situazione che il credo ortodosso insegna. Gli stessi concetti di "giudizio", "inferno" e "paradiso" sembravano assurdi e impossibili.

In realtà parevano del tutto fantasiosi, ora che ero vivo, perfettamente consapevole, vestito nei miei abiti più comodi e alla presenza di un caro amico che mi stringeva la mano cordialmente, salutandomi con calore e dimostrandomi tutta la sua felicità nell'incontrarmi di nuovo. Lui stesso era in perfetta forma mentre mi dava il suo caloroso benvenuto come fanno due vecchi compagni sulla Terra, nel momento in cui si incontrano ancora dopo una lunga separazione. [...]




Mi  disse  di  prepararmi  ad  un  numero  infinito  di  piacevoli  sorprese  e,  visto  che era stato mandato ad incontrarmi all'arrivo, proprio perché era al corrente dei limiti della mia conoscenza, il suo compito era molto più facile. Appena ritrovai l'uso della parola, notai che comunicavamo allo stesso modo di quando eravamo sulla Terra, cioè semplicemente usavamo le nostre corde vocali, come sempre.

Non occorreva pensarci, e infatti non ci pensavo, semplicemente notai il fatto. Il mio confratello propose quindi di allontanarci poiché non c'erano ulteriori motivi per rimanere nelle vicinanze del mio passaggio: mi avrebbe portato in un posto bellissimo che era stato preparato apposta per me. Aggiunse che in realtà questo "posto" era la mia stessa abitazione, dove mi sarei trovato subito "a casa". Non sapendo come procedere e come arrivarci mi misi interamente nelle sue mani e lui mi ribadì che era lì proprio per quello!

Non potei resistere all'impulso di girarmi e gettare un ultimo sguardo alla stanza della mia transizione. Aveva ancora l'apparenza nebbiosa; tutti coloro che prima erano intorno al mio letto se ne erano allontanati e potei avvicinarmi e guardare "me": non fui minimamente impressionato da quello che vidi, l'ultimo residuo del mio "sé fisico" appariva abbastanza sereno. Egli mi suggerì di andare e insieme ci muovemmo.

Appena ci allontanammo, la camera divenne sempre più nebbiosa finché non svanì completamente dalla mia vista. Avevo ancora l'uso delle gambe e la possibilità di camminare, ma il mio amico disse che, in considerazione della mia ultima malattia, avrei avuto bisogno di un periodo di riposo e che sarebbe stato meglio non utilizzare i mezzi di locomozione ordinari – le nostre gambe.

Mi invitò a tenere stretta la sua mano e a non aver paura, se volevo potevo chiudere gli occhi e mi consigliò che sarebbe stato meglio farlo. Presi il suo braccio e mi affidai a  lui,  facendo  ciò  che  mi aveva  chiesto.  Subito  avvertii  la  sensazione  di  fluttuare come quando si sogna, sebbene fosse tutto molto reale e privo di qualsiasi timore. Il movimento sembrava diventare sempre più rapido, mentre io tenevo gli occhi saldamente chiusi.

È strano con quale determinazione si possano fare certe cose qui. Sulla Terra, se fossero possibili simili circostanze, quanti di noi chiuderebbero gli occhi in completa fiducia? Qui non c'era il minimo dubbio che tutto andava bene, che non c'era niente da temere, che nulla di spiacevole sarebbe potuto accadere, e che la mia guida aveva il pieno controllo della situazione.

Poco tempo dopo il nostro moto sembrò rallentare e sentii qualcosa di molto solido sotto i piedi. Mi fu detto di aprire gli occhi: quello che vidi era la mia vecchia casa terrestre, ma con una differenza: era stata migliorata in un modo che non ero stato capace di fare sulla sua controparte terrestre. Di primo acchito sembrava ringiovanita più che restaurata, ma furono i giardini intorno ad attirare la mia attenzione: erano molto vasti e in uno stato di perfetto ordine e manutenzione.



"Enter the Light" - di James Lee

Non c'era traccia di erba o foglie secche,  ma dominava la più incredibile profusione di fiori meravigliosi posizionati a mostrare la più assoluta perfezione. Quando li esaminai più da vicino mi resi conto che molti di quelli in piena fioritura erano sconosciuti sulla Terra; naturalmente ce n'erano tanti di aspetto familiare, ma la maggior parte era completamente nuova per me.

Non erano solo i fiori e la loro gamma di colori superbi ad attirare la mia attenzione, ma l'atmosfera di gaiezza e di vita eterna che gettavano intorno in ogni direzione; avvicinandomi a qualsiasi specie, persino ad ogni bocciolo, essi parevano emettere torrenti di energia vitale che sollevavano l'anima spiritualmente, conferendole forza, mentre i profumi paradisiaci che effondevano erano tali che nessuna anima terrestre può recepire.

Tutti quei fiori vivevano, respiravano ed erano eterni e incorruttibili, mi svelò il confratello. Un'altra caratteristica sorprendente che notai approssimandomi ad essi era una musica che li avvolgeva, creando un'armonia che corrispondeva esattamente alle loro tinte meravigliose. [...]

C'erano anche molti alberi splendidi, nessuno dei quali con difetti di forma come li vediamo abitualmente sulla Terra, ma comunque diversi fra loro: ciascuno cresceva in condizioni perfette, libero dalle tempeste di vento che contorcono i giovani rami terrestri e dalle invasioni di insetti o altre cause che li deformano. [...]

Osservai che non c'era l'ombra sotto le piante, perché non esisteva un sole come lo conosciamo ma una luce radiante che penetrava ogni angolo: la mia guida spiegò che tutto quel chiarore proveniva soltanto  dalla Sorgente di ogni Luce:  la Luce Divina che illuminava l'intero mondo degli Spiriti, dove vivevano coloro che avevano occhi spirituali per poterLa vedere.

Notai pure che un piacevole tepore pervadeva ogni atomo di spazio, un uniforme e costante calore. L'aria era quieta ma pervasa da delicate brezze profumate che in nessun modo alteravano la temperatura deliziosa. [...]

Sono stato colpito dal fatto che non c'erano siepi o staccionate, niente che potesse segnarne i limiti. Mi fu detto che non c'era bisogno di stabilire confini perché ogni persona sapeva istintivamente senza alcun dubbio dove terminava il proprio giardino. Ero il benvenuto ovunque volessi andare senza temere di invadere l'altrui proprietà: tale era la regola, e anch'io avrei accolto che altri passeggiassero nel mio ambiente. Non esisteva in quel luogo alcun senso di possesso, ma solo un grande desiderio di condivisione. [...]




Passeggiammo finché non trovammo un posto "piacevole" sotto i rami di un albero magnifico dal quale potevamo vedere un ampio tratto di campagna, con il fogliame lussureggiante che ondeggiava sopra di noi. L'intero paesaggio era immerso in una luce gloriosa e celestiale, e potevo scorgere molte case di varie forme e dimensioni situate, come la mia, in mezzo ad alberi e giardini. Ci sdraiammo sul terreno soffice come un letto di piume e mi stiracchiai vigorosamente.

Il mio amico mi chiese se ero stanco: non avevo la sensazione ordinaria della fatica come sulla Terra, ma sentivo la necessità di rilassarmi fisicamente. Mi spiegò che la causa di questo desiderio era la mia malattia terminale e che, se volevo, potevo passare in uno stato di sonno profondo. Al momento non sentivo la necessità assoluta di dormire e gli risposi che preferivo starlo ad ascoltare. 

Così cominciò a parlarmi: "Tutto quello che si semina, si raccoglie", queste poche parole descrivono esattamente il grande processo eterno attraverso il quale tutto quello che vedi è quello che ti sei guadagnato. Gli alberi, i fiori, i prati, le belle case di gente felice ‒ tutto questo è il risultato visibile di "ciò che si è seminato". Questa Terra dove viviamo io e te è la Terra del Grande Raccolto, i cui semi vennero piantati durante la vita terrena. Tutti quelli che vivono qui si sono guadagnati l'esatta dimora che si sono meritati con le loro azioni terrene.

Stavo cominciando a capire molte cose, la principale che mi toccava più da vicino era la totale mancanza di verità da parte della religione in rapporto al mondo spirituale. La realtà era che io, sdraiato qui, rappresentavo la più completa falsità di tutto quello che avevo insegnato e sostenuto durante la mia vita ecclesiastica sulla Terra.

Interi volumi di insegnamenti ortodossi, credi e dottrine non avevano più alcuna importanza, perché non contenevano il Vero e perché non descrivevano affatto il mondo eterno dello Spirito e il Grande Creatore che lo genera e lo mantiene. Ora realizzavo chiaramente quello che prima vedevo solo in parte, che l'ortodossia è un prodotto umano mentre l'Universo è un dono di Dio.




La mia guida continuò a ragguagliarmi sulle dimore che vedevamo, dove vivevano persone di qualsiasi genere e stato, le cui convinzioni religiose sulla Terra erano similmente varie. Il fatto è che le anime sono esattamente le stesse nell'attimo del passaggio alla vita spirituale di come erano un istante prima: i pentimenti sul letto di morte non sono di alcuna utilità, poiché la maggior parte di questi è soltanto un atto di codardia nato dal timore di quanto sta per accadere – la paura dell'inferno eterno, costruito dai teologi come arma in mano all'esercito ecclesiastico, "arma" che ha causato probabilmente più sofferenza di qualunque altro credo. (ved. QUI e QUI; ndr).

Le dottrine pertanto non hanno alcuna rilevanza nel mondo spirituale, ma poiché le persone portano con sé tutte le loro caratteristiche, i credenti fervidi di qualsiasi religione continueranno a praticare i loro riti e i loro culti fino a quando le loro menti non si illumineranno. Il mio amico mi informò che qui c'erano intere comunità che ancora coltivavano i loro vecchi culti terreni. 

Religiosamente parlando, la bigotteria e i pregiudizi erano ancora tutti presenti: non facevano del male a nessuno, se non a coloro che li praticavano, confinati a sé stessi. Qui non esiste nulla di simile alla pratica della conversione.

Supposi quindi che la nostra religione fosse ben rappresentata qui, e lo era! Le stesse cerimonie, gli stessi riti, le stesse vecchie credenze erano tutte praticate col medesimo zelo bigotto in chiese costruite per tale scopo. I membri di queste comunità sapevano di essere "morti", e pensavano che parte della loro ricompensa fosse continuare ad esprimere le proprie forme di adorazione: avrebbero proseguito in questo modo fino a quando il loro spirito si sarebbe in qualche modo risvegliato.

Su queste anime non viene esercitata alcuna pressione; la "risurrezione mentale" deve manifestarsi dal loro interno e, quando questo accade, possono sperimentare per la prima volta il Reale significato della Libertà. (Infatti Gesù, Nostro Signore, ha detto "la Verità vi farà liberi!" - Gv 8, 32; ndr).

Il mio confratello mi promise che se avessi voluto mi avrebbe fatto visitare uno di questi luoghi religiosi più tardi, ma, poiché c'era molto tempo a disposizione, mi suggerì di abituarmi prima alla nuova vita. Non aveva ancora risposto però alla mia domanda, chi fosse cioè quell'anima gentile che aveva curato così bene i miei giardini, ma capì il mio pensiero e affrontò lui stesso l'argomento.

Mi ribadì che sia la casa che i giardini erano il raccolto che avevo seminato io stesso durante la vita terrena. Avendo guadagnato il diritto di possederli, li avevo costruiti con l'aiuto di anime generose che trascorrevano la vita dell'Oltre compiendo questi atti di gentilezza al servizio degli altri.



"Walk of Faith" - di Thomas Kinkade

Non solo era il loro lavoro, ma al tempo stesso anche il loro piacere. Spesso tale mansione viene svolta da quanti, sulla Terra, erano esperti di questo genere di cose, amandole. Qui  possono  continuare  con  la  loro occupazione  più cara  in  condizioni che solo il Mondo Spirituale può offrire. Questi compiti esprimono la ricompensa sostanziale, sebbene questo pensiero non sia mai nelle loro menti, ma piuttosto l'anelito continuo di rendersi utili al prossimo. [...]

Qui non esiste alcun decadimento e tutto ciò che cresce vive nelle stesse condizioni iniziali. Mi disse che i giardini non richiedevano alcuna attenzione (nel senso umano del termine) e che il nostro amico giardiniere li avrebbe tenuti sotto le sue cure se lo avessi desiderato. [...]

La mia mente tornò alle occupazioni terrene, alla gestione quotidiana dei doveri di un ministro della Chiesa, poiché tale incombenza mi sembrava del tutto inutile qui; mi domandavo cosa avesse in serbo per me il futuro. Mi fu ricordato che disponevo di un ampio margine di tempo per meditarvi sopra e la guida mi suggerì di riposare ancora prima di affiancarlo in un vasto giro d'ispezione ‒ c'era tanto da vedere e molte cose che avrei trovato stupefacenti.

C'erano anche numerosi amici che aspettavano di incontrarmi dopo la nostra lunga separazione. Egli calmò il mio desiderio di iniziare subito dicendo che prima dovevo riposare e, quale posto migliore di casa mia per questo? Seguii il suo consiglio e tornammo verso di essa...»

Chiosa di Sebirblu

La descrizione riportata dall'Autore sul libro, e da questi ricevuta direttamente da Robert H. Benson, è assimilabile totalmente a quella delineata da Chico Xavier per rivelare al mondo come si vive nel cosiddetto "aldilà".

Non solo, ma tale descrizione, con la quale i brasiliani vi hanno estrapolato un film, ved. QUI, corrisponde esattamente all'altissimo ammaestramento ultrafànico, da me esposto più volte, che rivela essere di 7 il numero di "Biotesi", o livelli evolutivi astrali, necessari per ritornare alla Purezza iniziale; ved. QUI.

Per questo motivo consiglio di leggere il testo di cui mi sto occupando ora, per una maggiore e più profonda consapevolezza di quello che ci aspetta al termine di questa vita. 

Infine una segnalazione: sono importantissimi sul tema dell'Oltre e su quello analogo al "Padrone del Mondo" di Benson, anche i seguenti link, QUI e QUI. 

⁎⁎⁎⁎⁎⁎⁎⁎⁎

Ecco, a conclusione, l'interessante catechesi dell'agosto 2024 di don Alessandro M. Minutella sui due grandi scrittori, menzionati sopra, che hanno profetizzato l'avvento dell'antiCristo in questi nostri tempi. 




Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it