lunedì 29 dicembre 2025

"Se il chicco di grano muore, dà molto frutto"...




Sebirblu, 29 dicembre 2025

Questo scritto vuole suggellare un passaggio importante della mia esistenza perché, proprio dieci giorni prima di Natale mio figlio Emmanuele, di 52 anni, è passato a "miglior vita" nel VERO senso della parola, e ne spiegherò il motivo intervallando i paragrafi con i video del suo canale Youtube, QUI, che meglio di me sveleranno davvero la sua Essenza più profonda. 

(Se necessario, per comprenderne maggiormente le parole, azionare i sottotitoli).

Ecco il primo:




Come esposto QUI, il suo nome, che significa "Dio con noi" (ved. Isaia 7, 14), gli fu dato da me e suo padre in seguito alla visione di un film, che nel post ho riprodotto, insieme all'indicazione di altri tre capolavori assolutamente da guardare – come "Nosso Lar" QUIcomprensivo di nota per i suoi amici – per avere almeno un'idea dell'àmbito spirituale in cui è vissuto.

Il secondo:




Emmanuele nacque il 31 maggio 1973, un giovedì allora festivo in quanto giorno dell'Ascensione di Gesù: l'Emmanuele appunto. Quindi, mentre mio figlio veniva al mondo Nostro Signore ascendeva al Cielo.

Ora, il recente 15 dicembre, perciò in prossimità della "Discesa" di Gesù Bambino, Emmanuele ha "spiccato il suo ultimo volo" di ritorno alla Casa del Padre. Strana "coincidenza" vero? Ma non è tutto...

Qualche tempo prima della sua dolorosa, quanto relativamente breve "via crucis", durante il sonno, ho avuto una visione inquietante:

‒ "Ero in piedi, tenendo stretto al petto fra le mani un uccellino, mentre a terra davanti a me ve n'erano altri neri, più grandi e senza vita, dai riflessi bluastri e alcuni con le ali aperte; sembravano cornacchie.

Avevo il timore che il  "mio protetto"  cadesse fra loro  contaminandosi  col morbo che li aveva uccisi... e così accadde... ma quasi all'istante egli si librò nell'aria, raggiungendo le tegole di un tetto sulla mia destra (perciò in direzione positiva) a circa quattro o cinque metri di altezza. Ne seguì il risveglio."

Il terzo video:




Così un vaticinio o una premonizione mi avevano avvertita, come tanti anni fa per la dipartita di mia madre ed oggi riferentesi a quella di mio figlio, esponendomi un "cammino" oltremodo rassicurante per loro: entrambi sarebbero andati incontro ad un futuro meraviglioso, sostenuti dall'Amore Infinito di Dio.

Emmanuele aveva soltanto cinque mesi e mezzo quando il suo papà, a soli 43 anni, scomparve per un infarto improvviso, e la nonna (ossia mia mamma che lo custodiva per dare a me la possibilità di lavorare) lo seguì, a ruota, quando era ancora molto piccolo, in età scolare.

Dunque il bimbo, sempre con me, ebbe la possibilità di apprendere ed assorbire tutto ciò che di più sostanziale necessitava per la sua crescita animica, per poi essere utile agli altri.

Era uomo di pensiero piuttosto che di parola, e questa arrivava sempre puntuale e illuminante per coloro che egli percepiva come spiritualmente ricettivi ad accoglierla. 

D'altronde suo padre, grande spiritualista e figlio di Padre Pio, mi aveva già indicato la "cristica strada maestra" per il Risveglio della Coscienza addormentata.

Il quarto:




Il colore preferito del suo papà era il viola, unitamente al giallo e al verde perché, diceva, era la frequenza altissima della luce. Per questo, ultimamente, Emmanuele vedeva spesso questa tonalità, mista al giallo oro (intelletto e saggezza), che rivelava la presenza costante e protettiva di suo padre.

Il quinto:




Riporto qui, riguardo a ciò che ho scritto, un articolo di Giulio Dellavite, letto su "Il Giornale" nel novembre scorso.

Alla fine della vita sorride soltanto chi è riuscito a far passare la luce.

«Mi è capitato di poter assistere a una scena che mi ha molto toccato. Una maestra del primo anno della primaria  (una volta si diceva prima elementare),  come lezione di religione, in occasione dell'approssimarsi della ricorrenza di tutti i Santi e della commemorazione dei defunti, ha portato i bambini in chiesa per spiegare cosa fosse il paradiso. 

I loro occhi rimbalzavano da un dettaglio all'altro con grande meraviglia. Per diversi era uno spazio sconosciuto. Non è più così scontato che a sei anni un ragazzino sia entrato in chiesa qualche volta dopo esservi stato portato per il battesimo appena nato. [...]

L'insegnante ha chiesto: «Chi sono i Santi?». Una bimba ha risposto: «Quelli che fanno passare la luce!». Definizione fantastica!

Il pensiero mi è rimasto nel cuore e guardando anche io con loro l'edificio sacro, ho riflettuto quanto sia vero che le persone sono proprio come le vetrate delle chiese: rivelano la loro bellezza quando intorno c'è l'oscurità, ma solo se hanno una luce all'interno.

(Il sesto, composto in collaborazione con un amico):




Tutti ci troviamo a lottare dentro il nero e con il nero dentro.

Siamo debilitati dal buio costituito da dolore, paura, angoscia, frustrazioni, ferite, fallimenti. Ancor più le tenebre della morte ci fanno sentire persi. Però è meglio accendere una luce ‒ anche se fioca o incerta ‒ che stare a maledire l'oscurità.

Abbiamo bisogno di riscoprire come ci si accende il cuore. Tutto deve essere acceso per procedere in avanti: si accende la luce, la macchina, la musica, la televisione, l'aspirapolvere, la sigaretta; si accende il caminetto, il fornello, il riscaldamento... e noi? Noi, quando ci accendiamo? Noi, come ci accendiamo? Ce lo suggeriscono i nostri cari defunti.

(Il settimo, di nuovo in collaborazione):




Mi immagino sulle loro labbra queste parole di Edmund Lee: «Circòndati di sognatori e realizzatori: di persone che credono e di persone che pensano; ma soprattutto attòrniati di coloro che vedono la tua grandezza anche quando tu stesso non riesci a vederla».

(Ed ecco l'ottavo):




Ripensiamo alle numerose persone che abbiamo incontrato come Luce sul nostro cammino, che sono state capaci di scorgere la nostra grandezza anche quando noi non la vedevamo.

I nostri cari scomparsi risplendono dentro di noi e ci illuminano. Proprio come delle vetrate colorate che rivelano l'intrinseca bellezza grazie alla luce che custodiscono all'interno, i nostri defunti ci dicono chiaramente:

‒ «Per avere di più di quello che hai, devi incrementare di più quello che sei. Se non cambi ciò che sei, se non accendi il tuo cuore, il tuo sguardo, i tuoi pensieri, starai sempre e solo a pensare a ciò che non hai, rimanendo a brontolare contro il buio e andando a sbattere qua e là.»

(Il nono e conclusivo video, posto da Emmanuele per il Risveglio interiore di molti. Lo presento qui in sua memoria):




Il mio vecchio parroco diceva che secondo lui in paradiso ci stupiremo di tre cose: di esserci noi, di incontrare chi non ci saremmo mai aspettati e di non vedervi chi eravamo sicuri di trovarci.

Vi troveremo coloro che hanno accolto la chiamata alla pienezza della vita, che hanno curato la loro Luce interiore: sognatori e realizzatori, persone che credono e persone che pensano; che proprio per questo vedono la tua grandezza anche quando tu stesso non riesci a vederla perché prigioniero di tante ombre.

La società si oscura senza padri (beato chi non ha regole), senza madri (beato chi si è fatto da solo), senza fratelli (beato chi non deve rendere conto a nessuno). Ma così, senza padri (valori), senza madri (amore e tenerezza), senza fratelli (condivisione) gli altri ci appaiono avversari e ci troviamo scuri in volto, tenebrosi, vedendo sempre tutto nero, tutto sporco, tutto cupo.

Guardare la preziosità della vita dei nostri cari passati «nell'aldilà» ci fa prendere sul serio la vita «nell'al di qua».

Ed è per questo che un famoso detto orientale dice: «Quando si nasce tu sei l'unico che piange mentre tutti intorno a te sorridono. Quando si muore, se hai vissuto pienamente la tua vita, tu sei l'unico che sorride mentre tutti intorno a te piangono».

E sorride solo chi ha imparato a far passare la Luce... »

•••••••••

In tale contesto, e soprattutto per il presagio ricevuto, m'è giunto alla mente il noto film "Il gabbiano Jonathan Livingston", tratto dal best seller di Richard Bach, che consiglio di scaricare e leggere QUI, in pdf. Nel video viene presentata una sintesi originale perché sul web non si trova altro. È comparso sugli schermi del mondo intero proprio nell'anno in cui nacque Emmanuele, nel 1973.




Post scriptum

Aggiungo al link sopra esposto ‒ indicante il canale di mio figlio, non più aggiornato perché glielo hanno brutalmente hackerato anni fa ‒ quello recente di un'altra sua piattaforma personale QUI, dedicata alla creazione di una certa musica, secondo il suo sentire, dal momento che amava molto mixare avendo fatto saltuariamente anche il disc jockey e l'animatore turistico.

Concludo questo post, con un particolare pensiero e ringraziamento a tutti coloro che hanno partecipato alle esequie, anche da lontano, e condiviso con me il dolore della scomparsa improvvisa di quest'anima bella che l'Eterno Padre ha richiamato a Sé nello splendore dei Cieli.

Un nuovo anno si prepara a far capolino sul pianeta, purtroppo in compagnia di venti di guerra e nubi tempestose ma, come ci ha insegnato Emmanuele, cerchiamo di essere dei "guerrieri" ricolmi di Speranza, di Fede e di Amore, per uscire vittoriosi e specialmente "LIBERI" da qualsiasi invito ingannevole ci presenti questo mondo, ormai del tutto corrotto dal Maligno.

Un abbraccio sincero a tutti voi cari amici di "Manu", che in molti siete intervenuti per dargli l'ultimo saluto e di questo vi ringrazio. 

Pensatelo in un mondo di Luce e Amore, e non di rammarico per la sua scomparsa da questa pesante dimensione terrena. Solo così lo potrete aiutare nella rapida ascesa ai Piani Infiniti!

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

venerdì 26 dicembre 2025

PIANTI e RIMPIANTI danneggiano i DEFUNTI!


"Un'anima portata in Cielo" di William Adolphe Bouguereau (1878)

Sebirblu, 26 dicembre 2025

Considerando il collasso interno della Chiesa di Roma, anche se agli occhi distratti dei più appare tutto normale, non ci si può astenere dal pensare che forse è meglio così, dal momento che non è stata capace in duemila anni di "risvegliare" i popoli alle più grandi realtà spirituali di cui avrebbero avuto bisogno, soprattutto oggi, per non sprofondare nella paura e nell'ignoranza.

Tra queste realtà fondamentali vi è quella della sopravvivenza CERTA delle anime dopo l'avvenuto trapasso, che non è mai stata oggetto di indagini sufficientemente approfondite perché soffocate di continuo da pregiudizi e ostracismi "salva-fedeli" benché il mondo scientifico, a più riprese, ne abbia decretato l'autenticità. (Cfr. QUI, QUI e QUI).

L'ammaestramento che segue, di cui ho riportato quasi tutto vista la sua corposità, proviene dai piani altissimi, dove le Intelligenze pure vibrano ed amano, senza aver mai rivestito corpo fisico.

Che vi si creda o meno, questa è la REALTÀ delle cose che NESSUNO potrà scalfire o negare poiché, così facendo, distruggerebbe solo sé stesso. (Cfr. QUI e QUI; ndr).


"L'Angelo della Morte" di Émile Jean-Horace Vernet  (1789-1863)

Il Trapasso

«Un'anima è trapassata... ha salito un gradino della scala divina, ascensionale, la scala del perdono. Noi (ossia le coorti degli esseri angelici; ndr), pur inserendoci nello stato animico dei terreni, non guardiamo al fatto personale del distacco che si è verificato, ma a quello sostanziale.»

(Ogni individualità umana ‒ figlio, padre, nonno, o qualunque sia la posizione di consanguineità ‒ è prima di tutto una creatura emessa dall'Altissimo, concepita da Lui... ndr).

«Perché crearsi allora umanamente un dolore, quando la perdita per un trapasso è unicamente legata ad una distruzione di materia e a null'altro?

Come i figli non appartengono ai genitori, a cui sono stati affidati dalla Legge divina solo per essere educati e sostenuti nel cammino evolutivo, così anche i genitori non appartengono ai figli, essendo solo strumenti attraverso cui le anime si manifestano concretamente per correggere i propri errori e continuare la via di ritorno alla Casa originaria.

La materia infatti rappresenta una massa di energie condensate, transitoriamente, per il periodo che va dalla nascita alla dipartita. In seguito, le stesse energie dense si decompongono del tutto, comprese le ossa, ritrasformandosi in energie eteree, poiché nulla nel tempo è eterno ma provvisorio; l'eternità è quassù!» ‒ dice l'Entele Maestro.

«Quella materia che diventa energia è l'involucro che permette allo Spirito di operare fisicamente e che, influendo sulla medesima, ne consente l'azione conferendole la potestà di agire sia per sé come, innanzitutto, per il prossimo.

Lo Spirito è eterno, la Fiamma è divina. Pervenire alla conoscenza del trapasso significa entrare nella realtà, una realtà che può essere scottante, deludente forse, ma che ha in sé nel contempo un punto fondamentale, l'eternità sorretta dall'Amore del Padre. (Importante leggere anche QUI: ndr).




Il  contatto indistruttibile, che verrà a formarsi fra quella che  fu  una  creatura umana e il suo Creatore, deve darvi una gioia ed una pace ineguagliabili» ‒ dice la Voce ammaestrante ‒ «voi, invece, alla scomparsa di un vostro congiunto siete portati a pensare:

"Io sono figlio di questo essere... ho perduto colei o colui che mi ha dato la vita"... No, la vita proviene soltanto dal Padre Eterno; il genitore contribuisce solo a formare quella fisica.» [...]

«Dalla Terra parte un'anima, racchiusa in un involucro, che non ha più le ambizioni, le intolleranze, le ingiustizie, le invidie della materia, ma che porta ancora in sé le tracce di tutte queste negatività, per cui, appena questo perispirito (o insieme dei corpi sottili: ved. QUI, QUI e QUI; ndr) racchiudente l'anima si stacca, si avvia in un ambiente che chiamerò di riposo, ove si isola dal movimento infinito.

L'isolamento potrà durare un giorno o un secolo, secondo la fatica karmica* fisica e spirituale sopportata nell'arco del tempo che, in base al peso subito, determinerà la permanenza più o meno lunga nel 'luogo' di ripristino delle energie, di rilassamento, di rigenerazione.» [...]

*Ossia la Legge di Causa e di Effetto; ndr.

(In seguito, una volta rinvigoritosi, l'essere continuerà l'opera di ravvedimento nella "biotesi" corrispondente al suo stato vibrazionale, cfr. QUI, per proseguire il suo percorso di purificazione delle eventuali colpe accumulate.

Molti si potrebbero forse domandare se quest'anima dovrà subire una punizione continua, ma la risposta è No, in quanto vi è l'Amore, la Giustizia del Padre.

Qui c'è un punto da chiarire riguardo alla Misericordia, che non è stata accennata tra le prerogative or ora dette. Essa agisce unicamente durante la vita terrena perché, oltrepassata la fatidica "soglia", vi operano soltanto l'Amore e la Giustizia; nient'altro.

Ecco perché è importante prendere coscienza PRIMA di trapassare, ed ecco perché l'Eterno ha promesso a più riprese la Nuova Pentecoste o Avvertimento (ved. QUI, QUI e QUI) per l'umanità!

Abitualmente, dopo il trapasso, i congiunti continuano a pensare all'assente; ne sentono la mancanza e soffrono... oppure lo immaginano laborioso nel corso del giorno, con la stessa figura che rivestiva durante la sua vita fisica... ma così facendo ne rinsaldano con la forma-pensiero le fattezze che non esistono più e lo attirano ancora nell'ambito terreno, angustiandolo e rallentandone il percorso che dovrebbe essere invece agevole e sereno.

Se davvero si ama la persona scomparsa non si deve farla soffrire con questa sorta di pensieri, ma incoraggiarla, magari dicendole con la mente e col cuore di non preoccuparsi per i 'rimasti', perché Dio non abbandona nessuno, visto che la Sua Provvidenza è sempre in atto; cfr. QUI; ndr).




Riprende l'Entele Maestro:

«Bisogna rammentare che la sofferenza è potenza che trattiene, mentre la gioia è potenza che sprigiona forza e proietta verso le più alte vette.

Così,  se un dolorante  si reca al cimitero  nell'ambiente  della sepoltura e  là si scioglie in lacrime, in invocazioni, in preghiere, in ricordi, questi non solo non giungono a segno, ma nuocciono al superstite, danneggiando il procedere dell'anima che si è staccata, in quanto essa, ormai liberata da una parte del peso, conserva pur sempre un velo di perispirito ed ha la possibilità di seguire il congiunto ancora sul piano fisico. (Cfr. QUI; ndr).

L'entità scomparsa vede il proprio caro di fronte alle spoglie mortali ormai inutili, trasformate già in parte in energia, rivede ancora le proprie linee fisiche e una lotta si accende fra il richiamo del sofferente e chi, per volontà superiore, deve resistere e procedere oltre.

È davvero una lotta impari che dovrà essere vinta dall'anima, ma che lascerà in essa, per lungo tempo, tracce di fatica e di angoscia.

Se invece l'essere umano conserva dell'assente un ricordo dolce e lo pensa intento a ricevere il premio della fatica sostenuta ed ultimata, allora, in questa atmosfera di dolcezza, si stabilisce una corrente di armonia, e il rimasto percepisce la vicinanza del proprio caro estinto, sente un calore attorno a sé che non sa giustificare: sono le energie di ringraziamento inviategli dallo stesso.

Se voi non siete andati al cimitero e non avete imposto al defunto quel richiamo, quel saliscendi, quella lotta che comunque arresta il suo moto evolutivo, ma ne avete ugualmente conservata l'immagine e la presenza nel cuore e nello spirito oltre che nella mente, voi, con ben diverso risultato, lo potete ringraziare spiritualmente per ciò che di sapere, di serenità, di pace, di amore vi ha dato.

Questo vostro ringraziamento costituisce una spinta per lo scomparso a salire più rapidamente verso la meta alla quale tutti gli uomini debbono aspirare. Ricordando il trapassato in pace, in amore, in letizia e soprattutto in attività, voi non solo lo avete aiutato a continuare la salita, ma avete imparato voi stessi a donare ai vostri simili le energie, cosi come egli fece a suo tempo con voi, quando forse eravate fanciulli.

È la fraternità in atto ed ancora una volta si forma un'unità, confermando che l'uno non è estraneo all'altro e che tutti, sia pure staccati dal ceppo divino, dobbiamo sentirci pronti, spinti l'un verso l'altro non soltanto da una forza propria, ma anche da quella dei cari assenti che hanno già iniziato il viaggio di ritorno.





Nei momenti che voi definite luttuosi, il vostro pensiero ricorre spesso a coloro che voi chiamate santi. I cosiddetti santi non esistono. Esistono delle anime che si sono purificate nel dolore e nella fatica, ma di Santo nei Cieli ve ne è Uno solo: il Padre. Egli solo è Santo! Egli è l'Increato, Egli creò l'Infinito quando l'Infinito non esisteva, nessuno può precederLo nella Potenza, nell'Amore, nella Sapienza (cfr. QUI; ndr). Egli è l'Unico Santo!

Che necessità vi è di ricorrere ad un intermediario perché il vostro pensiero possa essere captato dal Signore? Egli legge i pensieri di tutti gli uomini, singolarmente intesi; il Signore si avvale però di questi Servi, di queste Essenze che sono arrivate fino a Lui per portare soccorso a chi è rimasto.

Dovete ancora rammentare che, se voi soffrite, fate soffrire; ma per voi la sofferenza sarà comunque transitoria, momentanea, fulminea, in quanto le contingenze della esistenza fisica sono tali e tante nel karma di ognuno da oberarvi e togliervi anche il pensiero che dovreste dedicare ai trapassati.

Dice una massima di saggezza degli antichi cinesi, i quali spiritualmente erano assai più avanzati di voi: "Piangete quando la creatura vede la luce del sole e sorridete quando se ne parte"; perché è dolore la perdita della libertà e della potenza, è dolore ritornare nella costrizione.

Dovreste invero piangere quando nasce una creatura, in quanto essa dovrà comunque faticare  in  ossequio  al  comandamento  del  Padre  che  ha  detto: "Tu, uomo, vivrai con il pane guadagnato col sudore della fronte; tu donna, partorirai con dolore", sigillando in tal modo con la sofferenza il moto vitale terreno e quello superiore di ogni umano.

Ecco perché dovete sbarazzare la mente da tutti questi ricordi, rammentando che il trapasso è unicamente un moto micrometrico di evoluzione che si compie. Partono cento, ne arrivano cinquanta; gli altri cinquanta arriveranno domani o domani l'altro: è un movimento ritmico di compensazione.

Gli eventi quotidiani vi salvano e devono insegnarvi che la vita va vissuta ora per ora, attimo per attimo, fatica per fatica. Deve aver valore per voi solo ciò che sarà domani e quel domani deve essere costruito singolarmente da ogni individuo; l'ieri è un movimento che non ha più importanza se non per il conteggio che dovrete fare, a tempo debito, col Padre.



Quando, dopo il distacco e dopo il risveglio (dal riposo; ndr), vi troverete di fronte a Lui, Egli vi chiederà: "Perché hai fatto questo? perché non hai fatto quest'altro? perché hai cosi reagito? perché non hai perdonato a costui?".

Il pensiero che deve legarvi a quell'attimo che si verificherà in un prossimo futuro deve essere di incitamento per voi, in modo che, quando vi troverete di fronte al Suo Trono, Egli non abbia una lista di fatti tali da farvi giudicare negativamente.

Fate dunque che la vita di domani sia esemplare, adamantina; ciò che avete avuto dai vostri genitori di ammaestramenti, di sacrifici, di rinunce, di fatiche, donatelo a vostra volta, perché questo donare porterà in voi una gioia che prima sconoscevate.

Pensate all'assente in quieto riposo, con la coscienza di aver percorso il suo cammino terreno in armonia, in sintonia con la volontà dell'Altissimo, e questo pensiero costituisca la vostra gioia, la vostra compagnia.

Insisto su ciò  non nell'intento di alleviare  il vostro dispiacere o dolore,  ma in quello di riportare alla celerità del moto evolutivo gli scomparsi che voi inconsciamente tentate di legare a voi e quindi alla Terra della colpa (quella dei loro sbagli; ndr).

L'errore vostro consiste nel ricordare una forma, un gesto, un dono di cui vi fate un sacrario e al quale dedicate il vostro pensiero; quel sacrario diventa e si trasforma in ambiente satanico, negativo per la vostra pace e negativo per la pace delle anime dei vostri congiunti.

Considero ora un altro aspetto del movimento "trapasso" nei suoi riflessi umani, aspetto che vi indurrà a donare di voi. Da ogni evento che stoltamente voi definite luttuoso deve scaturire un ammaestramento profondo, un insegnamento potenziale che deve essere assimilato.

Di fronte a voi è un vostro fratello in Cristo che attraversa un tristissimo momento per il decesso di un suo congiunto e voi, facendo vostro il suo dolore e il suo affanno, siete addolorati ed angosciati in maggiore o minor misura in relazione al maggiore o minor grado di sintonia nel quale vi trovate rispetto a lui.




Tuttavia è evidente che nello stesso istante, nel mondo, decine di migliaia di altre creature si sono staccate dalla potenza che fino ad allora le aveva tenute in Terra; i corpi sono rimasti e le anime sono salite per la giusta espiazione. Di fronte a queste "partenze" si rinnovano fra gli umani gli stessi dolori, le stesse angosce, gli stessi affanni, le stesse amarezze che ora travagliano il fratel vostro.

Orbene, se voi pervenite a far vostro lo strazio di un fratello in quanto lo conoscete individualmente, perché non dovreste giungere anche ad assorbire quello di tutti i sofferenti a voi ignoti, ma che sono pur sempre fratelli vostri?

Ecco il punto scottante: l'amore non deve più essere elargito unicamente nell'ambito delle conoscenze, delle amicizie, della consanguineità; l'amore deve essere elargito come il Cristo lo effuse,  cioè generalizzando  il concetto "donare" e rammentando che ogni momento segnato dalla clessidra rappresenta, per un determinato numero di viventi, un attimo di dolore, di affanno, di angoscia, per cui veramente le lacrime scorrono ininterrottamente dal ciglio umano.

Un trapasso nel tempo, un moto evolutivo vi ha posto potenzialmente di fronte alla realtà, realtà che deve essere raggiunta assolutamente, in quanto, in caso diverso, l'opera vostra e l'opera nostra sarebbero vane.

Amarsi l'un l'altro come Egli, l'Unigenito, ama voi: Gesù non disse "amate l'amico, amate il fratello", bensì "amate i vostri simili". Per amarli necessita donare; ne consegue che il "dono" è la prima fondamentale manifestazione dell'amore.» [...]

«Rendete elastico il pensiero, cercate di estrarre da ogni individuo che vedete e da quelli che non vedete, perché lontani, il loro dolore, cercate di assorbirne una parte, appropriatevi di  un  po'  della  loro  fatica  quotidianamente  compiuta  e  sopportata, e la sera, quando avrete ultimata la vostra giornata terrena, ricordatevi d'essere figli dell'Eterno, fratelli dell'Unigenito e dell'umanità tutta.


Adam Abram  (1976)

Dimenticate le vostre fatiche, le ansietà, i dolori, i pesi che portate e recatevi col pensiero là dove di attimo in attimo si trapassa, là dove matura una tragedia o un sopruso.

Fate che il vostro sorriso per un attimo abbia a scomparire dal vostro labbro, fate, se è possibile, che una lacrima abbia a spuntare dalle vostre ciglia e che tale lacrima venga dedicata a tutti i sofferenti a voi ignoti, donatevi cioè interamente, cosi come Gesù si è offerto all'umanità.

Il pensiero è di un attimo, ma, se intenso, la sua durata è plurima e raggiungerete un duplice scopo, in quanto l'aiuto oggi portato, le energie oggi elargite domani saranno duplicate, triplicate il terzo dì e così via, ed insensibilmente voi porterete ai sofferenti una massa di soccorsi per voi inconcepibile e senza alcuna vostra menomazione.

Siate sicuri infatti che, anche se assimilaste il dolore di tutta l'umanità, il giorno appresso voi non ne accusereste il peso e il giorno stesso non ne sareste schiacciati.

"Amarsi l'un l'altro come Egli ama voi" significa perpetuare il moto triangolare di elargizione (cioè rivolgendosi prima al Padre, affinché conceda e potenzi l'emissione di pensiero per poi proiettarlo verso l'obbiettivo da raggiungere; cfr. QUI e QUI; ndr), elargizione che rappresenta nella sua sintesi la salvezza dell'umanità.

Le guerre, ricordatelo sempre, scaturiscono solo e perché non esiste questo supporto di energie-amore. 

Oggi sapete qualcosa che ieri sarebbe stata vana a conoscersi; cercate di diffondere questo ammaestramento che è cosi importante per l'intero genere umano.»

Relazione e cura di: Sebirblu.blogspot.it

Fonte: estratto da "Scintille dall'Infinito" - ed. "Il Cenacolo", QUI.


"...chi beve dell'acqua che Io gli darò non avrà mai più sete..." ved. QUI.

Post Scriptum

Vorrei ringraziare la commentatrice Federica per la sua adesione alla preghiera in comune come contrasto alle Forze Oscure, ora più che mai scatenate, e chiederle se può inviarmi un indirizzo e-mail affinché possa contattarla.

Con sincera stima. 

Sebirblu


lunedì 22 dicembre 2025

PROFETICO il Messaggio di Natale di Pietro Ubaldi




Sebirblu, 22 dicembre 2025

A voi Lettori cari, che seguite le mie pubblicazioni con il cuore più che con la mente, ridedico questo messaggio incommensurabile trasmesso da un Essere straordinario che mise a disposizione tutto di sé per servire l'Altissimo: Pietro Ubaldi (QUI).

Sebbene risalga al lontano Natale 1931, il tempo non ne può attenuare la potenza perché essa proviene dalle regioni in cui l'Eterno Presente è in atto, né tanto meno può scalfirne l'efficacia per il suo contenuto di profonda natura profetica. (Cfr. QUI).

È un alimento per l'Anima  che "affaticata e stanca" necessita  della linfa vitale  per non abbandonarsi all'incalzare ineluttabile degli eventi senza speranza alcuna. (Ved. QUIQUI e QUI).

Da questa lettura, essa  ne trarrà grande e nuovo vigore, preparandosi ad assaporare il meraviglioso cambio dimensionale che la pervaderà innalzandola a più alti livelli di vita. (Cfr. QUI, QUI e QUI).

Desidero porgere questo dono alla "Perla" nascosta che vive in ognuno di voi, in quello scrigno ineffabile che ospita l'Essenza Divina e che ci unifica tutti in una sola Coscienza. (Cfr. QUI, QUI, QUI e QUI).




Messaggio di Natale

Nel silenzio della notte sacra, ascoltaMi. Lascia ogni sapere, i ricordi, te stesso, tutto dimentica, abbandonati alla Mia voce, inerte, vuoto, nel nulla, nel silenzio il più completo dello spazio e del tempo. In questo vuoto odi la Mia voce che dice: "Sorgi e parla - Sono Io".

Esulta della Mia presenza: essa è gran cosa per te, è un gran premio che hai duramente meritato; è quel segno che tanto hai invocato di quel più grande mondo nel quale Io vivo e in cui tu hai creduto.

Non domandare il Mio nome, non cercare di individuarmi. Non potresti, nessuno potrebbe; non tentare inutili ipotesi. Tu Mi conosci lo stesso.

La Mia voce così dolce per te, così amica per tutti i piccoli che soffrono nell'ombra, sa essere anche tremenda e tonante come mai tu Mi sentisti. Non ti preoccupare; scrivi.

La Mia Parola va diritta nel profondo della coscienza e tocca l'Anima di chi ascolta, sul vivo. Sarà udita solo da chi si è reso capace di udirla. Per gli altri andrà perduta nel vociare immenso di tutti. Non importa; deve essere detta.

Io parlo oggi a tutti i giusti della Terra e li chiamo da ogni parte del mondo perché riuniscano le loro aspirazioni e preghiere e ne facciano un fascio che salga verso il Cielo.

Nessuna barriera di Religione, di Nazione o di Razza li divida. Perché presto una sola sarà la divisione tra gli uomini: quella del giusto e dell'ingiusto. La divisione è nell'intimo della coscienza e non nella vostra esteriorità visibile.

Tutti quelli che sinceramente vogliono, possono comprendere e ciascuno, da solo, senza che il vicino possa vedere, saprà "Chi" è. La Mia Parola è universale, ma è anche appello intimo, personale, ad ognuno. Molti la riconosceranno.

Un gran rivolgimento si approssima nella vita del Pianeta. Questa Mia è una voce; ma ne saliranno presto sempre di più forti e fitte da tutte le parti del mondo perché il consiglio non sia mancato a nessuno. Non temere; scrivi, guarda.




Guarda la traiettoria degli eventi umani come si delinea nell'avvenire: quando non si è chiusi nella ferrea gabbia dello spazio e del tempo si vede "naturalmente" il futuro. Ma ciò che ti mostro è anche logico, secondo la vostra deduzione umana, quindi a voi comprensibile.

I popoli, come gli individui, hanno una responsabilità nello sviluppo storico, dallo svolgimento conseguente, secondo un concatenamento di cause che, se è libero nelle premesse, diventa necessario nelle ripercussioni.

La Legge di Giustizia, aspetto della misura universale, secondo cui tutto avviene - anche nel vostro mondo - vuole che l'equilibrio sia ricostruito e che le colpe e gli errori debbano essere corretti attraverso il dolore.

Ciò che voi chiamate male e ingiustizia è ovvia e giusta reazione che neutralizza gli effetti delle vostre opere. Tutto è voluto, tutto è meritato anche se voi non siete in grado di ricordare il come e il quando.

Il dolore abbonda nel vostro mondo perché è mondo selvaggio, luogo di pena e di prova, ma non temetelo. Esso è l'unica cosa di veramente grande che voi abbiate laggiù perché è lo strumento che possedete per il personale riscatto e liberazione. "Beati coloro che soffrono", il Cristo vi ha detto.

L'evoluzione della scienza, principale prodotto del vostro tempo, continuerà ancora per progredire nella materia. Accumula intanto le energie, la ricchezza, i mezzi per una nuova grande conflagrazione.

Immaginate a qual punto arriverà il progresso meccanico ancora protratto, se tanto ha già fatto in pochi anni! Veramente non vi saranno più distanze e la società dei popoli sarà così intercomunicante da formare una società sola.

Ma la mente umana cambia direzione ogni tanto, vive di cicli o di periodi, poiché in ognuno di questi deve affrontare un problema diverso. II futuro contiene non continuazioni ma mutamenti, conseguenza di un processo naturale di saturazione.

Il vostro progresso scientifico tende a divenire e diverrà così ipertrofico - perché non bilanciato da un parallelo progresso morale - tanto che l'equilibrio negli eventi storici non potrà più mantenersi.




Il dominio dell'uomo sulle forze naturali è andato e andrà sempre crescendo senza alcun precedente nella storia; un potere immenso al quale non siete moralmente preparati, perché la vostra psicologia è purtroppo, sostanzialmente, quella del tenebroso Medio Evo.

Un potere troppo grande e troppo nuovo per le vostre mani inesperte. L'uomo acquisirà un tale senso di orgoglio e di forza che si tradirà.

La difformità tra la vostra potenza e il livello etico della vostra vita si accentuerà sempre più poiché ogni momento che passa è per voi, ormai lanciati in questa direzione, irresistibilmente giorno di progresso materiale.

Le idee sono lanciate nel tempo, con una mossa propria, come i bolidi nello spazio. Io vedo un innalzarsi lento ma costante della tensione che prelude all'inevitabile scoppio della folgore.

L'esplosione è l'ultima conseguenza, anche secondo la vostra logica, di tutto il movimento. Sproporzione e squilibrio non possono durare; la Legge vuole che si risolvano in un nuovo equilibrio.

Come l'ultima molecola di ghiaccio fa crollare l'iceberg gigantesco, così da una scintilla qualsiasi nascerà l'incendio. Una volta i cataclismi della storia, vivendo i popoli isolati, potevano rimanere circoscritti, ma non ora. Molti Esseri che nascono oggi, vedranno...

La distruzione però è necessaria. Sarà annientamento solo di ciò che è forma, incrostazione, cristallizzazione, di tutto ciò che deve cadere, perché resti solo il concetto che sintetizzi il valore delle cose.

Un enorme lavacro di dolori è indispensabile perché l'Umanità ritrovi l'armonia liberamente violata; grande male, condizione di un bene maggiore.

Poi l'Umanità purificata, alleggerita, più selezionata per aver perduto i suoi elementi peggiori, si raggrupperà intorno agli ignoti che oggi soffrono e seminano in silenzio e riprenderà rinnovata il cammino ascensionale.




Inizierà una Nuova Era in cui sarà lo Spirito a dominare e non più la materia ridotta in schiavitù. Allora imparerete a vederCi e ad ascoltarCi; Noi scenderemo in folla e voi vedrete la Verità. (Cfr. QUI e QUI; ndr).

Per ora basta. Va, riposa. Tornerò; ma ricorda che la Mia Parola è parola di Bontà e solo uno scopo di bontà potrà attirarMi. Là dove esisteranno la semplice curiosità, il desiderio di emozioni o la superficiale e scettica indagine scientifica, Io sarò assente.

Soltanto la Bontà, l'Amore, il Dolore, mi attraggono. Io presiedo al progresso spirituale del vostro Pianeta e al fine di tale progresso è consona maggiormente un'opera buona che una scoperta scientifica.

Non chiedete la prova del prodigio quando potete avere quella della Ragione e della Fede. È la vostra bassezza che vi porta ad ammirare come segno di verità e di potenza l'eccezione che vìola l'Ordine Divino.

Se ciò può stupire e convincere voi, anarchici e ribelli, per Noi, in Alto, essa è la più stridente e offensiva dissonanza, è la violazione più ripugnante di quell'Ordine supremo in cui riposiamo, nella cui sintonia vibriamo contenti.

Non cercate una simile prova, ma trovatela nella qualità delle Mie parole.

A tutti dico: PACE!"


giovedì 18 dicembre 2025

Dopo 50 anni ritrovato un film SOLO per gli ARDENTI

 

Sebirblu, 17 dicembre 2025

Già altre volte ho dedicato i miei scritti a film molto particolari che possono diventare una guida e un motivo di riflessione per i lettori assetati di Conoscenza, in questo deserto arido in cui si trova l'umanità oggi.

Questi sono i link: "Nosso Lar" – "L'Uccellino Blu" – "Tra il Buio e la Luce" ed ora siamo al quarto, ma anche al più speciale per me, in quanto erano anni che lo cercavo, da quando in quel lontano 1972 andai al cinema in un'improbabile borgo valtellinese e ne trassi un ricordo così vivido che chiamai mio figlio "Emmanuele", proprio come il suo "Protagonista" più importante.

Passando il tempo, persino il titolo mi era svanito dalla mente e circa una decina d'anni fa, provai a scriverne la trama per tentare di rintracciarlo in rete in un sito apposito, ma invano.

Solo da qualche periodo, con l'apporto insperato di Federica, entrata in contatto con me per arricchire il proprio cammino spirituale, diventato poi rapporto fraterno, ho avuto modo di inquadrarne il nome in italiano: "Luca, bambino mio" – che non dice assolutamente nulla in confronto al vero "El Cristo del Océano" di co-produzione spagnola-italo-messicana.

Il testo del film è stato tratto da un racconto di Anatole France, Premio Nobel per la letteratura nel 1921 (ved. QUI) che, a sua volta, certamente si ispirò al "Crocifisso miracoloso del Volto Santo", la cui leggenda narra essere stato scolpito da Nicodemo (il fariseo sinedrita che nottetempo incontrò Gesù) aiutato dagli angeli che aveva pregato, per intagliarne il volto.

Sì, ma da quale "Crocifisso miracoloso" l'insigne scrittore prese spunto se la Fede sostenuta da tale mito si riferisce ad una nutrita sequenza sparsa un po' ovunque? Soltanto in Francia, visto che era francese, se ne contano due: uno a Dives-sur-mer (QUI), e l'altro nella piccola città di Rue in Picardia, nella cappella di Saint-Esprit (QUI).


"Il Cristo dell'Oceano" Cappella di S. Spirito - città di Rue (Francia)

Probabilmente è a quest'ultimo che Anatole France attinse per sviluppare la sua intrigante storia, divenuta poi oggetto del film, perché gli eventi accaduti in quel luogo si avvicinano maggiormente alla sua trama.

Dunque, da Federica ho ricevuto la possibilità di ricordare solo il titolo di questa proiezione, ma il video, irreperibile in italiano, lo abbiamo rintracciato unicamente in spagnolo... ma, qualche giorno fa, nonostante le ricerche precedenti andate a vuoto, ho pensato di digitare ancora su Youtube il fatidico "Luca, bambino mio" e... prodigio!.. o più semplicemente un "regalo divino" ha coronato il mio sogno, a cinquant'anni di distanza, facendomelo trovare!

Si tratta di un piccolo ed umile canale con solo 23 iscritti, forse semi-abbandonato, che però come logo (ved. QUI) riporta proprio... un Crocifisso! Coincidenza?...

Ed ecco il film, che suggerisco a tutti di scaricare perché, specialmente ora in cui assistiamo al declino totale della Fede e all'avanzata rabbiosa delle forze del Male, è un balsamo per le anime assetate di bellezza, giustizia e amore.




Un approfondimento su questa storia è d'obbligo però, perché sembra che tra i diversi simulacri lignei ve ne siano di analoghi anche in Italia, fra cui uno custodito nella cattedrale di San Sepolcro in provincia d'Arezzo (QUI), ed un altro nella chiesa di San Domenico a Trapani (QUI).

Ma soprattutto, vi è quello di Lucca (forse l'unico autentico proveniente davvero da Gerusalemme) più conosciuto e famoso di tutti, visitato da migliaia di pellegrini devoti al Volto Santo che, speranzosi, attendono dal "Crocifisso miracoloso" le grazie, gli aiuti e le guarigioni richieste, spesso onorate in grande quantità.


Il "Volto Santo" di Lucca - custodito nella cattedrale di S. Martino

Riporto qualche stralcio dell'articolo, che per intero si trova QUI:

«Torniamo alla tradizione, che ci mostra Nicodemo nel suo rifugio di Ramla, intento al difficile compito di scolpire nel legno l'immagine del Crocifisso. (Cfr.QUI; ndr).

Egli aveva ben impresso dentro di sé il ricordo del Redentore... ma, nonostante ciò, non riusciva per la propria imperizia a rendere nel legno i tratti del volto di Gesù dopo avere già scolpito tutto il resto della figura.

Ricorse alla preghiera e fu colto da un placido sonno. Al suo risveglio, trovò la forma della testa che aveva lasciato allo stato di abbozzo, terminata da mano angelica.

Dopo avere ammirato l'opera così miracolosamente incisa, Nicodemo la venerò e la conservò decorosamente in un luogo segreto della dimora in cui abitava, esponendola di quando in quando alla venerazione degli amici più fidati fra i cristiani del luogo e, secondo la storia aurea di Terra Santa, riportata da Bonifacio da Ragusa, anche della stessa Vergine Maria.

Sentendosi poi Nicodemo vicino a morire, affidò il prezioso Crocifisso ad un suo amico di nome Isacar, che continuò a custodirla di generazione in generazione. [...]

[...] Era l'ultimo ventennio del secolo VIII. In Palestina dominavano da più di un secolo i mussulmani che limitavano fortemente i cristiani nella loro libertà di culto, anche se non vietavano ancora i pellegrinaggi ai luoghi sacri.

In quel tempo, si trovava a viaggiare in Terra Santa un vescovo subalpino di nome Gualfredo che, costretto a prolungare oltre il previsto il suo soggiorno a causa di malattie che a Gerusalemme avevano colpito molti dei suoi compagni, si mise a visitare quei territori che serbavano memorie della vita di Cristo.

Una notte, trovandosi a pernottare a Ramla, in una casa prossima a quella in cui aveva abitato Nicodemo, ebbe in sogno la visione di un angelo. Questi gli rivelò la storia del Volto Santo, e lo invitò a richiederlo nell'abitazione attigua ad un certo Seleuco, uomo cristianissimo, che lo custodiva in una grotta.

Svegliatosi e informati i compagni, il vescovo si recò con loro dal vicino dove, dopo qualche diniego iniziale, riuscì a farsi consegnare la scultura lignea in cambio di un buon quantitativo di monete d'oro.

Ottenutala, occorreva sottrarla al pericolo di distruzione degli infedeli e degli iconoclasti. Dopo molte preghiere, il presule e i suoi decisero di caricarla su una imbarcazione a Ioppe, affidandola al governo della divina Provvidenza.


"Il Crocifisso miracoloso" - Cappella di S. Spirito - città di Rue - Francia


La nave si allontanò dal porto da sola e, senza alcuna guida, dopo lunga e tortuosa via andò a fermarsi al largo delle coste di Luni, non lontano dalla foce del Magra.

Nel secolo VIII  Luni era un porto fiorente  per traffici marittimi,  ma non di rado le mercanzie sbarcate sui suoi moli erano frutto di pirateria, piuttosto che di onesto commercio. Così, quando i lunensi videro al largo quella bella barca priva di ogni sorveglianza, decisero di predarla.

Calarono in mare i natanti per raggiungerla, ma inutilmente, perché essa riprendeva il largo allontanandosi da loro; analogo tentativo, ripetuto con maggiore copia di mezzi il giorno seguente, si rivelò ugualmente infruttuoso.

Mentre i lunensi si sforzavano invano di impossessarsi della piccola nave, un angelo appariva in sogno al vescovo di Lucca ‒ Giovanni di Teuperto uomo pio e già celebre per santità di vita, che dopo la morte fu venerato col nome di beato Giovanni I.

L'angelo gli parlò del Volto Santo e del suo arrivo a Luni, ingiungendogli di muoversi col clero e i maggiori del popolo per andarlo a prendere e portarlo a Lucca. [...]

[...] Recuperato il Volto Santo (perché la prodigiosa barca spontaneamente seguì il vescovo; ndr) e portato a terra, fu esposto alla venerazione dei fedeli... Ma, poco dopo, nacque una disputa fra i lunensi e i lucchesi su quale delle due città avesse maggiore diritto a custodire il Crocifisso [...] ».

•••••••••

Riassumendo, la disputa fu risolta, non solo perché il Beato Giovanni I ispirato da Dio offrì ai contendenti una delle due ampolle col Sangue del Signore (raccolte da Giuseppe d'Arimatea e poste da Nicodemo nello scafo con la statua miracolosa), ma soprattutto perché i lunensi, ancora non appagati, concordarono con i lucchesi di lasciare al sommo "Giudizio di Dio" la scelta del luogo che avrebbe dovuto accogliere il Crocifisso dal Volto Santo.

Due torelli furono assicurati ad un carro dove venne posta la preziosa scultura e lasciati liberi di andare dove volessero... ed essi si avviarono verso Lucca...


"Il Crocifisso miracoloso" caricato sul carro - Cappella di S. Spirito - città di Rue

Considerazioni mie

A questo punto, per quanto possa apparire ingenuo e anacronistico parlare in questi tempi di cose simili, o soffermarsi sull'autenticità di quella o quell'altra raffigurazione portatrice di prodigi agli albori del Cristianesimo e verificatisi anche nel corso dei secoli, bisogna focalizzare l'attenzione, e qui mi riporto al film di cui sto parlando (dall'ora 1:05,19 ad 1:05,36), sul fatto che non sono le icone o le immagini in sé che producono l'evento straordinario, ma la potenza della Fede di chi o coloro che lo realizzano. (Cfr. importantissimo, QUI).

Mi spiego meglio. Nei Vangeli, spesso viene pronunciata questa breve ma "immensa" parola da Gesù. Eccone tre esempi:

1) «Figlia, la tua Fede ti ha salvata. Va' in pace e sii guarita dal tuo male».

Marco (5, 24-34) si riferisce alla donna emorroissa che furtivamente, ma piena di fiducia, toccò il mantello del Signore assolutamente convinta che sarebbe guarita all'istante, e così fu.

2) «In verità vi dico: Se avrete Fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che è accaduto a questo fico, ma anche se direte a questo monte: "Levati di lì e gettati nel mare", ciò avverrà. E tutto quello che chiederete con Fede nella preghiera, lo otterrete».

Matteo (21, 18-22) scrive che, dopo l'azione energica di Gesù sul fico infruttuoso, i discepoli  Gli chiesero  il perché la pianta si fosse seccata all'istante e Lui rispose così.

3) «Che vuoi che Io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io riabbia la vista». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua Fede ti ha salvato».

Luca (18, 35-43) spiega che un cieco sentendo passare molta gente sulla strada per Gerico chiese cosa stesse succedendo, e quando gli risposero che tutto quel tramestio era a causa del passaggio di Gesù il Nazareno si mise a gridare: "Figlio di Davide, abbi pietà di me!". Il Signore si fermò e ingiunse che glielo conducessero, poi lo esaudì.



Morgan Weistling

Ebbene, da ciò che si legge, e da quello che lo stesso personaggio del film raffigurante l'«Emmanuele» dice, i miracoli avvengono sicuramente con l'assenso di Dio, ma causati dal forte desiderio d'Amore e di Bene, uniti all'Umiltà, di chi con la sua Forza interiore li richiama.

Sembra impossibile vero? Eppure è così! Non vogliamo capire che la nostra Origine è divina e continuiamo a comportarci da deboli, perché da oltre due millenni siamo stati "nutriti" come infanti, sempre in attesa di venire imboccati senza aver ricevuto alcuna Conoscenza sulla Vera Natura del nostro Essere. (Cfr. QUI, QUI e QUI).

Dice Giovanni apostolo nella sua prima lettera (1Gv. 5, 4-6):

«Tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra Fede.

E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Questi è Colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con acqua soltanto, ma con l'acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che rende testimonianza, perché lo Spirito è la Verità.»

E noi siamo Spiriti! Scintille divine chiuse dentro un organismo umano, costituito appunto da carne e sangue, ma potenti nella più intima Essenza che, se congiunte con la Fede e la Consapevolezza a Nostro Signore, sono invincibili.

Solo quattro anni fa scrivevo questo articolo QUI, che oggi suggerisco di rileggere per la sostanza del suo contenuto, molto utile a tutti ed afferente a quanto esposto sopra.


Sebirblu.blogspot.it