domenica 7 gennaio 2024

Strane affinità tra Bonifacio VIII e Francesco 1°!

 

"Bonifacio VIII"  di Andrea Gastaldi  (Torino 1826‒1899).
Si noti il modo sgraziato in cui tiene la Croce: a testa in giù!

Sebirblu, 5 gennaio 2024

Questo articolo si è stranamente "offerto da sé"... in quanto nel mio peregrinare in rete, alla ricerca di qualcosa che potesse arricchire la conoscenza di chi lo legge sotto il profilo spirituale, mi si è presentata l'immagine su esposta che sicuramente stupirà tutti per la grande somiglianza con Jorge Mario Bergoglio. 

Mi trovavo infatti a visitare un dominio prestigioso QUI (che offre la possibilità di scaricare in abbondanza messaggi ultrafànici elevatissimi, come quelli contenuti nell'introvabile libro del giurista, avv. Gino Trespioli QUI), da cui ho estratto un dialogo molto interessante.

Tale incredibile somiglianza mi ha incuriosito, tanto più che ho scoperto trattarsi di un dipinto dell'800 di Bonifacio VIII (ved. QUI), succeduto a Celestino V ‒ il papa del "gran rifiuto", come lo definì Dante relegandolo nell'Antinferno con gli ignavi.

«Nell'Opera, la figura del pontefice è perciò una sorta di ombra sinistra, cui di continuo si allude. Al tempo in cui si svolge il viaggio raccontato nella Commedia, Bonifacio non è ancora morto, ma tutto l'inferno lo attende, poiché non ha esitato a "tòrre a 'nganno / la bella donna [la Chiesa], e poi di farne strazio" (Inferno, XIX 57-58).

Sottoposto ad una sorta di dannazione preventiva, il "gran prete" (Inferno, XXVII 70) viene collocato da Dante, indirettamente, prima ancora di morire, tra i peccatori di simonia, anche se il suo nome riecheggia per tutti i cerchi infernali.

Nell'ottica dantesca la sua condotta astuta, sleale e spregiudicata, che lo identifica con "lo principe d'i novi Farisei" (ivi, 85), costituisce la causa principale della crisi sociale, spirituale e politica in cui versa l'intera penisola italiana tra il XIII e il XIV secolo.» (Esattamente come ora!  brano tratto da QUI; ndr).

Ed è proprio il Sommo Poeta a sottolineare in diversi punti della Divina Commedia, specialmente nel Paradiso, la personalità di quel papa, molto simile a quella distorta di Bergoglio:

Nell'Inf. al Canto XIX, dal v. 53 in poi, dove fa dire a papa Niccolò III, tra i simoniaci della III Bolgia, che Bonifacio lo raggiungerà presto, predicendone la dannazione.

Nel Purg. al Canto XX, vv. 85 ‒ 93, dove descrive l'affronto di Anagni predetto dallo spirito di Ugo Capeto.

Ed infine, soprattutto nel Par. al Canto XXVII, vv. 19 ‒ 27, dove San Pietro pronuncia un'intensa sfuriata contro i papi corrotti e accusa Bonifacio di abuso nell'occupare il suo seggio, tanto che il primo angelo ribelle, cacciato dal Cielo, si appaga in fondo al baratro vedendo i misfatti del pontefice.

E sì, proprio i misfatti, esattamente come li chiama l'entità stessa che fu Bonifacio VIII dall'«Abisso dei Rimorsi», ved. QUI, nell'episodio 104 pag. 110 del libro "La Vita", menzionato e linkato sopra, che qui propongo:



"L'abisso dei Rimorsi" dal libro "La Vita"

Dice Gino Trespioli:

[...] Fui distolto dall'improvvisa loquacità di un "Invisibile", che Piero (uno degli spiriti guida; ndr) mi confermò avere nel tempo animato Bonifacio VIII.

«Che io fossi Bonifacio ‒ diceva ‒ lo prova il segno che porto di tanto dolorare. Con la carne errai, col potere, con le condanne, coi soprusi errai... Una politica di intriganti ondeggiava intorno a me, che fui autore di misfatti. Fui autore di misfatti! Smentisci gli storici che tentano assurde difese...

Tu lo vedi, io mi confesso; mi confesso a te, che non conobbi uomo alcuno (perché non avvicinò alcun sacerdote; ndr); ma qui sono portato da una forza che domina interamente la mia individualità. Aggiungo che non io soltanto fui degenere nel potere, ma altri ancora prima e dopo di me.

Questa veste talare è grave peso per l'anima mia. Non si è in possesso del Vero quando si cerca di soffocarlo col formalismo e con la filosofia... Crederai tu, perché qui sono, che io conservi ancora desideri di possessi e di vendetta? Nulla desidero.

Seguo la giustizia e ne sento le vibrazioni. Uscirò da qui per la mia forte espansione di pensiero. Sarò fatto migliore imponendo a me stesso un'affrettata evoluzione.»

Trespioli:‒ dipende dunque da noi...

Bonifacio: «Noi siamo autori del nostro destino. Volere, volere, volere. Siamo liberi. Ma per essere liberi dobbiamo sapere e volere essere tali. Io so che posso, volendo, affrettare la mia evoluzione.»

Trespioli: ‒ parli con molto senno. E in che consiste il tuo soffrire?

Bonifacio: «Nella coscienza d'essere stato despota e crudele; d'aver guardato soltanto il  potere temporale  e  ai  mezzi  per  garantirlo,  nella consapevolezza  di  avere  io,  io capo della Chiesa, soffocata la legge divina e obliato che la medesima dev'essere il composto mistico della legge evangelica in tramando apostolico...

Di queste mie parole sorriderà taluno, ma non certo un papa che sia umile e santo. Dicendo "santo" non intendo definire una perfezione; alludo ad un "sacrificato dell'ora". Grande peso è la tiara!»

Trespioli: ‒ come mai tu, vicario di Cristo, non hai avuto un freno superiore, un sicuro aiuto?

Bonifacio: «Malgrado la mia cultura ero, spiritualmente, un accecato. La superbia del dominio mi era come assenzio che ubriaca. Quando mi ritiravo e ponevo la mia anima a contatto dell'Uomo‒Dio, sentivo la Sua giustizia, il Suo biasimo, e mi sentivo vile come un verme.

Ebbene, i miei propositi cadevano quando la Corte mi offriva i suoi incensi, tanto vani!... Dura cosa è il potere! »

Trespioli: ‒ poiché sei tu Bonifacio ‒ ripresi ‒ ti spiace dirmi se a lungo ancora dovrai vivere questa esistenza?

Bonifacio: «Non è da noi misurare il tempo, ma volgo gli ultimi passi.»

Trespioli: ‒ e poi?

Bonifacio: «Ritornerò sulla Terra, e sarò un misero, un reietto. Cercherò Iddio attraverso i mondi; ovunque manifesterò la Sua giustizia e mi renderò piccolo per maggiormente sentirlo in me.»

Questa è la testimonianza post mortem scritta nel prestigioso testo che, sotto l'alta giurisdizione di una Intelligenza purissima – il Maestro – descrive la vita dell'Oltre nei vari piani d'esistenza, le Biotesi, non solo riguardanti lo scibile umano e la storia di questi in generale ma anche i travagli e le gioie di moltissime entità, conosciute e non.


"Le Biotesi" dal libro "La Vita"

Tornando adesso alla Divina Commedia, è necessario che io inquadri dapprima lo scenario dell'incontro fra il Poeta e Pietro.

Dante è asceso all'ottavo cielo, il luogo delle Stelle Fisse, dove si avvale di una visione straordinaria: a miriadi gli appaiono le anime beate, simili a Scintille che diffondono la luce fulgida del Cristo, proprio come il sole fa con i suoi astri. L'atmosfera è tutta vibrante di tripudio gioioso mentre gli eletti iniziano un dolcissimo canto di Gloria a Dio che lo inebriano, colmandolo di una felicità indescrivibile.

Davanti al Sommo Autore brillano i lumi dei tre apostoli Pietro, Giovanni e Giacomo, e Pietro, detentore delle chiavi sacre della Chiesa, gli si accosta per parlargli ma, improvvisamente, l'aere intorno a quest'ultimo muta di colore nella luce soffusa che lo avvolge poiché egli, avvampando di sdegno, di lì a poco si sarebbe abbandonato a quella che risulta essere la più aspra rampogna dell'intero poema.

Egli, da primo Pontefice, infatti, tuonerà terribilmente contro la corruzione del potere spirituale che ha usurpato il luogo che fu suo (si noti l'utilizzo del verbo "usurpare", calzante perfettamente con il ruolo attuale di Jorge Mario Bergoglio, pseudo papa; ndr), smarrendo l'alta missione assegnata da Dio alla Chiesa di Roma e al suo Vicario.



Gustave Doré 
 Paradiso  Canto XVII.

Ecco come l'Alighieri espone la violenta invettiva di Pietro incontrato in Paradiso al Canto XXVII, vv. 19 ‒ 27:

[...] Quand'io udi': «Se io mi trascoloro,
non ti maravigliar, ché, dicend'io,
vedrai trascolorar tutti costoro.

Quelli ch'usurpa in terra il luogo mio,
il luogo mio, il luogo mio, che vaca
ne la presenza del Figliuol di Dio,

fatt'ha del cimitero mio cloaca
del sangue e de la puzza; onde 'l perverso
che cadde di qua sù, là giù si placa.» [...]

Ossia: 

[...] Quando sentii: «Se io cambio colore, non stupirti, dal momento che alle mie parole vedrai arrossire tutti questi beati.

Quegli (Bonifacio VIII) che usurpa il mio posto, il mio posto, il mio posto (nella ripetizione traspare tutta l'indignazione di Pietro; ndr), che è vacante seppur nella presenza di Gesù Figlio di Dio (nella Sua sacra Istituzione ndr),

 ‒ ha trasformato il "mio cimitero" (il Vaticano, perché l'apostolo vi fu martirizzato e sepolto) in una fogna, dove si raccolgono il sangue e il fetore (delle contese e della corruzione della curia; ndr); per cui il "perverso" (Lucifero) che "cadde da quassù", laggiù ne gode.» [...]

Dice Dante ai vv. 37 ‒ 39:

[...] «Poi procedetter le parole sue
con voce tanto da sé trasmutata,
che la sembianza non si mutò piùe»:

Ovvero:

«Poi le parole di san Pietro proseguirono, con una voce così alterata che il suo aspetto non mutò più di così».



"San Pietro" di Pieter Paul Rubens (1577‒1640)

Quindi Pietro continua ai vv. 40 ‒ 57

«Non fu la sposa di Cristo allevata
del sangue mio, di Lin, di quel di Cleto,
per essere ad acquisto d'oro usata;

ma per acquisto d'esto viver lieto
e Sisto e Pio e Calisto e Urbano
sparser lo sangue dopo molto fleto.

Non fu nostra intenzion ch'a destra mano
d’i nostri successor parte sedesse,
parte da l'altra del popol cristiano;

né che le chiavi che mi fuor concesse,
divenisser signaculo in vessillo
che contra battezzati combattesse;

né ch'io fossi figura di sigillo
a privilegi venduti e mendaci,
ond'io sovente arrosso e disfavillo.

In vesta di pastor lupi rapaci
si veggion di qua sù per tutti i paschi:
o difesa di Dio, perché pur giaci?» [...]

Cioè:

«La sposa di Cristo (la Chiesa) non fu nutrita col sangue mio, di Lino, di Anacleto, per essere usata per arricchirsi, ma Sisto, Pio, Calisto e Urbano sparsero il loro sangue, dopo molto pianto, per guadagnare questa vita beata.

La nostra intenzione non era che il popolo cristiano sedesse in parte alla destra, e in parte alla sinistra dei nostri successori;

‒ né che le chiavi che mi furono concesse diventassero simbolo su vessilli usati per combattere gente battezzata;

‒ né che la mia effigie comparisse sul sigillo di privilegi falsificati e venduti, cosa per cui io spesso arrossisco e fremo di sdegno.

Da quassù si vedono per tutti i pascoli lupi famelici in veste di pastori: o giustizia divina, perché tardi ad arrivare?» [...]

E conclude ai vv. 61 ‒ 66:

[...] «Ma l'alta provedenza, che con Scipio
difese a Roma la gloria del mondo,
soccorrà tosto, sì com'io concipio;

e tu, figliuol, che per lo mortal pondo
ancor giù tornerai, apri la bocca,
e non asconder quel ch'io non ascondo». [...]

Ossia:

[...] «Ma la suprema Provvidenza, che con Scipione difese a Roma la gloria del mondo, interverrà presto, così come io prevedo;

‒ e tu, figliolo, che tornerai sulla Terra col tuo corpo mortale, apri la bocca e non nascondere ciò che io non ti nascondo». [...]



"Paradiso, canti XXIV‒XXVII: Pietro interroga Dante sulla Fede, presentatogli da Beatrice.
 Sono presenti Giacomo e Giovanni che rispettivamente gli domanderanno sulla Speranza e sulla Carità;
a destra, seduto, c'è anche Adamo."

L'opera è di Tommaso De Vivo, napoletano (1790‒1884).

Chiosa di Sebirblu

Come si è letto, vi è un punto di contatto fra queste due esposizioni, rilevato per via ultrafanica sia da Trespioli che dal Sommo Autore, ed è il parallelismo tra l'ieri di Bonifacio VIII, al secolo Benedetto Caetani, e l'oggi di un falso-papa, Jorge Mario Bergoglio, anche questi usurpatore del Soglio come l'altro, che Dante riteneva corrotto, senza scrupoli, temuto e odiato, tanto da porlo nell'inferno con i simoniaci, cioè tra coloro che erano soliti acquisire beni spirituali in cambio di denaro.

Ma ciò che sorprende di più è la strana somiglianza delle fattezze somatiche, quasi riferentesi agli studi di Cesare Lombroso, antropologo e psichiatra, padre della fisiognomica, che dai tratti del volto individuava una matrice o tendenza delittuosa comune.

Io non so di Bonifacio VIII, ma sicuramente conosco quello che concerne Bergoglio, essendosi sottoposto, come da lui stesso dichiarato tempo addietro, ved. QUI, ad analisi e cure psichiche in Argentina.

È curioso constatare, inoltre, che entrambi hanno origini piemontesi, sono subentrati in modo irregolare a due papi rinunciatari ‒ Celestino V e Benedetto XVI ‒ hanno modi ambigui in comune, accentrati in prevalenza su sé stessi, e sono dediti alla "misericordia" pelosa, come scritto magistralmente dal Poeta per i papi iniqui «...ché la vostra avarizia il mondo attrista, calcando i buoni e sollevando i pravi.» (Cfr. QUI e QUI).

Concludo, suggerendo a tutti di prestare maggiore attenzione alla misconosciuta Ultrafanìa, che vuol dire "manifestazione di luce dall'oltre", come ho già spiegato QUI, QUI e QUI, perché da questa fonte di ammaestramenti elevatissimi possiamo trarne il migliore e certo beneficio per la nostra crescita spirituale sulla granitica base cristica.

Così è anche del piccolo poema, dettato post mortem dallo stesso Alighieri QUI, che sorprenderà molti per il suo avallo di autenticità sottoscritto da critici e dantisti esperti.

Dice la Voce sublime:

«Ogni "sigillo" verrà aperto e allora coloro che sapranno vedere toccheranno la Verità nella Sua Sostanza, ma coloro che vogliono tenere la pupilla velata non vedranno, perché non potranno vedere.»

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

giovedì 4 gennaio 2024

Le PROVE IN ARRIVO esigono il BALUARDO della FEDE!




Sebirblu, 5 gennaio 2024

In occasione dell'Epifania, o dell'epilogo della Manifestazione Cristica, è importante riflettere sulla spinta sostanziale che ha portato i Tre Sapienti a seguire la "Stella" per giungere ad onorare e a riconoscere il Neo-nato Gesù come Somma Potenza che Tutto governa ed anima. (Cfr. QUI e QUI il suo profondo significato).

È da notare altresì che soltanto loro videro l'Astro, tanto è vero che nemmeno Erode lo scorse nei cieli, e ciò rivela l'alta Coscienza animica dei Saggi venuti dall'Oriente (cfr. QUI, QUI e QUI) che, pervasi da una Fede assoluta, si erano messi in viaggio per quell'unico scopo.

Senza questa virtù, nell'espressione più comune del termine, tutto il vivere diventa aspro. Essa è forza sostanziale che varia da individuo a individuo, che nell'uno può chiamarsi fede scientifica, nell'altro fede idealista, nell'altro ancora fede limitata al movimento delle cose; infine, concernente quella Potenza chiamata Fede sostanziale.

Questa ha occhi profondi, occhi che scrutano nell'io, che guardano al di fuori, che scorgono i movimenti intrinseci del vivere. Con tale sguardo si inquadra la maschera umana, quella copertura che talvolta può essere ironica, severa, dolorante, ambigua, grifagna, o addirittura mefistofelica. 

Ma per raggiungere questo tipo di Fede, come quella dei Magi, alla quale il Cristo si riferiva quando disse "Farete ciò che Io faccio e ancor di più", bisogna aver cercato dentro di sé il senso stesso della vita e il profondo legame che unisce la creatura al suo Creatore. (Cfr. QUI,  QUI e QUI).

Non è sicuramente la fede cieca, acquisita per tradizione o appresa sui libri che può condurre ad un discernimento autentico qual è necessario per attraversare lesti e coraggiosi la parabola vitale!

Ma andiamo per ordine, la fede è un innesto necessario al fine che l'uomo possa superare con energia le fatiche dell'esistenza terrena. Nessuno può dire infatti: "Io non ho fede". Non è soltanto una questione legata al culto, ma di una forza immessa nell'individuo che si esplica a seconda dello stato e delle aspirazioni che lo stesso ha in sé.


 La straordinaria Fede di Abramo (Gen. 22, 1-18).
"Il Sacrificio di Isacco" di Harold Copping

Esaminiamo  l'individuo  che  dedica  la vita  allo studio  delle  filosofie.  Costui  mette per base la fede ed  è talmente fermo  nelle definizioni,  nelle meticolosità  filosofiche che, al di fuori di queste, a suo dire, non v'è altra via per ascendere e per giungere alla conoscenza.

Anche nello studioso che ha rivolto la sua intelligenza alle cose scientifiche la fede primeggia: fa parte di tutti i suoi esperimenti, presenzia ad ogni esito. L'essere è felice di aver superato gli scogli attraverso questo genere di fede che chiama "scienza".

Un'altra forma di fede è quella religiosa. L'individuo non ha tranquillità se non segue il rito, le pratiche, se non si prostra davanti ad una icona, e quando ottiene dei risultati positivi sa che tutto ciò è dovuto ad essa. (È la fede cieca, appunto).

Infine, un grande bagliore di Fede Consapevole si manifesta in coloro che fuori da qualsiasi rito, e perciò LIBERI, hanno la certezza di possedere la sua forza viva a sostegno della battaglia vitale, delle lotte quotidiane per superare i conflitti intimi che talvolta lasciano esausti, ma che alla fine portano alla vittoria. (Cfr. QUI e QUI).

Anche se ormai è diventato temerario e quasi anacronistico parlare di Fede nel senso spirituale, tuttavia è necessario riportare il pensiero sulla misconosciuta potenzialità con cui essa opera per mezzo della mano di Dio.

Rispolveriamo un po' la memoria... riflettendo sulle numerose volte che il Cristo ne ha puntualizzato l'importanza.

Alla emorroissa (Lc. 8,48) e al cieco di Gerico (Mc. 10,52) da Lui guariti Egli annunciò: "La tua fede ti ha salvato" e ripeté queste parole (Lc. 17,19) al samaritano lebbroso che, vedendosi guarito, lasciò gli altri nove lebbrosi anch'essi mondati e tornò indietro per ringraziarLo.



"L'Emorroissa" di Harold Copping


Alla peccatrice, che gli bagnò i piedi con le lacrime, glieli asciugò con i capelli e glieli unse con unguento profumato, disse: "La tua fede ti ha salvata. Ti sono perdonati i peccati. Vattene in pace." (Lc. 7, 48-50).

Nell'episodio dei due ciechi Egli asserì: "Vi sia fatto in conformità alla vostra fede." (Mt. 9,29) E li guarì. E alla donna cananea che Gli chiedeva di liberare la figlia crudelmente tormentata da uno spirito: "Donna, la tua fede è grande, sia fatto come tu vuoi." E in quel momento la sua figliola fu guarita. (Mt. 15,28).

A Cafarnao Gesù restò ammirato dalla fede del Centurione (che, si badi bene, era un pagano, un idolatra) alla cui richiesta ardente rispose: "Va, ti sia fatto secondo la tua fede..." e in quell'istante il servo paralitico – che giaceva ben lontano nel suo letto di dolore – fu risanato. (Mt. 8,13).

Mentre al padre del fanciullo lunatico che aveva una fede un po' incerta per la quale si espresse in forma dubitativa: "Se Tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e soccorrici", il Cristo replicò: "Se puoi credere, ogni cosa è possibile a chi crede."

Subito quel padre, gridando, disse fra le lacrime: "Io credo, Signore, aiuta la mia incredulità" (Mc. 9, 21-24) e Gesù scacciò lo spirito sordo e muto guarendogli il figlio.

Quando i Suoi discepoli mostravano poca fede venivano duramente rimproverati. Così avvenne nella barca, allorché impauriti dalla tempesta Lo svegliarono per chiedere il Suo aiuto (cfr. QUI) ed Egli li riprese dicendo: "Perché temete, uomini di poca fede?" (Mt. 8,26).

E a Pietro – che Gli gridò di salvarlo, spaventato dalla potenza del vento e dal sentirsi sommergere – Gesù, tendendogli la mano mentre gli si avvicinava camminando sulle acque, disse: "Uomo di poca fede, perché hai dubitato?" (Mt. 14,31).

Se i Suoi uomini, chiamati, protetti e sostenuti da Lui sempre pronto ad aiutarli e con loro in costante compagnia, dichiaravano di crederGli, perché dubitavano?


"Gesù salva Pietro camminando sulle acque" di Morgan Westling


Ad altri seguaci che Gli chiesero perché non erano riusciti a guarire un "forsennato", il Cristo rispose: "Per la vostra poca fede". (Mt. 17,19). E quando gli stessi un giorno gli chiesero: "Accresci in noi la fede!", il Signore rispose loro: "Se voi aveste tanta fede quanto un granello di senape, potreste dire a questa pianta di moro: «Sradicati e trapiantati in mare» – ed essa vi ubbidirebbe". (Lc. 17, 5-6).

La fede, sempre la Fede. Quella fede che nella lettera agli Ebrei San Paolo definì "realtà di cose sperate e convincimento di cose che non si vedono" (11,1) ed anche: "Senza fede non è possibile piacere all'Altissimo perché chi si accosta a Dio deve credere che Egli esiste e che Egli è rimuneratore di quelli che Lo cercano" (11,6).

In rapporto all'Eucaristia poi, bisogna ricordare l'importanza e la necessità della Fede perché avvenga la vera Comunione, quella spirituale, cioè l'unione del divino con l'umano, perché la vibrazione sacra possa compenetrare quella terrena ed apportare quei benefici di purificazione ed elevazione che la creatura tanto desidera.

Non si pensi, però, che la Fede salvi, che guarisca, no. È Dio che salva, è Lui che guarisce, è sempre Dio l'unico Salvatore, l'unico Guaritore vero ed instancabile. Ma ci salva e ci guarisce quando crediamo in Lui e sappiamo a Lui elevarci.

L'Onda divina dona eternamente Luce e Amore, Sapienza e Umiltà, Bontà e Purezza...

Ma chi riceve? Chi si trova in condizione di poter ricevere! Chi rifiuta il soccorso dall'Alto, chi si ritiene auto-sufficiente e crede di poter fare a meno di Dio, non può ricevere. Mentre colui che ha Fede sincera permane in uno stato di attesa, di continua speranza, e dunque si predispone alle migliori condizioni di accoglimento.

È sufficiente  ricordare gli Ebrei,  il popolo eletto scelto  da Dio per la Nascita di Gesù il quale, nonostante il materialismo dominante in quell'epoca,  viveva aspettando, con la Speranza nell'Avvento messianico, e richiamava così mediante la Fede il Raggio divino (Amore) che avrebbe dovuto prendere forma umana.

La Fede vera è elevazione dello spirito alle più alte Sfere di Luce, è vittoria sulla "materia"; è certezza di Dio, del Suo Amore e del Suo costante aiuto; la Fede vera è umiltà, è amore che chiama Amore; è Forza potente perché sicuro e potente è l'aiuto delle Forze celesti.

E con l'aiuto di Queste, l'uomo diventa potenza, e il piccolo, giovane, e fragile Davide uccide il gigante Golia (1Samuele 17, 45-50).



La Fede è forza in ogni occasione della vita, anche umana, perché persino a favore degli obbiettivi terreni è necessaria per vincere ed è la fede in noi stessi, in ciò che facciamo.

Senza di essa l'esistenza è vuota, priva di entusiasmi, mancante di slanci e spoglia di grandi conquiste, perché soltanto avendo fede in qualcosa o in Qualcuno si ha la forza di compiere sacrifici per la riuscita.

Il medico, ad esempio, dispera della guarigione del malato se questi non crede in lui e nei suoi farmaci, restando passivo e apatico nell'inerzia totale.

Vi sono tanti casi, quindi, che vengono risolti unicamente per fede. Negare questa realtà è negare se stessi in rapporto alla vita.

L'uomo è felice di possedere questa ricchezza. È vano quindi asserire che il mondo possa reggersi privo di questa forza. Se essa non esistesse l'uomo la dovrebbe creare attraverso la sua stessa immaginazione.

Non vi è capacità intellettiva senza luce, e questa Luce è l'Armonia Infinita che si diffonde sugli umani dicendo: "Mi chiamo Speranza, sono nata dalla Fede, porto a te il mio grande contributo per sostenerti e farti credere alla realtà del tuo presente e a quella del domani... prosegui sempre, non volgerti, io ti precedo tracciandoti la via".

E lungo il Sentiero della Speranza... ad un dato momento fiorisce la Carità...

L'essere che attraverso la Fede e la Speranza ottiene i più grandi risultati, sente la necessità di avere madonna Carità al fianco, e con quella si reca qua e là, negli antri oscuri, dove la miseria geme in doppia mostra: morale e materiale.

Madonna Carità passa silenziosa, lenisce con la grazia il dolore altrui, e se ne va nel silenzio dei cieli trascinando con sé l'anima umana. Ecco: si può giungere al "porto" percorrendo questo Sentiero senza voltarsi.

Quanto è necessaria la Fede profonda nell'intimo dei nostri cuori per superare gli ostacoli e i dolori che la vita ci offre per la nostra evoluzione!

Non a caso la Fede, la Speranza e la Carità (ossia l'Amore) sono le tre Virtù Teologali, ossia divine, sulle quali chi desidera davvero tornare alla Casa Paterna deve innestarsi per raggiungere la tanto sospirata Meta finale.


la Fede (preghiera), la Speranza (ancora di salvezza), la Carità (amore)

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it

lunedì 1 gennaio 2024

Dedicato a Tutti coloro che "cercano"... davvero!




Sebirblu, 1 gennaio 2024

Qualche anno fa pubblicai il testo che segue e lo ripropongo oggi a conclusione delle festività natalizie (il cui apice divino è indispensabile leggere QUI), poiché è sempre stato presentato in termini superficiali e blandi, non certo idonei a comprenderne l'IMPORTANZA ASSOLUTA dal punto di vista sostanziale ed esoterico.

Esso è rivolto  a tutti coloro  che  in questi tempi di deriva spirituale  si sentono liberi da qualsiasi forma di condizionamento dottrinale sostenuto dal Magistero Petrino, contaminato ormai all'intero suo vertice (cfr. QUI, QUI, QUIQUI, QUI e QUI), e desiderosi, nonostante tutto, di perseguire il VERO sospinti dal Fuoco dello Spirito. (Ved. anche QUI, QUI e QUI).

La prima parte è il Prologo di S. Giovanni nella sua integralità, mentre la seconda conduce, man mano, alla sua comprensione più profonda ed esplicativa svelandone il significato altissimo e illuminante.


L'AURORA DEL TERZO MILLENNIO




PROLOGO  AL  VANGELO  DI  GIOVANNI

Gv. I.

1 In principio era il Verbo,
ed il Verbo era presso Dio,
ed il Verbo era Dio.

2 Egli era in principio con Dio.

3 Tutto fu fatto per mezzo di Lui
e senza di Lui niente fu fatto,
di ciò che è stato fatto.

4 In Lui era [la] Vita,
e la Vita era la Luce degli uomini;

5 e la Luce splende nelle tenebre,
e le tenebre non l’hanno accolta.

6 Vi fu un uomo mandato da Dio;
il nome di lui era Giovanni.

7 Questi venne in testimonio
per rendere testimonianza alla Luce,
affinché tutti credessero per lui.

8 Non ch’egli fosse la Luce,
ma per rendere testimonianza alla Luce.

9 La Luce Vera
- quella che illumina ogni uomo -
era per venire nel mondo.

10 Egli era nel mondo
ed il mondo fu fatto per mezzo di Lui,
ma il mondo non Lo conobbe.

11 Venne nella Sua casa,
ed i Suoi non L’accolsero.

12 Ma a tutti quelli che Lo ricevettero
diede il potere di diventare figli di Dio:
a coloro che credono nel Suo Nome,

13 che non dal sangue,
né dal volere di carne,
né dal volere d’uomo,
ma da Dio sono nati.

14 Ed il Verbo si è fatto carne
ed ha abitato fra noi;
e noi abbiamo contemplato la Sua Gloria,
Gloria che un tal Figlio Unico ha da tal Padre,
pieno di Grazia e di Verità.

15 Giovanni a Lui rende testimonianza e grida dicendo: «Era di Lui che dicevo: Colui che viene dopo di me è passato davanti a me, perché esisteva prima di me».

16 Cosicché dalla pienezza di Lui noi tutti abbiamo ricevuto, e grazia su grazia,
17 perché la Legge fu data per Mosè, la Grazia e la Verità è venuta per Gesù Cristo.

18 Nessuno ha mai veduto Dio: un Dio figlio unico, essendo nel seno del Padre, Egli stesso ha parlato.




SIGNIFICATO ESOTERICO

Se consideriamo la Trinità  come 
Potenza (Padre), Amore (Figlio), Sapienza (Spirito Santo)
possiamo constatare la "coerenza ispirata" del versetto 1:

"In principio era il Verbo", cioè la Parola, il Comando, il Potere, la Volontà del Padre di creare (volere è potere).

"ed il Verbo era con Dio", essendo tutt'Uno con Lui, quindi scaturito da Lui e manifestatosi nel Tempo; la Parola per antonomasia cioè il Figlio-Amore, il Cristo,  concretizzazione visibile del Pensiero voluto dal Padre e ispirato dallo Spirito.

"ed il Verbo era Dio". La Sapienza, lo Spirito Santo che ha permesso e illuminato la realizzazione di tutto ciò.

Il versetto 2 dice: "Egli era in Principio con Dio".

Abbiamo qui un'esplicita testimonianza dell'Assoluta Divinità dell'Unigenito espressa con una possanza che solo lo Spirito può suggerire e nel contempo una più accessibile comprensione del Dio Uno e Trino.


Greg Olsen

Come dice Pietro Ubaldi:  "Di  tale  tipo  dovrà  essere la nuova Teologia, se si vuole che  in  essa  la  sostanza  della  vecchia  possa  sopravvivere".

Quindi:

1. Concetto Iniziale=Padre=Potenza
2. Concretizzazione dell'Idea=Figlio=Amore
3. Realizzazione finale del Progetto Salvifico=Spirito Santo=Sapienza.

È sempre lo stesso Dio, dunque, che si manifesta in tre prerogative diverse, ma rimanendo sostanzialmente Uno.

Allora, vediamo insieme il profondo significato del "Mistero" della Trinità, tenuto nascosto nei secoli sotto il velo del mito, proseguendo ad analizzare il versetto 3:

"Tutto fu fatto per mezzo di Lui..."
Ci riporta al nostro sommo Poeta: "Amor che move il sole e le altre stelle". (Epilogo della Divina Commedia).

Infatti il Cristo disse: "Senza di Me non potete far nulla" (Gv 15, 5). Ed è naturale che senza l’Amore niente potrebbe esistere.

Ma l'Amore è anche Sapienza e nello stesso tempo è Potenza.

Quando, per esempio, il Cristo bambino rivela la Sua Sapienza tra i dottori nel Tempio e ancora allorché manifesta la Potenza nel compiere i miracoli ma soprattutto mostra  continuamente  l'Amore fino alla morte, e alla morte di Croce.

E prosegue Giovanni nel versetto 4:

"In Lui era la Vita (Io sono la Via, la Verità, la Vita. Gv. 14, 6) e la Vita era la Luce degli uomini";


Greg Olsen

e nel versetto 5"e la Luce risplende nelle tenebre (Io Sono la Luce del mondo: chi segue Me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la Luce della Vita. Gv. 8, 12) e le tenebre non l’hanno accolta".

Ancora oggi, dopo 2024 anni (singolare contraddizione dell'Umanità che scandisce il tempo dalla Sua Nascita!), il Cristo è misconosciuto e lo si paragona a tanti altri "inviati", quando addirittura non lo si "fattura" ammogliato e con figli! (Cfr. QUI)

QUESTA È BLASFEMÌA!

(Approfondimento sulla sua fisicità, secondo l'Ultrafanìa, QUI).

Non si vuole comprendere che se il mondo si trova in questo punto critico (che però grazie alla Luce Divina si sta risvegliando) è da imputare alla non Conoscenza e alla sottovalutazione del Movimento Cristico nel disegno trasformativo e salvifico (la possibilità di ritornare alla Casa d'Origine dalla quale siamo partiti) per tutta la massa umana.

Incalza Giovanni  nei versetti 6-7-8, presentando il Precursore, Colui che avrebbe preparato le vie del Signore:

"Vi fu un uomo mandato da Dio...". Era giunto il tempo in cui doveva esserci il passaggio dalla Legge del Taglione a quella più perfetta dell'Amore e del Perdono: la venuta del Messia. (Dal greco Mashiach è l'equivalente del greco Christos che vuol dire "Unto", cioè che ha ricevuto il Sacro Crisma).

Questa "Unzione" avvenne nel momento in cui Giovanni  battezzò Gesù nel fiume Giordano quando lo Spirito Santo come  una colomba  discese su di Lui e si udì una "Voce" tonante dai Cieli scandire solennemente:

"Questo è il mio Figlio Prediletto NEL Quale Mi sono compiaciuto" suggellando, di conseguenza, la Sua Assoluta Divinità.




Giovanni Battista invitava al pentimento e alla purificazione con l'Acqua, in attesa di quella definitiva portata dal Cristo con il Fuoco (dell'Amore). 

E nel versetto 9"La Luce Vera - quella che illumina ogni uomo - era per venire nel mondo". Vale a dire Dio Stesso, Raggio Unico che si sarebbe dovuto "manifestare" non "nascere" (Teofanìa = Manifestazione di Dio)  anche se, all'occhio umano, Gesù presentava tutte le caratteristiche fisiche che erano solo apparenti.

L'Evangelista continua nel versetto 10"Egli era nel mondo...". Sì, perché la Bontà e la Compassione si erano già palesate nell'Oriente illuminato, 500 anni prima dell'Avvento Cristico, con il Buddha. (Cfr. QUI).

E nel versetto 11"Venne nella Sua casa, e i suoi non l'accolsero". Il Cristo si manifestò in Medio Oriente, cioè al confine tra l'Oriente evoluto e l'Occidente al buio, intriso di materialismo e di idolatria com'era allora il mondo greco-romano, proprio perché lì necessitava la Luce dell'Esempio che non è stata accolta, né lo è tuttora.

Prosegue ancora nel versetto 12"Ma a tutti quelli che lo ricevettero...". Egli ha riscattato tutti noi dalla prigionia della prima adesione a Lucifero (simbolo della Ribellione e della Caduta di una parte delle Monadi; ved. QUI e QUI) e con il Suo Sacrificio ha spalancato la porta dei Cieli,  lasciandoci  liberi  però  di seguirLo  o  di rifiutarLo.

Infatti il versetto 13 chiarisce che "non dal sangue, né dal volere di carne...ma da Dio sono nati" proveniamo dalla Fonte Divina e, per nostra scelta, siamo venuti a sperimentare la vita in terza dimensione, nella materia condensata.

E nel versetto 14"Ed il Verbo si è fatto carne...gloria che un Tal Figlio Unico ha da Tal Padre..." viene confermata l'assoluta Divinità del Cristo, sebbene  con parvenza umana.




Il Verbo, la Parola, concretizzazione del Pensiero, doveva necessariamente dare di Sé aspetto fisico alle masse, esemplificare quindi, per essere più credibile.

L'Evangelista ritorna a parlare del precursore nel versetto 15 precisando:

"Giovanni a Lui rende testimonianza e grida (la Voce che grida per farsi udire nel deserto delle Anime) dicendo: «Era di Lui che dicevo: Colui che viene dopo di me è passato davanti a me, perché esisteva prima di me». In quanto appunto, Dio Stesso.

E riprende il suo Annuncio Cristico nei versetti 16 e 17"Cosicché, dalla Pienezza di Lui, noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia, perché la Legge fu data per Mosè, la Grazia e la Verità è venuta per Gesù Cristo.

Egli mette dunque in rilievo:

la prima fase, la Legge Mosaica, legge del taglione,

la seconda, quella Cristica del Porgi l'altra guancia,

la terza, del "Nosce te ipsum - Conosci te stesso",

con la presa di Coscienza della razza umana ad Opera dello Spirito di Sapienza o Spirito Santo. (Che è esattamente in questo tempo, chiamata anche la Nuova Pentecoste; confrontare  QUI, QUI e QUI).

Infatti Gesù nel vangelo di Giovanni 16,7 afferma: "Pure, vi dico la Verità: «È meglio per voi ch'Io me ne vada. Perché, se non vado, il Difensore (il Paraclito o Spirito Santo) non verrà a voi; ma se vado ve Lo manderò»".

E in 16,13 prosegue: «Ma quando sarà venuto Lui, lo Spirito di Sapienza, vi svelerà la Verità tutta intera... e vi farà conoscere le cose future».

Lo Spirito svela dunque nelle profondità dell'Anima la nostra vera Origine e quella di Gesù, il Cristo, a patto però che noi diamo l'assenso ed il riconoscimento a tale incommensurabile atto d'Amore.

Beati  tutti coloro che presteranno orecchio a queste Sublimi Parole  e le metteranno in pratica, seguendo le orme  di Gesù Maestro, Unico, Impareggiabile e Dolcissimo Salvatore nostro.

Post Scriptum

Nel ringraziare tutti Voi delle continue visite ed apprezzamenti che onorano il mio blog e l'impegno divulgativo profuso per il risveglio delle coscienze, vi auguro un migliore Anno Nuovo, sperando nell'aiuto provvidenziale di Dio per la liberazione definitiva dall'Oligarchia dominante.  

Ad Maiorem Dei Gloriam