martedì 18 gennaio 2022

MESSAGGIO di Mons. CARLO M. VIGANÒ per TUTTI!


"La Crocifissione" di Giambattista Tiepolo (1696-1770)

Sebirblu, 17 gennaio 2022

Riporto le parole chiarissime ed inequivocabili di questo PASTORE VERO, espresse l'altroieri, affinché ogni Anima si renda conto il prima possibile che senza Dio non uscirà affatto dal tragico incubo che la rinserra!

Mons. Carlo Maria Viganò, ex Nunzio apostolico negli Stati Uniti d'America, ora appartato in luogo anonimo, è la Voce più alta e coraggiosa di tutta la gerarchia vaticana che, pur non dichiarando Bergoglio FALSO PAPA, in quanto ancora cardinale eletto invalidamente dalla massoneria ecclesiastica ‒ ved QUI, QUI e QUIpur tuttavia non si sottrae all'alta Missione di prendersi cura delle genti, soprattutto quelle italiane come lui.



Mons. Carlo Maria Viganò - nato a Varese il 16 gennaio 1941

Ecco il suo messaggio:

"Sia lodato Gesù Cristo!

Cari fratelli e sorelle, permettetemi di rivolgermi a voi tutti come Pastore che ha a cuore anzitutto la salvezza delle anime.

Le mie parole sono per ciascuno di voi: per chi ha la grazia di essere Cristiano e per chi ancora è lontano da Dio; per chi ha compreso la dimensione spirituale di questa battaglia e per chi crede che si tratti solo di un attentato alle libertà civili; per chi è consapevole della matrice anticristica di quanto avviene e per chi è esasperato dalle assurde restrizioni imposte dai governi asserviti al Great Reset.

La vostra protesta si unisce a quella di milioni di altre persone. Una protesta coraggiosa che parte dalla condivisione di alcuni principi fondamentali quali il diritto alle libertà naturali, alla scelta consapevole delle cure e al rispetto delle proprie convinzioni in materia sanitaria e civile.

Se saprete manifestare con fermezza e pacificamente per difendere i vostri diritti inalienabili, questo giorno potrà essere ricordato quando tutto questo sarà finito. Vi esorto quindi a non cedere alle provocazioni di chi non aspetta che di reprimere il vostro dissenso con la forza.

Questa battaglia non può e non deve esaurirsi in una rivendicazione di diritti e di libertà, prescindendo dalla Verità e dalla Giustizia. Come ho già detto in altre occasioni, la libertà è tale solo se si compie nei limiti del Bene.

Chi oggi vi discrimina, chi vi impedisce di lavorare, di andare a scuola, di viaggiare e di entrare nei ristoranti e nei negozi è lo stesso che vi dice da decenni che siete "liberi" di offendere Dio, di infrangere i Suoi Comandamenti, di divorziare, di uccidere i bambini nel ventre materno, gli anziani e i malati nel letto d’ospedale; che siete "liberi" di decidere quando vivere e quando morire, di stabilire cosa è giusto e cosa è sbagliato; che potete rinnegare il vostro passato, la civiltà cristiana, la vostra identità di Cattolici e di Italiani. Purché tutto questo risponda all'ideologia di morte, di peccato e di vizio che ispira il loro agire.

Ma questa non è libertà! La libertà a cui dovete aspirare, cari fratelli e sorelle, si fonda in Nostro Signore Gesù Cristo, che ha detto: «La Verità vi farà liberi» (Gv 8, 32), riferendosi a Sé Stesso, «Via, Verità e Vita» (Gv 14, 6).


Gustave Dorè


Ritornate a Dio!  FateLo regnare innanzitutto  nei  vostri  cuori,  conservandovi  nella Sua grazia tramite la preghiera e i Sacramenti.  FateLo regnare  nelle vostre famiglie, dove la fedeltà degli sposi, l'educazione dei figli, la cura degli anziani e dei deboli costituisce una difesa formidabile contro chi vuole distruggere il tessuto sociale.

FateLo regnare nella società civile, conformando le leggi dello Stato alla Legge di Dio, ad iniziare dal rispetto della sacralità della vita e del bene comune. FateLo regnare nelle aule dei tribunali, nella scuola, nell'università, nel posto di lavoro, nelle corsie degli ospedali.

Se credete di potervi liberare dalle catene di questa tirannide con le vostre sole forze, vi sbagliate: perché è proprio nel mettere da parte il Signore che vi condannate al fallimento di ogni vostra azione, anche lodevole.

Abbiate al contrario il coraggio di rivendicare con fierezza la vostra identità, di testimoniare la vostra Fede, di far valere i vostri diritti di Cristiani. E soprattutto, cari fratelli e sorelle, abbiate il coraggio di porvi sotto la protezione di Gesù Cristo: «Io ho vinto il mondo» (Gv 16, 33), ha detto il Signore.

Se la vostra battaglia spirituale sarà sotto le insegne di Cristo Re, la vittoria è sicura, e i servi di questa dittatura infernale si ritireranno, perché Satana non può vincere Colui che con il Suo Sacrificio ha distrutto il suo potere, e Colei che per decreto divino gli schiaccerà il capo.

Vi prego, vi imploro: stringetevi sotto la Croce di Cristo, e ponetevi tutti sotto il manto della Vergine Santissima. Non sarà la Costituzione, né la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo a salvarvi, ma la Fede.

Quella Fede che ha reso grande l'Europa, che ha edificato la civiltà cristiana, che ha fatto fiorire le arti e le scienze.  Quella Fede che ci porta a tendere la mano al povero, a dare conforto al malato e al moribondo, a rinsaldare nella Carità quei vincoli di fratellanza che oggi vediamo distrutti e negati da un'ideologia che tutto ammette, tutto tollera, fuorché il Bene.

Rivolgo un appello anche a chi inizia a riconoscere gli inganni e le menzogne che da due anni denunciamo: abbiate un sussulto di orgoglio, un moto di onestà e di onore!



Nathan Greene

Voi medici e paramedici, non rimanete in silenzio dinanzi a quanto accade negli ospedali, in violazione al giuramento che avete prestato.

Voi magistrati e forze dell'ordine, non rendetevi complici di traditori e corrotti che obbediscono all'oligarchia globalista per distruggere la Nazione e rendere schiavi i cittadini.

Voi politici e rappresentanti delle istituzioni, denunciate le intromissioni di poteri che nessuno ha eletto e che cospirano contro i popoli.

Voi giornalisti, difendete la verità e non siate conniventi con un potere che si fonda sulla menzogna e sul crimine.

Voi negozianti, ristoratori, esercenti: aprite i vostri negozi e le vostre botteghe e smettetela di assecondare il delirio di un'autorità che si legittima solo con l'uso della forza e dell'intimidazione.

E voi sacerdoti, parroci e vescovi, continuamente pronti ad accogliere immigrati e clandestini: ricordatevi che il Signore ha ordinato di amare il nostro prossimo, ossia colui che ci è più vicino: non assecondate la narrazione pandemica, non chiudete le vostre chiese ai fedeli, e soprattutto ricordatevi che è Nostro Signore Gesù Cristo che salva, non un siero sperimentale prodotto con feti abortivi!

Ciascuno di voi, oggi, in questa piazza e in tutta Italia, ritrovi quell'umanità che è stata compromessa da questi mesi di follia collettiva. Cessino le discriminazioni, e con esse l'odiosa emarginazione dei sani, la ghettizzazione dei dissenzienti, la criminalizzazione di chi fino a ieri era nostro fratello e che oggi si trova privato del lavoro e dei mezzi di sussistenza. Usciamo da questo delirio, nel nome di Dio!

Quando l'autorità cospira contro la Nazione e abusa del proprio potere contro i cittadini, la disobbedienza civile e l'obiezione di coscienza sono doverose. I vostri figli vi ringrazieranno per quanto fate, a condizione che la vostra azione sia illuminata dalla Fede e infiammata dalla Carità.

Se volete solo tornare ad essere liberi di offendere Dio e di infrangere la Sua Legge, non uscirete mai da questa infernale distopia.

Quando chiediamo al Signore «dacci oggi il nostro pane quotidiano», prima di queste richieste materiali diciamo: «venga il Tuo regno, sia fatta la Tua Volontà». Perché solo dove Cristo regna vi è la giustizia, la pace, la concordia, la prosperità.

Ecco perché vi invito a recitare tutti insieme, con Fede e con filiale fiducia nell'aiuto di Dio, la preghiera che il Signore ci ha insegnato: Padre nostro..."

+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo

15 gennaio 2022

(Dedicato alla grande manifestazione di Roma, sabato scorso, in piazza San Giovanni; ecco il video a seguire, e subito dopo quello di Don Minutella di ieri mattina; ndr).






Relazione di Sebirblu.blogspot.it

Fonte: aldomariavalli.it 


sabato 8 gennaio 2022

Contro il sopruso inaudito... "NON ABBIATE PAURA!"



...folle oceaniche ad ascoltarlo, 44 anni fa... (ved. QUI e QUI)


Sebirblu, 7 gennaio 2022

In questi tempi drammatici per l'Italia e per il mondo, in cui i popoli sono attanagliati dalla paura, dallo sconforto e dalla precarietà del futuro sempre più fosco secondo la narrazione comune, oltre all'importanza della Fede vera, come ho descritto QUI, necessita potenziare la Speranza di cui disponiamo tutti, anche senza saperlo.

Molte volte nei miei scritti ho asserito che siamo piccole Scintille divine, Monadi ad immagine e simiglianza di Dio, create e scaturite da Lui in un'immensa emanazione d'Amore e perfettamente libere di pensare, agire e decidere in concordanza con la Legge Universale.

Come parti infinitesimali dell'Altissimo e pur nella nostra relatività, siamo dotati anche noi, per conseguenza, di quelle prerogative che Lo caratterizzano, chiamate appunto "Virtù Teologali": ossia la Fede, la Speranza e la Carità (o Amore) le quali, sebbene "sminuzzate" e parziali come lo sono una briciola rispetto al pane o una goccia d'acqua rispetto all'oceano, possono servirci per il nostro e l'altrui Bene.

Qualcuno in questo momento sussulterà sulla sedia a sentire queste affermazioni, ma tempo verrà, e sarà molto presto, che finalmente lo Spirito di Verità sarà palese a tutti e ognuno si renderà conto che i "lacci" imposti nei secoli dalla Chiesa non servivano ad altro che a nutrire i fedeli ancora "bambini",  inadatti per ricevere il cibo "solido" destinato agli "adulti", come ha spiegato Paolo di Tarso in 1Corinzi 3.

La Chiesa, infatti, ancora oggi sostiene che la Fede, la Speranza e la Carità vengano "infuse" da Dio nell'anima al momento del Battesimo (cfr. QUI e QUI, il Catechismo Maggiore di Pio X), ma allora, tutti coloro che nel mondo non sono battezzati, perché non cristiani, ne sono privi?

Vediamo di fare un po' di chiarezza, una piccola digressione necessaria come base per non far spegnere in noi la Speranza che sola può sostenerci in questo duro tempo di prove.


"Le tre Virtù Teologali: Fede Speranza e Carità" di Clement-Louis-Marie-Anne Belle

Innanzitutto, come ho spiegato QUI, l'Essere, letteralmente partorito da Dio come Spirito purissimo, aggregandosi per sua volontà a Lucifero, iniziatore della tragica ribellione che ha causato la Caduta di innumerevoli Entità intelligenti, ha cominciato ad involversi nelle energie che vieppiù diventavano sempre più dense e pesanti, fino a relegarlo nell'involucro corporeo di materia primordiale: il "Periodo Adamitico". (Cfr. QUI, QUI e QUI).

Perciò, da quanto detto, l'essere umano è il risultato finale di tale rivolta, costituito da uno Spirito, dall'Anima ‒ che è la psiche ‒ e da un Corpo fisico che gli permette di evolversi attraverso l'«esame della vita» per riguadagnare il proprio posto nei Cieli.

È lo Spirito dunque, particella divina, che ha in sé da sempre le peculiari tre Virtù del Padre: Fede, Speranza e Carità, le quali giacciono "imprigionate" dentro di Esso, nell'oblio e nella inconsapevolezza della propria Origine.

L'equivoco nasce da quando la bimillenaria Istituzione, dando l'ostracismo ai primi Padri della Chiesa, come Origene, NON ha accettato la "preesistenza delle anime", dichiarando che ciascuna di esse è creata da Dio al momento della nascita di ogni bambino in quanto "creatura umana", non Spirito macchiatosi della disobbedienza a Lui e, così, necessitante di purificazione sulla Terra.

Ecco il motivo per cui è stato asserito che le tre Virtù Teologali vengono "infuse" tramite l'azione dello Spirito Santo durante il Battesimo.

C'è da aggiungere a tal proposito che, come riportato dai Vangeli, Giovanni Battista chiamava le folle a pentirsi dalle vecchie colpe compiute sotto la Legge Mosaica (legge del Taglione dell'occhio per occhio e dente per dente ‒ Levitico 24, 19-20) per poi esserne "lavate" con l'immersione nel fiume Giordano.



"Predicazione di Giovanni Battista" di Mattia Preti (1613-1699)


Tale purificazione era necessaria per accogliere la Nuova Legge d'Amore e di Perdono portata dal Cristo che, per questo, abbisognava di una scelta personale e consapevole sostenuta dalla ragione: ecco perché il Primo a darne l'Esempio fu proprio Gesù a trent'anni compiuti!

Il Battesimo che impartisce la Chiesa ai neonati, dunque, è soltanto un esorcismo contro Satana e una promessa fatta da padrini e madrine di rinuncia allo stesso e di impegno ecclesiale detto "officium" a sostenere il loro protetto durante la crescita spirituale.

Riprendendo quindi il filo del discorso, la Speranza insieme alla Fede e alla Carità non sono unicamente appannaggio esclusivo dei battezzati in ambito cristiano, ma patrimonio acquisito dal Divino Genitore in quanto Figli da Lui Stesso partoriti.

E qui arriviamo al punto. Se in questi tempi d'angoscia e di sopruso (specialmente in Italia) molta gente si abbandona alla depressione o all'avvilimento per le dure ed ingiuste restrizioni causate dalla cosiddetta pandemia in corso, ciò è dovuto alla inconsapevolezza di avere in se stessi come Spirito, la forza per affrontare qualsiasi avversità, con la Speranza, la Fede e l'Amore che ci contraddistinguono come figli di Dio. 

Per poter entrare nella piena Coscienza del proprio Sé divino occorrono determinati passi obbligati che a più riprese ho specificato nei miei post: QUI, QUI, QUI e QUI ma, se non dovessero bastare, ci penserà l'Eterno Padre con l'imminente "scossone" planetario dell'«Avvertimento» (ved. QUI, QUI e QUI)  in modo che tutti si possano infine "svegliare". 

La "piccola digressione" annunciata poc'anzi, stranamente mi ha portato verso il Battesimo, per poi accorgermi che proprio domenica 9 gennaio si celebrerà quello ricevuto da Nostro Signore... un "caso"?... forse... ma lo Spirito soffia dove vuole...




Ed è proprio il medesimo Spirito ad indurmi, ora, a pubblicare il 34° capitolo del magnifico libro-intervista di Giovanni Paolo II "Varcare la Soglia della Speranza" scritto dal grande Pontefice rispondendo alle domande di Vittorio Messori.

Per non avere paura

«Quando il 22 ottobre 1978 pronunciai in piazza San Pietro le parole «Non abbiate paura!», non potevo rendermi del tutto conto di quanto lontano avrebbero portato me e la Chiesa intera.

Il  loro  contenuto  proveniva  più  dallo  Spirito  Santo,  promesso  dal  Signore  Gesù agli apostoli come Consolatore, che dall'uomo che le pronunciava. Tuttavia con lo scorrere degli anni, le ho ricordate in varie circostanze.

L'esortazione «Non abbiate paura!» va letta in una dimensione molto ampia. In un certo senso, era un'esortazione rivolta a tutti gli uomini, un'esortazione a vincere la paura nell'attuale situazione mondiale, sia in Oriente sia in Occidente, tanto al Nord quanto al Sud.

Non abbiate paura di ciò che voi stessi avete creato, non abbiate paura nemmeno di tutto ciò che l'uomo ha prodotto e che sta diventando ogni giorno di più un pericolo per lui! Infine, non abbiate paura di voi stessi!

Perché non dobbiamo avere paura? Perché l'uomo è stato redento da Dio. Mentre pronunciavo tali parole in Piazza San Pietro, avevo già la consapevolezza che la prima enciclica e tutto il pontificato avrebbero dovuto essere legati alla somma Verità della Redenzione.

In essa si trova la più profonda affermazione di quel «Non abbiate paura!»: «Dio ha amato il mondo! Lo ha amato tanto da dare il Suo Figlio Unigenito!» (Cfr. Gv. 3, 16). Questo Figlio permane nella storia dell'umanità come Redentore.




La Redenzione pervade tutta la storia dell'uomo, anche quella prima di Cristo, e prepara il suo futuro escatologico. È la Luce che «splende nelle tenebre e che le tenebre non hanno accolto» (cfr. Gv. 1, 5). La Potenza della Croce di Cristo e della Sua Risurrezione è più grande di ogni male di cui l'uomo potrebbe e dovrebbe aver paura.

A questo punto bisogna ancora una volta tornare al Totus Tuus. Nella sua precedente domanda (il Papa rivolto a Messori), lei parlava della Madre di Dio e delle numerose rivelazioni private che hanno avuto luogo specialmente negli ultimi due secoli.

Ho risposto raccontando in quale modo la devozione mariana si sia sviluppata nella mia storia personale, a partire dalla mia città natale attraverso il santuario di Kalwaria fino a Jasna Góra. Jasna Góra è entrata nella storia della mia patria nel secolo XVII, come una specie di «Non abbiate paura!» pronunciato da Cristo per bocca di Sua Madre.

Quando il 22 ottobre 1978 assunsi l'eredità romana del Ministero di Pietro, senza alcun dubbio avevo profondamente impressa nella memoria, prima di tutto, questa esperienza mariana nella mia terra polacca.

«Non abbiate paura!» diceva Cristo agli apostoli (cfr. Lc. 24, 36) e alle donne (Mt. 28, 10) dopo la Risurrezione. Dai testi evangelici non risulta che destinataria della raccomandazione sia stata la Madonna. Forte della sua fede ella «non ebbe paura»; il modo in cui Maria partecipa alla vittoria di Cristo io l'ho conosciuto innanzitutto dall'esperienza della mia nazione.

Dalla bocca del cardinale Stefan Wyszyńki sapevo pure che il suo predecessore, il cardinale August Hlond, morendo, aveva pronunciato queste significative parole: «La vittoria, se verrà, verrà per mezzo di Maria». Durante il mio ministero pastorale in Polonia sono stato testimone del modo in cui quelle parole andavano realizzandosi.

Mentre entravo nei problemi della Chiesa Universale con l'elezione a Papa portavo con me una simile convinzione: che, cioè, anche in questa dimensione universale, la vittoria, che verrà, sarà riportata da Maria. Cristo vincerà per mezzo di Lei, perché Egli vuole che le vittorie della Chiesa nel mondo contemporaneo e in quello futuro siano unite a Lei. (Cfr. QUI; ndr).


"La Signora di Fatima" di Howard David Johnson

Avevo, dunque, quella convinzione, anche se allora sapevo ancora poco di Fatima. Presentivo, però, che c'era una certa continuità, a partire da La Salette attraverso Lourdes, fino a Fatima. E, nel lontano passato, la nostra polacca Jasna Góra.

Ed ecco il 13 maggio 1981, allorché venni colpito dal proiettile dell'attentatore in piazza San Pietro, non badai da principio al fatto che quello era proprio l'anniversario del giorno in cui Maria era apparsa ai tre fanciulli a Fatima, in Portogallo, rivolgendo loro quelle parole che, con la fine del secolo (ma soprattutto ora; ndr), sembrano avvicinarsi alla loro attuazione.

Con tale evento il Cristo non ha forse detto, ancora una volta, il Suo «Non abbiate paura!»? Non ha ripetuto al Papa, alla Chiesa e, indirettamente, a tutta la famiglia umana queste parole pasquali?

Sul finire del secondo millennio, abbiamo forse più che mai bisogno delle parole del Cristo Risorto: «Non abbiate paura!». Ne ha necessità l'uomo che, anche dopo la caduta del comunismo, non ha cessato di temere e che, in verità, ha molte ragioni per provare dentro di sé un simile sentimento.

Ne hanno necessità gli stati che sono risorti dopo la caduta dell'impero comunista, ma anche quelli che hanno assistito a questa esperienza dall'esterno.

Ne hanno necessità i popoli e le nazioni del mondo intero. Occorre che nella loro coscienza riprenda vigore la certezza che esiste Qualcuno che tiene in mano le sorti di questo mondo che passa; Qualcuno che ha le chiavi della morte e degli inferi (cfr. Ap. 1, 18); Qualcuno che è l'Alfa e l'Omega della storia dell'uomo (cfr. Ap. 22, 13), sia di quella individuale che di quella collettiva.

E questo Qualcuno è Amore (cfr. 1Gv. 4, 8 e 16): Amore fatto uomo, Amore crocifisso e risorto, Amore incessantemente presente tra gli uomini. È Amore eucaristico. È fonte continua di comunione. È solo Lui a dare la piena garanzia delle parole «Non abbiate paura!».

Lei osserva (rivolto a Messori; ndr) che l'uomo contemporaneo con fatica torna alla fede, perché lo spaventano le esigenze morali che la fede gli pone dinanzi. E questa, in una certa misura, è la verità. Il Vangelo è sicuramente esigente.

Si sa che Cristo, a tale riguardo, non illudeva mai i Suoi discepoli e coloro che Lo ascoltavano. Al contrario, con molta fermezza li preparava ad ogni genere di difficoltà interne ed esterne, sempre tenendo conto del fatto che essi potevano anche decidere di abbandonarLo.


Stephen Sawyer

Dunque, se Egli dice «Non abbiate paura!», non lo dice per annullare in qualche modo ciò che esige. Anzi, con queste parole conferma tutta la verità del Vangelo e tutte le richieste in esso contenute.

Allo stesso tempo però, rivela che ciò che Egli pretende non supera le possibilità dell'uomo. Se l'uomo lo accetta in atteggiamento di fede, trova anche nella grazia, che Dio non gli fa mancare, la forza necessaria per farvi fronte.

Il mondo è pieno di prove della forza salvifica e redentrice che i Vangeli annunciano, con enfasi anche maggiore di quella con cui ricordano le istanze morali. Quante sono nel mondo le persone che testimoniano nella loro vita quotidiana la praticabilità della morale evangelica! L'esperienza dimostra che una vita umana riuscita non può essere che come la loro.

Accettare ciò che il Vangelo esige vuol dire affermare tutta la propria umanità, vederne la bellezza voluta da Dio, riconoscendone, però, alla luce della Potenza di Dio stesso, anche le debolezze: «Ciò che è impossibile agli uomini è possibile a Dio» (Lc. 18, 27).

Queste due dimensioni non possono essere separate fra loro: da una parte, le istanze della morale, poste da Dio all'uomo; dall'altra, le esigenze dell'amore salvifico, cioè il dono della grazia, cui Dio stesso in un certo senso si è obbligato.

Che cos'altro è la Redenzione di Cristo, se non proprio questo? Dio vuole la salvezza dell'uomo, vuole il compimento dell'umanità secondo la misura da Lui stesso intesa, e Cristo ha il diritto di dire che il giogo da Lui posto è dolce e il peso, in fin dei conti, leggero (cfr. Mt. 11, 30).

È cosa molto importante varcare la soglia della Speranza, non fermarsi davanti ad essa, ma lasciarsi condurre. Penso che a questo si riferiscano anche le parole del grande poeta polacco Cyprian Norwid, il quale così definiva il principio più profondo dell'esistenza cristiana: «Non dietro a se stesso con la croce del Salvatore, ma dietro al Salvatore con la propria croce».

Ci sono tutte le ragioni perché la verità sulla croce venga chiamata la Buona Novella.»



Post scriptum

Segnalo a tutti l'iniziativa di Mons. Carlo M. Viganò, QUI, per aderire alla Crociata Mondiale del Rosario ed impetrare dalla Vergine Santissima la protezione a pro di questa umanità allo sbando, stretta nella morsa letale del Maligno.
  

Relazione e cura di Sebirblu.blogspot.it 


sabato 1 gennaio 2022

Ghiaie, il Terremoto e la "Regina della Famiglia"


La Theotokos - mosaico sulla volta di S. Sofia a Istanbul.


Sebirblu, 1 gennaio 2022

Inizio questo nuovo anno con un ardente e devoto ossequio alla "Theotokos", la Santissima Madre di Dio e di tutti noi, nel giorno a Lei dedicato, affinché protegga i suoi figli italiani, e non solo, da tutti i soprusi che stanno vivendo a causa delle inique leggi loro imposte. 

La mia riflessione nei Suoi riguardi va al 18 dicembre scorso quando, alle 11:34 del mattino, si è verificato un terremoto di magnitudo 4.4 con epicentro alle Ghiaie di Bonate (Bergamo), che nell'arco di 30 km ha allertato tutti, comprese le città di Milano, Como, Lecco e persino Pavia.

Detta località è molto importante per le 13 apparizioni della Vergine Maria alla piccola Adelaide Roncalli di 7 anni, verificatesi nel 1944 in piena guerra mondiale e assai contestate, peraltro, in modo scandaloso dalla Chiesa di Roma che non le ha riconosciute per la ritrattazione coatta della povera bimba che ne ha passate di "tutti i colori", subendo anche l'allontanamento dalla propria famiglia (ne ho parlato QUI).

La Madre S.S. si è presentata con l'appellativo di "Regina della Famiglia" mostrando tra le mani due colombi divergenti l'uno dall'altro, simbolicamente rappresentativi dei litigi e delle incomprensioni sempre più frequenti nel focolare domestico.

Ebbene, questo evento sismico ha particolarmente attratto la mia attenzione sia per il luogo che per le date, come vedremo, poiché NULLA avviene "a caso" sotto il Cielo e la Mano di Dio che, a seconda delle esigenze per correggere o "raddrizzare" le anime sviate degli uomini, oppure per avvertirle come QUI, permette che certi accadimenti avvengano tramite i fenomeni naturali, visto che ne è il Sommo Creatore.

Già avevo scritto altre volte della legge di Causa-Effetto che regge il Cosmo intero (ved. QUI e QUI) e di conseguenza gli effetti che derivano dal comportamento dell'uomo sia nel bene che nel male, su cui si basano rispettivamente la Provvidenza divina (ved. QUI) o la "Disgrazia" (QUI) creata dalle sue stesse mani nella parabola di ritorno, come un boomerang.

A questo punto, basta una semplice considerazione per comprendere che la "Regina della Famiglia" non ha gradito per nulla che la Corte di Giustizia dell'UE, 4 giorni prima del sisma, abbia riconosciuto ‒ parimenti a quella naturale composta da un padre ed una madre ‒ gli stessi diritti per le famiglie "arcobaleno" e i loro figli in tutti i paesi dell'Unione. (Ved. QUI e QUI).



Come, di sicuro, Ella dissente dall'inoculo iniziato anche in Italia il 16 dicembre verso i bambini dai 5 agli 11 anni, imbonendoli con lusinghe e allettamenti pur di iniettare loro il siero malefico con il beneplacito incosciente dei genitori. (Cfr. QUI). 

Ricordo (ved. QUI) che suor Lucia di Fatima, a cui Ghiaie di Bonate si richiama per i ripetuti "miracoli del sole", aveva scritto una lettera al card. Caffarra rivelandogli: "Padre, verrà un momento in cui la battaglia decisiva tra il regno di Cristo e Satana sarà sul matrimonio e la famiglia..."

Ma non è tutto purtroppo, perché gli oltraggi continui (cfr. QUI) e i vandalismi compiuti contro l'effige di Nostra Signora, come quello consumatosi proprio a Ghiaie di Bonate il 25 novembre (quindi 23 giorni prima del terremoto; ved. QUI, QUI e QUI) in cui 4 dita della mano destra sono state mozzate, non si contano più.

Ne ha parlato anche "Visione TV" QUI e "Il Giornale" QUI, con una recentissima scandalosa foto, blasfema ed inequivocabile, sulla maniera diabolica in cui viene sbeffeggiata la Madre di Dio! Non sento nemmeno di pubblicarla, per non "sporcare" il mio blog, sede di ben altri afflati spirituali.

Questa è l'opera del Maligno! In quella zona bergamasca, tra l'altro, continuano a verificarsi eventi criminosi e vandalici su uomini e cose senza discrimine. La sua zampata immonda si abbatte di continuo sulla "Fatima italiana" – così chiamata ‒ per sfogare la sua rabbia verso Colei che gli schiaccerà la testa ineluttabilmente. (Ved. QUI e QUI).

Come quindi non pensare ad un collegamento stretto fra il terremoto e l'indignazione del Cielo per tutto quello che sta accadendo contro la famiglia e i figli, i quali, uniti, costituiscono il fulcro dell'armonia, dell'amore e della Creazione che perennemente si rinnova?

Molti storceranno il naso a queste mie parole, ma d'altronde, non è per costoro che io scrivo, bensì per le anime assetate di verità e di giustizia costrette a vivere nella palude maleodorante di questo mondo, dove l'unica via d'uscita è la Trascendenza.


Ron Dicianni

Ma Giovanni Paolo II non la pensava esattamente così sul rapporto "arbitrio umano e conseguenze sul sistema terrestre". Infatti diceva:

«In un mondo sempre più interdipendente la pace, la giustizia e la salvaguardia del Creato non possono che essere il frutto dell'impegno di tutti nel perseguire insieme il bene comune», perché, continuava il Papa, "il mondo è stato creato per tutti e non per pochi".

Partendo dall'antropologia cristiana e dalla concezione tradizionale dell'uomo, intese come microcosmo organizzato secondo un Ordine che non può essere alterato senza distruggere anche l'equilibrio del macrocosmo, Wojtyla partiva dalla rivolta e dalla "Caduta" iniziale dei progenitori (ved. QUI, QUI e QUI) per stabilire il momento di rottura della compagine individuale e cosmica.

Diceva: «Adamo ed Eva  avrebbero  dovuto  esercitare  il  loro dominio  sulla  Terra con saggezza e con amore. Essi, invece, con il loro peccato distrussero l'armonia esistente, ponendosi deliberatamente contro il disegno del Creatore. Ciò portò non solo all'alienazione dell'uomo da se stesso, alla morte e al fratricidio, ma anche ad una certa ribellione della Terra nei suoi confronti».

E poi, riproponendo l'insegnamento tradizionale della Chiesa che divenne un vero e proprio leit-motiv di tutte le sue encicliche, ricordava che:

«Quando si discosta dal disegno di Dio Creatore, l'uomo provoca un disordine che inevitabilmente si ripercuote sul resto del creato. Se l'uomo non è in pace con Dio, la Terra stessa non è in pace».

E il card. Biffi, in una memorabile omelia ad Assisi, in Santa Maria degli Angeli, ebbe a dire:

«Quando si è smarrito il senso di Dio e della universale Signoria di Cristo, la natura diventa come una casa senza padrone, esposta alla rapina di tutti, indifesa di fronte alla incontrollata volontà di dominio di chi ritiene di non aver nessuno sopra di sé a cui rendere conto dei suoi atti e delle sue pretese insaziabili».


Giovanni Paolo II e il card. G. Biffi


"La Vergine, dunque, aveva parlato alla piccola Adelaide Roncalli affidandole i suoi messaggi di speranza e di pace per richiamare il mondo alla preghiera, alla penitenza, al pentimento, alla riparazione, alla conversione e alla riconciliazione, affermando innanzitutto l'importanza dell'unità e della santità della famiglia e della Chiesa, la grandezza dell'amore verso il prossimo e il valore della sofferenza riparatrice.

Quanto erano premonitrici le parole della Madonna ma non la vollero ascoltare!

Oggi, i principi etici sono caduti e certi peccati (contraccezione, aborto procurato, divorzio, pedofilia...) hanno ottenuto per legge piena cittadinanza e tutto è dissacrato da una società violenta che si basa sul permissivismo e sul consumismo.

Ed ora, caduto ogni rispetto per la vita, è il turno dell'eutanasia (ved. QUI; ndr), sospinta dall'inesorabile logica dell'ateismo di una società inaridita. Soffiano ovunque venti di guerra e la pace è molto in pericolo. Eppure, nel lontano 1944, la Regina della Famiglia ci aveva messi in guardia..." (breve estratto preso da QUI; ndr).

Non ci sono parole quindi per descrivere a sufficienza l'abominio e l'insabbiamento effettuato dalla Chiesa nei confronti delle apparizioni di Ghiaie di Bonate e le perfide disposizioni della Curia verso la piccola Adelaide che ha dovuto subire non solo una visita psichiatrica dallo stesso Agostino Gemelli che già "mise in croce" Padre Pio (ved. QUI) ma pure un'altra umiliante "indagine intima" ben peggiore per la sua tenera età, oltre al distacco brutale dai genitori per ben tre anni!

E la chiesa (il minuscolo è d'obbligo) continua a tacere... Questa chiesa, devastata e svuotata di tutti i suoi contenuti originari voluti dal Cristo Redentore, continua imperterrita a precipitare verso il basso "guidata" dal grande Impostore ‒ lo pseudo papa – che non perde occasione per svilire e minimizzare in tutti i modi possibili la Regalità della Vergine Santa. (Cfr. QUI).

Già... ma queste cose vengono viste e considerate solo dai pochi che resistono, da quelli che ardono come fiamme vive cercando di scaldare i cuori induriti e le menti gelide, che non temono i cupi spauracchi ventilati dai governi, né le persecutorie minacce di chicchessia, perché il loro sguardo è diretto oltre l'orizzonte Terra... là nell'Infinito... dal quale e per il quale vengono sorretti.



Ed è proprio da tale Infinito che giungono le intuizioni che illuminano gli operatori al Servizio di Dio, e qui entriamo nel campo delle strane "coincidenze" che ammantano anche questo evento di Ghiaie: dico "anche", poiché già per le tante apparizioni di Medjugorje la mia analisi condusse a dei risultati sorprendenti, non imputabili per nulla al caso (ved. QUI), similmente a quella fatta QUI e da poco QUI; ma anche QUI nel giorno in cui venne eletto il Falso Profeta.

Orbene, il 13 maggio 1944 (come nel 1917 a Fatima, ossia 27 anni prima), all'età di 7 anni, Adelaide Roncalli ebbe la prima apparizione della Regina della Famiglia alle ore 18, per 9 volte consecutive, con un intervallo di 7 giorni voluto dalla Vergine Maria, che ha ripreso a mostrarsi il 28 maggio fino al 31. (Ved. QUI).

Per 6 volte il sole roteò nel cielo a partire dal 20 maggio e migliaia di persone lo videro anche a grande distanza. Il fenomeno soprannaturale superò ampiamente quello di Fatima. (QUI tutti i dettagli dei ripetuti prodigi cosmici).

Nel 2014, a 77 anni passò a miglior vita (nel vero senso della parola).

Nel 2021 ‒ a 7 anni dalla sua dipartita ‒ e alla distanza di 77 anni e 7 mesi da quel 13 maggio 1944, il 18 dicembre scorso avveniva il terremoto alle Ghiaie di Bonate.

Coincidenze? Già avevo scritto dell'importanza del numero 7 (QUI) di cui è costellata anche  l'Apocalisse,  e QUI ho spiegato  il significato intrinseco  delle altre cifre dall'1 al 9, perciò questa sequenza di "7" NON è dovuta al "caso", ma rientra nei disegni insondabili di Dio che ad ogni formula concreta, in numeri e parole, ha voluto imprimere una vibrazione precisa di suoni e di colori, in una gamma infinita. (Cfr. anche QUI, QUI, QUI e QUI).

Per coloro che dovessero avere qualche perplessità, consiglio di documentarsi QUI, QUI, QUI e QUI, per avere un'idea della incommensurabile Sapienza dell'Altissimo.


Platon Yurich

Conclusione

Riprendendo il filo centrale del mio dire, il terremoto manifestatosi a Ghiaie non è altro che un serio avviso di allerta proprio laddove maggiormente è stata ostracizzata e bandita la volontà della Madre di Dio, mirata a sottolineare l'importanza assoluta della famiglia e dei figli, e a preservarne la sacralità rispetto ad un mondo che già presentava i prodromi della disgregazione satanica che sarebbe arrivata poi.

Una cosa è certa... che mai assalto diabolico al nucleo familiare, in due millenni di storia, è stato più sfrontato, palese e diffuso come quello a cui assistiamo oggi, in cui tutto è lecito, e chi decide di prenderne le distanze finisce sistematicamente isolato e deriso dalla maggioranza "progredita".

Purtroppo, anche ciò che rappresentava un "punto fermo" e una guida sicura per le masse ‒ ossia la Chiesa Cattolica ‒ dal Concilio Vaticano II ha iniziato a slittare in avanti sempre più rapidamente fino ad arrivare al compimento massimo, voluto da Lucifero, con la intronizzazione del Falso Profeta, giunto ormai alle ultime picconate per demolire del tutto la sacra Istituzione.

Ma... siccome "le tenebre non prevarranno" essa, come la Fenice, risorgerà a Nuova Vita perché il suo Fondatore divino, il Cristo Dio, tramite Giovanni "rimasto nel tempo" (ved. QUI) la rinnoverà completamente, dando origine alla imperitura Chiesa Mistica del Terzo Millennio, tutta spirituale.


Ad Maiorem Dei Gloriam


Relazione a cura di Sebirblu.blogspot.it

martedì 28 dicembre 2021

TAGORE: "Gitañjali" Amore e Poesia di Fine d'Anno


Anna Homchik nata in Ucraina a Kiev nel 1976

Sebirblu, 28 dicembre 2021

Gentili Lettori, nel ringraziare tutti Voi della meravigliosa attenzione con la quale fate onore al mio blog, desidero porgervi, insieme ai più profondi e sentiti auguri per un anno nuovo meno drammatico di quello in corso, un "bouquet" di poesie ineffabili (Gitañjali) di Rabindranath Tagore. (Cfr. anche QUI).

Il significato del termine Gitañjali è "Offerta di Canti" e penso che concludere il corrente 2021 facendoci cullare dalla mirabile vena poetica di una simile grande Anima sia un balsamo magnifico.

Proprio per quest'opera egli, nel 1913, esattamente nella ricorrenza del centenario in cui ho scritto l'articolo che oggi ripropongo, fu insignito del Premio Nobel per la letteratura: il primo ad essere conferito ad un personaggio non occidentale. 

Eccone la motivazione:

«Per la profonda sensibilità, la freschezza e la bellezza dei versi con i quali, con consumata capacità, ha reso il proprio pensiero poetico, espresso in inglese con parole  proprie,  parte della  letteratura  occidentale.»

Immergiamoci dunque in questo mare di bellezza dal profumo di Paradiso per trarne nuova vigorìa spirituale, atta a renderci sempre più pronti alle nuove sfide che ci attendono.


Rabindranath Tagore - Calcutta 1861 - Shantiniketan, Bolpur 1941

TAGORE:  "Gitañjali"  Amore e Poesia di Fine d'Anno

Nel 1913, i giornali di tutto il mondo pubblicavano la notizia che il premio Nobel per la letteratura era stato assegnato a Rabindranath Tagore, nativo del Bengala, la terra irrigata dal fiume sacro del Gange. 

Il poeta indiano, primo orientale a ricevere tale onore aveva allora cinquantadue anni, ma il suo nome era, da più di trenta, il simbolo di un'età tuttora in corso.

L'irlandese W. B. Yeats, che per primo rivelò all'Europa il bardo del Bengala, sentì dire da un medico indiano: 

"Leggo Rabindranath ogni giorno; leggere una sua riga significa dimenticare tutti i dolori del mondo. Egli è grande nella musica, come nella poesia, e le sue canzoni si cantano dall'India Occidentale fino alla Birmania ovunque si parli il bengali.

A diciannove anni era già famoso per il suo primo romanzo, e i drammi, composti nella maturità, sono ancora rappresentati a Calcutta. Quando era molto giovane scrisse molto sulla natura mentre se ne stava tutto il giorno nel suo giardino.

In seguito la sua arte si fece più profonda, divenendo religiosa e filosofica; nei suoi inni vi sono tutte le aspirazioni dell'Umanità.

Egli è il primo dei nostri mistici che non ha rifiutato di vivere, ma ha parlato della Vita stessa, e per questo noi lo amiamo."


Taj Mahal - Agra - Uttar Pradesh - India Settentrionale

Spirito multiforme, Tagore non concentrò i suoi sforzi verso un solo aspetto della vita: fu poeta e scrittore, pedagogo e asceta, pittore e musico. Tutto quanto eleva l'uomo, liberandolo dai legami più deleteri del mondo, attirò il suo interesse e fu per lui materia di studio e di ripensamento.

Qualunque cosa potesse contribuire al miglioramento dell'esistenza umana, sia nel campo scientifico che in quello politico, scolastico, letterario, fu per lui degna di grande considerazione.

In lui l'arte fu semplice vita, l'estrinsecazione delle melodie dell'anima, e tutta la sua opera può paragonarsi ad un vasto mosaico, le cui tessere però, anziché costituire le varie parti dell'insieme, creano l'unità dell'intero poema.

Per Tagore religione e morale sono una cosa sola, e da quest'intimo connubio deriva l'identificazione dell'Amore di Dio con l'Amore del prossimo.

Tutto il "Gitañjali" (l'opera che meritò il premio Nobel) è un inno votivo a Dio che non è visto come un Essere statico, collocato in un angolo del Tempio, a cui si deve l'offerta d'incenso o la preghiera.

Il Dio di Tagore è là dove il contadino ara la dura zolla e lo spaccapietre lavora, non disdegnando di essere fra loro, coperto di polvere al sole o alla pioggia. Dio è Tutto in tutti, e noi non possiamo amarLo, sentirne la presenza, se non amiamo i nostri fratelli.

La poesia tagoriana, pur attingendo le sue immagini dalla natura (non per nulla uno scrittore disse che l'Universo fu la sua tela, la natura i colori, gli uomini i contorni), è fatta di etere e di stelle.

I versi son come fili tessuti con i raggi imponderabili dei sogni nei Campi Elisi che pur inebriando, rapiscono, consolano, fugano le tenebre dai cuori aprendoli alla Speranza e alla Fede.


Rajasthan - Deserto di Thar - India Occidentale

Tagore ha recato al mondo, alla pari dei mistici più grandi dell'Umanità, un nuovo messaggio d'Amore e di Vita. Ed esso è tanto più universale quanto più il poeta annulla se stesso, la sua personalità, in cui assimila senza limiti di tempo e di spazio, tutto lo spirito dell'Uomo.

Egli era tutt'uno con la natura e mai si vide una così completa compenetrazione dell'Anima umana con l'anima delle cose; nella sua poesia Rabindranath ha trasfuso tutto la sua Essenza vivente nello spazio infinito dei mondi.

Pensando all'ora ultima, egli non ha timore alcuno, anzi si rallegra per questo richiamo: lo Spirito umano come la Luce, quando ha il segno dell'immortalità, non può temere la morte, che rappresenta non il termine di tutte le cose, ma il congiungimento con la Coscienza universale.

Neanche le sventure familiari riuscirono a fiaccarlo; in pochi mesi gli morirono due figli e la moglie. La perdita della consorte fu per lui il più grande dolore: "In disperata speranza vado e la cerco in ogni angolo della mia stanza, e non la trovo" (Gitañjali).

Il cuore di Rabindranath cessò di battere il 7 agosto 1941, mentre il mondo era sconvolto dall'immane cataclisma della guerra; sul letto di morte, simile ad un Sadhu (asceta), dettò ad un familiare un poema, in bengali, sugli ultimi giorni della sua lunga ed operosa esistenza.


Jaipur, capitale del Rajasthan - India Occidentale. Parata di elefanti.

GITAÑJALI  (alcuni carmi)

LASCIA QUESTE NENIE...

Lascia queste nenie, canti e dir di rosari!
Chi adori in questo solitario e oscuro angolo
del Tempio dalle porte chiuse?
Apri gli occhi e guarda! Il tuo Dio non ti è dinnànzi.

Egli è là dove il contadino ara la dura zolla
e lo spaccapietre lavora. Egli è con loro,
al sole e alla pioggia, e le sue vesti son coperte di polvere.
Levati quel manto sacro e scendi come Lui sul suolo polveroso!

Liberazione? Dove si può trovarla?
Il nostro Maestro s'è preso lietamente sulle spalle
i dolori del Creato, s'è unito a noi per sempre.

Esci fuor dalle tue meditazioni
e lascia in un canto i fiori e l'incenso!

Che male c'è se le tue vesti diventan lacere e sporche?
Va' incontro a Lui e stagli accanto nel lavoro,
con il sudore della fronte.


Bengala  - Regione Nord-Orientale dell'India 

IN DISPERATA SPERANZA...

In disperata speranza vado e la cerco
in ogni angolo della mia stanza, e non la trovo.

Piccola è la mia casa e ciò che una volta è uscito
non può esser più ritrovato.

Ma infinita è la Tua Dimora, o Signore,
ed io cercando lei son giunto alla Tua porta.

Stetti sotto l'aurea volta del Tuo Cielo crepuscolare
e sollevai gli occhi ansiosi verso la tua faccia.

Son giunto sulla soglia dell'Eternità
da cui nulla può svanire – né speranza, né felicità,
né visione di un volto intravvisto fra le lacrime!

Oh, immergi in quell'oceano la vuota mia vita,
tuffala nell'abisso più fondo.
Fa' che, per una volta, quel tocco perduto
io lo senta nel Tutto universale.


Bolpur - Bengala Occidentale, ad Oriente dell'India

TU MI HAI FATTO...

Tu mi hai fatto senza fine, a tuo piacimento.
Tu vuoti e rivuoti questo fragile vaso
e lo riempi sempre di nuova vita.

Per monti e valli hai portato
questo piccolo flauto di canna,
e vi soffi melodie eternamente nuove.

Al tocco immortale delle Tue mani
il mio minuscolo cuore si smarrisce per la gioia
ed effonde parole indicibili.

Su queste piccolissime mani
piovono solo per me i tuoi doni infiniti.
Passano le età, e Tu versi sempre,
e sempre v'è da riempire.

Jaisalmer - Lago di Gadi Sagar - Rajasthan - India Occidentale

CHIEDO LA GRAZIA...

Chiedo la Grazia di un istante
per sedermi accanto a Te.
Il lavoro in corso, lo finirò più tardi.

Lontano dalla vista del Tuo volto
il mio cuore non conosce riposo né tregua,
e la mia opera diventa uno sforzo senza fine
in un mare di fatica senza sponde.

L'estate con i suoi sospiri e mormorii
è venuta oggi alla mia finestra;
e le api fanno i menestrelli
alla corte del boschetto in fiore.

È ora tempo di sedermi accanto a Te,
faccia a faccia, e cantare l'esaltazione della vita
in questa silente pace diffusa.


Tigri reali del Bengala - India Orientale

SONO STATO INVITATO...

Sono stato invitato alla festa di questo mondo,
e la mia vita è stata così benedetta.
I miei occhi hanno veduto e i miei orecchi hanno udito.

In questa festa m'è toccato di suonare
sul mio strumento, ed ho fatto
ciò che ho potuto.

Ed ora chiedo: è giunto alfine il tempo
in cui m'è concesso di entrare e guardarTi in Volto
ed offrirTi il mio muto saluto?


Jaisalmer -Rajasthan - India Occidentale

PER GIORNI E GIORNI...

Per giorni e giorni, o mio Dio,
la pioggia ha disertato il mio cuore arido.
L'orizzonte è spietatamente nudo,
non il più piccolo riparo di una nuvoletta,
non la più vaga speranza d'una fresca pioggerella, anche se lontana.

Manda il furore della Tua tempesta gravida di morte,
se questo è il Tuo desiderio,
e fa trasalire il Cielo da cima a fondo
con il balenìo dei fulmini.

Ma richiama, o Signore, richiama questa silenziosa calura,
che tutto pervade; che lenta, acuta e crudele,
brucia il cuore in una terribile disperazione.

Lascia che la nuvola della Grazia si chini dall'alto
come lo sguardo lacrimoso della madre
nel giorno dell'ira paterna.


Shantinikethan - Bolpur - Bengala Occidentale - India Orientale

LA LIBERAZIONE PER ME...

La Liberazione per me non è nella rinuncia.
Sento la libertà stretta in mille legami silenziosi.

Tu mi versi sempre il sorso fresco
del Tuo vino fragrante e di vari colori
empiendo fino all'orlo questo piccolo vaso di terra.

Il mondo accenderà dalla Tua Fiamma
cento differenti lampade
e le offrirà all'altare del Tuo tempio.

No, non chiuderò mai le porte dei miei sensi.
Le gioie della vista, dell'udito e del tatto
recheranno l'impronta della Tua delizia.

Sì, tutte le mie illusioni risplenderanno di gioia
e tutti i miei desideri
matureranno in frutti d'Amore.


Jaisalmer - Rajasthan - India Occidentale

NELLE TUE MANI, O SIGNORE...

Nelle Tue mani, o Signore, il tempo è senza fine.
Non c'è nessuno che conti i tuoi minuti.

Passano i giorni e le notti,
le età fioriscono ed avvizziscono come fiori.
Tu sai attendere.

I Tuoi secoli si susseguono
per rendere perfetto
un piccolo fiore selvatico.

Noi non abbiamo tempo da perdere e,
non avendo tempo, dobbiamo afferrare l'occasione.
Siamo troppo poveri per giungere in ritardo.

E così il tempo passa mentre io lo do
ad ogni uomo piagnucoloso che lo chieda,
e il Tuo altare è alla fine del tutto privo di offerte.

Sul finire del giorno m'affretto
per il timore che la Tua porta si chiuda;
ma trovo che v'è ancora tempo.


Benares o Varanasi - Uttar Pradesh - India Settentrionale - Un asceta (Sadhu) sulle rive del Gange

IN UN SUPREMO SALUTO A TE...

In un supremo saluto a Te, mio Dio
si spargano tutti i miei sensi
e tocchino questo mondo prono ai Tuoi piedi.

Come una nuvola di luglio, sospesa in basso
con il suo carico di pioggia non versata,
la mia mente si inchini alla Tua porta
in un supremo saluto a Te.

Come uno stormo di nostalgiche gru,
dirette notte e giorno verso i nidi montani,
così tutta la mia vita sia un viaggio

verso la Dimora eterna, in un supremo saluto a Te.

Relatore: Sebirblu.blogspot.it

Fonte: "Gitañjali" di Vito Salierno - Edizioni Ceschina 1967